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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Nelson
Malauguratamente per gli Inglesi il piano si sarebbe risolto in un nulla di fatto a causa della generale impreparazione della flotta.
Ancora più paradigmatica per la maturazione dei nuovi orientamenti tattici di cui qui si dà conto risultò essere la Battaglia dei Saintes di due anni più tardi, quantunque le peculiari condizioni in cui venne combattuta costituissero più il frutto del caso, che non della volontà del comandante in capo formulata in un piano di battaglia. In tale circostanza Rodney si trovò ad ingaggiare da posizione sottovento la squadra francese, avendo De Grasse battuto gli Inglesi nel guadagnare il favore del vento; mentre le due squadre sfilavano di controbordo, cannoneggiandosi, una incertezza francese nell’esecuzione degli ordini impartiti dal comandante in capo offrì all’avversario l’occasione della giornata. De Grasse segnalò alle proprie unità di poggiare, prima a un tempo e quindi in successione: le due unità agli estremi della linea francese mancarono di rispondere al segnale, altre obbedirono ma nell’eseguire la manovra si trovarono ad avere le vele a collo, rallentando l’andatura. Ciò ebbe la conseguenza di aprire alcuni varchi nella linea di fila francese che vennero prontamente sfruttati dagli inglesi: la retroguardia di Hood tagliò la linea francese fra l’avanguardia ed il centro; il centro di Rodney, a sua volta, tagliò fuori la retroguardia francese dal proprio centro. Pur nel suo carattere di improvvisazione tattica basata su di un errore di manovra francese, la felice intuizione di Rodney e Hood avrebbe comportato la distruzione di un vascello nemico e la cattura di altri quattro.

battaglia del glorioso 1 giugno, 1794
Ciò che in Rodney si riscontra ancora sbozzato, imperfettamente sviluppato, sarebbe stato condotto da Richard Howe ad un superiore grado di elaborazione formale e meditata attuazione sul campo, pur mancando ancora del pieno successo. Nella Battaglia del Glorioso Primo Giugno (1794) ritroviamo, durante le manovre preliminari del 30 Maggio, la concentrazione delle forze britanniche contro la retroguardia francese di Villaret de Joyeuse; minaccia prontamente sventata dalla decisione francese di poggiare accostando per contromarcia, così portando l’avanguardia ad interporsi fra gli inglesi e la propria coda in fase di sganciamento. Quindi, il 1 Giugno 1794, con le flotte ora schierate su due linee di fila parallele e su medesime mure, gli inglesi sopravvento ai francesi, si ha il tentativo consapevolmente perseguito da Howe di tagliare la linea avversaria. A tal fine l’ammiraglio inglese può avvalersi del raffinato sistema di segnaletica che egli stesso ha rivoluzionato combinando due segnali, il 34 (passare attraverso la linea nemica) ed il 36 (ogni nave serri indipendentemente sull’opposta nave nemica e la ingaggi): il senso complessivo dell’ordine prescriverebbe ad ogni vascello della linea inglese di poggiare orientando la prua contro la linea nemica, tagliarla, quindi orzare per riformare sottovento la linea di fila, onde precludere a Villaret de Joyeuse la fuga. Purtroppo il senso complessivo dell’ordine è lungi dall’essere a prova di fraintendimento: solo cinque vascelli imitano l’ammiraglia di Howe, la HMS Queen Charlotte, e tagliano la formazione avversaria per poi ingaggiarla sottovento. La maggior parte si limita a serrare sui francesi rimanendo sopravvento, in ottemperanza alla più immediata interpretazione dell’ordine n. 36. Ancora una volta un successo incompleto dovuto ad una imperfetta applicazione di principi tattici in via di progressiva precisazione, che costa ad ogni modo ai francesi l’affondamento di una nave di linea e la cattura di altre sei.

La Battaglia di Trafalgar di William Clarkson Stanfield
Ben si vede, in conclusione, come il piano di battaglia di Nelson a Trafalgar poggi su almeno un venticinquennio di faticosa sperimentazione tattica sul campo, tesa a superare i limiti imposti dalla linea di fila alla ricerca di uno scontro decisivo. In tal senso l’unico originale contributo nelsoniano – in materia di tattica – che rompe con la prassi precedente è quello che prescrive di spiegare tutte le vele al vento (comprese le vele di manovra) per tagliare la linea nemica il più velocemente possibile e a dispetto di ogni rischio di collisione: per contro, nel corso degli scontri precedenti, vediamo spesso prevalere la decisione di terzarolare le vele non solo per ridurre i rischi di collisione, ma anche per mantenere il corretto ordine di successione della linea di fila e pervenire ordinatamente a contatto col nemico. L’obiettivo di Nelson non è solo quello di ridurre il più possibile l’esposizione della testa delle proprie linee al tiro di infilata nemico, ma anche di giungere il più velocemente possibile a guadagnare la posizione sottovento alla Flotta Combinata, donde dare battaglia.

un giovane e promettente Nelson
Al di là delle tecnicalità tattiche, di cui si è sin qui dato conto, sarebbe tuttavia ingeneroso mancare di sottolineare come, al di sopra di ogni raffinato dibattito di cinematica navale, si stagli il genio di Nelson quale chef de guerre: un trascinatore di uomini capace di suscitare un rispetto ed una devozione sconosciuti a Rodney e Howe. E, soprattutto, un comandante dominato da una perfetta chiarezza di visione circa il fine ultimo delle proprie azioni – la distruzione della flotta nemica – e sui mezzi atti a perseguire tale fine: mezzi preparati con ampio anticipo e condivisi coi propri sottoposti, sino a pervenire alla più profonda dimestichezza, da parte della flotta, cogli ordini che si sarebbe trovata ad eseguire il giorno della battaglia. Il discrimine fra una battaglia epocale (ed immensamente celebre anche fra i non addetti ai lavori) come Trafalgar, e scontri relegati ad un puro interesse accademico come quelli della Rivoluzione americana, corre lungo questo ordine di motivazioni.
Marco Mostarda
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