Ammoniti, la tendenza evolutiva

Aaronne Colagrossi

2 Aprile 2017
tempo di lettura: 4 minuti

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livello medio
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: PALEOZOICO E MESOZOICO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: ammoniti

 
Tendenze evolutive ed estinzione

Le ammoniti, oltre che un simbolo della paleontologia, sono anche ottimi indicatori zonali per il Mesozoico e il Paleozoico superiore su tutto il pianeta permettendo correlazioni a livello globale. Questo è dovuto  al fatto che questi cefalopodi coprirono un grandissimo intervallo temporale, ebbero una rapida evoluzione tra i vari Generi (con nette variazioni in termini morfometrici della conchiglia) ed un carattere cosmopolita in tutti gli oceani del mondo. Inoltre  le ammoniti presentano una conchiglia fossile di facile individuazione sul terreno stesso e quindi di facile identificazione. Naturalmente le ammoniti non ebbero sempre “successo” nei loro trecento milioni di anni di storia evolutiva: tutt’altro!

La Sottoclasse Ammonoidea subì tre grandi crisi stratigrafiche: alla fine del Permiano, alla fine del Triassico e alla fine del Cretaceo. Queste tre crisi non interessarono solo le ammoniti. La fase di estinzione avvenuta nel Permiano superiore (251 milioni di anni fa) è considerata una delle più critiche in assoluto; alcuni gruppi paleozoologici si estinsero completamente, come le trilobiti.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Dactylioceras_commune_Ammonite_Fossil_from_Yorkshire_England-wikimedia-free.jpg

Un esemplare di ammonite dattiliocera fossile dalla costa dello Yorkshire in Inghilterra. È stato trovato in una concrezione nelle rocce sedimentarie della Formazione di Whitby, dell’età del primo giurassico (Toarciano). Questo fossile, di 57 millimetri, è leggermente piritizzato – Autore foto di James St. John  – https://www.flickr.com/people/jsjgeology/ – Dactylioceras commune Ammonite Fossil from Yorkshire England.jpg – Wikimedia Commons

Le ammoniti sono oggi usualmente utilizzate nelle analisi di passaggio tra il Permiano e il Triassico inferiore; una delle sezioni tipo si trova in Pakistan dove sono stati studiati una moltitudine di fattori. In particolare si è visto che i principali gruppi di animali colpiti furono: le ammoniti (50% di perdite in termini di Famiglie), i tetracoralli rugosi, le trilobiti (100%), i crinoidi (50%), i briozoi (50%) ed i rettili, tra cui i pareiosauri, i gorgonopsidi e gli ipposauridi. La seconda crisi in oggetto fu quella del Triassico superiore che vide la scomparsa di un terzo delle famiglie di animali a livello globale.  Tra gli invertebrati quelli più colpiti furono le ammoniti nonostante fossero estremamente diversificate. Persino i bivalvi furono colpiti da questa estinzione: le famose conchiglie megalodon sparirono in questo evento drammatico. Tra i vertebrati furono colpiti i rincosauri, i dicinodonti e gli aetosauri, nonchè alcuni gruppi di anfibi.

K-T_boundary

Il limite K-T  in evidenza al Passo di Raton (nel Colorado), lungo la strada Interstate 25 – autore Anky-man da en.wikipedia.org, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2791401

L’estinzione del Cretaceo superiore (65 milioni di anni fa) è forse quella più famosa, poiché sparirono per sempre i dinosauri. Le ammoniti scomparvero definitivamente in questa estinzione anche se la loro specie era in declino già da qualche tempo (geologicamente parlando).  Molti si concentrano sullo strato di iridio che sembrerebbe caratterizzare il limite K/T ma in Danimarca è stato notato un netto calo (all’interno del sedimento carbonatico Chalk) di nannoplancton calcareo (ma non in quello non-calcareo).  Ad ogni modo con l’estinzione Cretacica le ammoniti sparirono dai registri fossili.

Nota
K/T è il passaggio, datato a 65,5 ± 0,3 milioni di anni fa tra il Cretacico ed il Cenozoico nelle successioni stratigrafiche. La lettera K è l’abbreviazione normalmente usata per il Cretacico, mentre la T fa riferimento al Terziario, nome con cui si indicano complessivamente il Paleogene e il Neogene.

Alvarez-trio_Gubbio

ritrovamento dello strato di iridio a Gubbio – http://www.berkeley.edu/news/media/releases/2008/12/18_alvarez.shtml, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4605143

Ricerche fatte a partire dal 1977 (che hanno interessato scienziati da tutto il mondo) sono state fatte a Gubbio (già, proprio a casa nostra!) in località “il Bottacciodove possiamo osservare uno strato argilloso rosso nel quale affiora una sequenza del Cretaceo tra le più complete al mondo da un punto di vista biostratigrafico.

A Gubbio, nel 1980, il premio Nobel per la fisica Luis Alvarez, suo figlio Walter (nella foto con due studenti) e Frank Asaro misurarono in alcuni livelli geologici risalenti al limite K/T  la presenza di una concentrazione insolita di iridio, un elemento raro sulla Terra ma comune nelle meteoriti. Essi avanzarono l’ipotesi che l’estinzione di massa del Cretaceo fosse stata provocata da un meteorite e che l’intera estinzione del Cretaceo superiore avvenne in meno di 10.000 anni (confermato dagli studi di Dennis Kent, geologo statunitense); ciò fu dedotto e confermato anche grazie agli studi effettuati a Zumaya, Spagna. In una pubblicazione avvenuta su Nature nel 1977, da parte del geologo americano Robert Butler, si mise in correlazione, da un punto di vista magnetico, la sequenza di Gubbio con quella studiata nel New Messico. Gli scienziati vennero a conclusione che i dinosauri si estinsero con un certo ritardo temporale rispetto agli animali marini, probabilmente in un intervallo corrispondente a 500.000 anni.

Ciò induce gli scienziati a concordare sul fatto che le cause di una estinzione di massa non sono locali ma interessano a livello generale l’intero globo terrestre. Se si considerano anche interventi extraterrestri, come il “famigerato” meteorite, capirete che la faccenda si complica. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.

Aaronne Colagrossi
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