Dinosauri italiani

Aaronne Colagrossi

28 Gennaio 2025
tempo di lettura: 5 minuti

.
livello elementare
.
ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: CRETACEO
AREA: ITALIA
parole chiave: fossili, dinosauri
.

Molti di noi sono abituati a pensare che certe creature fossili siano impossibili da rinvenire nei nostri territori; eppure dinosauri furono presenti in Italia, probabilmente non con l’abbondanza che ci si aspetterebbe ma certamente con caratteristiche peculiari nel loro genere.

Nel lontano inverno del 1980 un calzolaio veronese che lavorava in Campania, Giovanni Todesco, effettuò una scampagnata sul Massiccio del Matese occidentale, al confine tra Campania e Molise. Appassionato ricercatore di fossili, scelse una cava abbandonata nei pressi di Pietraroja, cittadina già famosa dai tempi del Regno di Napoli per i suoi fossili completi di pesci. Staccò alcune lastre di roccia calcarea, il Plattenkalk, senza aprirle. Scorgendo un sottile strato nero tra le due lastre comprese che vi era presenza di fossili.

Scipionyx-samniticus-768x510

Scipionyx samniticus –  da Museo Geologico Sperimentale – Visitgiaveno

Immaginate la sua sorpresa quando ritrovò al suo interno un fossile simile ad un sauro. Todesco lasciò il fossile esposto in casa, fino al 1993, quando dopo la visione del film Jurassic Park si rese conto che si trattava di qualcosa di più di una semplice lucertola, seppur ben conservata. Quando mostrò il materiale a un paleontologo di Milano, questi si rese immediatamente conto che si trattava di una scoperta di importanza mondiale: era un dinosauro lungo circa 20 centimetri completo in molte sue parti, soprattutto i suoi organi. Successive analisi scientifiche mostrarono l’appartenenza della creatura ad una famiglia sconosciuta di teropodi. Ma non solo: il fossile è uno dei primi dinosauri al mondo per stato di conservazione degli organi interni. Il paleontologo Cristiano Dal Sasso battezzò il piccolo dinosauro Scipionyx samniticus (in onore del geologo Scipione Breislak) e, nel 2010, presentò i suoi studi su Ciro – il nomignolo col quale fu battezzata la piccola creatura – che rivelarono che il fossile del piccolo dinosauro era in ottimo stato di conservazione, in particolare mostrava ancora le sue fibre muscolari, il fegato, l’intestino ed altre parti molli, strutture organiche normalmente difficilissime da fossilizzare.

La penisola italiana durante il Cretaceo
Per essere precisi lo Scipionyx samniticus non fu l’unico dinosauro italiano. Sebbene l’Italia nel Cretaceo fosse sommersa dalle acque marine dell’oceano Tetide, rendendo di fatto difficilissimo se non impossibile rinvenire fossili di una certa importanza paleontologica come i dinosauri, resti della loro presenza sono presenti in tutta la penisola. L’Italia del Cretaceo era una sorta di tavolato sommerso dalle acque, ma si trattava di mari poco profondi, con ampi settori di terre emerse, ricchi di vegetazione, che permettevano addirittura interscambi migratori di specie animali. Il corpo geografico, che ci appare adesso come l’Italia, oltre che parzialmente sommerso e smembrato, era anche spostato verso sudovest rispetto alla posizione attuale, sia in latitudine che longitudine. Tracce della vita di questi grandi animali si ritrovano in tutta la penisola e, nel 1985, nelle Dolomiti bellunesi, ai piedi del Monte Pelmetto, furono scoperte numerose impronte di dinosauri. 

Dolomiti-bellunesi-impronte-di-dinosauri.-768x576

Dolomiti bellunesi, impronte di dinosauri Le Impronte di Dinosauri Val di Zoldo Dolomiti

Nel 1989 a Lavini di Marco, vicino Rovereto, un appassionato scambiò per buchi di granate delle Seconda Guerra Mondiale quelle che, in realtà, erano impronte di dinosauri. Ne furono catalogate ben 1.500 in quarantasei piste diverse. E le scoperte d’impronte non si fermarono, in tutta la penisola italiana ne furono rinvenute a migliaia. Nel 1999 ad Altamura furono rinvenute 30.000 impronte di dinosauro risalenti al Cretaceo Superiore ed appartenenti principalmente a dinosauri erbivori.

Nel 1994, vicino Trieste, a Villalago del Pescatore di Duino, la geologa Tiziana Brazzatti scorse una zampa fuoriuscire dalla roccia in una cava abbandonata (a 100 metri dal mare); Brazzatti stava effettuando un rilevamento geologico per la sua tesi e ricorda ancora oggi l’adrenalina e l’entusiasmo per una delle più grandi scoperte paleontologiche dell’Europa. Si trattava di un dinosauro erbivoro che la geologa battezzò Antonio. Rimuovere quel fossile dalle rocce richiese anni di lavoro. Si dovettero smuovere centinaia di metri cubi di roccia, tagliandola con fili diamantati per poi pulire ogni singolo osso con acido formico.

calco_con_Tiziana_Brazzatti-768x576

Tiziana Brazzatti posa vicino al calco di Antonio il dinosauro DINOSAURO ANTONIO (gravita-zero.org)

Antonio risultò essere l’adrosauro più antico in Europa, conosciuto come dinosauro a becco d’anatra. Il fossile rinvenuto era lungo quattro metri ed era una femmina, a dispetto del nome, con un’età stimata di 85 milioni di anni. Fu Jack Horner, un famoso paleontologo americano, a scoprire e studiare le prime colonie di nidi fossili di questi dinosauri dal buffo becco d’anatra, dimostrando l’elevato grado di socialità di questi antichi animali. Una curiosità, Horner deve la sua popolarità anche grazie alla consulenza fornita a Steven Spielberg nel film Jurassic Park, proseguita nel Mondo Perduto e poi andata avanti in JP III e JP World con altri registi. Nell’ultimo film ebbe addirittura un piccolo ruolo.

Tornando in Italia, nel 1996 Angelo Zanella scoprì dei fossili di dinosauro in una cava di Saltrio, in Lombardia; la successione sedimentaria apparteneva a depositi marini poco profondi e probabilmente l’animale morì lungo le spiagge prima di essere inglobato nei sedimenti. Tuttavia la classificazione del dinosauro, basata su 119 ossa, è ancora dubbia. Il dinosauro fu chiamato Saltriosauro, probabilmente un dinosauro carnivoro teropode. Nel 2009 a Capaci, Sicilia, fu scoperto l’osso di un dinosauro risalente al Cenomaniano, ovvero circa 96 milioni di anni fa. I tre paleontologi palermitani, autori della scoperta, inviarono un campione al centro di geologia dell’università di Bonn per effettuare degli esami istologici ed emerse senza nessun dubbio che l’osso scoperto apparteneva a un grosso dinosauro, probabilmente un carnivoro. Il dinosauro fu ribattezzato DinoSaro; inutile dire che la scoperta mescolò nuovamente il mazzo di carte dell’evoluzione geologica della bella Sicilia facendo ipotizzare che forse le acque marine del Cretaceo Superiore non erano così profonde come si era sempre pensato.

Giovanni-Todesco-e-Tiziana-Brazzatti

Giovanni Todesco (che scoprì Ciro) e Tiziana Brazzatti (che scoprì Antonio) Ciro – Il sito web ufficiale della scopritrice del dinosauro Antonio

Come avviene sempre in questi casi una nuova scoperta mette in ballo nuove domande, ancora più complesse. Ma d’altronde questo è anche il fascino della scoperta e dell’avventura … in qualsiasi campo naturalmente.

Aaronne Colagrossi   
         

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.

PAGINA PRINCIPALE
.

(Visited 1.725 times, 1 visits today)
Share
2 pensiero su “Dinosauri italiani”

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua
error: Content is protected !! ATTENZIONE Il contenuto è protetto - Per eventuali autorizzazioni contattare la redazione all'indirizzo infoocean4future@gmail.com