Ocean for Future

Ultima Clock Widget

  • :
  • :

Vediamo che tempo fa o farà

Diamo un’occhiata al tempo meteorologico

Meteo facile per tutti: vediamo che tempo fa o farà prossimamente con un insieme di link per aggiornarvi in tempo reale sulle condizioni meteorologiche locali e marine 

  Address: OCEAN4FUTURE

La dubbia inchiesta sull’affondamento dell’USS Maine: un problema tecnico o un sabotaggio?

tempo di lettura: 6 minuti

 

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: USS Maine, inchiesta

 

Il USS Maine, un’unità navale della marina statunitense, superata ed anche un pò usurata, operava da tempo nel Sud Atlantico, di solito stazionando e carbonando in condizioni non ottimali in Florida. Le alte temperature ambientali, certamente nocive per lo stoccaggio del carbone, sia a terra che a bordo, erano particolarmente pericolose per i carbonili che, con le loro superfici a murata esposte all’azione solare, raggiungevano temperature elevate. Dalle fonti emerge che il USS Maine aveva fatto carbonamento completo nel novembre 1897 con combustibile bituminoso, e aveva poi trascorso tre mesi all’ancora a Key West, con eventuali rabbocchi parziali; come si deduce erano presenti tutti i possibili fattori di rischio, in una combinazione che letteralmente si poteva definire esplosiva. Senza entrare in eccessivi dettagli, i carbonili dell’ USS Maine presentavano molti difetti progettuali e costruttivi: erano alti e stretti, non permettevano di compattare adeguatamente il carbone, con minima capacità/possibilità di estrazione dei gas. Inoltre, due dei carbonili prodieri erano contigui a depositi munizioni, quello di sinistra immediatamente a fiancata, all’esterno del deposito munizioni da 6”, dove per maggior rischio era conservata la polvere nera per le salve di saluto, l’altro, sul lato dritto in corrispondenza della camera di servizio della torre da 10”, dove erano anche conservati gli inneschi. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2023-12-15-114851.png

Una concentrazione elevata di rischio, visto che la paratia corrispondente all’ ordinata 16 delimitava sia il locale di trasferimento munizioni da 10”, sia il deposito cariche ed inneschi dell’artiglieria secondaria, da 152 mm. Tra l’altro questi due carbonili erano i meno usati e quindi soggetti a rotazione per la distanza che avevano dai locali caldaie contenendo 37 tonnellate a sinistra e 24 tonnellate a dritta di carbone. In sintesi, una situazione per se stessa esplosiva.

 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2023-12-15-114911.png

Un’inchiesta, quella del 1898, tecnicamente dubbia
La commissione d’inchiesta, privilegiando l’ipotesi dell’esplosione di una mina esterna (ovvero di un sabotaggio) di fatto scartò quella dell’incidente/esplosione interna, basandosi sulla regolarità ed affidabilità delle diverse ronde interne ai carbonili e, più frequenti, ai depositi munizioni. Potremmo ipotizzare che queste verificassero probabilmente lo stato dei locali e non il “più che probabile” aumento localizzato di temperatura; è peraltro indubbio e naturale che un’autocombustione, ed una concentrazione molto puntuale, sul fondo del carbonile, abbia potuto portare localmente a temperature molto elevate sulla paratia divisoria in corrispondenza di una scaffalatura attigua dove erano depositate cariche esplosive ed inneschi non proprio stabili per le condizioni ambientali generali di permanenza in climi tropicali. Un fattore di pericolo ben noto come risulta dal rapporto di una commissione di inchiesta, redatto in data 27 gennaio 1898, indirizzato al Segretario della Marina, che già segnalava i rischi di possibili incendi in carbonili contigui ai depositi munizioni, citando i casi di due unità, New York e Cincinnati, dove per fortuna questi erano stati scoperti in tempo. A seguito di tale rapporto su tutte le corazzate con combustione a carbone furono apportate modifiche per allontanare i carbonili dai depositi munizioni.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 640px-Maine_crew.gif

Foto dell’equipaggio della USS Maine (ACR-1) pubblicata sul New York Daily Tribune il 18 febbraio 1898 in seguito all’affondamento della U.S.S. Maine – Autore Edward H. Hart, casa editrice di Detroit – Fonte http://www.latinamericanstudies.org/maine6.htmMaine crew.gif – Wikimedia Commons

Stranamente tale rapporto, e le modifiche in atto, non certe coperte da segreto, furono però ignorate dalla commissione Sampson. La combustione in un ambiente chiuso, carente di ossigeno, con molto polverino di carbone non rimosso come componente scatenante, sarebbe stata comunque difficile da individuare da pare di una ronda della sicurezza, perché avrebbe potuto covare per ore sotto gli strati superficiali, senza emettere né fumo né fiamme ma alzando localmente la temperatura tanto da innescare incendi o esplosioni nei locali contigui. In altre parole, dall’ elevata temperatura avrebbe quindi potuto scatenarsi un picco che sarebbe stato  difficilmente scopribile dal personale di bordo durante i controlli  periodici che di fatto si limitavano alla verifica delle condizioni generali dello scafo e dei depositi. Un picco di temperatura per autocombustione avrebbe verosimilmente portato all’innesco e deflagrazione delle cariche, generando una reazione a catena nel deposito.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2023-12-15-114926.png

Altri indizi e riscontri sarebbero andati in questa direzione ma vennero a mancare gli elementi necessari a causa della parziale demolizione ed il successivo affondamento del relitto. Una delle rarissime foto della zona dell’esplosione, con rottura delle chiodature e slabbrature che costituisce il punto essenziale e più controverso delle opposte tesi: certamente una situazione che già al momento del recupero avrebbe dovuto portare a nuove valutazioni sui risultati della commissione Sampson.

Malgrado la precisa, logica, documentata e convincente ricostruzione di Rickover, e le successive verifiche rimase però predominante la corrente di pensiero intesa a giustificare comunque e sempre la liceità della guerra contro gli Spagnoli; una tesi che mantenne di fatto aperta la tesi dell’azione terroristica, compresa quella di una mina posta in prossimità dello scafo.

Per quanto sopra, una prima commissione di inchiesta statunitense, attivata nel 1898 e presieduta dal capitano di vascello William T. Sampson, avvalendosi del parere di esperti della Marina e dei rapporti delle immersioni dei palombari sul relitto, concluse che la detonazione della santabarbara dei proiettili da sei pollici a prua venne causata da una mina esterna, piazzata intorno all’ ordinata 18 (anche se successive valutazioni localizzarono l’esplosione all’altezza dell’ordinata 16, più vicina alla prua).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 640px-Caissons_around_wreck_of_USS_Maine_-_circa_mid_1912.jpg

I cassoni di fondazione formano una diga attorno al relitto della USS Maine nel porto dell’Avana, a Cuba, in 1912 – fonte Bain News Service https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Caissons_around_wreck_of_USS_Maine_-_circa_mid_1912.jpg

Tra le ipotesi fatte per spiegare l’esplosione ci fu anche una attribuzione agli stessi statunitensi del sabotaggio, perché fornisse un casus belli all’intervento statunitense a Cuba. Va ribadito che gli Spagnoli cercarono di cooperare al fine di fornire elementi che provassero la loro estraneità. Il relitto del Maine fu racchiuso in un bacino provvisorio realizzato a tempo di record dall’US Army Engineers Corp dal 16 giugno 1911, per mezzo di cassoni di fondazione (coffer dams) affiancati, e le operazioni di recupero si conclusero rapidamente entro lo stesso anno.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2023-12-15-114942.png

Col senno del poi, le modalità di recupero non furono tali da permettere una obiettiva analisi dell’incidente, in quanto il recupero aveva solo lo scopo di riaffermare il potere ed il riscatto della US Navy, non certo il chiarimento dei fatti e delle dinamiche. Per esempio la sezione di prua fu tagliata, e manipolata proprio nella zona dove si sarebbero dovute verificare le ipotesi del rapporto Sampson.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2023-12-15-114957.png

La simbologia e la demagogia dell’epoca imponevano che la nave tornasse a galleggiare e innalzasse nuovamente la bandiera; pertanto il resto dello scafo fu recuperato combinando sia l’azione di svuotamento del bacino creato con i coffer dams sia il pompaggio di aria nello scafo per espellere l’acqua dai locali ancora sotto il livello del bacino dopo aver cercato di chiudere le aperture strutturali. Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2023-12-15-115015.pngL’obbiettivo era quindi di sollevare la nave dal fondale melmoso, per quanto possibile nella “forma” e condizione di nave; per alleggerire il relitto le sovrastrutture e le torri vennero rimosse, vari pezzi, come alberi, plancia, ed eliche vennero recuperati e in parte musealizzati; l’albero maestro è oggi al centro del Cimitero di Arlington, dove riposano anche i resti delle vittime del Maine, l’albero di trinchetto è all’Accademia di Annapolis, ma il pezzo recuperato più importante dal punto di vista tecnico, che permise di risalire al tipo di acciaio utilizzato fu il timone, ancora oggi conservato sulla piazza di ingresso del vecchio arsenale dell’ Avana.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 640px-Wreck_of_USS_Maine_being_towed_out_of_Havana_Harbor_-_1913-03-16.jpg

Il relitto della USS Maine viene rimorchiato dal rimorchiatore USS Osceola dal porto dell’Avana, Cuba e affondato circa 4 miglia al largo nel canale della Florida – Autore RW Harrison – Fonte https://www.loc.gov/pictures/item/2013646055/ Wreck of USS Maine being towed out of Havana Harbor – 1913-03-16.jpg – Wikimedia Commons

Una volta a galla, con le falle tamponate e l’applicazione di Kingston per il successivo autoaffondamento, il relitto, con la bandiera a segno, venne trainato di poppa al largo dal rimorchiatore USS Osceola, scortato dall’incrociatore corazzato North Carolina e dall’incrociatore leggero USS Birmingham ed affondato su un fondale di circa 1.100 m nel canale della Florida.

Gian Carlo Poddighe

 

immagini da USS Maine – analisi cause e conseguenze dell’ esplosione | Gian Carlo Poddighe – Academia.edu   e da wikimedia commons in open access

.

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE

 

 

PARTE I PARTE II

Loading

(Visited 105 times, 1 visits today)
Share
5 2 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
vedi tutti i commenti

Translate:

Legenda

Legenda

livello elementare
articoli di facile lettura

livello medio
articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile
articoli di interesse specialistico

 

Attenzione: È importante ricordare che gli articoli da noi pubblicati riflettono le opinioni e le prospettive degli autori o delle fonti citate, ma non necessariamente quelle di questo portale. E’ convinzione che la diversità di opinioni è ciò che rende il dibattito e la discussione più interessanti, aiutandoci a comprendere tutti gli aspetti della Marittimità

Chi c'é online

20 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Climatologia
Conoscere il mare
Didattica
Didattica a distanza
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Letteratura del mare
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
Materiali
Medicina
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Miti e leggende del mare
nautica e navigazione
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Personaggi
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia contemporanea
Storia Contemporanea
Storia della subacquea
Storia della Terra
Storia Navale
Storia navale del Medioevo (post 476 d.C. - 1492)
Storia Navale dell'età antica (3.000 a.C. - 476 d.C,)
Storia navale dell'età moderna (post 1492 - oggi)
Storia navale della prima guerra mondiale (1914-1918)
Storia navale della seconda guerra mondiale (1939 - 1945)
Storia navale Romana
Subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
sviluppi tecnologici
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uomini di mare
Video
Wellness - Benessere

I più letti di oggi

I più letti in assoluto

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
20 visitatori online
20 ospiti, 0 membri
Complessivo: 742 alle 21-09--2018 06:47 pm
Numero max di visitatori odierni: 45 alle 03:29 pm
Mese in corso: 65 alle 12-05--2024 04:06 pm
Anno in corso: 118 alle 06-04--2024 04:33 am
Share
Translate »
0
Cosa ne pensate?x