livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Nelson
L’arcipelago delle Canarie è formato da sette isole vulcaniche situate al largo della costa africana, all’altezza del Marocco. L’isola maggiore è Tenerife, al centro dell’arcipelago e sede della cittadina più importante: Santa Cruz. L’isola è caratterizzata dal vulcano Teide il cui picco si eleva fino a 3718 m. situato nella parte meridionale dell’isola; le coste sono rocciose intervallate da belle spiagge che degradano rapidamente verso alti fondali. L’economia era, alla fine del XVIII secolo, essenzialmente agricola e incentrata sulla coltivazione della vite e sulla produzione del vino.
Il porto di Santa Cruz o per meglio dire l’approdo, costituiva il migliore punto di partenza per intraprendere la traversata atlantica al tempo della vela. Nei periodi di crisi era diventato il primo approdo per le navi che rientravano in Spagna dalle Americhe, soprattutto per il galeone che portava il carico dell’oro e dell’argento destinati a rimpinguare le casse del regno di Spagna.

Le sette isole dell’arcipelago delle Canarie
Situazione politica
Alla fine del 1700 l’Inghilterra era in guerra contro la Francia rivoluzionaria e gli scontri navali, che si svolsero in Mediterraneo, la portarono a conquistare la Corsica alleandosi con gli indipendentisti corsi e prendendo Bastia e Calvi. Due anni più tardi, nell’agosto 1796, la Francia e la Spagna si allearono contro la Gran Bretagna e la flotta spagnola fu sconfitta dagli inglesi nella battaglia al largo di Capo San Vincent, combattuta nel febbraio 1797 al largo della provincia portoghese dell’Algarve e conclusasi con la perdita di quattro vascelli di linea spagnoli catturati dal nemico.
L’arcipelago delle isole Canarie era difeso da un battaglione di fanteria, organizzato su 600 soldati professionisti, su una milizia locale composta da cinque reggimenti di 840 militi, a loro volta suddivisi in dieci compagnie di cui due (granatieri e cacciatori) costituite con personale scelto. Sebbene il battaglione contasse al momento solo trecento fanti, erano disponibili quasi 2000 fucili, un centinaio senza baionette ma con adeguate riserve di munizioni (cariche e pallottole). Vi erano anche tre compagnie di artiglieri composte da 205 cannonieri. La milizia era formata da uomini locali che non ricevevano ne stipendio ne razioni se non quando erano chiamati al servizio attivo. La capitale dell’isola di Tenerife, Santa Cruz, era difesa da un lungo muro che correva lungo la linea di costa e le cui basi erano bagnate dalle onde durante l’alta marea. A protezione delle porte nel muro c’erano due castelli e, lungo il muro, quattordici fortini e batterie. Entrambi i castelli, i fortini e le batterie erano relativamente ben dotati di artiglieria, disponendo in totale di 84 cannoni e di 7 mortai. Il comandante delle forze di difesa era il Governatore della provincia, costituita allora com’anche oggi dall’arcipelago canarino. Nel 1797 era Governatore il Tenente Generale D. Antonio Gutièrrez de Otero y Santayana, in carica dal 1791 e che aveva già combattuto contro gli inglesi più volte. Veterano di tante battaglie, aveva combattuto in Italia dal 1743 al 1748 poi, da colonnello aveva guidato le forze da sbarco che nel 1770 avevano riconquistato le isole Malvinas dagli inglesi che occupavano Fort Egmont, ed era sopravvissuto alla spedizione di Algeri del 1775, dove si erano contati 5000 morti.
Promosso Brigadiere, era stato comandante militare dell’isola di Minorca, poi, promosso generale nel 1790, era stato nominato Governatore delle Canarie l’anno seguente e aveva ottenuto il grado di Tenente Generale nel 1793, titolo che ricopriva quando ebbe luogo l’attacco del 1797. Come Governatore aveva subito segnalato che, in caso di guerra con l’Inghilterra, sarebbe stato opportuno rinforzare le difese delle isole con truppe esperte e quando scoppiò la guerra, dopo la sconfitta navale a Capo San Vincent e il blocco della flotta spagnola a Cadice (3-8 luglio 1797), ritenne imminente un attacco da parte degli inglesi alle isole Canarie obiettivo facile e d’importanza strategica. Non avendo ricevuto i rinforzi auspicati, dopo un’incursione inglese ad aprile, cominciò a riorganizzare le difese dell’isola: trattenne in loco due contingenti di reclute in transito per l’Avana e per Santiago di Cuba e concentrò tutte le compagnie di granatieri disponibili a difesa della capitale dell’isola.

Una vecchia mappa inglese di Tenerife. I fondali dell’isola scendono rapidamente a grandi profondità ed è possibile ancorare solo vicino alla riva
Precedenti di Nelson
La carriera di Horatio Nelson crebbe molto rapidamente dopo che ebbe combattuto nelle Indie occidentali contro gli spagnoli: superò l’esame da tenente di vascello a 19 anni, quello da capitano di vascello a 20 e comandò navi con quel grado pur essendo molto giovane. Per contro, a 30 anni, nel 1788, la sua situazione cambiò e rimase a terra a metà paga, per cinque anni finché, nel gennaio 1793, gli fu affidato il comando del vascello “Agamemnon” durante la guerra contro la Francia rivoluzionaria.

Un’immagine composita che mostra cinque delle navi su cui Nelson prestò servizio come capitano e ufficiale di bandiera dall’inizio delle guerre francesi nel 1793 fino alla sua morte nel 1805. L’artista, Nicholas Pocock, le ha raffigurate alla fonda in una calma di vento a Spithead, Portsmouth. La nave a sinistra nella vista di prua è l’Agamemnon, 64 cannoni, la nave preferita da Nelson, che comandò come capitano dal 1793. Al suo fianco la Vanguard, 74 cannoni, la sua nave ammiraglia nella battaglia del Nilo nel 1798 con un’insegna bianca e la sua bandiera blu come contrammiraglio della Flotta Blu alla mezzana. A poppa c’è l’Elephant, 74 cannoni, la sua ammiraglia temporanea nella battaglia di Copenaghen del 1801. Sventola il vessillo blu da poppa e la bandiera di Nelson come vice ammiraglio. Nella distanza al centro il Captain, 74 cannoni. A dominare il primo piano a destra c’è la Victory, 100 cannoni, mostrata nel suo stato originale, e non come lo era nella battaglia di Trafalgar nel 1805, con la bandiera del Vice-Ammiraglio dei Bianchi, il grado ed incarico ricoperto a Trafalgar da Nelson, che viene salutato a dritta mentre la scialuppa ammiraglio si avvicina in mezzo ad altre piccole imbarcazioni. Il dipinto fa parte di una serie di sei dipinti creati per una “Vita di Nelson” in due volumi, iniziata poco dopo la morte di Nelson nel 1805 da Clarke e McArthur e pubblicata nel 1809. Furono incisi da James Fittler e riprodotti nella biografia con lunghi testi esplicativi. L’artista attribuiva molta importanza alla precisione, facendo riferimento ai suoi disegni annotati e agli schizzi nella produzione dei suoi dipinti ad olio. Pocock nacque e crebbe a Bristol, prese il mare all’età di 17 anni e arrivò al comando di diverse navi mercantili. Anche se iniziò a dipingere come professione solo poco più che quarantenne, ottenendo un enorme successo e ricevendo commissioni da comandanti navali ansiosi di avere ritratti accurati delle azioni e delle navi. Nelson’s flagships at anchor.jpg – Wikimedia Commons
Fu inviato in Mediterraneo, agli ordini dell’Ammiraglio Hood, dove partecipò al soccorso di Tolone, che aveva richiesto la protezione delle squadre inglese e spagnola mentre era assediata dalle truppe repubblicane francesi e difendeva il re Luigi XVI e la sua famiglia. Durante tale attività. per ordine del comandante in capo della squadra inglese, eseguì una missione a Napoli, nel settembre 1793, dove conobbe Emma Lyon, moglie dell’ambasciatore britannico Hamilton presso la corte borbonica con la quale strinse una intensa relazione sentimentale. Quando poi la squadra inglese abbandonò Tolone, occupata dalle forze repubblicane (la cui artiglieria era agli ordini di Napoleone), Nelson si riunì alla squadra navale.

ritratto di Lady Emma Lyon Hamilton, moglie dell’ambasciatore britannico Hamilton presso la corte borbonica e amante di Nelson – da Emma Hamilton by Norah Lofts, page 81 ISBN 0-698-10912-0
All’inizio del 1794 l‘ammiraglio Hood, alleatosi col generale Paoli, capo della rivolta corsa indipendentista, sbarcò sull’isola un contingente dell’esercito inglese e con l’aiuto dei Corsi e delle navi inglesi (un totale di 24 vascelli, tra militari e mercantili, tra i quali c’era l’”Agamemnon” di Nelson) prese San Florent, Bastia (24 maggio), Calvi (10 agosto) e accettò la proposta corsa per l’adesione dell’isola alla corona inglese sotto un vice-re inglese. Durante l’assedio di Calvi, Nelson perse l’occhio destro. Le vittorie di Napoleone in Italia, la perdita del sostegno popolare in Corsica e la carenza di rifornimenti, resero insostenibile agli inglesi la loro permanenza nel Mediterraneo. Abbandonata la Corsica al suo destino, le forze inglesi si ritirarono a Gibilterra per poi intraprendere il blocco di Cadice nella nuova guerra che opponeva l’Inghilterra alla Spagna. Nel 1795 al comando dell’”Agamemnon”, inquadrato nella squadra britannico-napoletana, si distinse nella così detta “Battaglia di Capo Noli” contro una forza navale della Francia repubblicana riuscendo a, catturare le navi Ça Ira e Censeur che, rimaste isolate, si erano urtate incastrandosi tra loro con l’alberatura. Nel 1796 gli fu affidato il comando del ”Captain”, un vascello di linea da 74 cannoni.
L’anno seguente si distinse nel corso della battaglia di Capo San Vincent (14 febbraio 1797), durante la quale una sua manovra, in contrasto con le Istruzioni per il Combattimento della marina Inglese, permise all’ammiraglio John Jervis (nominato poi conte di St. Vincent) di portare in patria due grandi navi catturate a prova della sua vittoria sulla flotta spagnola. Dopo il combattimento di San Vincent, Nelson lasciò Lisbona per controllare i movimenti delle navi spagnole. Promosso, a 39 anni, contrammiraglio della “squadra blu” e nominato Cavaliere dell’Ordine del Bagno, nel luglio del 1797 diresse il temerario e vano attacco contro la città di Santa Cruz de Tenerife, nelle Isole Canarie e di cui ci occupiamo nel prossimo articolo.
Fine I parte – continua
Piero Carpani
in anteprima la battaglia di Capo Noli , 14 marzo 1795 – stampa del XIX secolo – Cap noli.jpg – Wikimedia Commons
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