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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA CONTEMPORANEA
PERIODO: XVII-XXI SECOLO
AREA: VENEZUELA
parole chiave: storia, dominazione spagnola, Simone Bolivar, Caudillos, Chavez, Maduro, Hezbollah, Trump
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Gli echi dell’intervento statunitense in Venezuela stanno ancora occupando le pagine dei media di tutto il mondo Dopo le parole di fiamma inerenti all’aggressione di un Paese indipendente con l’arresto del suo presidente, sono emersi motivi che hanno spinto un Paese occidentale a compiere azioni di siffatta violenza. Non voglio entrare nella discussione se l’uso della forza sia giustificabile in un altro Paese sovrano, contro il diritto internazionale (di per sè consuetudinario), perché la valutazione potrebbe essere ovvia, scivolando nel banale, e non considerare le condizioni di contorno.

immagine pittorica realizzata dall’AI – credit Guido Alberto Rossi
Come già previsto in documenti di analisi geopolitiche dei primi anni di questo secolo le potenze dominanti stanno tornando a rinchiudersi in aree di influenza, dove poter pescare le risorse necessarie alla loro sopravvivenza. Per quanto possano essere considerati obsoleti, termini come neo-colonizzazioni si sposano bene per definire ancora azioni iniziate dopo la seconda guerra mondiale in molti paesi del mondo, talvolta con metodi “democratici” o con la violenza perpetuata con operazioni “speciali”, giustificate da ragioni di sicurezza collettiva. Quello che emerse, alla fine del II millennio, fu che il concetto di esportazione della democrazia aveva causato più problemi alle popolazioni che il permanere di abitudini non accettabili per la nostra cultura. Parallelamente, se non in simbiosi, la penetrazione sociale, auspicata dalla globalizzazione, comportò forse il fallimento maggiore, causando situazioni di povertà nei ceti più bassi e instabilità sociale che sfociò in fenomeni criminali e terroristici.

la penetrazione cinese in Africa – da Mapping China’s Strategic Port Development in Africa – Africa Center
La penetrazione delle superpotenze nelle economie di Paesi ancora in fase di sviluppo o del terzo mondo hanno comportato e comportano fenomeni di migrazioni di massa, dall’Africa al Sud America, verso Paesi erroneamente considerati capaci di assorbire una pressione demografica maggiore. Un’arma demografica che spinge masse di disperati verso un mondo solo apparentemente in grado di accoglierli. Questo processo di colonizzazione, avvenuto in maniera più o meno morbida in Africa (da parte della Cina e della Russia) e nei Paesi ex sovietici e in altre parti del mondo (da parte della Russia) comporta in ogni modo ad un incremento dell’instabilità locale.

Il Venezuela, un Paese complesso, ferito dalla sua stessa storia
Sebbene considerato uno dei Paesi più ricchi per le sue risorse al mondo non ha mai risolto i suoi problemi atavici che lo hanno portato al collasso politico, economico e istituzionale del XXI secolo. Dalle ferite della disumana colonizzazione spagnola alla sua dissoluzione aiutata dai principi dell’illuminismo e dalla crisi della monarchia spagnola sconfitta dalle armate napoleoniche, fattori che spinsero sotto la guida carismatica di Simón Bolívar, il “Libertador” alla guerra d’indipendenza (1810-1823) che portò alla liberazione non solo del Venezuela ma anche della Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia. Ne derivò il sogno della Gran Colombia (composta dagli odierni stati di Venezuela, Colombia, Panama ed Ecuador), un progetto politico che comprendeva le ex colonie spagnole con un sogno irrealizzabile che non teneva conto delle differenze e dei legittimi interessi locali.
Nel 1830 il Venezuela divenne uno Stato indipendente in cui si ebbe un susseguirsi di regimi dittatoriali retti da numerosi “caudillos” locali che portarono a lunghi periodi di instabilità politica che di fatto costituirono un freno allo sviluppo del paese. Gli unici fattori ricorrenti furono i sogni di Simon Bolivar, per una nazione basata sui concetti di “patria, sovranità ed anti-imperialismo”, proclami che si ritrovano in Venezuela nei programmi dei diversi caudillos fino ai giorni nostri.
Ma il fattore forse più destabilizzante per questo grande Paese fu la scoperta, nel 1914, del petrolio, una risorsa che portò un iniziale afflusso di capitali che provocò di fatto una rapida trasformazione del paese: da un’impronta rurale ad una veloce urbanizzazione non accompagnata da un’educazione parallela del popolo. In pratica, il Venezuela diventò presto completamente dipendente dalle sue esportazioni energetiche senza però avere una effettiva capacità di gestirle.
Tralasciando le varie dittature militari – tra cui forse la più importante fu quella di Juan Vicente Gómez (1908-1935) – il costo della modernizzazione del Paese fu spesso pagato con la repressione politica. Nel 1958 cadde l’ultima dittatura e fu avviata una democrazia basata sul Patto di Punto Fijo, costruita sul principio dell’alternanza democratica tra i principali partiti. Sebbene in quegli anni apparisse come uno dei paesi più stabili dell’America latina, in realtà il Venezuela soffriva ancora di una povertà diffusa dove corruzione e clientelismo ruotavano sulla dipendenza delle vendite di un petrolio che, nonostante la sua abbondanza, non era di grande qualità e necessitava di costi di raffinazione maggiori di quello estratto in altri Paesi.

la rivolta popolare di Caracazo – foto scattata al terminal degli autobus di Guarenas – Autore Jheremycg Caracazo.jpg – Wikimedia Commons
A seguito della crisi mondiale iniziata nel 1979 in Iran, ovvero a seguito della Rivoluzione contro lo scià Pahlavi, tutto il comparto petrolifero mondiale crollò. Di conseguenza, la caduta del prezzo del petrolio portò il Venezuela ad una crisi devastante, culminata nelle proteste di piazza, represse nel sangue con centinaia o migliaia di morti, ricordate come Caracazo, scoppiate nella città venezuelana di Guarenas e poi estese a Caracas e alle città circostanti. Il popolo si ribellò alle misure di austerità emesse dal presidente Carlos Andrés Pérez che decise quindi di sospendere temporaneamente i diritti costituzionali dei cittadini, impiegando le forze armate per contrastare le agitazioni popolari.
Con il senno del poi, queste rivolte furono dovute all’illusione governativa di basare la sopravvivenza del Paese solo sugli utili della debole industria petrolifera. Nel 1992 fu ordito un complotto per eliminare Pérez, al quale partecipò anche un giovane Hugo Chávez. La rivolta non ebbe seguito ma fu il prologo dell’avvento di una governance che portò in seguito al potere Chávez, una figura chiave per comprendere la seguente ascesa di Maduro. Chávez aveva un passato di studi militari e universitari (mai conclusi) e sviluppò una dottrina nazionalista di sinistra, definita “bolivariana”, che si ispirava alla filosofia panamericanista di Simón Bolívar, mista ad ideologie comuniste e socialiste (Marx e Lenin) ed ispirazioni rivoluzionarie (Che Guevara e Fidel Castro).
Di fatto, con l’elezione di Chavez, nel 1998, terminò il sogno di un’alternanza democratica in Venezuela, ed iniziò la cosiddetta “Quinta Repubblica”, o República Bolivariana de Venezuela, con una nuova Costituzione e struttura sociale. Vennero fondate le assemblee di partito locali, chiamate circulos bolivarianos, intese ad “educare” il popolo agli sforzi realizzati dal governo per una più equa ripartizione del reddito a favore delle classi meno abbienti. Un azione di propaganda mirata a livellare il pensiero del popolo per ridurre l’opposizione. La politica nazionalistica allontanò gli investimenti stranieri provocando l’isolamento internazionale e quindi maggiore povertà nelle classi più povere che, nel 2001, proclamarono uno sciopero nazionale seguito da un tentativo di colpo di Stato nell’aprile del 2002 (fallito). Un ulteriore sciopero nel dicembre dello stesso anno causò la chiusura per due mesi della compagnia nazionale petrolifera (PDVSA) con gravi conseguenze per l’economia interna. Ciononostante Chavez fu rieletto alla fine del 2006 e nel 2012, anche se con sospetti di brogli e intimazioni. Chávez morì il 5 marzo 2013, e fu sostituito dal suo delfino Nicolás Maduro, alal fine di elezioni caratterizzate da violente contestazioni.
La figura di Chavez è ancor oggi dibattuta; durante il suo governo il tasso di omicidi triplicò e Caracas divenne la terza città più violenta e corrotta dell’America Latina. Amnesty International accertò numerose vessazioni contro i difensori dei diritti umani e la gravità delle condizioni inumane all’intern delle carceri. Situazioni, a direi il vero, non diverse dalle precedenti gestioni che mostravano come il potere dei gruppi criminali fosse trasversale e diffuso a livello sociale. In altre parole una dittatura che imponeva il proprio potere grazie a forze militari e di polizia corrotte do regole, talvolta impiegando gruppi terroristici o criminali stranieri come le FARC. Secondo l’International Institute for Strategic Studies (IISS), “il governo Chavez avrebbe istituito un ufficio delle FARC a Caracas e avrebbe dato loro accesso ai servizi di intelligence del Venezuela“, che avrebbero collaborato durante il tentativo di golpe del 2002 per l’effettuazione di assassinii degli oppositori politici di Chavez. Da documenti di WikiLeaks del 2002 sembrerebbe che esistessero accampamenti FARC in Venezuela e che il Governo avesse richiesto alle alte gerarchie militari di ignorarne la presenza. Nel 2015 l’ex-guardia del corpo di Chávez, Leamsy Salazar, affermò che Chávez aveva incontrato l’alto comando delle FARC nel 2007 in Venezuela suggerendo un metodo per farsi rifornire dalle FARC di droga, che veniva trasportata “dentro mucche vive”. Chavez ricambiava, si fa per dire, con denaro e armi che servivano per indebolire il presidente colombiano Álvaro Uribe, suo avversario politico.
Arriviamo ora a Nicolas Maduro, ex autista di autobus, membro della Lega socialista, diventato dirigente del sindacato fino alla sua elezione all’assemblea nazionale nel 2000. Entrò nei favoriti di Chávez, divenne Ministro degli esteri, dal 2006 al gennaio 2013, e vicepresidente del Venezuela dall’ottobre 2012 al 5 marzo 2013. Alla morte di Chavez, Maduro, il 19 novembre 2013, assunse con decreto legge la presidenza.
La rottura degli equilibri interni causò un peggioramento dell’economia, causando nuove proteste. Fattore ancora più preoccupante fu l’aumento del crimine, della povertà e della penuria di generi alimentari che provocò nel 2016 nuove e frequenti proteste di piazza che furono represse violentemente. L’opposizione democratica al regime riportò casi di assassini, torture e maltrattamenti, inclusi episodi di violenza sessuale ai danni di manifestanti. Un modo brutale per ridurre al silenzio i dissidenti di Maduro, accusato nel 2020 da una commissione dell’ONU di crimini contro l’Umanità e passibile di processo presso la Corte penale internazionale de L’Aja.
I suoi presunti rapporti con il narcotraffico comportarono nel tempo una taglia sulla sua cattura, salita nell’ultimo periodo a 50 milioni di dollari da parte della presidenza Trump.
Val la pena però citare anche la sua politica estera, caratterizzata da un’opposizione all’Occidente, in particolare agli Stati Uniti, ed un avvicinamento ai BRICS. Tra le amicizie di maggiore importanza i suoi rapporti con l’Iran, già avviati da Chavez e poi confermati in un incontro ad alto livello tra funzionari iraniani e venezuelani alle Nazioni Unite. Di fatto si generò un allineamento politico sempre più stretto durante la Conferenza sul Disarmo, ed il 58° Consiglio per i Diritti Umani svolto a Ginevra, che portò ad un partenariato strategico sempre più profondo comprendente una stretta cooperazione in ambito energetico, militare e diplomatico.
Analoga collaborazione con la Cina con cui Maduro firmò un certo numero di accordi che portarono miliardi di dollari in prestiti in Venezuela. Di fatto la Cina è oggi il secondo partner commerciale del Venezuela che vi esporta più di due terzi del suo petrolio. Secondo il Baker Institute, la Cina cerca di investire in Venezuela per motivi strategici piuttosto che per similitudini ideologiche e da tempo fornisce armamenti per l’Esercito venezuelano – tra l’altro impiegati durante le manifestazioni di protesta tra il 2014 e il 2015. La produzione petrolifera venezuelano è afflitta da anni sia dalle sanzioni internazionali sia da una cattiva gestione del greggio, aggravata dalla diffusa corruzione. La partnership con l’Iran offre vantaggi reciproci – che ripagano soprattutto Teheran – che ha così ottenuto un punto d’appoggio economico strategico in America Latina, inclusa la possibilità di sfruttare le infrastrutture portuali per il trasporto di petrolio e merci soggette a procedure di embargo internazionale. Questo dovrebbe spiegare ai non addetti ai lavori la presenza di tante navi ombra che effettuano traffici illegali dai Caraibi all’Oceano Indiano.
mappa della presenza di Hezbollah nel mondo – Fonte Threat Tactics Report: Hizballah (January 2017) Version 1.0 /TRADOC G-2 ACE Threats Integration – Autore US Army Hezbollah areas of operation and finance map.tiff – Wikimedia Commons
Nell’ambito dei rapporti reciproci sono stati avviati tra Venezuela ed Iran dei sistemi finanziari alternativi, per ridurre la dipendenza dai sistemi occidentali allo scopo di ridurre l’impatto delle sanzioni. La cosa più preoccupante sono però i legami militari cresciuti costantemente, diventando un pilastro fondamentale delle loro relazioni strategiche. In particolare il Venezuela ha potuto acquisire l’accesso ad attrezzature militari iraniane bypassando le restrizioni internazionali sugli armamenti. Questo ha comportato la realizzazione di un impianto di produzione di droni iraniani presso la base aerea di El Libertador in Venezuela che include sia i droni one shot ZAMORA V-1, (simili ai Shahed-131) ampiamenti visti nei conflitti mediorientali, e l’acquisizione di unità veloci lanciamissili classe Zolfaghar, una variante iraniana dell’IPS-16 nordcoreano progettate per la guerra navale asimmetrica.

Immagine di una unità classe La Combattante, denominata Shamshir, e di un mezzo semisommergibile Taedong-B (chiamato anche Kajami) noto in Iran come Zolfaghar, 2006 – Autore: Hossein Fatemi – Fonte: https://web.archive.org/web/20160401141025/https://media.farsnews.ir/Media/8501/ImageReports/8501170180/1_8501170180_L600.jpg Shamshir missile boat and Kajami semi-submersible craft.jpg – Wikimedia Commons
In questa collaborazione, più o meno ufficiale, secondo le fonti aperte, rientra lo scambio di consulenti militari e di sicurezza, per lo più impiegati per addestrare le forze di polizia e militari locali, in analogia come avviene in molti paesi medio-orientali dove personale della Forza Quds coopera nell’addestramento e nel supporto delle milizie alleate. Non ultimo, l’importante presenza di miliziani di Hezbollah, un movimento proxy affiliato all’Iran, che dal 2002 (ovvero sotto Chavez), hanno accesso alle istituzioni statali venezuelane. Un’infiltrazione che ha permesso l’espansione di reti legate a Hezbollah in tutta l’America Latina, estese in Brasile, Argentina e Cile fino al confine tra Stati Uniti e Messico.
A tal riguardo Walid Phares, uno dei maggiori esperti sul movimento Hezbollah, ha riferito a Fox News Digital che il movimento ha una presenza sostanziale in tutto il Venezuela, con elementi di comando e controllo a Caracas. Oltre che nell’interno del Paese, sembrerebbe che Hezbollah abbia realizzato sull’isola di Margarita un hub logistico per attività che spaziano da operazioni finanziarie, più o meno lecite, alla raccolta di informazioni di sicurezza … fino al “presunto” traffico di stupefacenti per autofinanziamento. Phares ritiene che “Ulteriori resoconti pubblici hanno suggerito la cooperazione venezuelana con operazioni iraniane e legate a Hezbollah che prendono di mira i dissidenti iraniani all’estero, inclusi tentativi di sequestro e campagne intimidatorie nell’emisfero occidentale“.
In estrema sintesi, una presenza inquietante che ha di certo preoccupato gli Stati Uniti, storico alleato di Israele, per possibili escalation terroristici sul suo territorio da parte di cellule armate. La fine del regime di Maduro, al di là di un duro colpo al narcotraffico verso il CONUS, ridimensiona quindi il pericolo di una infiltrazione di elementi affiliati all’Iran in Venezuela, dando un duro colpo alle “reti marittime ombra” coinvolte in traffici illeciti internazionali. Cosa succederà in questo tormentato Paese lo scopriremo nei prossimi mesi.
Andrea Mucedola
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Note
1 La FARC – EP o Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo) è stata un’organizzazione guerrigliera comunista colombiana di ispirazione marxista-leninista e bolivariana, nata il 27 maggio 1964. La FARC utilizzò i suoi militi in operazioni terroristiche in America Latina, finanziate da rapimenti e riscatti, da estrazioni minerarie illegali, da crimini come l’estorsione ed il narcotraffico. Molti dei loro membri furono incriminati per crimini contro l’Umanità come il sequestro di persona, l’omicidio politico, la tortura e violenza sessuale di cittadini sia in Colombia che in altri Stati dell’America Latina
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