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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OPERAZIONI MILITARI
parole chiave: Operazioni ONU, MSU
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La risposta innovativa a quel “vuoto di sicurezza” che si era avvertito e che era stato recepito dalla NATO attraverso lo Stability Policing, si concretizzò nella creazione della prima “Unità Specializzata Multinazionale”, meglio nota come “Multinational Specialized Unit” (MSU), dispiegata in Bosnia nell’agosto del 1998 nell’ambito della missione NATO SFOR (“Stabilization FORce”). Questa unità, di dimensioni reggimentali, era composta da forze di tipo gendarmeria (Gendarmerie Type Forces – GTF), nello specifico carabinieri italiani e gendarmi argentini, supportati da una componente di polizia militare rumena, sotto la guida italiana. Sostanzialmente si trattava di forze “ibride”, ovvero forze di polizia con status militare che combinavano la disciplina, l’organizzazione e la robustezza tipiche delle forze armate con le competenze, la mentalità e le funzioni proprie della polizia civile. Questo carattere ibrido si è poi rivelato la soluzione unica al policing gap, poiché consente una risposta calibrata in ambienti troppo ostili per la polizia civile, ma dove un impiego della forza militare letale sarebbe inappropriato e controproducente.

Dispositivo di controllo dei Carabinieri di KFOR MSU, di guardia al ponte sul fiume Ibar, in Mitrovica (Kosovo) durante la missione KFOR – estate 2019 – autore Allions – MSU Mitrovica Manbox – Ibar Bridge summer 2019.jpg – Wikimedia Commons
L’esperienza positiva delle MSU nei Balcani ha gettato le basi operative per la successiva formalizzazione di una dottrina condivisa all’interno della NATO, trasformando una soluzione tattica in una riconosciuta capacità di livello strategico. L’efficacia dimostrata sul campo dalle MSU ha portato alla necessità di codificare l’esperienza operativa in un quadro dottrinale formale e condiviso. Questo processo si è concretizzato nel 2016 con la pubblicazione dell’Allied Joint Publication AJP-3.22 (Allied Joint Doctrine for Stability Policing), che oggi rappresenta il documento di riferimento per l’Alleanza Atlantica in questa materia. La dottrina non solo standardizza l’approccio, ma espande anche la portata del concetto, rendendolo uno strumento flessibile applicabile all’intero spettro dei conflitti.

L’AJP-3.22 definisce due missioni principali per lo Stability Policing (vedi immagine dalla pubblicazione), che si adattano a diversi livelli di collasso o inefficienza delle istituzioni di sicurezza locali:
– replacement (sostituzione), necessaria nelle situazioni in cui le forze di polizia locali (IPF – Indigenous Police Force) o un governo riconosciuto sono inesistenti o completamente collassati. Questo è il caso più esigente e può caratterizzare un cosiddetto “Failed State” (Stato fallito). La sostituzione può essere completa (coprendo controllo territoriale, polizia generale e funzioni specialistiche) o parziale (limitata a lacune di capacità specifiche che le IPF esistenti non riescono a coprire);
– reinforcement (rafforzamento), richiesta quando la polizia locale esiste ed è considerata affidabile, ma la sua efficacia è limitata o indebolita. Questa situazione è spesso caratteristica di un “Recovering State” (Stato in ripresa).

Le attività di rafforzamento possono includere diverse funzioni:
– monitoring (monitoraggio): osservazione, valutazione e rendicontazione delle prestazioni delle IPF per garantire il rispetto dei diritti umani e delle migliori pratiche internazionali;
– mentoring (affiancamento): fornire guida e consulenza continua a individui, team o unità specifiche fino a quando non sono in grado di funzionare autonomamente, spesso focalizzato sullo sviluppo del personale in posizioni di leadership e comando;
– advising (consulenza): fornire competenze e consigli specialistici alle forze locali, applicabile dal livello tattico a quello strategico;
– reforming (riforma): processo di trasformazione strategica volto a migliorare le capacità e l’integrità, che può includere la ristrutturazione interna, la ricostruzione e l’ispezione;
– training (addestramento): iniziative che contribuiscono all’educazione e all’addestramento della forza locale, sia a livello individuale che collettivo;
– partnering (collaborazione): coinvolgimento in attività congiunte. Il rafforzamento può evolvere dalla funzione di sostituzione (fase iniziale), e richiede un progressivo passaggio di responsabilità alla polizia locale.
Per adempiere a queste missioni, le forze di Stability Policing devono possedere un’ampia gamma di capacità specialistiche, diverse da quelle di un’unità militare convenzionale ed in particolare:
– controllo della folla e gestione dei disordini – capacità fondamentale per gestire le tensioni civili con un uso proporzionato della forza, prevenendo l’escalation della violenza;
indagini penali e attività forensi: competenze essenziali per raccogliere prove, gestire la scena del crimine e supportare il sistema giudiziario nel perseguire i responsabili di reati;
– controllo delle frontiere e sicurezza di siti critici – per ristabilire la sovranità dello Stato e proteggere le infrastrutture vitali per il funzionamento della società;
– lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata – capacità specialistiche per contrastare le minacce che minano la stabilità e finanziano gruppi destabilizzanti;
– protezione dei civili e dei gruppi vulnerabili – per garantire la sicurezza umana e creare un ambiente protetto, in particolare per minoranze, donne e bambini.
L’impiego di unità MSU si dimostrò sin dall’inizio pienamente in grado sia di porre sul terreno la capacità di colmare il “deployment gap” 1, sia di fornire un concreto contributo per porre fine alla violenza su larga scala. Come esempio di impiego si possono citare il dispiegamento in Bosnia ed in Kosovo nonché l’impegno nelle lotta contro l’ISIS (Islamic State in Iraq and Syria).

attività forze statunitensi durante l’operazione SFOR in Bosnia – Fonte US ARMY – Autore non noto – 2004 … SFOR Surveillance.jpg – Wikimedia Commons
In Bosnia, il dispiegamento della NATO SFOR si scontrò con la minaccia dei disordini civili orchestrati, noti come “rent-a-mobs” 2. La SFOR, priva di capacità di controllo della folla, si trovava paralizzata. Il dispiegamento della MSU nel 1998 colmò in modo decisivo questo deployment gap. Nel suo primo anno di attività la MSU risolse 261 dei 263 “interventi” senza ricorrere all’uso della forza, basandosi su deterrenza, dissuasione e negoziazione.
In Kosovo, il rapido dispiegamento della MSU in ambito KFOR (Kosovo FORce) nel 1999 evitò il verificarsi di un deployment gap. Questa prontezza permise di gestire efficacemente i disordini nella città divisa di Mitrovica, neutralizzando le tattiche dei cosiddetti “Bridge Watchers” (“Osservatori/Guardie del ponte”), gruppo paramilitare formato principalmente da serbi del Kosovo settentrionale, attivo soprattutto tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000. Per inciso, il loro nome deriva dall’attività sul ponte sul fiume Ibar, che divide la città di Mitrovica in due parti: la parte nord, a maggioranza serba, e la parte sud, a maggioranza albanese, diventato un simbolo della divisione etnica e politica tra le due comunità.

Carabiniere della KFOR di guardia al ponte sul fiume Ibar – Mitrovica (lato albanese) – Kosovo, 2013 – Autore Adam Jones, Ph.D. Italian Carabinieri KFOR Soldier at Ibar River Bridge – Mitrovica (Albanian Side) – Kosovo.jpg – Wikimedia Commons
Nel contesto della lotta all’ISIS, il contributo dello Stability Policing, dopo il gravissimo attentato alla base italiana Maestrale di Nassiriya sede della MSU del 12 novembre 2003, che causò la morte di 19 italiani (12 carabinieri, 5 militari dell’Esercito e 2 civili) e 9 iracheni, assunse la forma della Police Task Force – Iraq (PTF-I), a guida carabinieri, come evoluzione di precedenti missioni di addestramento avviate dall’Arma in Iraq. Un contingente di 90 carabinieri fu schierato nel marzo 2015 per formare la PTF-I, successivamente cresciuta fino a includere circa 170 addetti, tra cui Guardia Civil spagnola e personale di polizia militare e civile di altri paesi. La strategia della coalizione si basava sul concetto di “clear and hold” (“ripulisci e mantieni”): le forze militari “ripulivano” le aree da ISIS, mentre le forze di polizia locali (“Hold Forces“) avevano il compito di “mantenerle” sicure. La PTF-I fu creata per addestrare queste forze, un modello di successo nel campo del “train, advise and assist” (addestramento, consulenza e assistenza).
In ogni caso, l’impegno ed i risultati conseguiti dai carabinieri delle MSU, ha messo in risalto il ruolo pionieristico dell’Italia nello sviluppo, nella codifica e nella diffusione del concetto di Stability Policing a livello mondiale, permettendo di trasformare l’esperienza operativa maturata in una capacità strategica riconosciuta e in un modello di eccellenza. Il riconoscimento di tale ruolo pioneristico si è poi concretizzato con la costituzione del “Center of Excellence for Stability Police Units” (CoESPU) – Centro di Eccellenza per le Stability Police Units) inaugurato a Vicenza il 1° marzo 2005.

militari e studenti provenienti da Europa, Africa, Italia e Stati Uniti durante la cerimonia di laurea del 19° corso sulle relazioni tra unità civili, militari e di polizia presso il Centro di eccellenza per le unità di polizia di stabilità (CoESPU) a Vicenza, Italia, 28 febbraio 2017 – Foto US ARMY Autore Paolo Bovo, Visual Information Specialist Graduation Ceremony 19th Course on Civilian, Military and Police Units Relationship at Center of Excellence for Stability Police Units (CoESPU) Vicenza, Italy 170228-A-JM436-093.jpg – Wikimedia Commons
L’istituzione nacque da una proposta italiana accolta dal G8 durante il “Sea Island Summit” del 2004 e sostenuta fin dall’inizio da un fondamentale finanziamento del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La missione del CoESPU è duplice, facendone un punto di riferimento unico con:
– il “centro di formazione avanzata” (advanced training center): il CoESPU è un polo addestrativo di livello mondiale;
– il “polo dottrinale”(doctrinal hub): oltre all’addestramento, il CoESPU funziona come un “think tank” strategico collaborando con organizzazioni internazionali per sviluppare e standardizzare dottrine e procedure comuni e promuovendo l’interoperabilità. Per completezza, la stessa struttura che ospita il CoESPU ospita ora anche il “NATO Stability Policing – Center of Excellence” (NATO SP-CoE) (Centro di Eccellenza NATO per lo Stability Policing) nonchè il Quartier Generale permanente della “Forza di Gendarmeria Europea”, meglio nota come EUROGENDFOR (EUROpean GENDarmerie FORce – EGF).
In definitiva è evidente che lo Stability Policing, condotto da forze specializzate di tipo gendarmeria, non è un’opzione accessoria, ma uno strumento per la gestione delle crisi e rappresenta l’anello di congiunzione che colma il divario tra l’intervento militare, necessario per fermare il conflitto, e la costruzione di una pace sostenibile, fondata sullo stato di diritto.
Per completezza di informazione, l’attuale impegno di EUROGENDFOR si manifesta presso il valico di Rafah, (tra Gaza ed Egitto) nell’ambito della missione dell’Unione Europea “EUBAM Rafah” (European Union Border Assistance Mission – Rafah), missione riattivata all’inizio del 2025 dopo una sospensione durata dal 2007. In tale Forza è presente un nucleo di carabinieri, circostanza che dimostra che tali forze di Stability Policing possono svolgere un ruolo chiave nel garantire la sicurezza e la gestione ordinata post-conflitto di quei territori in situazioni precarie, contribuendo così agli sforzi internazionali per la pace e la stabilità nella regione.
Francesco Caldari Marco Bandioli
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1 deployment gap” è l’impossibilità o mancata volontà da parte della polizia locale di svolgere la missione assegnata
2 rent a mobs è un termine dispregiativo che indica un gruppo di persone, spesso assunte, che partecipano a proteste o eventi per creare una dimostrazione artificiale o non autentica di sostegno o opposizione
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Francesco Caldari, Generale di Brigata (riserva), ha servito per quaranta anni nel servizio permanente effettivo nell’Arma dei carabinieri, ricoprendo incarichi di comando nella organizzazione Mobile (8° Battaglione “Lazio” – Roma), in quella Territoriale (Tenenza / Compagnia di Acerenza), di Polizia Militare (Compagnia per la Marina Militare presso l’Alto Comando della Spezia) e della Tutela del Segreto (Agenzia di Sicurezza Interregionale CC M.M. La Spezia) nonché in servizio di polizia giudiziaria (Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Genova).È stato altresì impiegato nel contesto di Stato Maggiore (da ultimo quale Ca.SM del Comando Legione “Liguria” in Genova), anche all’estero, come Provost Marshal presso il Quartier Generale di NATO-KFOR (Kosovo Force) a Prishtina/Priština. Ha seguito numerosi e variegati corsi militari. Gli è stata concessa la Medaglia Mauriziana e di Cavaliere della Repubblica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Sicurezza (Roma – Tor Vergata) e quella magistrale in Relazioni Internazionali (Genova), con una tesi sulla “cooperazione internazionale di polizia”, argomento sul quale cura un blog ed un podcast. Concluso il servizio attivo si dedica alla sua passione per la storia
Marco Bandioli Ufficiale ammiraglio della riserva della Marina Militare italiana ha al suo attivo lunghi periodi di imbarco nei quali ha partecipato ad operazioni navali, anfibie e di sicurezza marittima, sia in contesti nazionali che multinazionali e/o NATO. Ha comandato tre unità navali in piena attività operativa ed è stato anche impiegato in ambito Interforze nonché nello staff alle dirette dipendenze del Ministro della Difesa. Ha scritto un manuale di “Guerra anfibia” ad uso dell’Accademia Navale e per la casa editrice IBN un manuale operativo per la difesa antiterrorismo dei porti. Inoltre è autore di numerosi articoli, sia a livello strategico che tattico, per diverse riviste di settore, sia istituzionali che di normale divulgazione. In qualità di cintura nera 5°Dan di karate, e specialista in tecniche di combattimento militare, scrive periodicamente articoli per una organizzazione internazionale di arti marziali
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in anteprima un IVECO-OTO Melara Centauro B1 del 19° Reggimento di Cavalleria dell’Esercito Italiano durante un pattugliamento a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina, durante la missione IFOR (Forza di Implementazione multinazionale – IFOR), composta da forze militari NATO e non NATO, schierata in Bosnia a supporto degli accordi di Dayton – Autore PH2 Jeffery Russell Centauro01.JPEG – Wikimedia Commons
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pubblicato precedentemente integralmente su DIFESAONLINE
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