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livello elementare
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ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO MERIDIONALE
parole chiave: Passaggio di Drake, sequestro del carbonio
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Il passaggio di Drake, al largo della Penisola Antartica Occidentale, è un canale notoriamente pericoloso che collega tre oceani – l’Atlantico, il Pacifico e quello Meridionale – e si estende tra il Cile, Argentina e le Isole Shetland Meridionali, Antartide, di fatto collegando la parte sud-occidentale dell’Oceano Atlantico con quella sud-orientale del Pacifico ed estendendosi nell’Oceano Meridionale.

Mappa del Passaggio di Drake secondo il trattato stabilito tra Cile e Argentina dal Tratado de Paz y Amistad del 1984 – Fonte GMT (OMC) base map modified by Giovanni Fattori points according Tratado de Paz y Amistad of 1984 Mollweide Paleographic Map of Earth, 45 Ma (Lutetian Age).png – Wikimedia Commons
Geologicamente, si aprì tra i 49 e i 17 milioni di anni fa, quando durante il Paleogene l’Antartide si separò dal Sud America. In quell’era geologica il Sud America iniziò a spostarsi verso nord separandosi dall’Antartide, aprendo così lo Stretto di Drake e permettendo per la prima volta la circolazione oceanica completa attorno all’Antartide, ma non solo. Questa spaccatura permise di instaurarsi la Corrente Circumpolare Antartica, bloccando l’afflusso delle acque calde verso l’Antartico e provocando il rapido raffreddamento del clima di quel continente. Immaginiamoci una grande terra meridionale coperta di boschi che piombò nel gelo e si ricoprì dei ghiacciai che tuttora la ricoprono. Questa separazione portò alla creazione della Shackleton Fracture Zone, una frattura sottomarina tra la faglia Scotia e quella Antartica. Inoltre, il Passaggio di Drake influenza la temperatura superficiale globale e la circolazione atlantica. Se non esistesse, non vi sarebbe alcuna corrente circumpolare antartica per cui non si creerebbe alcuna cella di acque profonde del Nord Atlantico, l’emisfero australe sarebbe più caldo e quello settentrionale più freddo.

Shackleton Fracture Zone – Fonte NOOA Shackleton Fracture Zone.jpg – Wikimedia Commons
Un pò di storia
Essendo ad una latitudine molto meridionale il passaggio non fu scoperto fino al 1525 quando un navigatore spagnolo, Francisco de Hoces, lo scoprì durante una spedizione esplorativa dell’ingresso meridionale dello Stretto di Magellano. Per questo motivo, nelle mappe e nelle fonti di lingua spagnola il Drake Passage è indicato come Mar de Hoces. Lo Stretto di Drake prese poi il nome da Sir Francis Drake, in occasione del suo transito nel 1578, durante l’epica circumnavigazione del globo a bordo della sua nave ammiraglia Golden Hind. Dopo aver attraversato lo Stretto di Magellano, Drake raggiunse l’Oceano Pacifico, senza passare da Capo Horn, dove trovò una forte tempesta che lo spinse molto più a Sud, confermando l’ipotesi di un mare aperto a Sud del Sud America.

Nel 1615 una spedizione con due navi, la Hoorn e la Eendracht, partì dai Paesi Bassi sponsorizzata da Jacob Le Maire e dalla sua Australische Compagnie, guidata in parti uguali da Willem Schouten con lo scopo di trovare la mitica Terra Australis. Proseguirono verso sud, lungo le coste sudamericane orientali e, oltrepassando lo Stretto di Magellano, avvistarono, il 24 gennaio, un passaggio largo circa otto miglia tra due masse di terra: la terra a ovest che chiamarono Mauriceland (oggi, parte della Terra del Fuoco argentina), ed a est Statesland (ora l’Isla de los Estados argentina). Videro un gran numero di balene, pinguini e focene. Verso mezzogiorno del 29, oltre i 57° S, videro due isole che si estendevano a ovest-sudovest, che chiamarono Isole Barnevelt. Continuarono verso ovest-nordovest e verso sera videro di nuovo terra con alti pendii collinari coperti di neve che terminavano in una punta acuminata, che chiamarono Capo Hoorn, dalla città natale di Schouten, alla latitudine 57°48′ S. Nonostante le pessime condizioni meteo marine riuscirono a doppiare il Capo il 31 gennaio 1616, per la prima volta nella storia.
Le rotte dei clipper
Nel 1616, il navigatore olandese Willem Schouten con la sua nave Eendracht fu il primo a doppiare Capo Horn attraverso il tempestoso Passaggio di Drake, navigando più a sud fino a raggiungere l’oceano Pacifico. Dopo di lui molte navi tentarono il passaggio, alcune senza riuscire a superarlo e naufragando tra i flutti. Nonostante le difficoltà riscontrate nella navigazione, il Passaggio di Drake restò una parte importante nelle rotte commerciali internazionali tra il XIX e l’inizio del XX secolo (la rotta più frequentata dai clipper), fino prima dell’apertura del Canale di Panama nel 1914.

Il Passaggio di Drake è ancora oggi considerato uno dei viaggi più pericolosi per la navigazione marittima a causa del fatto che la Corrente Circumpolare Antartica, che lo attraversa, non incontra resistenza da nessuna massa terrestre per cui l’azione combinata con i forti venti provoca onde che possono superare i 25 metri di altezza.
Ma perché è così pericoloso?
La ristrettezza del passaggio attorno all’Antartide e la sua batimetria influenzano fortemente la circolazione dell’acqua e la miscelazione oceanica ed il clima globale. In particolare, con la sua larghezza di circa 600 miglia, le correnti accelerano mentre vengono forzate attraverso il passaggio. Lo stesso vale per i venti del sud, che soffiano senza ostacoli da ovest a est attorno all’Antartide prima di raggiungere il Passaggio di Drake. Quando i venti si incanalano attraverso il passaggio, sollevano onde enormi, alcune delle quali possono essere pericolose per le imbarcazioni che affrontano una traversata che può necessitare oltre 48 ore di navigazione durante le quali le navi subiscono un continuo stress noto tra i marinai come “Drake shake“.
Il Passaggio di Drake è anche un punto di rimescolamento turbolento delle correnti provenienti dagli oceani Atlantico, Pacifico e Meridionale, tanto che gli strati si rimescolano tra loro, sequestrando molto più carbonio nelle sue profondità rispetto ad altre parti dell’oceano. Come abbiamo raccontato in diversi articoli, gli oceani trattengono più del 30% del carbonio emesso nell’atmosfera ogni anno e il Passaggio di Drake è uno dei pochi luoghi in cui questa attività è particolarmente pronunciata e contribuisce a trasportare la CO2 dalle acque superficiali verso le profondità marine, lontano dall’atmosfera.

Per poter funzionare, questa “pompa fisica” (insieme a quella biologica 1) necessita di un forte movimento delle masse d’acqua; cosa che accade nel Passaggio di Drake dove viene favorita dal fatto che nelle regioni polari l’acqua è più fredda e più densa. A causa della maggiore densità, l’acqua marina, più ricca di CO₂ scende quindi nell’oceano profondo, trasferendo il carbonio a profondità in cui può restare intrappolato per decenni. Questo processo di sequestro del carbonio è favorito anche dalla circolazione termoalina, un enorme nastro trasportatore delle correnti marine globali causato dalla variazione di densità delle masse d’acqua. Il risultato è che l’acqua di fondo dell’Oceano antartico sprofonda e scorre verso Nord nel fondale oceanico atlantico dove, a causa della elevata densità sprofonda ulteriormente sotto la NADW (acqua profonda del Nord Atlantico). Di conseguenza il flusso verso il Pacifico viene bloccato proprio nel canale di Drake.
Andrea Mucedola
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1 La pompa biologica si attiva attraverso la fotosintesi, per cui gli organismi marini, in particolare il fitoplancton, prendono naturalmente CO₂ dall’atmosfera; queste piante microscopiche sono essenziali per sequestrare il carbonio, in particolare sono efficaci le diatomee che fissano fino al 20% della CO₂ presente nell’atmosfera ogni anno. In pratica, quando il fitoplancton muore o viene consumato dagli organismi marini, i suoi resti ricchi di carbonio affondano sul fondale oceanico e diventano parte dei sedimenti delle profondità marine, dove viene immagazzinata per migliaia di anni. Il carbonio immagazzinato in questi sedimenti viene quindi efficacemente rimosso dall’atmosfera, contribuendo al sequestro del carbonio a lungo termine.
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