I tre ammiragli della Repubblica di Venezia

Guglielmo Evangelista

15 Maggio 2026
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIV – XVIII SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Venezia

Tu li vedrai tra quella gente vana che spera in Talamone, e perderagli più di speranza ch’a trovar la Diana; ma più vi perderanno li ammiragli” Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, XIII, 151-154

Quasi ammiraglio che in poppa e in prora vene a veder la gente che ministra per gli altri legni e a ben far l’incora…” Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, XXX, 58-60.

Dai versi danteschi si capisce bene che il termine ammiraglio è una parola antica il cui significato non è mai cambiato, un titolo del quale dal medioevo ad oggi si sono fregiati innumerevoli comandanti di flotte. Eppure proprio nella Repubblica di Venezia dove in certi periodi è esistita la marina da guerra più importante del Mediterraneo e che su di essa basava la sua forza, gli ammiragli non esistevano o, meglio, non esisteva questo titolo: naturalmente c’erano le flotte e chi le comandava, solo che erano usati altri nomi, in genere Capitano Generale da Mar, Capitano del Golfo e altre qualifiche simili in relazione al diverso contenuto degli incarichi ricevuti. In questo, forse avendo preso ad esempio la Serenissima, anche l’eterno avversario, cioè l’Impero Ottomano, affidava la sua armata navale a un kapudan paşa e solo nel 1867 adottò il più familiare termine di Amiral.

Angelo Emo K. Patrizio veneto comandante supremo della flotta veneta – cavaliere e procuratore di San marco nella spedizione militare al regno di Tunisi nell’anno 1785 1786 Fonte Bizarria – autore sconosciuto Angelo Emo Capodilista.jpg – Wikimedia Commons

Anche il grande Angelo Emo, l’ultimo grande marinaio veneziano, collezionò i titoli di Patron delle Navi, Capitano Straordinario delle Navi e Provveditore Generale da Mar ma, per quanto appena detto, non fu mai ammiraglio. A dire la verità a Venezia c’erano tre ammiragli, ma erano personaggi che non navigavano anche se per le competenze che erano loro assegnate erano professionisti che il mare lo conoscevano bene ed avevano un passato di imbarchi e di guerra, senza contare che con l’incarico assumevano un rango non minore di quello dei più prestigiosi comandanti della flotta.

L’Ammiraglio dell’Arsenale

Le magistrature che avevano competenza sull’Arsenale, cioè i Provveditori e i Patroni, di nomina politica, pur essendo coinvolti nella gestione di tutti gli aspetti dello stabilimento non erano logicamente in grado di conoscere a fondo i complicati meccanismi del lavoro quotidiano né spettavano loro i pareri e le decisioni squisitamente tecniche. In questo settore la responsabilità ricadeva interamente sull’Ammiraglio dell’Arsenale che possiamo considerare come una specie di Direttore Generale. Veniva scelto fra i proti, cioè i quadri direttivi che soprintendevano alle diverse attività svolte quotidianamente (Calafati, costruttori, remieri, ecc.) e restava in carica a vita. In una relazione del 1591 fu scritto: “… a tutta questa maestranza è preposto un huomo con titolo di Armiraglio il quale ha carico principalissimo del governo di tutto l’Arsenale…

Nel Vocabolario Marino e Militare di Alberto Guglielmotti si legge: “Ammiraglio, secondo gli statuti veneziani, era il titolo del primo Nostromo dell’armata, del porto e dell’arsenale.
Pur non facendo parte dell’aristocrazia, l’Ammiraglio era una personalità importante: ben pagato, con diritto all’abitazione e a regolari corresponsioni di vino e di legna, alla sua morte aveva diritto a funerali solenni nella Basilica di San Marco. In quanto unico dirigente tecnico doveva destreggiarsi fra le direttive politiche e gli aspetti pratici del lavoro e doveva necessariamente avere competenze in tutti i settori per poter seguire tutte le fasi di costruzione delle navi e del loro equipaggiamento e giudicare sullo stato e sulle necessità di riparare o mantenere in servizio quelle esistenti. Provvedeva inoltre a curare l’aspetto logistico e l’approvvigionamento di tutti i materiali necessari allo stabilimento. Di conseguenza doveva avere un consistente bagaglio di conoscenza di tutti gli aspetti dell’ambiente marittimo che poteva aver acquisito solo con l’esperienza diretta di comando e navigazione che, infatti, risulta posseduta dai vari Ammiragli i cui nomi sono tramandati dalla storia come Basilio Negro, nominato il 1° febbraio 1436, che in precedenza aveva ricoperto più volte l’incarico di ammiraglio, di comito, e di uomo del consiglio servendo sulle galere nelle Fiandre e nel Mediterraneo Orientale ed era anche stato sotto il comando del Capitanio generale da mar Pietro Loredan e del Capitanio del Golfo Stefano Contarini o come Antonio Zaccaria, ammiraglio dell’Arsenale negli anni ’60 del XV secolo, esperto anche di ingegneria idraulica che nel 1469, con notevole soddisfazione delle autorità veneziane, era riuscito a recuperare una nave affondata di fronte a San Marco. Spettava a lui la preparazione e il comando del Bucintoro nelle sue uscite ufficiali.

Ammiraglio dell’Arsenale

E’ una figura antica, esistente dal medioevo; nel 1355 un ammiraglio dell’Arsenale, Stefano Ghiazza, avrebbe dato a Marin Faliero l’idea del colpo di stato, che poi fallì, essendo furioso con gli aristocratici per un alterco avuto con un patrizio che pretendeva qualcosa che non si poteva concedere e lo aveva perfino colpito in faccia. Altri affermano invece che l’episodio sia da ascriversi a Bertuccio Isello e non mancano coloro che ne fecero un personaggio letterario a partire dal dramma “Marin Faliero” di Byron.

Gli ammiragli del Lido e di Malamocco

Questo titolo spettava ai due funzionari incaricati della sorveglianza del traffico mercantile che passava per le due bocche di accesso al bacino di San Marco dal mare libero. Tenevano appositi registri dove annotavano le entrate e le uscite, controllavano le patenti di sanità avviando se necessario le navi al lazzaretto, ispezionavano le merci e fornivano i piloti e le barche per il rimorchio delle navi dentro laguna. Svolgevano servizio di polizia marittima nelle acque circostanti e se necessario prestavano aiuto alle navi in difficoltà. Per tutti questi servizi disponevano di piccole fuste (1) contrassegnate da “Due San Marchi a prora” e di “uomini di barca” Rispondevano a loro le corporazioni dei piloti, i vivandieri e gli interpreti. Sostanzialmente svolgevano le funzioni oggi riconducibili a quelle del Corpo delle Capitanerie di Porto benché fossero in concorso con le numerose altre magistrature nelle quali era frammentata l’amministrazione veneziana come i Savi agli Ordini e, in particolare, gli ufficiali del Cattaver (2) che li nominavano ogni quattro anni.

La casa dell’Ammiraglio di Malamocco (Catalogo Generale Beni Culturali)

Assumevano una grande visibilità in occasione delle uscite del Bucintoro perché l’Ammiraglio del Lido imbarcava a prora e indicava la rotta mentre quello di Malamocco governava il timone. I contatti con le navi avvenivano mediante colpi di cannone e infatti il protagonista della novella 63 del letterato settecentesco Gaspare Gozzi è un “uomo al servigio dell’Ammiraglio di Malamocco” che una notte “… udito sparare il cannone si levò su per un andare alla marina”. Il racconto prosegue con altre vicende di nessun interesse per il soggetto che stiamo trattando. Dopo che nel 1797 avvenne il noto incidente, quando Domenico Pizzamano, comandante del forte di Sant’Andrea, attaccò la nave francese Liberateur d’Italie, unico veneziano a tentare di reagire all’invasione, i francesi mal informati chiesero a gran voce l’arresto dell’ammiraglio del Lido che era estraneo al fatto tanto più che risiedeva nel forte di San Nicolò.

Il Doge Alvise IV Mocenigo sul Bucentauro vicino alla Riva di Sant’Elena. Viene da chiedersi come gli Ammiragli potessero condurlo stante l’impedimento alla vista e ai movimenti a causa dell’affollamento e delle decorazioni – Autore Francesco Guardi. Guardi – Le Départ du Bucentaure vers le Lido de Venise, le jour de l’Ascension, vers 1770 – 1780, INV 20009.jpg – Wikimedia Commons

I due ammiragli rimasero in carica per un certo tempo anche durante la prima occupazione austriaca, fino a che la vecchia amministrazione veneziana fu smantellata e sostituita da un Capitanato del porto a norma dell’Editto politico di navigazione mercantile del 25 aprile 1774, promulgato da Maria Teresa.

Guglielmo Evangelista

 

Note
1 “Specie di piccola galera, più sottile, più fina, più veloce: armava da diciotto a ventidue remi per banda “(Guglielmotti, Vocabolario marino e militare)

2 Gli officiali del Cattaver componevano magistratura che aveva svariate competenze sul commercio, i dazi e in generale il controllo di varie materie in ambito erariale e anche sui beni ritrovati in mare.

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