livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: REGIA MARINA
parole chiave: Flotta italiana, nuove costruzioni
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La politica delle costruzioni navali della Regia Marina, a seguito della conferenza di Washington del 1921-1922, era stata improntata dal Grande ammiraglio Paolo Thaon de Revel e dall’ammiraglio Giuseppe Sirianni a mantenere la ottenuta parità con la Marina francese, che era considerata la principale antagonista dell’Italia nel Mediterraneo. Da ciò erano derivate scelte costruttive in cui furono privilegiati gli incrociatori, il naviglio leggero e i sommergibili, adeguandone le caratteristiche a quelle delle unità similari prodotte in Francia, che possedevano grande velocità ottenuta a scapito della protezione.

La Regia Marina italiana mutò indirizzo con l’ammiraglio Domenico Cavagnari, che assunse una duplice carica, di Sottosegretario di Stato nel 1933 e di Capo di Stato Maggiore nel 1934. Fu subito abbandonato il concetto delle costruzioni leggere e veloci, realizzate soprattutto per l’impiego della difesa del traffico marittimo e delle coste metropolitane, preferendo la dottrina della ricerca della grande battaglia navale quale evento risolutivo di un’operazione bellica. Ragion per cui, inseguendo questo mito in un’epoca in cui la strategia navale si stava evolvendo radicalmente con l’era delle portaerei, fu subito avviata la costruzione delle prime due delle quattro navi da battaglia tipo “Littorio” (Littorio e Vittorio Veneto) da 41.000 tonnellate, che univano alla potenza delle artiglierie (nove cannoni da 381, 12 da 152 e dodici da 90 mm) grande protezione ed elevata velocità (29-30 nodi).
E fu poi iniziato il rimodernamento delle due corazzate tipo “Cavour” (Conte di Cavour e Giulio Cesare) e successivamente delle due ”Duilio” (Caio Duilio e Andrea Doria), tutte risalenti alla Prima Guerra Mondiale, aumentandone il tonnellaggio da 23.000 a quasi 29.000 tonnellate, e incrementando la velocità da 21 ½a 28 nodi e la potenza dei cannoni, portati dal calibro 305 al calibro 320 mm, il tutto nell’intendimento di disporre in caso di guerra di uno strumento decisivo e, in tempo di pace, di un considerevole elemento di potenza. Fu incrementata la costruzione dei sommergibili da impiegare nella guerra al traffico, anche nell’Oceano Atlantico, ma nel contempo fu penalizzata la realizzazione degli incrociatori pesanti e leggeri e del naviglio di scorta, sacrificati al programma di costruzione di dodici piccoli incrociatori veloci della classe “Capitani Romani”. Poco prima dell’inizio della Guerra era stata anche decisa la costruzione di tre incrociatori da corsa della classe “Ciano”, da 8.000 tonnellate, che l’ammiraglio Cavagnari, come accennato a Friedrichshafen, intendeva impiegare contro il traffico nell’Oceano Indiano. Ma essi non superarono la fase del progetto per la difficoltà di reperire i fondi di bilancio necessari per produrli. Si pensava di fare moneta con l’Esposizione Universale di Roma del 1942, per terminare le seconde due “Littorio” (Impero e Roma).
Soprattutto deleterie risultarono poi, nell’impostazione strategica studiata dalla Regia Marina tra il 1933 e il 1940, la mancata realizzazione di navi portaerei, che volutamente erano state sacrificate alla costruzione delle navi da battaglia, e la sottovalutazione delle possibilità tecnologiche d’avanguardia sviluppate dal nemico, soprattutto nel campo dell’elettronica e degli armamenti più sofisticati. Anche nella tecnica del combattimento notturno gli inglesi avrebbero dimostrato una superiorità assoluta determinata, non solo da strumenti di rilevamento, proiettori a finestra e di lancio siluri migliori, ma anche da una maggiore precisione nel tiro dell’artiglieria, a cui da parte italiana si aggiunsero in ugual misura, e questo era ancora più grave, inaccettabili lacune nell’addestramento al combattimento, i cui effetti negativi furono impietosamente descritti da SUPERMARINA con promemoria del 30 dicembre 1940, preparato per il nuovo Sottosegretario e Capo di Stato Maggiore, ammiraglio Arturo Riccardi.
Francesco Mattesini
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