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Una storia dimenticata: la missione di soccorso al mini sommergibile Pisces III a 480 metri di profondità

tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: SOCCORSO SOMMERGIBILI
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO
parole chiave: Pisces III, soccorso sommergibili

La storia che raccontiamo oggi avvenne oltre 50 anni fa, tra il 29 agosto e il 1° settembre 1973, quando i due piloti, Chapman e Mallinson, iniziarono un’immersione di routine con un mini sommergibile commerciale, il Pisces III, per lavorare alla posa di un cavo telefonico transatlantico sul fondale marino, a circa 150 miglia a sud-ovest dell’isola di Cork, nell’Irlanda meridionale. Abituati a pensare al duro e pericoloso lavoro dei sommergibilisti militari, raramente si parla del lavoro di questi operatori commerciali a cui si devono molti dei servizi che usufruiamo ogni giorno, dai rifornimenti idrici e petroliferi alle reti sottomarini digitali.

Il caso del Pisces III passò alla storia come il soccorso più profondo effettuato per il salvataggio di un battello subacqueo, tra l’altro effettuato con tecniche sperimentali in un epoca in cui sistemi di posizionamento di precisione, come il GPS, non erano ancora disponibili.

Una serie di battelli commerciali di successo
Il sommergibile commerciale Pisces III di costruzione canadese misurava circa sei metri di lunghezza, due metri di larghezza e tre metri di altezza ed era stato costruito dalla International Hydrodynamics di North Vancouver, nella Columbia Britannica, e varato nel 1969.

Il battello era stato acquistato dalla Vickers Oceanics ed era pilotato da un ex sommergibilista della Royal Navy, il ventottenne Roger Chapman, insieme al trentacinquenne ingegnere e pilota senior Roger Mallinson. Il loro duro lavoro prevedeva turni di lavoro in immersione di otto ore a bordo del mezzo che si muoveva sul fondale utilizzando getti d’acqua per liquefare il fango e posare i cavi per poi ricoprirli. Il battello impiegava solitamente circa 40 minuti per raggiungere la profondità di 500 metri. Durante ogni immersione, i piloti dovevano assicurarsi di accendere ogni 40 minuti il ventilatore del sistema di respirazione (rebreather) per rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera e aggiungere ulteriore ossigeno. Il protocollo di sicurezza prevedeva che al termine di ogni immersione fosse registrato un video di lezioni acquisite.

Mallinson, aveva trascorso più di un giorno a riparare un manipolatore rotto del battello e sostituito la bombola di ossigeno con una piena. Al termine dell’immersione di lavoro, poco dopo le 09:00 del 29 agosto 1973, mentre il battello stava per essere sollevato dall’acqua con un cavo per essere riportato sulla nave, l’allarme acqua (di allagamento) suonò nella sfera di poppa, una sezione autonoma del minisommergibile contenente i macchinari ed i serbatoi di carburante. I tecnici della nave appoggio si accorsero immediatamente che il cavo di traino usato per il recupero si era accidentalmente incastrato nel portello della sfera di poppa spalancandolo. L’equipaggio del Pisces III udì con terrore il rumore dell’acqua che entrava velocemente nel compartimento di poppa mentre il battello si capovolgeva ed iniziava ad affondare, spinto verso il basso dall’imbarco di una tonnellata d’acqua. A circa 55 metri di profondità il battello si fermò di colpo, frenato dalla lunghezza massima del cavo di traino. Sballottato dalle correnti marine incominciò ad ondeggiare fino a quando la cima in nylon si spezzò, facendolo ripiombare verso gli abissi. I piloti disattivarono immediatamente tutti i sistemi elettrici, lasciando il sottomarino completamente al buio e sganciarono la zavorra di piombo da 180 kg. Ma fu tutto inutile: la discesa non si arrestò, ed il battello inesorabilmente precipitò verso il fondale alla velocità di circa venti metri al secondo fino all’impatto sul fondo ad una profondità di 480 metri. Erano le 9:30.

Mallinson e Chapman, utilizzando una torcia elettrica, osservarono l’ambiente circostante e riferirono della situazione alla nave madre. Per fortuna il serbatoio di ossigeno, che Mallinson aveva sostituito, garantiva circa 72 ore di autonomia, anche se ne erano già state utilizzate otto ore durante l’immersione precedente. Cercando di ridurre al massimo gli sforzi per non consumare l’ossigeno i due acquanauti effettuarono tutti i controlli di sicurezza. La situazione era però drammatica: sebbene il battello si fosse capovolto, le tenute stagne mantenevano e non si osservavano ulteriori vie d’acqua. Non c’era però da stare tranquilli e per allungare la loro autonomia di aria decisero di ritardare l’immissione periodica dell’ossigeno, di fatto accettando un tasso maggiore di anidride carbonica, consapevoli che ciò avrebbe causato loro uno stato di sonnolenza.

Intanto, la nave di supporto e soccorso, la Vickers Venturer, che aveva in dotazione un minisommergibile, il Pisces II e si trovava nel Mare del Nord, ricevette l’ordine di rientrare al porto più vicino per sbarcarlo in modo che potesse essere trasportato in Irlanda. Nel frattempo la nave da ricognizione della Royal Navy, HMS Hecate, si recò a tutta velocità verso il luogo dell’incidente. Una mobilitazione generale: la Marina degli Stati Uniti offrì subito un ROV del Dipartimento di Salvataggio degli Stati Uniti, il Controlled Underwater Recovery Vehicle (CURV-III), che venne inviato via aereo dalla California, e la nave della Guardia Costiera canadese John Cabot salpò da Swansea verso la zona del naufragio.

il ROV CURV-III della USN durante l’operazione di salvataggio del Pisces III, settembre 1973 – Fonte Marina degli Stati Uniti –  http://www.spawar.navy.mil/sti/publications/….html https://commons.wikimedia.org/…Pisces III_rescue-… 1973.jpg

Il 30 agosto, la Vickers Voyager arrivò in porto a Cork (Irlanda) e, alle 20:15, imbarcò i due minisommergibili Pisces II e Pisces V, che erano arrivati in aereo durante la notte. L’operazione avvenne in tempi ristrettissimi tanto che la nave lasciò Cork alle 22:30 e raggiunse il punto di distress alle 02:00 del mattino del 31 agosto.
Il primo tentativo, effettuato con il Pisces II, abortì perché la cima di sollevamento si staccò dal braccio manipolatore ed il sommergibile dovette tornare in superficie per effettuare le riparazioni. Il seguente tentativo con il Pisces V non ebbe ugualmente successo. Le ore passavano e la situazione precipitava; il Pisces V riprovò e, finalmente, alle 12:44, riuscì a trovare il battello sinistrato sul fondo ma il primo tentativo di attaccare una cima al Pisces III fallì e anche il CURV-III, guidato dalla John Cabot, dovette interrompere la missione per un guasto elettrico. Un insieme di sfortunati eventi che fece disperare il team di salvataggio: il tempo trascorreva implacabile ed i due naufraghi giacevano a 480 metri sul fondo, al buio e con aria rarefatta. Poco dopo mezzanotte, al Pisces V fu ordinato di risalire in superficie, lasciando i naufraghi ancora una volta soli. Ormai stava finendo l’ossigeno e l’idrossido di litio non riusciva più ad eliminare l’anidride carbonica dall’atmosfera interna. Mallinson e Chapman, infreddoliti e bagnati, erano sempre più in cattive condizioni.

sommozzatori della USN assistono i naufraghi del Pisces III – Fonte USN – SPAWAR
http://www.spawar.navy.mil/sti/publications/….html
https://commons.wikimedia.org/…Pisces III_rescue-… 1973.jpg

Il 1° settembre,  alle 4:02 del mattino, fu messo in acqua il Pisces II che, in poco più di un’ora riuscì ad agganciare con successo un cavo di traino in polipropilene alla sfera posteriore del Pisces III. Anche il CURV-III si unì all’operazione e, alle 10:35, riuscì ad agganciare un secondo cavo di traino e fu possibile dare l’ordine di iniziare il lento sollevamento del battello sinistrato che iniziò a staccarsi dal fondo con non pochi sobbalzi e problemi. A 30 m dalla superficie, la risalita del mezzo fu nuovamente interrotta per consentire ai sommozzatori di agganciare i cavi di sollevamento più pesanti. Finalmente alle 13:17, il Pisces III emerse in superficie ed i due piloti, dopo 84 ore e 30 minuti di permanenza sul fondo, riuscirono a respirare nuovamente aria pulita … gli erano rimasti solo 12 minuti di ossigeno.

Foto del recupero del battello Pisces III da parte del CCGS John Cabot – Fonte rivista Transport Canada, December 1973
https://commons.wikimedia.org/wiki/.CCGS_John_Cabot_rescues_Pisces_III_1973.jpg

Così si concluse con successo il salvataggio subacqueo più profondo della storia, un evento ancor oggi considerato di riferimento per queste operazioni profonde.

Nella foto in basso, i due naufraghi festeggiano il loro salvataggio (foto da https://archive.org/details/31761116489857/page/n210/mode/1up)

Epilogo
Poco dopo il salvataggio, Roger Chapman lasciò la Vickers e fondò la società Rumic, specializzata in servizi e operazioni sottomarine all’industria offshore e della difesa, diventando suo malgrado un’autorità di spicco nel soccorso dei sommergibili (nel 2000 fu consultato per l’affondamento del sottomarino russo Kursk dalla Royal Navy e in seguito svolse un ruolo centrale nel salvataggio dell’equipaggio di sette uomini del sottomarino russo AS-28 Priz nel 2005). Roger Mallinson invece continuò a lavorare per la stessa azienda, occupandosi dei nuovi mezzi sommergibili, ricevendo nel 2013 un premio alla carriera dal Principe Michele di Kent per il suo impegno. I due fortunati naufraghi rimasero in contatto fino alla morte di Chapman, avvenuta nel 2020 all’età di 74 anni.

Andrea Mucedola
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