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Il dromone, signore dei mari

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: V – XIII SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Dromone, Bisanzio, fuoco greco, galea
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L’aspetto e l’evoluzione delle navi da guerra medievali è sempre stato oggetto di dibattiti e ipotesi, solo parzialmente chiariti dalle recenti scoperte di resti di navi da guerra di epoca antica o altomedievale. Fino ad allora le informazioni erano dedotte analizzando le fonti letterarie, rappresentazioni artistiche ed i resti di alcune navi mercantili, come il relitto Pantano Longarini del VII secolo dalla Sicilia, la nave Yassi Ada del VII secolo,  il relitto Serçe Limanı dell’XI secolo e non ultime le navi ritrovate nelle profondità del mar Nero a grande profondità.

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dalle profondità del Mar Nero sono apparse navi bizantine ed ottomane in perfette condizioni … il loro studio fornirà nuove informazioni su quelle navi che per oltre sette secoli dominarono il Mar Mediterraneo

Fra le navi più significative che solcarono i mari dal V al XII secolo d.C. parliamo oggi del dromone (dal greco δρόμων, dromōn, “corridore” per sottolinearne la sua velocità in mare).

Il dromone fu la più importante nave da guerra della marina bizantina fino al XII secolo d.C., quando fu sostituito da nuovi tipi di galee. Il dromone fu un’evoluzione dall’antica liburna, che fu la tipologia di nave più importante della flotta romana durante l’Impero.

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il graffito di Malaga, Spagna, raffigurante un dromone bizantino

Una delle rare e più chiare testimonianze iconografiche di un dromone è offerta da un graffito proveniente da Màlaga, Spagna, che mostra una nave ad un solo ordine di remi, con 17-18 remi per parte con una vela latina. Nel graffito si intravede il castello di poppa dove operavano i timonieri. Curiosa la bandiera a poppa, che richiama lo stendardo, citato nello Strategikon dall’imperatore Maurizio, in modo che fosse ”… chiaro chi è il comandante di ogni dromone dallo stendardo esposto come contrassegno”. Un passo avanti nello studio di quelle navi antiche potrà avvenire a seguito della scoperta da parte del Black Sea Maritime Archaeology Project di un cimitero di navi bizantine e ottomane, miracolosamente e perfettamente conservate nelle acque buie del mar Nero.

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Come si differenziavano dalle liburne?
Le caratteristiche maggiori che differenziava i dromoni dalle liburne furono l’adozione di un ponte completo (katastrōma), l’introduzione graduale delle vele latine e l’assenza di rostri prodieri a favore di uno sperone.  Sebbene non siano chiare le ragioni dell’abbandono del rostro, si pensa che possa essere dovuto al graduale sviluppo delle architetture navali ed all’adattamento delle tattiche di combattimento.

Curioso il fatto che, all’inizio del VII secolo, la funzione originale del rostro fosse stata quasi dimenticata. A tal riguardo l’arcivescovo Isidoro di Siviglia, celebre accademico ed autore dell’Etymologiae, un’importante enciclopedia etimologica del tempo, li definiva come strumenti per proteggere gli scafi dalla collisione contro gli scogli.

Per quanto riguarda la vela latina, negli ultimi decenni, gli studiosi sono propensi a pensare che incominciò ad essere impiegata nel periodo tardo ellenistico o all’inizio del periodo romano. In seguito, la flotta del generale bizantino Belisario che servì sotto l’imperatore Giustiniano I, durante la guerra vandalica, era in parte dotata di vele latine, il che rende probabile che a quel tempo questo tipo di vela fosse diventato l’attrezzatura standard per il dromone, sostituendo gradualmente la tradizionale vela quadrata.

I dromoni del VI secolo avevano una lunghezza di circa 32 metri. Essendo navi da guerra la propulsione era basata principalmente sui remi, specialmente durante gli scontri navali. Erano navi monoreme con circa 50 remi, disposti ugualmente (25 remi) su ciascun lato, che si estendevano direttamente dallo scafo. In seguito, nel IX e X secolo, apparvero dei dromoni bireme ovvero con due banchi di rematori (elasiai), divisi verticalmente dal ponte. Questo comportava che i rematori dei banchi al di sopra del ponte potevano combattere a fianco dei fanti di marina durante gli abbordaggi. Sebbene la maggior parte delle navi avesse un solo albero (histos o katartion), si ritiene che i dromoni bireme, considerando le maggiori dimensioni, probabilmente necessitavano di almeno due alberi per poter manovrare più efficacemente.

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La nave era governata a poppa per mezzo di due timoni (prymnē), visibili nel modellino del dromone in basso. Il personale trovava riparo lungo la nave ma al capitano era riservata una tenda sul castello di poppa (skēnē) che copriva la sua branda. Una curiosità, anch ein temoi recenti l’alloggio del comandante è sempre stato contiguo o in prossimità della timoneria.

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A prora era realizzato il castello di prua, rialzato (pseudopato) rispetto al ponte, al di sotto del quale, dal VI secolo, era posizionato un “sifone”, un lungo tubo lanciafiamma usato per lanciare sul nemico un’arma terribile, il fuoco greco, l’arma segreta dell’epoca.

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il fuoco greco

Secondo la Cronaca di Teofane Confessore, Annus Mundi 6165, “In quel tempo Callinico, un artificiere da Eliopoli, fuggì presso i Romani. Aveva inventato un fuoco marino che, dando fuoco alle navi arabe, le incendiava con tutto l’equipaggio. Fu così che i Romani ritornarono con una vittoria e scoprirono il fuoco marino.

Altri piccoli lanciafiamme potevano essere distribuiti anche ai lati del ponte dove i fanti di marina potevano appendere i loro scudi, fornendo una protezione fisica all’equipaggio del ponte. Un’arma temibile che aveva una portata limitata ma sicuramente un effetto psicologico notevole sugli avversari, visto che non poteva essere spento con l’acqua, ma galleggiava e continuava a bruciare sopra la superficie e sulle strutture.

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dispositivo portatile per lanciare il fuoco greco sugli avversari

Nel tempo fu realizzata una variante dagli Arabi che venne chiamata naft, da cui il termine nafta. Le navi più grandi avevano anche castelli di legno (xylokastra) su entrambi i lati tra gli alberi, simili a quelli presenti sulle liburne romane, che consentivano agli arcieri di poter scagliare le frecce da una postazione sopraelevata sul nemico. Una tattica che era risultata vincente nell’invasione di Cesare della Britannia. Da quelle torri potevano operare anche delle catapulte per scagliare pietre o giare riempite con il fuoco greco.

Non ultimo, lo sperone di prua (peronion), che sostituì il rostro, aveva lo scopo di spezzare i remi, impedendo la manovra della nave nemica. L’uso di armi da guerra come catapulte precedeva l’abbordaggio effettuato principalmente dai fanti di marina. Questi e diversi rematori erano armati con lance e spade, mentre gli altri marinai indossavano giubbotti imbottiti di feltro (neurika) come protezione e combattevano con archi e balestre.

Una rivoluzione epocale
Consideriamo che la guerra navale mediterranea medievale era essenzialmente costiera e anfibia, più per impossessarsi del territorio nemico che per esercitare il “controllo dei mari”. Ciò nonostante i Bizantini diedero importanza all’organizzazione della flotta e alla formazione dei marinai, dai navigatori che dovevano essere esperti conoscitori dell’ambiente e delle manovre in mare, sia delle maestranze che vennero inquadrate nel tempo in componenti dedicate. In questa rivoluzione i dromoni furono tra i grandi protagonisti delle guerre di riconquista dell’Occidente dell’imperatore Giustiniano, sia durante la riconquista dell’Africa vandala, sia contro la flotta degli Ostrogoti presso Sena Gallica nel 551 quando uno schieramento di 50 dromoni li sconfisse pesantemente.

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A partire dalla metà del VII secolo, i Bizantini dovettero fronteggiare una nuova minaccia proveniente dall’Oriente, gli Arabi, che in pochissimo tempo conquistarono gran parte del territorio imperiale. Una delle battaglie più famose di quel periodo fu quella conosciuta come Battaglia degli alberi (in riferimento agli alberi delle navi), combattuta nel 654-655 d.C.. La flotta bizantina era comandata dall’imperatore Costante II, ma i vecchi dromoni ebbero la peggio, aprendo le rotte mediterranee agli Arabi. Ma i Bizantini non mollarono e durante l’assedio arabo di Costantinopoli nel 717, le navi bizantine furono sbaragliate dalle navi imperiali proprio grazie a quella nuova e terribile arma, il “fuoco greco”.

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Chelandion

In seguito, nel X secolo, i dromoni vennero lentamente sostituiti dai Chelandion, dromoni più leggeri riportati anche negli inventari per le spedizioni inviate contro l’Emirato di Creta nel 911 e 949 dopo Cristo.

Se ne ricordano tre tipologie:
–  il [chelandion] ousiakon, così chiamato perché era presidiato da un’ousia di 108 uomini;
–   il [chelandion] pamphylon, con equipaggio fino a 120-160 uomini, la ragione del suo nome non è chiara. Potrebbe derivare  da un’origine nella regione della Panfilia come nave da trasporto o forse dal tipo di equipaggio, da πᾶν φῦλον ovvero con “equipaggi misti”. Qualcuno ricorderà il termine panfilo che deriva proprio da questa dizione;
–    il dromōn vero e proprio, di dimensioni maggiori, con equipaggio di due ousiai.

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navi bizantine ritrovate in Turchia, presso Yenikapi

Quattro navi bizantine scoperte negli scavi di Yenikapi, risalenti al X-XI secolo, hanno rivelato una costruzione uniforme, suggerendo che la costruzione delle navi avveniva seguendo un processo standardizzato. Una nave più piccola, con una sola linea di rematori, la monērēs (μονήρης, “a singolo banco di rematori”) o galea (da γαλέα), con circa 60 uomini di equipaggio veniva utilizzata per missioni di esplorazione ma anche nelle ali della linea di battaglia.

Dal XIII secolo, il termine “dromone” cadde in lento disuso e fu sostituito da katergon (κάτεργον), un termine che era già utilizzato alla fine XI secolo sia per navi bizantine che per quelle latine. Le vecchie navi biremi di fatto restarono il fulcro delle flotte del Mediterraneo fino alla fine del XIII secolo. 

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si affacciava la galea che avrebbe dominato il mare nei secoli a seguire

Apparvero sul mare la galea sottile, destinata alla guerra, e la galea grossa, di concezione veneziana, ideata non solo per associare i vantaggi della nave da guerra e di quella mercantile. Ma questa è un’altra storia.

 

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