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Le diverse tipologie di operazioni militari condotte dall’ONU

tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OPERAZIONI MILITARI
parole chiave: Operazioni ONU
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I moderni conflitti armati si manifestano da tempo senza atti formali iniziali e dichiarazioni di guerra, passaggi peraltro di difficile realizzazione pratica in considerazione del fatto che, sovente, i conflitti sorgono all’interno di sovranità nazionali o nell’ambito di realtà locali circoscritte oppure a seguito di azioni offensive operate da organizzazioni terroristiche. Inoltre, un conflitto armato può manifestarsi anche in modo (teoricamente) improvviso ponendo la comunità internazionale di fronte all’evento affidandone la comunicazione ad uno stringato messaggio di testo su qualche social-network di tendenza!

Un soldato dell’Esercito Italiano di guardia durante la missione UNIFIL in Libano.  UNIFIL è una forza militare di interposizione dell’ONU, creata il 19 marzo 1978 con le risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il cui mandato è stato rinnovato più volte, dal 1982, ed è rinnovato annualmente dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite “determinando che la situazione in Libano continua a costituire una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale” . Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha deciso di prolungare la missione UNIFIL fino alla fine del 2026 e di ritirare gradualmente il personale impegnato nel paese entro la fine del 2027. Fonte Esercito italiano  www.esercito.difesa.it
Esercito Italiano una risorsa per il Paese – pag. 9  Italian Soldier UNIFIL 2 Lebanon 2007.jpg – Wikimedia Commons

Attualmente è impensabile che un conflitto armato si materializzi in modo improvviso ed inaspettato, senza alcun tipo di avvisaglia, sia dal punto di vista teorico (valutazioni geopolitiche, analisi di intelligence…) che da un punto di vista pratico (ammassamento di truppe, movimentazione di mezzi, aumento dei livelli di comunicazione, implementazione di assetti militari …). Prima di arrivare ad un vero e proprio conflitto, molte realtà del passato hanno insegnato che circostanze politicamente incerte e diplomaticamente ambigue, hanno favorito l’instaurarsi di stati di tensione, di crisi o di situazioni indefinite di “non pace” e di “non guerra”. In buona sostanza, una progressiva situazione di instabilità che può trasformare un’iniziale “situazione di tensione” in una “situazione di crisi” ed evolversi in una “situazione pre-conflittuale” per giungere alla fine ad un vero e proprio “conflitto aperto”.

Il nuovo Comandante della Forza MONUSCO intraprende la sua prima visita operativa a Beni, Nord-Kivu. 4 febbraio 2020. incontro dei generali Ricardo Augusto Ferreira Costa Neves e Dube, Beni, 4 febbraio 2020 – MONUSCO è l’acronimo della missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo ed è operativa dal 24 febbraio 2000, con quartier generale a Kinshasa. Si compone di oltre 16.000 militari. Fino alla fine del 2006 la missione ha contato 93 morti tra le sue file: 68 appartenenti al personale militare, 10 osservatori, 2 appartenenti alla polizia dell’ONU, 18 civili (di cui 9 locali). Foto MONUSCO – autore Michael Ali
New MONUSCO Force Commander undertakes maiden operational visit to Beni, Nord-Kivu. 4 Feb 2020 02.jpg – Wikimedia Commons

Naturalmente anche situazioni post-conflittuali, qualora non sia stata conseguita e consolidata una pace, possono presentare le stesse necessità di gestire crisi successive. Le situazioni di possibile instabilità – con il contestuale problema della mancanza di sicurezza – erano problematiche già ben chiare negli anni ’90 in cui si parlava di “Politica di Sicurezza e di Difesa” sia a livello della NATO che a livello della pro-tempore UEO (Unione dell’Europa Occidentale). Per fornire una legittimazione di carattere “internazionale” ad una eventuale Forza di intervento, sia militare (Military) che di Polizia (Constabulary), e per avere una responsabilità a livello politico, già allora si riteneva necessario un avallo da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tramite una specifica “Risoluzione ONU”, per poter intervenire in maniera legittima in un’area di crisi.

ONU: un ‘organizzazione internazionale senza armi
Nel merito, non avendo l’ONU delle Forze Armate proprie, gli eventuali contingenti, messi a disposizione delle Nazioni Unite da parte dei vari Paesi, possono operare in tre diverse tipologie di livello funzionale che, conseguentemente, individuano tre tipi di operazioni:

Operazioni sotto EGIDA dell’ONU: le Nazioni Unite si limitano ad avallare gli obiettivi dell’operazione (es. Desert Storm / UNITAF-Somalia 1);
Operazioni sotto il MANDATO dell’ONU: le Nazioni Unite incaricano una Nazione od una Organizzazione di pianificare e condurre la missione (operazioni con “gestione delegata”). In questo caso l’ONU definisce gli obiettivi da perseguire, ma mantiene solo la direzione politica dell’operazione (es. Operazione “Alba” / IFOR / SFOR / KFOR);
Operazioni sotto il COMANDO dell’ONU: le Nazioni Unite assumono direttamente il comando dell’operazione, realizzando in proprio, su base multinazionale, le necessarie strutture di comando (es. UNIFIL – Libano/ UNOSOM Somalia 2 / UNOMOZ  Mozambico).

Dispositivo di controllo dei Carabinieri di KFOR MSU, di guardia al ponte sul fiume Ibar, in Mitrovica (Kosovo) durante la missione KFOR – estate 2019 – autore Allions
MSU Mitrovica Manbox – Ibar Bridge summer 2019.jpg – Wikimedia Commons

Più specificatamente, in ambito militare, le Operazioni tese alla gestione di una crisi assumono la definizione di “Crisis Response Operations” (CROs) ovvero “Operazioni di Risposta alle Crisi” , (in ambito NATO denominate “Non article five CROs”). Tali operazioni si suddividono in ulteriori sotto tipologie, la più importante delle quali è rappresentata dalle “Operazioni di Supporto alla Pace”, ovvero dalle “Peace Support Operations” (PSOs), chiamate anche “Missioni di Petersberg” (così definite durante la riunione del consiglio dei ministri della UEO avvenuta a Petersberg nel 1992), che, a loro volta, a seconda della loro funzione definita dalla Carta dell’ONU, si suddividono in:

Operazioni con funzione Conciliativa (dal Cap. VI della Carta dell’ONU) che si ricollegano ai seguenti tipi di missione:
– Humanitarian Aid (Aiuto umanitario);
– Conflict Prevention (Prevenzione dei conflitti);
– Peace Making (Edificazione della Pace).
Operazioni con funzione Coercitiva (dal Cap. VII della Carta dell’ONU) a cui si ricollegano missioni di:
– Peace Keeping (Mantenimento della pace);
– Peace Enforcement (Imposizione della pace);
– Peace Building (Consolidamento/Costruzione della pace).

Di fatto, il concetto del “Peace Keeping” ha poi assunto sia un aspetto molto più “conciliativo” (lasciando il ruolo coercitivo prevalentemente al “Peace Enforcement”) che un aspetto più “multiruolo”, dove la missione assegnata può spaziare anche nell’ambito delle altre, mutando al variare della situazione in atto. Inoltre, la definizione di “Operazioni di Peacekeeping”, anche su vari manuali dell’ONU, risulta non sempre uniforme, tuttavia tra le migliori risulta essere la seguente: “Operazioni di natura multinazionale condotte con Forze militari o di Polizia fornite dai Paesi contributori che, attraverso uno sforzo comune hanno lo scopo di mantenere una situazione di pace e di sicurezza internazionale o comunque di creare quelle particolari condizioni affinché permanga una situazione di pace”.

Fine parte I – continua
Francesco Caldari Marco Bandioli
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Francesco Caldari, Generale di Brigata (riserva),  ha servito per quaranta anni nel servizio permanente effettivo nell’Arma dei carabinieri, ricoprendo incarichi di comando nella organizzazione Mobile (8° Battaglione “Lazio” – Roma), in quella Territoriale (Tenenza / Compagnia di Acerenza), di Polizia Militare (Compagnia per la Marina Militare presso l’Alto Comando della Spezia) e della Tutela del Segreto (Agenzia di Sicurezza Interregionale CC M.M. La Spezia) nonché in servizio di polizia giudiziaria (Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Genova).È stato altresì impiegato nel contesto di Stato Maggiore (da ultimo quale Ca.SM del Comando Legione “Liguria” in Genova), anche all’estero, come Provost Marshal presso il Quartier Generale di NATO-KFOR (Kosovo Force) a Prishtina/Priština. Ha seguito numerosi e variegati corsi militari. Gli è stata concessa la Medaglia Mauriziana e di Cavaliere della Repubblica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Sicurezza (Roma – Tor Vergata) e quella magistrale in Relazioni Internazionali (Genova), con una tesi sulla “cooperazione internazionale di polizia”, argomento sul quale cura un blog ed un podcast. Concluso il servizio attivo si dedica alla sua passione per la storia


Marco Bandioli Ufficiale ammiraglio della riserva della Marina Militare italiana ha al suo attivo lunghi periodi di imbarco nei quali ha partecipato ad operazioni navali, anfibie e di sicurezza marittima, sia in contesti nazionali che multinazionali e/o NATO. Ha comandato tre unità navali in piena attività operativa ed è stato anche impiegato in ambito Interforze nonché nello staff alle dirette dipendenze del Ministro della Difesa. Ha scritto un manuale di “Guerra anfibia” ad uso dell’Accademia Navale e per la casa editrice IBN un manuale operativo per la difesa antiterrorismo dei porti. Inoltre è autore di numerosi articoli, sia a livello strategico che tattico, per diverse riviste di settore, sia istituzionali che di normale divulgazione. In qualità di cintura nera 5°Dan di karate, e specialista in tecniche di combattimento militare, scrive periodicamente articoli per una organizzazione internazionale di arti marziali
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in anteprima un soldato della Kosovo Force – KFOR, dell’Esercito Italiano durante l’Operazione Golden Sabre, un complesso evento di addestramento alla risposta alle crisi, a Camp Novo Selo, Kosovo, il 14 aprile 2023. L’esercitazione è stata un’esercitazione di risposta su larga scala incentrata sull’integrazione di risorse e capacità multinazionali della KFOR in scenari di controllo della folla e delle rivolte – Foto dell’esercito americano di Staff Sgt. Anna Pongo – Kosovo Force Soldiers conduct crowd riot control training (7789329).jpg – Wikimedia Commons

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PARTE I PARTE II PARTE III
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pubblicato precedentemente integralmente su DIFESAONLINE

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