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Un voto per gli squali

tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI 
PERIODO:XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: Squali, oceani, biodiversità

 

Insegno alle scuole superiori, e, ogni volta che chiedo ai miei studenti se hanno idea di quante persone vengano uccise ogni anno dagli squali, le stime vagano tra i centomila e il milione (qualcuno a volte spara cifre vicino a un miliardo, ma le tralasciamo per poco senso della misura). Sarà per questo che ogni volta che spiego che gli squali si stanno per estinguere, la risposta più frequente che ricevo è: “meno male”. E non solo da quattordicenni con una visione del mondo peculiare: gli squali sono per molti IL MOSTRO per eccellenza.

Eppure questo tremendo mostro degli abissi, che terrorizza i natanti da generazioni ed è protagonista di storie e film dell’orrore, uccide meno di dieci persone l’anno. Infinitamente meno di quante ne uccidono i nostri animali da compagnia, o le zanzare con cui condividiamo la stanza. Di questi animali, noi comuni mortali che passiamo una vita tra casa e ufficio sulla terraferma, sappiamo davvero poco. Sappiamo che sono macchine da guerra, che hanno svariate file di denti, che sentono l’odore del sangue per chilometri (sia detto per inciso: quello degli Uomini pare non sia di loro massimo gradimento) e che possono muoversi più veloci di una barca. Quello che invece non tutti sanno è che esistono più di 450 specie di squalo. Una cifra al ribasso perché, come è noto, le profondità degli Oceani sono ancora per lo più inesplorate. Di fatto, dal 1970 ad oggi, cioè negli ultimi 50 anni, la popolazione degli squali presenti nei nostri mari è diminuita di più del 70%. In pratica, tre squali su quattro li abbiamo persi.

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Tornando ai dati sopraelencati, contrariamente al basso rischio concreto che lo squalo rappresenta per l’Uomo, quest’ultimo ne rappresenta per lo squalo uno altissimo. Sono circa cento milioni gli squali uccisi ogni anno dall’Uomo e tra questi si stima che circa settantatré milioni vengano ammazzati per mangiare solo una piccolissima porzione del loro corpo: la pinna. Il resto dello squalo viene poi ributtato in mare, spesso con l’animale ancora vivo ma ormai mutilato ed impossibilitato a nuotare, cosa che lo uccide per soffocamento dopo una lunga e tremenda agonia. È questa la pratica che prende il nome di “finning” e che sta portando gli squali sull’orlo dell’estinzione.

A mangiare le pinne di squalo sono soprattutto gli asiatici, che le utilizzano per la zuppa, una pietanza il cui mercato continua a salire nonostante i prezzi proibitivi e nonostante sia accertato che la forte presenza di mercurio nel corpo degli squali sia tossica per il nostro organismo. Ma se a consumare sono specialmente gli asiatici, gli europei non si tirano indietro per sfruttarle commercialmente: circa 3500 tonnellate di pinne di squalo sono infatti vendute ogni anno dall’UE ai mercati dell’Est.

Da anni le associazioni ambientaliste lottano contro questa atrocità e hanno così ottenuto, nel 2013, una legge che impedisce di tagliare la pinna degli squali quando ancora in barca. Gli squali devono quindi sbarcare nei porti di destinazione ancora integri. Questo comporta che gli animali non vengono ributtati vivi in mare, impedendo lo spinnamento, il finning, nel momento della pesca. Purtroppo i numeri sono importanti, con milioni di squali mutilati e lasciati morire inutilmente. Tanti che si prevede che tra un decennio saranno definitivamente scomparsi dai nostri mari. Urge dunque richiedere all’UE il divieto totale del commercio delle pinne di squalo. E non solo per ragioni etiche o animaliste ma per la nostra sopravvivenza. Gli squali, infatti, si trovano all’apice della catena alimentare degli Oceani e la loro diminuzione va ad alterare gli equilibri biologici negli ecosistemi marini. Questo comporta variazioni chimiche dell’acqua di mare che influiscono sul ciclo del carbonio fondamentale per supportare l’azione ossigenatrice degli oceani.

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I tassi di acidificazione sono in realtà molto più veloci di quanto previsto. Dall’inizio dell’era industriale, l’oceano ha assorbito 525 miliardi di tonnellate di CO2, e attualmente circa 22 milioni di tonnellate al giorno. Secondo il programma di ricerca sull’acidificazione degli oceani del Regno Unito, il pH degli oceani è già diminuito di circa il 30% e, se continuiamo a emettere CO2 allo stesso ritmo, l’acidità degli oceani aumenterà di circa il 150% entro il 2100, un livello mai raggiunto negli ultimi 400.000 anni. Scientific Principles – Ocean Acidification (weebly.com)

L’Oceano crea infatti il 50% dell’ossigeno che respiriamo. Una boccata d’aria su due la dobbiamo a lui, giocando un ruolo fondamentale nell’assorbimento del biossido di carbonio (CO²). Un minore sequestro di CO² comporta una sua maggiore emissione in atmosfera e quindi un aumento delle temperature con conseguente influenza sui cambiamenti climatici.

In sintesi, l’equazione è facilissima: se scompariranno gli squali, gli ecosistemi si squilibreranno e l’Oceano subirà dei cambiamenti chimico fisici importanti, aumentando le aree anossiche e perdendo la sua funzione di termoregolazione.

Cosa possiamo fare?
Sicuramente la prima cosa è sensibilizzare le persone che ci stanno attorno. Vincere il primordiale timore verso lo squalo, spiegando che non è un nostro nemico ma un alleato per sconfiggere le sfide del futuro. Poi, sicuramente, firmare e far firmare a più persone possibile l’iniziativa dei Cittadini Europei Stop Finning UE. La trovate a questo link: https://www.stop-finning-eu.org/it/

Affinché la proposta sia valida, è necessario raggiungere un milione di voti all’interno dei Paesi della Comunità Europea. Ne mancano ancora tantissimi e serve l’aiuto di tutti. Fatelo per Voi .. salvate il Vostro futuro.

Carola Ludovica Farci

 

 

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Lidia Gazza
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Lidia Gazza
28/10/2021 10:52

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