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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: LA SPEZIA
parole chiave: Cannoni, circolo ufficiali della Spezia
Abbiamo raccontato in un articolo precedente il ritrovamento di cannoni all’interno dell’Arsenale M.M. della Spezia, sul finire del secolo scorso, salvati da possibile rottamazione dall’intuito dell’Ammiraglio Carpani. Alcuni di essi sono facilmente visibili e oggi parlerò di quelli esposti all’ingresso principale della bella palazzina umbertina del Circolo Ufficiali della Marina Militare di La Spezia significando che sono solo una parte dei tanti affusti ad avancarica ancora visibili nell’Arsenale della Spezia e in molte basi navali limitrofe. I cannoni furono esaminati dallo storico Aldo Antonicelli, sulla base anche di un suo lavoro precedente sull’artiglieria della Marina sarda dell’ottocento. Ecco cosa è stato possibile ricostruire per i due cannoni del Circolo Ufficiali:

La forma, le dimensioni esterne e i diametri dei due pezzi corrispondono, fatte salve le inevitabili imprecisioni di misurazione, a quelle del cannone francese da 24 libbre modello 1786 e calibro di 152 mm. Sull’orecchione sinistro è impressa la cifra 1816, l’anno di produzione. Sull’orecchione destro è impressa la lettera F: si tratta del marchio della fonderia svedese di Finspong che lo utilizzò nel settecento e nei primi decenni dell’800.

La piattabanda di culatta sul lato destro del campo del focone è parzialmente interrotta da un incavo, mentre sul lato verticale destro del campo del focone si trovano due fori. Servivano per accogliere e fissare l’acciarino a pietra focaia col quale si accendeva l’innesco, contenuto nel focone, della carica di lancio. E’ possibile che l’incavo e i fori siano conseguenti a una modifica apportata dopo alla fusione del cannone. L’acciarino a pietra focaia fu adottato su larga scala, in sostituzione all’innesco a miccia, dalle principali marine europee dall’inizio dell’800. Era fissato a fianco del campo del focone.

Gli unici cannoni di modello francese utilizzati dalla Marina sarda furono quelli che furono acquistati in Svezia nel 1816 dal capitano Spinola, che vi era stato appositamente inviato per reperire le artiglierie destinate alle due grosse fregate, allora in costruzione, Maria Teresa e Commercio di Genova e per il brigantino Tritone.
Che i cannoni acquistati fossero di modello francese si ricava da un documento non datato ma risalente probabilmente al 1824, nel quale sono riportate le principali dimensioni e i pesi delle artiglierie “venus de Svuede” (provenienti dalla Svezia) componenti l’armamento delle “grosse fregate” (delle quali non è riportato il nome ma che sono ovviamente Maria Teresa e Commercio di Genova (vedi disegno sottostante), per molto tempo le uniche Unità dotate di artiglierie provenienti dalla Svezia.

In particolare, il documento cita “cannoni da 24” (lb) e “carronate da 36” (lb) di calibro francese; le dimensioni dei pezzi sono espresse in piedi e pollici ma non è indicato il sistema di misura di riferimento: si tratta però sicuramente di unità di misura francesi in quanto, traducendole nel sistema metrico, si ottengono le dimensioni esatte del cannone da 24 francese modello 1786, fatte salve alcune minime differenze attribuibili ad errori di trascrizione oppure a tolleranze nella costruzione dei pezzi.
I 63 cannoni da 24 lb acquistati da Spinola giunsero a Genova, tra la metà di gennaio e il febbraio 1817, trasportati dai bastimenti mercantili svedesi Aurora e Stokolm. Nei documenti, della Marina sarda, non è specificato il fornitore né se questi pezzi furono fusi appositamente oppure se Spinola avesse acquistato cannoni già disponibili; la seconda ipotesi è la più probabile in quanto, contemporaneamente, Spinola acquistò anche carronate di “calibro danese ” per il brigantino Tritone. L’acquisto di differenti modelli d’artiglieria fa ritenere che l’ufficiale acquistasse quanto disponibile sul mercato.

I dati raccolti (dimensioni, modello francese, lettera F sull’orecchione destro, data di fusione 1816 sull’orecchione sinistro), la predisposizione, presente sui due esemplari, per l’utilizzo degli acciarini a pietra focaia denominati “piastre” o “platine”, alla francese il cui impiego nella Marina sarda è attestato con certezza dal 1820 e la coincidenza dell’anno di fusione con quello in cui il captano Spinola fece l’acquisto per le fregate Maria Teresa e Commercio di Genova fanno ritenere, più che probabile, attribuire i due pezzi al lotto utilizzato per armare quelle fregate del Regno di Sardegna.
Ricordiamo che il primo armamento guerresco di queste due navi era composto da, per ciascuna di esse, 30 cannoni da 24 libbre, 22 carronate da 36 lb e da 16 tra petrieri e spingarde in bronzo. Una decina d’anni dopo, nel 1827, su proposta dell’ammiraglio Des Geneys, comandante della Marina sarda, i cannoni da 24 lb di modello francese furono sostituiti con altrettanti cannoni inglesi dello stesso calibro.
Aldo Antonicelli e Piero Carpani
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