Il pensiero tattico di Nelson – Parte I

marco mostarda

18 Ottobre 2019
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Nelson

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Il 9 Ottobre 1805, a bordo della HMS Victory – in quel momento al largo di Cadice – Horatio Nelson redasse un famoso memorandum (British Library, Add MS 37953) indirizzato al suo secondo in comando, ammiraglio Cuthbert Collingwood, in cui egli esplicitava le idee tattiche in accordo alle quali, in capo a dodici giorni, avrebbe condotto l’attacco alla Flotta combinata franco-spagnola a Trafalgar.

HMS Victory attacca la Redoutable a Trafalgar

Il summenzionato memorandum, di cui offro la traduzione integrale, così esplicitava il pensiero tattico nelsoniano:
Segreto
Ritenendo sia quasi impossibile condurre una flotta di quaranta navi di linea in una singola linea di battaglia con venti variabili, tempo fosco e con tutte le altre circostanze che possono verificarsi, senza un dispendio di tempo tale che andrebbe probabilmente perduta l’occasione di ingaggiare a battaglia il nemico in modo da rendere lo scontro decisivo, ho pertanto deciso di mantenere la flotta in quell’ordine di navigazione (con l’eccezione del Primo e del Secondo in Comando) per cui l’ordine di navigazione corrisponda all’ordine di battaglia, schierando pertanto la flotta in due linee [di fila] di sedici navi ciascuna, con una Squadra Avanzata [per ciascuna linea] di otto dei vascelli a due ponti più veloci che potranno sempre, se necessario, costituire una linea di ventiquattro vele lungo qualsiasi direttrice il Comandante in Capo potrà dirigerli.

Il Secondo in Comando, dopo che i miei intendimenti gli saranno stati resi noti, avrà il totale comando della sua linea per condurre l’attacco contro il nemico e dovrà dar seguito al primo urto sino a quando [il nemico] non sia stato catturato o distrutto. Se la flotta nemica dovesse essere avvistata sopravvento, in linea di battaglia e [in una posizione] tale per cui le due linee e la Squadra Avanzata possano raggiungerlo, [la loro linea] risulterà probabilmente così estesa tanto che l’avanguardia non sarà in grado di soccorrere la retroguardia. Pertanto dovrò probabilmente segnalare al Secondo in Comando di tagliare [la linea] all’altezza del loro dodicesimo vascello contando dalla retroguardia (o qualsivoglia altra nave sia in grado di raggiungere, nel caso non sia in grado di portarsi in posizione così avanzata); la mia linea farà breccia all’altezza del loro centro e la Squadra Avanzata dovrà tagliare [la loro linea] due, tre o quattro navi avanti al centro tanto da garantire di serrare sul loro Comandante in Capo, alla cui cattura dovrà essere diretto ogni sforzo.
La situazione generale della flotta britannica dovrà essere quella di riuscire a sopraffare la flotta nemica da due a tre navi a proravia del loro Comandante in Capo – a patto che si trovi al centro – sino alla retroguardia. Suppongo pertanto che venti vascelli della linea nemica rimarranno intoccati, ma occorrerà loro del tempo prima che possano manovrare in modo da portare le loro forze compatte ad attaccare una qualsiasi sezione della flotta britannica impegnata nello scontro, od a soccorrere le loro stesse navi; cosa che non potrebbero fare senza mescolarsi alle navi già ingaggiate.
Qualcosa deve essere lasciato al caso; in una battaglia navale, più che in ogni altra cosa, nulla è certo. I proietti spezzeranno alberi e pennoni di amici e nemici; ma guardo fiducioso alla possibilità di conseguire la vittoria prima che l’avanguardia nemica possa soccorrere la loro retroguardia, e che per allora la flotta britannica sarà per la maggior parte pronta a ricevere [l’attacco] delle loro venti navi di linea, o ad inseguirle nel caso decidessero di rompere il contatto.
Se l’avanguardia del nemico dovesse orzare, allora le navi catturate dovranno portarsi sottovento alla flotta britannica; se il nemico dovesse poggiare, gli inglesi dovranno posizionarsi fra il nemico e le navi catturate e quelle britanniche disalberate; dovesse il nemico serrare invece le distanze, non ho timori quanto al risultato.

Il Secondo in Comando dirigerà i movimenti della sua linea in ogni possibile frangente, mantenendola tanto compatta quanto la natura delle circostanze lo permetterà. I [singoli] Capitani dovranno guardare alla linea loro assegnata come al loro punto di ritrovo. Ma nel caso in cui i segnali non dovessero essere ben visibili, o perfettamente intelligibili, nessun capitano commetterà un errore se condurrà la propria nave al fianco di una nemica. Le [due] divisioni della flotta britannica saranno condotte quasi a distanza di tiro dal centro nemico. Allora molto probabilmente sarà dato il segnale alla linea sottovento di poggiare assieme [in successione] e spiegare al vento tutte le vele, comprese quelle di manovra, così da raggiungere il più velocemente possibile la linea nemica e tagliarla all’altezza della dodicesima nave a partire dalla retroguardia nemica. Alcune navi potrebbero non fare breccia nel punto esatto, ma saranno sempre a portata di mano per assistere i loro compagni; e se qualcheduna dovesse essere sospinta a doppiare la retroguardia nemica, essa porterà a termine con successo lo scontro con le dodici navi del nemico. Nel caso in cui il nemico dovesse orzare assieme, oppure poggiare tenendo il vento ai quadranti di poppa, ciò nondimeno le dodici navi costituenti, nella loro originaria posizione, la retroguardia nemica dovranno costituire l’obiettivo del Comandante in Capo. La qual cosa ci si attende a malapena, dal momento che l’intero controllo della linea sottovento, dopo che le intenzione del Comandante in Capo siano state rese note, dovrà essere lasciata all’Ammiraglio [Collingwood] comandante la linea.
Il resto della flotta nemica, di 34 vele, dovrà essere lasciato alla gestione del Comandante in Capo, il quale si premurerà che i movimenti del Secondo in Comando siano intralciati il meno possibile.

il memorandum di Nelson del 9 Ottobre 1805 (British Library, Add MS 37953)

A corredo di questo memorandum esiste altresì uno schizzo grafico per mano dello stesso Nelson ed indirizzato ai suoi capitani, di cui si riporta l’immagine (NMM Greenwich, BRP/6/1). La parte superiore del disegno è di più difficile intelligibilità, rappresentando probabilmente – ma i pareri, in tale frangente, sono discordanti – la difficoltà a pervenire ad una azione decisiva nel caso di un attacco condotto da una singola linea di fila. Nella metà inferiore il concetto tattico che abbiamo già visto illustrato, a parole, da Nelson trova la sua immediata e più limpida esplicitazione grafica: la flotta nemica schierata in una singola linea di fila (la linea continua tracciata in diagonale dall’ammiraglio) viene infatti rappresentata all’atto di essere tagliata trasversalmente dalle due divisioni britanniche, una sopravvento all’altra, rappresentate con due profondi tratti di penna.

lo schizzo tracciato da Nelson ad illustrazione del concetto tattico di Trafalgar (fronte-retro; NMM Greenwich, BRP/6/1)

Fine Parte I  – continua

Marco Mostarda
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