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NEEMO, negli abissi per prepararsi a viaggiare verso le stelle

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: ASTRONOMIA
PERIODO:XXI SECOLO
AREA: RICERCA 
parole chiave: NEEMO, NASA

 

Viene detto in tutti i corsi di subacquea: l’immersione è l’esperienza che maggiormente si avvicina a quella degli astronauti e, non a caso, i futuri navigatori dello spazio effettuano attività subacquee, simulando quelle che dovranno affrontare nello spazio.

Va premesso che la NASA si sta preparando a esplorare lo spazio conducendo delle missioni definite “Analog mission” in ambienti terrestri estremi. In pratica test effettuati in luoghi che presentano condizioni ambientali simili a quelle che si potrebbero trovare sulla Luna o su Marte, lavorando con altre agenzie governative, del mondo accademico e dell’industria. Questo con il duplice scopo di sviluppare tecnologie necessarie per garantire l’esplorazione umana dello spazio che però potrebbero avere anche delle ricadute per la vita di ogni giorno.

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Questa collaborazione era già presente con il programma Apollo che condusse con successo questo tipo di missioni per sviluppare le attività extra veicolari, di trasporto di superficie e di ricerca nel campo della geofisica. Oggi, vengono condotte dimostrazioni tecnologiche di robotica avanzata per veicoli operanti in habitat estremi. Per preparare gli astronauti a vivere ed operare con nuovi mezzi nello spazio sono stati identificati teatri operativi per effettuare sperimentazioni nei deserti, in aree vulcaniche, in ambienti artici, lacustri, ed oceanici.

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NEEMO
Oggi parliamo del progetto NEEMO, NASA Extreme Environment Mission Operations, una missione della NASA che invia gruppi di astronauti, ingegneri e scienziati a vivere all’interno di Aquarius, una stazione di ricerca sottomarina, con turni della durata dai 10 ai 14 giorni (al massimo di tre settimane) alla volta. Gestito dalla Florida International University (FIU), Aquarius si trova a 5,6 chilometri (3,5 miglia) al largo di Key Largo nel Florida Keys National Marine Sanctuary. Di dimensioni simili a quelle della Stazione Spaziale Internazionale è l’unico habitat e laboratorio subacqueo permanente al mondo. La stazione, un complesso di circa 15 metri di lunghezza per 4 metri di diametro, è collegata in superficie ad una boa che fornisce connessioni per l’alimentazione, il supporto vitale e le comunicazioni. 

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un membro dell’equipaggio di NEEMO 11 lavora al di fuori dell’habitat sottomarino “Aquarius” durante una sessione di attività extra-veicolare (EVA) per il progetto NEEMO (Extreme Environment Mission Operations) della NASA – foto NASA

Gli acquanauti vi trascorrono missioni interdisciplinari di lunga durata, che forniscono ai ricercatori e, in particolare, ai futuri astronauti l’opportunità di simulare la vita su un veicolo spaziale, eseguendo attività extra veicolari sottomarine ed il test di veicoli a pilotaggio remoto simili a quelli che potrebbero essere impiegati su altri pianeti.

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Naturalmente lavorare nello spazio e negli ambienti subacquei richiede un’attenta pianificazione ed attrezzature sofisticate. Il fatto di potersi muovere in acqua con assetti diversi, aiuta a simulare l’assenza di gravità. I “membri” dell’equipaggio del progetto NEEMO, noti come acquanauti, hanno quindi la possibilità di studiare e addestrarsi ad affrontare le sfide future nello spazio e su un altro pianeta.

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astronauta della NASA Kjell Lindgren dispiega il Lunar Evacuation System Assembly per soccorrere l’astronauta ESA Pedro Duque durante una simulazione di un intervento di emergenza al di fuori del modulo Aquarius. Copyright NASA/ESA–H. Stevenin

Durante le loro missioni viene simulata la vita su un veicolo spaziale e testate le tecniche di passeggiata nello spazio.  Naturalmente gli acquanauti, vivendo sott’acqua per giorni o settimane, come tutti i subacquei, subiscono gli effetti della saturazione per cui possono rimanere sott’acqua senza problemi per tutta la durata della loro missione. Il ritorno prevede un processo molto lento e graduale, che dura circa un giorno. L’Habitat viene decompresso lentamente per un periodo di circa 16 ore in modo da ottemperare  alle curve di decompressione. Al termine, gli acquanauti indossano la loro attrezzatura e risalgono in superficie. 

L’insieme dei dati raccolti sui loro cambiamenti fisiologici è importantissimo e permette alla NASA di sviluppare nuove tecnologie per trasportare futuri astronauti verso destinazioni lontane che potrebbero includere asteroidi vicini alla Terra, la Luna e Marte.

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Nel caso di NEEMO le attività sono svolte in collaborazione con molti centri di ricerca tra cui il Dipartimento di scienze marine della Florida International University.

Tutto iniziò negli anni ’60
Il programma si ispira ad un programma della Marina degli Stati Uniti degli anni ’60, SEALAB, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo, che fu comandato da Scott Carpenter, uno dei primi sette astronauti della NASA. Non tutti sanno che Carpenter, oltre ad essere un pioniere dello spazio, fu infatti uno dei primi acquanauti in assoluto. Dopo di lui ben 51 astronauti-acquanauti, hanno volato nello spazio e vissuto sotto l’oceano.

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Scott Carpenter contribuì a testare la prima generazione della moderna tecnologia subacquea durante il progetto Navy SEA-LAB negli anni ’60. /NOI. photo credit USN

Le ultime missioni
Ad oggi sono state effettuate 23 missioni. La missione NEEMO 23, svoltasi nel 2019, fu focalizzata principalmente sia sulle attività extra veicolari, che su gli obiettivi relativi alle missioni spaziali attuali (International Space Station) e del futuro (Marte). La missione fu comandata dall’astronauta italiana Samantha Cristoforetti. Prima di lei, Luca Parmitano, sempre come comandante della missione, partecipò alla missione NEEMO 20 nel luglio del 2015.

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Samantha Cristoforetti, fu affiancata dalla candidata astronauta della NASA Jessica Watkins, da Shirley Pomponi, ricercatrice presso l’Harbor Branch Oceanographic Institute-Florida Atlantic University (HBOI-FAU) nonché docente di biotecnologia marina presso la Wageningen University in Olanda e da Csilla Ari D’Agostino, assistente della University of South florida, National Geographic Open Explorer, Manta Ray Researcher alla guida dei Manta Missions Projects per la Manta Pacific Research Foundations e CEO della Ketone Technologies Company. Vennero valutati nuovi strumenti scientifici e mezzi da utilizzare sulla superficie lunare. In particolare, fu utilizzata la realtà aumentata per guidare un operatore all’esterno del modulo,  controllando continuamente la sua posizione e vennero  eseguiti alcuni studi sulla chimica e fisiologia del corpo umano e sul sonno. Studi importanti per affrontare i prossimi, si spera, lunghi viaggi di esplorazione verso le stelle. 

 

 

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