Recensione: Il Capitano e la Gloria di Dave Eggers

Carola Ludovica Farci

8 Settembre 2021
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: RECENSIONI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: LETTERATURA

parole chiave: Dave Eggers
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C’è una nave in mezzo al mare, una nave enorme che in realtà è il mondo. Dentro la nave scorre la vita e si costruisce la società. Alla nave serve un capitano. Tra i vari candidati c’è il più ignorante, il più squallido, il più incompetente dei passeggeri. E, un pò per provocazione, un pò per divertimento, è proprio lui che viene eletto per portare avanti l’imbarcazione che, molto emblematicamente, porta il nome di Glory. Il ruolo di capitano, però, non è uno scherzo.

Ogni decisione presa influisce e modifica il microcosmo della società-nave, e le sue iniziative lasciano perplessi equipaggio e passeggeri. Così basta poco perché cominci, all’interno della Glory, un movimento di Resistenza che il capitano, spinto da una strana voce, decide immediatamente di stroncare, buttando in mare tutti gli oppositori. 

A cosa serve la competenza se non ad umiliare chi non la possiede?
Il capitano è risoluto: se altri prima di lui sono riusciti a svolgere il ruolo, perché non dovrebbe riuscirci lui, che per di più si reputa uomo di grande intelligenza? La nave, però, non avanza: manovrare i motori non è facile, gran parte del personale competente è stato buttato in mare, e gli stessi manuali tecnici sono stati distrutti perché reputati inutili e bugiardi.

A sbloccare la Glory da questo impasse sarà un temibile pirata: in barba ad ogni buon senso, il capitano deciderà di ospitarlo a bordo per ostentare il proprio potere. Ma presto la situazione si ribalterà e il capitano farà la fine di chiunque, crogiolandosi nella propria ignoranza, metta in discussione qualsiasi autorità scientifica e intellettuale l’abbia preceduto.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Dave-eggers.pngCon questa favola per adulti, Dave Eggers fa una critica feroce all’ex Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che viene impersonato anche da un punto di vista fisico dal capitano: “quest’uomo era grosso e sgraziato, e un pò ingobbito e aveva una piuma gialla tra i capelli” (p.10). Ma il discorso si amplia, trascende il confine statunitense e crea una piccola distopia che ci parla dell’oggi, dell’ignoranza eretta a vanto, dell’incompetenza come valore. Dietro queste pagine semplici e a tratti scanzonate si nasconde l’ammonimento a non inseguire ciò che è facile, e perseguire invece lo spirito critico con cognizione di causa e razionalità. È, in qualche modo, un inno alla politica, intesa nel senso più ampio ma anche più elegante del termine: tutto ciò che riguarda la società e che, come tale, non può che essere preso con estrema serietà e abnegazione.

Editore, saggista, scrittore di romanzi e racconti, Dave Eggers ha riscosso negli Stati Uniti un grandissimo successo legato in parte alla sua personalità eclettica. In Italia l’eco della sua produzione – che spesso assume caratteri postmoderni – è arrivata solo in parte, ma ciò che è stato tradotto ha visto la luce con alcune delle maggiori case editrici: Mondadori, Minium Fax, Feltrinelli.  A quest’ultima appartiene Il capitano e la Gloria, uscito in Italia nel 2020.

Non è la prima volta che Eggers tratta di temi così esplicitamente connessi alla sfera politica: in Erano solo ragazzi in cammino (pubblicato per Mondadori nel 2007), racconta la storia di un bambino sudanese emigrato negli Stati Uniti; ne Il cerchio (Mondadori, 2014) si addentra nel mondo della tecnologia e nelle sue implicazioni sociali; e già negli anni Novanta aveva fondato, insieme a due amici, la rivista satirica Might. Inoltre, nel suo capolavoro autobiografico L’opera struggente di un formidabile genio (Mondadori, 2001), che gli è valso il primo posto nella classifica dei Best Seller del New York Times di quell’anno e la candidatura a Premio Pulitzer per la saggistica, racconta la sua vita ponendo proprio l’accento sulle battaglie personali da un punto di vista ideologico e politico.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è il-capitano-e-la-goria.pngCiò che però cambia con Il Capitano e la Gloria è la struttura stessa del volume, incentrata sulla reale costituzione di una società emblematicamente costituita da una barca in mezzo al mare. Un insieme chiuso, dunque, in cui sarebbe possibile studiare in maniera approfondita le dinamiche sociali, un po’ sul modello dell’isola. Si pensi, a questo proposito, a quell’eterno capolavoro che è Il signore delle mosche di Goldin. Ma, bisogna sottolinearlo, il romanzo di Eggers non arriva a sviluppare un pensiero sistematico sulle dinamiche sociali. Al contrario, si ferma. Nonostante l’idea di base sia molto interessante, non viene sviluppata, rimane piatta. Anche se, come abbiamo detto, il fine del volume è primariamente satirico, e, in effetti, riflette nella struttura la semplificazione ideale che accompagna il protagonista durante tutta la vicenda.

Punto di forza del volume è, invece, lo stile: Il capitano e la Gloria si legge molto bene, tanto da ricordare, nei toni e nella leggerezza con cui vengono trattati temi in realtà molto complessi, una favola. E se possiamo affermare che molto probabilmente non siamo davanti ad un capolavoro che stravolgerà i fondamenti della letteratura statunitense, possiamo però ammettere che si tratta di una lettura piacevole, breve (un centinaio di pagine), non banale: particolarmente adatta per accompagnarci sotto l’ombrellone e nella calura di questa fine estate.

Carola Ludovica Farci

 


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