La navigazione marittima alla fine del Medioevo

Piero Carpani

11 Agosto 2025
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE
PERIODO:MEDIOEVO
AREA: EUROPA
parole chiave: mari del Nord, Mediterraneo

Nel Medioevo, nel Mare del Nord e nel Mar Baltico, la navigazione commerciale collegava l’Inghilterra e i Paesi Bassi con la Russia e i Paesi vicini favorendo lo scambio di lana, vino e sale, con pellicce, ambra, birra e stoccafisso. La principale marineria dell’epoca era quella della Lega Anseatica (fondata nel 1143 a Lubecca) che utilizzava imbarcazioni adeguate alle condizioni metereologiche della zona; si trattava di navi a vela, in genere con un solo albero, con fasciame a clinker, reminiscenza delle navi vichinghe, di cui rinforzavano longitudinalmente lo scafo, non pontato, con tavole di fasciame parzialmente sovrapposte, per fornire quella robustezza longitudinale che ora si realizza con i correnti longitudinali.

Immagine di copertina tratta dalla sezione sul diritto marittimo “Van schiprechte” – “Delle leggi sulla navigazione” in medio-basso tedesco – del diritto cittadino di Amburgo del 1497.
Stadtrecht P.Schiffrecht.MHG.ajb.jpg – Wikimedia Commons

Nel Mediterraneo, lo stimolo maggiore al commercio marittimo era dato dalle spezie e, più avanti nel tempo, dalla logistica delle Crociate. La nave tonda con propulsione a vela, di romana memoria, era ora armata con due alberi (vele quadre al trinchetto, vele auriche alla maestra) ed aveva il nome di brigantino o fregata o feluca o galeotta mentre, quando gli alberi erano tre, sì chiamava caracca. Le principali marinerie erano quelle delle cosiddette Repubbliche Marinare (Venezia, Ancona, Ragusa, Amalfi, Gaeta, Pisa, Genova e Noli) che, per periodi differenti e spesso in competizione tra loro, percorrevano le rotte commerciali con il vicino Oriente e, lungo le coste europee, fino al Mare del Nord, alle Fiandre. Voglio ricordare la storia della caracca Querina, partita da Venezia per le Fiandre al comando di Pietro Querini nel 1431 e naufragata nel Mare del Nord. La sua avventurosa storia meriterebbe un altro articolo per cui mi limiterò a dire che i pochi superstiti – 16 di 68 – riuscirono a raggiungere le isole Lofoten (Nord Norvegia) e da lì a rientrare, undici mesi più tardi, il 12 ottobre 1432, a Venezia dando inizio alla commercializzazione dello stoccafisso in Italia.

La costruzione delle imbarcazioni, con fasciame a paro, era compito dei maestri d’ascia che si affidavano all’esperienza maturata e alle sagome di legno, delle parti principali dello scafo (seste) di precedenti costruzioni ben riuscite, per impostare la nuova nave. I segreti del mestiere e il colpo d’occhio del maestro d’ascia erano fondamentali per realizzare l’imbarcazione perché non esisteva niente di scritto cui fare riferimento.

dettaglio di portolano del XV secolo – Library of Congress Washington D. C.

Per navigare ci si riferiva ai punti cospicui dei litorali e si seguiva la direzione dal porto di partenza a quello di destinazione aiutandosi con l’osservazione degli astri (Sole, Luna, stelle) e sfruttando il regime dei venti. L’esperienza maturata in precedenti viaggi per mare iniziò a essere trascritta e così nacquero i moderni portolani, manuali che raccoglievano le informazioni d’interesse lungo le rotte, e le carte nautiche che registravano la posizione dei porti e le direzioni da seguire per raggiungerli.

dettaglio di una miniatura del XV secolo –  Navigatori nell’Oceano Indiano che si orientano con stelle e astrolabio – Fonte “Il Libro delle Meraviglie del Mondo”, Ms. 2810, folio 188v, miniata dal Maestro di Egerton, scritta da John (Jehan) de Mandeville. Intorno al 1410-1412. BN, Parigi) – ID immagine: 1453717

Nel Mediterraneo si navigava con la bussola a 16 rombi (rombo=vento=direzione: oltre agli otto venti canonici erano segnati i mezzi-venti cioè le direzioni intermedie), con i portolani e con la stima; le carte portolano, su cui erano disegnate le linee dei profili della costa e scritti i nomi dei diversi porti, riportavano, nelle posizioni più opportune, i venti cioè le direzioni su cui indirizzare la prora per raggiungere il porto desiderato.

La pergamena portolano, anonima, rappresenta tutto il mare Mediterraneo XV secolo (Library of Congress Washington D. C.)

In pratica si faceva una navigazione piana cioè assimilando la superficie marina a una superficie piana e ciò era possibile perché le distanze erano brevi, anche quando si navigava fuori vista dalla costa. Questa pratica, tuttora in uso, non correttamente compresa nel passato, ha generato la falsa idea che nel medioevo pensassero che la superficie terrestre fosse piana e che la terra non fosse sferica.

Diverse parti di un astrolabio del XVIII secolo, realizzato in Nord Africa. I primi astrolabi furono realizzati nel III secolo, ma gli astrolabi in ottone più avanzati non apparvero prima del Medioevo (VIII e IX secolo). L’astrolabio era uno strumento astronomico utilizzato da astronomi classici, navigatori e astrologi per la localizzazione e previsione della posizione del Sole, della Luna, dei pianeti e delle stelle; la determinazione dell’ora locale in base alla latitudine locale e viceversa; la topografia e la triangolazione. Nel mondo islamico medievale, venivano utilizzati principalmente per studi astronomici, ma anche in altri ambiti diversi come l’astrologia, la navigazione, la topografia, la misurazione del tempo, le preghiere del Salah e la Qibla.
Astrolabe, 18th century, disassembled.jpg – Wikimedia Commons

In questo periodo si diffusero la bussola, la cartografia e i codici di navigazione (Tavole amalfitane, gli Statuti del mare anconetani e il Capitolare Nauticum di Venezia). Prendendo spunto dalla lettura del libro “Arte del navigare” di Pedro da Medina (1554) nel prossimo articolo vi racconterò come, da una navigazione praticamente di cabotaggio, si arrivò ad attraversare l’oceano Atlantico.
Piero Carpani

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