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La navigazione fluviale degli antichi Egizi: altorilievi e modellini antichi di imbarcazioni ci raccontano l’arte marinaresca sul Nilo

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: EPOCA EGIZIA
AREA: EGITTO
parole chiave: arte marinaresca, imbarcazioni, Ra, barche solari

 

Il fiume Nilo scorre per 750 miglia lungo tutta la lunghezza dell’Egitto offrendo non solo un suolo fertile, ma anche una via di trasporto di merci e persone rapida e facile. Nell’antichità, gli Egizi compresero che il fatto che il Nilo scorreva verso nord e il vento soffiava spesso verso sud, poteva essere usato per ottimizzare i trasferimenti delle merci.

Dettaglio di una decorazione murale nel tempio mortuario del faraone donna, Hatshepsut (1507-1458 a.C.). Notate il remo a destra chiaramente inserito in uno scalmo

Nelle rappresentazioni murali e nei modellini ritrovati nelle tombe si osserva come molte barche fossero dotate di remi e vele. Ciò permetteva ad un’imbarcazione che andava verso il delta del Nilo di remare con l’aiuto della corrente quindi, giunti a destinazione, in presenza di vento da nord, poteva facilmente ritornare al porto di partenza alzando la vela. Queste imbarcazioni fluviali divennero mezzi vitali per l’economia dell’antico egizio, tanto importanti che assunsero nel tempo un importante valore simbolico religioso. Religione e potere economico si fusero al punto che le barche divennero nella mitologia egizia uno dei mezzi principali con cui gli stessi Dei attraversavano i cieli e gli inferi, ma anche la terra, trasportati da un tempio all’altro.

Religione e navigazione
Nelle credenze religiose, erano sempre delle imbarcazioni che trasportavano i morti da questo mondo a quello successivo, attraversando uno specchio d’acqua per raggiungere l’aldilà. I faraoni nella società egizia erano l’incarnazione vivente del dio Horo e dal loro carattere divino derivava il loro potere assoluto. Dopo la sua morte, il faraone poteva  così godere di una nuova vita. Le barche servivano per il viaggio nell’aldilà ed erano fedeli riproduzioni delle barche che navigavano sul Nilo. Curioso il fatto che ad Amenhotep II, un faraone che governò l’Egitto tra il 1427 e il 1401 a.C.,  venne attribuita una straordinaria capacità rematoria come riportato su una lastra di calcare: “Forte di armi, instancabile quando prese il remo, remò a poppa della sua barca come il colpo di colpo per duecento uomini. Facendo una pausa dopo aver remato per mezzo miglio, erano deboli, con il corpo inerte e senza fiato, mentre sua maestà era forte sotto il suo remo di venti cubiti (circa nove metri) di lunghezza. Si fermò e atterrò sulla sua barca solo dopo aver fatto tre miglia di canottaggio senza interrompere la corsa. I volti brillavano quando lo vedevano fare questo“.

Le capacità di Amenhotep furono probabilmente esagerate dallo scriba ma potrebbero essere collegate in maniera metaforica alla sua abilità a governare il Regno. In un contesto religioso, la sua abilità con il remo sulle barche degli dei, voleva sottolineare l’abilità del faraone a governare la barca con quel grande remo che, più di un remo, era un timone da governo.

Come remavano gli Egizi?
In un interessante articolo sul sito heartheboatsing.com, si ipotizza che sulle basi dei reperti ritrovati, siano esistiti diversi metodi di tecnica rematoria. Dopo le prime barche fluviali in giunchi intrecciati, i cui rematori usavano delle pagaie per potersi muovere, vennero realizzate barche sempre più sofisticate in legno (forse lo stesso cedro importato dal Libano). Secondo lo studioso Dilwyn Jones man mano che queste aumentavano di dimensioni, furono sviluppati diversi metodi di propulsione remiera. Si potrebbe ipotizzare che inizialmente adottassero un modo di remare simile alla canoa. Solo in seguito si incominciò a far lavorare il remo attorno ad uno scalmo, un fulcro che facilitava la rotazione dello stesso.

Lo scalmo è l’appoggio del remo su un’imbarcazione per consentire la remata

Le scene rappresentate nel tempio del faraone Hatshepsut (1507-1458 a.C.) mostrano come, nel periodo del “Nuovo Regno” il remo appare inserito in un anello in pelle sul bordo dell’imbarcazione e venga afferrato a due mani. Viene così descritto: “Il rematore iniziò il suo colpo in posizione eretta, poi allungò la mano in avanti e ricacciò il peso sui remi assumendo contemporaneamente una posizione di seduta sulla traversa. Verso la fine del colpo, le mani furono spinte verso il basso e la lama del remo fu portata lentamente fuori dall’acqua prima che il colpo fosse raccomandato. Al fine di fornire la leva necessaria per questo continuo movimento circolare, i piedi dei rematori devono essere stati fissati al ponte a occhielli o incuneati sotto le barelle di fronte a lui. A causa dell’usura che una tale tecnica infliggeva ai suoi vestiti, il vogatore indossava un indumento a rete con una toppa quadrata in pelle sul sedile sopra il suo kilt per proteggere il tessuto dal continuo sfregamento.”

Nel 1930, Jarrett-Bell produsse una teoria diversa ovvero che i remi fossero girati lateralmente sul colpo di ritorno e non lasciassero mai l’acqua, dando luogo a un colpo corto e increspato. Basava questo sulla sua interpretazione delle immagini murali, ma altri insistono sul fatto che le posture mostrate sui murali fossero semplicemente una “convenzione artistica”.

Un modello di imbarcazione in navigazione – tra il 1987 e il 1975 a.C. Il fatto che il moto sia dato dai rematori fa presupporre che stava andando a nord in favore di corrente. L’albero è in basso, pronto per essere sollevato e utilizzato per il viaggio di ritorno verso sud. Tali modelli, sepolti con i morti, non rappresentavano semplicemente la vita quotidiana in Egitto, ma erano elementi che avrebbero sostenuto il defunto nel suo viaggio nell’aldilà. Immagine: Metropolitan Museum of Art.

In Seagoing Ships and Seamanship in the Bronze Age Levant (2008), Shelley Wachsmann osserva che il  vantaggio di questo metodo di remare offre spazio aggiuntivo a bordo, una considerazione importante se il carico veniva trasportato sul ponte. Un’altra teoria, tuttavia, suggerisce che i rematori si trovassero effettivamente più vicini al centro del ponte (cosa che dava loro una migliore leva) e che gli artisti egiziani dessero semplicemente l’impressione di uno scorcio.

Vi sono certamente prove del fatto che, in alcune barche, i rematori rimanevano in piedi per tutto il ciclo della corsa, e in altri restavano seduti. Un esempio a posto fisso può essere  dedotto da un modellino di una barca d’argento trovata nella tomba della regina Ahhotep (1560-1530 a.C. circa).

Le figure nella barca della regina Ahhotep sembrano usare il braccio dritto per reggere quello che è sicuramente un remo e non una pagaia. Questa foto del modello, presa di lato, mostra meglio come appare il punto medio di un’oscillazione del corpo. dal Museo Egizio, del Cairo, Egizio,  modello di barca in argento trovata nella tomba della regina Ahhotep, madre di Ahmosis, Dra Abu el Naga, Luxor

Un ultimo pensiero sull’importanza delle barche nell’antico Egitto. Nelle barche che trasportavano i morti da questo mondo a quello successivo, sembrerebbe che il defunto di alto rango dovesse avere un ruolo attivo nell’equipaggio della barca, remando e pilotando la barca verso la nuova vita: “Sono lui che rema e non si stanca nella (barca) di (il Dio Sole) Ra … Prendo il mio remo, remo Ra quando attraverso il cielo …“.

La nave divina più importante era la chiatta di Ra che attraversava il cielo ogni giorno come il sole. Questa è una decorazione della bara della XXI dinastia (1069-945 a.C.). Immagine: Accademia delle scienze russa CESRAS, Licenza Creative Commons. Museo egizio, CG 610031

Quasi un voler sottolineare quanto il traghettare verso l’aldilà non fosse solo un destino divino da subire ma un qualcosa di guadagnato, nel caso specifico remando verso l’altra sponda.

 

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