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Le cannoniere italiane lagunari – parte I

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Cannoniere fluviali
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Guglielmo Evangelista, attento storico e ricercatore, ci svela oggi la storia dimenticata di alcune unità minori, le cannoniere lagunari, un tipo di imbarcazioni insidiose che, grazie alle loro piccole dimensioni, potevano nascondersi fra i canali ed attaccare le forze terrestri o anche unità più grandi.

Le cannoniere austriache
A Venezia e nel Veneto le barche cannoniere e le derivate obusiere avevano una lunga tradizione perché, piccole e con un’immersione minima, erano ideali per spostarsi agevolmente sugli infidi fondali della laguna e potevano essere in grado di mettere in serie difficoltà le navi maggiori, mentre nei fiumi e nei canali interni potevano nascondersi fra la vegetazione delle rive e colpire all’improvviso le fanterie, spesso paralizzate nei terreni paludosi; nel 1797 la morente Repubblica schierava otto cannoniere, 42 obusiere e 60 galleggianti armati mentre altre otto cannoniere erano in costruzione.

L’ Austria, dopo aver raccolto l’esperienza della Serenissima Repubblica, fece tesoro anche di quella maturata nel 1848-49 quando le cannoniere della Repubblica di San Marco – che ne ebbe in servizio almeno 30 – furono per lei una spina nel fianco; così, a metà ‘800, la Marina Imperiale austro-ungarica dette la sua risposta allestendo più serie di cannoniere per la laguna di tipo del tutto nuovo; con scafo in ferro e macchina a vapore, erano divise da un abisso dalle tradizionali cannoniere sarde o pontificie e dalle speronare toscane e napoletane, ancora in servizio e mosse dai remi o dalle vele. Si trattava di vere e proprie navi moderne anche se in miniatura.

Nel 1846 fu fornita dai cantieri londinesi di Blackwall la cannoniera Messaggiere da 50 tonnellate ed un metro … di immersione e, nel 1854, fu messa in servizio la cannoniera Gorzkowsky da 40 tonnellate, costruita da Escher Wyss di Zurigo in sezioni e montata a Venezia. Seguirono varie altre unità e secondo quanto riferisce la “Rivista Contemporanea” del 1861, l’anno precedente a Venezia erano state costruite tre unità con macchina da 50 cavalli e sei scialuppe a ruote da 25 cavalli; nel 1861 sarebbero state consegnate altre 7 unità più grandi da 230 tonnellate mentre dai cantieri di Trieste sarebbero uscite due unità da 90 tonnellate e da quello di Pola una più piccola scialuppa. D’altra parte la situazione politica faceva presumere, presto o tardi, un’inevitabile ripresa delle ostilità fra Italia e Austria che quindi, in questo contesto e prevedendo un attacco a Venezia, predispose mezzi idonei alla difesa della laguna. L’attacco non vi fu e il destino del Veneto fu deciso al tavolino: in laguna non si combatté e al termine delle ostilità tutte le navi furono trasferite a Pola o a Trieste.

Le Unità ex austriache
Le cannoniere della flottiglia del Garda furono consegnate all’Italia, ma la Regia Marina italiana trovò a Venezia anche sei altre unità. Non facendo parte degli accordi intervenuti fra le due nazioni e, a quanto pare, non essendo intenzione dell’Austria ritirarle, vennero acquistate secondo il diritto comune al prezzo molto conveniente di 20.000 fiorini, cioè circa 5.000 lire (1 Lira=4,05 Fiorini). Queste navi furono numerate da 1 a 6 dalla Regia Marina italiana, anche se talvolta figurano identificate dai numeri romani I-VI.
E’ abbastanza arduo determinare quando e dove furono costruite per la discordanza fra le fonti che fanno confusione fra le tante serie di cannoniere realizzate in quel periodo.
Risulta infatti quanto segue:
Aggiungiamo anche che secondo il giornale “L’amico del popolo di Roma” la Escher Wyss ebbe l’incarico di costruire 28 cannoniere per la laguna di Venezia; www.marina.difesa.it scrive che nel 1868 le nostre navi furono poi mandate ai cantieri Ruston per essere modificate. Inoltre, nel 1860, il cantiere Tonello aveva ricevuto dalla marina del legname per costruire alcune componenti di 6 nuove cannoniere che impiegati infedeli dell’arsenale fecero figurare in quantità molto superiore al fabbisogno. Il prezzo pagato in sovrappiù andò a vantaggio di varie persone fra cui anche un agente del Tonello stesso. Se si trattasse proprio di quelle di cui stiamo trattando, essendo seguita una causa penale lunga e complessa, può darsi che fossero gravate da qualche provvedimento giudiziario e questo spiegherebbe perché l’Austria le abbia abbandonate. Qualunque sia l’origine di queste navi, le troviamo successivamente definite cannoniere lagunari a ruote con scafo in ferro e senza vele con le seguenti caratteristiche:

L’equipaggio era composto da un Nocchiere di 1^ classe, un Sottonocchiere, 4 marinai, due macchinisti e 3 fuochisti. Nel caso in cui un’unità venisse posta in “armamento speciale” poteva imbarcare anche un Sottotenente di vascello o un Guardiamarina. All’inizio della sua carriera l’ammiraglio Carlo Mirabello fu comandante delle cannoniere n.1 e n.5.

Queste navi trascorsero tutta la loro vita a Venezia, tenute in disarmo a turno o tutte contemporaneamente. Il saggio annuale “L’Italia economica”, relativo al 1873, riferisce che in quell’anno tutte le cannoniere si trovavano sul Po date in uso temporaneo al Ministero dei Lavori Pubblici. Più tardi una di queste, al giovedì e alla domenica, veniva accesa per l’istruzione pratica degli allievi della Scuola Macchinisti. La loro indovinata carena a fondo piatto servì da modello per vari progetti di nuove navi che vennero riproposte nei decenni successivi per unità di impiego speciale come traghetti e cannoniere coloniali. Furono navi che ebbero una vita molto lunga anche se priva di avvenimenti, limitata al pilotaggio in laguna delle navi maggiori e a piccoli trasporti fra le isole.


Ben poco registra la cronaca: solo l’impiego di una di queste, assieme ad alcuni barconi, per i soccorsi nelle acque interne alle vittime dell’alluvione del settembre 1882 che devastò Venezia e il Veneto. La n. 6 fu radiata nel 1896 e le altre fra il 1901 e il 1908.
Fine I parte – continua
Guglielmo Evangelista
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PARTE I PARTE II
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