La base navale di Brindisi dall’antichità ai giorni nostri

Guglielmo Evangelista

3 Giugno 2025
tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: I SECOLO a.C. – XX SECOLO
AREA:  PUGLIA
parole chiave: Brindisi
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Brundisium longae finis chartaeque viaeque est
Brindisi è la fine della lunga via e del mio racconto, Orazio

Così si conclude la quinta satira del primo libro di Orazio che descrive il suo viaggio da Roma a Brindisi da dove poi avrebbe proseguito per la Grecia. In queste parole, scritte nel I secolo a.C., vi è racchiuso quello che, nelle alterne vicende dei millenni, è stato il destino del porto di Brindisi, cioè essere il punto di imbarco per la Grecia e il vicino Oriente. Nell’ampio porto naturale, diviso nei due bacini di levante e di ponente, separati dalla penisola su cui sorge la città antica, ben presto non solo si sviluppò il traffico mercantile, ma anche quello militare, trampolino di lancio per le flotte che partivano per le campagne nei Balcani e lungo le coste anatoliche del Mediterraneo svoltesi contro la Macedonia, i pirati illirici, il re del Ponto Mitridate e più tardi fu una base importantissima durante le guerre civili fra Cesare, Pompeo, Marco Antonio e Ottaviano.

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capitello della colonna romana di Brindisi che indica il termine della via Appia, considerata dai Romani la regina viarum (regina delle strade)
Brindisi – Colonne romane di Brindisi – 2024-09-05 18-33-08 001.jpg – Wikimedia Commons

Per questa ragione, per le esigenze della flotta romana, furono costruiti a Brindisi vari magazzini e un arsenale dove le navi potevano essere costruite, riparate o tenute in efficienza prima della partenza o al ritorno dalle operazioni militari. Ne dà conferma Giulio Cesare (De bello civili, III, 24): “In quel tempo Antonio si trovava a Brindisi….fiducioso nel valore dei soldati fece allestire circa 60 scialuppe delle navi grandi….ordinò alle due triremi che aveva fatto costruire a Brindisi di portarsi verso l’entrata del porto…
Anche nel Medioevo, ai tempi in cui Brindisi divenne uno dei principali porti di partenza per le crociate, vi fiorì un importante arsenale dove potevano essere ricoverate venti navi; l’imperatore Federico II lo rinnovò e per la sua protezione fece costruire il Castello Svevo nel 1227. Seguirono poi i secoli di decadenza della città, come d’altronde tutta l’Italia meridionale sotto gli Spagnoli; per una rinascita, bisognò aspettare il 29 aprile 1865 quando, proveniente da Bologna, arrivò la ferrovia adriatica, poi prolungata fino a Otranto nel 1872. Questa linea, collegata con il resto della rete italiana ed europea, e la quasi contestuale apertura del canale di Suez nel 1869, permisero a Brindisi di diventare capolinea del percorso terrestre della Valigia delle Indie, la famosa linea celere ferroviaria e marittima fra Londra e Bombay.

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Alla rivitalizzazione dell’importanza commerciale del porto di Brindisi non corrispose uno sviluppo dell’aspetto militare: la Marina aveva ormai scelto come sede meridionale a Taranto e Brindisi fu del tutto trascurata fino all’inizio del XX secolo quando l’ammiraglio Camillo Candiani elaborò un primo progetto per istituirvi una base navale nel quadro di un potenziamento delle difese dell’Adriatico, praticamente privo di porti e arsenali militari se si eccettuava quello di Venezia, troppo pericolosamente vicino al confine orientale.

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Dopo anni di intensi lavori di dragaggio per migliorare i fondali del bacino di ponente, nel 1909 vi fu trasferita la squadriglia torpediniere di Messina che per il momento non poteva restare in quel porto, ancora inagibile. Questo era solo il primo passo perché nel 1910 la città fu classificata piazzaforte marittima e nello stesso anno il Castello Svevo, per secoli abbandonato, poi riattato ed adibito a carcere ai tempi di Murat, fu scelto come sede del nuovo comando marittimo e, ai suoi piedi, sorsero le prime installazioni (1) destinate a moltiplicarsi rapidamente poiché, come è noto, Brindisi fu uno dei fulcri della attività navali italiane e alleate durante la prima guerra mondiale e del traffico con l’Albania. Sorse anche una sezione lavori di potenzialità limitata e dipendente da dall’arsenale di Taranto che, prima della costruzione di strutture a terra, era insediata sulle navi officina Vulcano e Lombardia (2).
La scelta dell’ubicazione della base si dimostrò ottimale perché ad ovest del castello, che chiudeva a settentrione il circuito delle mura cittadine, si stendeva la campagna e si prolungava la deserta costa sud del bacino di levante, aree completamente libere che, previa bonifica, permisero l’espansione della zona militare. Lungo il bacino di levante furono costruiti 850 metri di banchine collegate nel 1910 da una strada litoranea.

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Il comprensorio della Marina, che oggi è chiuso dall’attuale via dei Mille, si estese anche al di là di questa strada con una serie di strutture, in parte gestite in comune con l’esercito, che sorgevano nella scomparsa piazza Castello, già usata come piazza d’armi. Oggi la massima parte di quest’area è stata quasi del tutto demilitarizzata e convertita per usi residenziali civili. Con il Decreto Luogotenenziale n. 907 del 10 giugno 1915 fu istituito il Comando Militare Marittimo di Brindisi retto da un contrammiraglio e dipendente direttamente dal Ministero. Nel 1916 fu costruito l’idroscalo e, fra le opere tuttora esistenti, risalgono a quel periodo gli otto grandi edifici a sud ovest del castello necessari ad ospitare il personale ed i servizi a terra.

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l’affondamento della corazzata Benedetto Brin nel porto di Brindisi, settembre 1915 – Fotocollectie Spaarnestad Onderwerpen
Ship Benedetto Brin, Bestanddeelnr 22057 024.tif – Wikimedia Commons

Brindisi pagò duramente il suo ruolo di base navale: a partire dal 1° giugno 1915 fino al 1918 subì undici bombardamenti aerei e il suo porto vide il 27 settembre 1915 l’affondamento della corazzata Benedetto Brin dilaniata dallo scoppio della Santabarbara – dovuto a cause accidentali nonostante abbia sollevato a suo tempo il sospetto di un sabotaggio – che causò ben 454 vittime.

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Nel dopoguerra la base si ampliò ulteriormente e in particolare l’arsenale che nel 1919 occupava solo 60 operai. Fra le altre opere di quel periodo va ricordato il grande palazzo dell’Ammiragliato (3), destinato soprattutto ad uffici, costruito di fronte al Castello Svevo nel 1929.

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Negli anni ’20, nel seno di ponente, fu dislocato il Bacino galleggiante GO 8 lungo costruito a Castellammare di Stabia nel 1919, lungo 124 metri, appartenente alla Regia Marina ma dato in uso al Cantiere Meccanico Brindisino.

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Nel 1934 il porto si arricchì del l’imponente Monumento al marinaio, alto 53 metri, tuttora di proprietà della Marina e oggi circondato da giardini comunali, dedicato ai marinai caduti nella Grande Guerra, che fu realizzato dall’architetto Luigi Brunati e dallo scultore Amerigo Bartoli.

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A Brindisi facevano capo anche i collegamenti con la piccola base navale situata sull’isolotto albanese di Saseno assicurando in primo luogo il rifornimento dell’acqua perché era priva di sorgenti (4). Va anche ricordato in quegli anni il costante impegno con cui la Regia Marina, anche contribuendo finanziariamente, sostenne la realizzazione dell’Acquedotto Pugliese, opera indispensabile per l’approvvigionamento delle navi e delle caserme di Taranto e Brindisi, quest’ultima raggiunta da una conduttura riservata nel 1929. Nell’esercizio 1937-38 il consumo d’acqua delle due basi navali risulta complessivamente di 3.564.715 metri cubi, più di quello delle utenze industriali e agricole messe insieme e di gran lunga superiore a quello delle ferrovie e dei vari rami della pubblica amministrazione. Tralasceremo, perché è fin troppo noto, il ruolo ricoperto da Brindisi dopo l’8 settembre 1943 quando fu di fatto l’effimera capitale del Regno del sud, durante il quale il re alloggiò per un certo periodo al secondo piano del circolo ufficiali e la Regia Accademia Navale si trasferì nel locale Collegio Navale (5). La storia più recente ha visto Brindisi sede del COMOS, il comando delle motosiluranti, destinato ad esaurire la sua funzione con la scomparsa delle ultime unità leggere negli anni ’80, ma nel frattempo vi si insediò nel 1971 il Battaglione San Marco proveniente da Taranto che occupò le vecchie strutture della base e pose il suo comando nel Castello Svevo.

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La sua trasformazione a livello di reggimento e poi di brigata ha richiesto spazi sempre più ampi per il personale, l’addestramento e i mezzi, questi ultimi in origine stipati nell’ampio fossato del castello e per soddisfare tali esigenze la sede operativa è stata trasferita nella grande e funzionale area della nuova caserma Carlotto inaugurata nel 1991. Va menzionato, per completezza, il Comando della 3ª Divisione Navale per le unità anfibie, in grado di generare un Comando di Task Force proiettabile anfibio (CATF – Commander of Amphibious Task Force) che ha/ha avuto alle sue dipendenze le Unità d’Assalto Anfibio multiruolo San Giusto, San Giorgio e San Marco, l’incrociatore Portaeromobili Giuseppe Garibaldi, di stanza a Taranto, e la Stazione Navale MARISTANAV Brindisi, deputata a fornire il supporto tecnico-logistico diretto alle Unità Navali ed al personale imbarcato.

Guglielmo Evangelista
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in anteprima, l’arrivo a Brindisi del Vespucci e del Colombo
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Note
1) Il primo edificio ad essere costruito fu la centrale elettrica situata ai piedi del castello verso levante seguita dalla palazzina del circolo ufficiali, che tuttora svolge la stessa funzione, al cui piano superiore si trovava l’abitazione privata dell’ammiraglio comandante.
2) La nave officina Vulcano (1885-1923), ex nave reale Trinacria, fu trasformata in nave ausiliaria nel 1902-1905 e fu radiata nel 1923. Il Lombardia (1883-1920) era un vecchio incrociatore protetto adattato a nave appoggio sommergibili.
3) Dopo il 1945 l’edificio fu utilizzato per ospitare profughi e sfollati e venne demolito negli anni ’60.
4) Saseno è un’isola di 5,6 chilometri quadrati all’imbocco della baia di Valona. Fu occupata nel 1914 e poi trattenuta con l’ambiguo status di “possedimento”. E’ del tutto priva di risorse e vi era solo una piccola base della Marina con funzione di centro di comunicazioni e controllo del traffico.
5) Il Collegio Navale nacque nel 1937 come Accademia Marinara dell’Opera Nazionale Balilla. Dopo la guerra ospitò profughi giuliani ritornando nel 1951 a essere un convitto al quale era annesso l’Istituto Nautico. Nel 1977 cessò la sua funzione scolastica e da allora è rimasto abbandonato a un lento degrado.
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