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La storia delle mine navali, dalle origini ai giorni nostri – parte V

tempo di lettura: 8 minuti

 

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE

PERIODO: XX SECOLO
AREA: GUERRA DI MINE
parole chiave: mine ormeggiate, mine ad influenza, I guerra mondiale

 

La Prima Guerra Mondiale
Nell’agosto del 1914, la Germania effettuò il primo minamento offensivo della Grande Guerra al largo di Lowestoft. Il minamento in acque internazionali inasprì la posizione inglese nei confronti delle policy di impiego di tali armi e furono avanzate proposte politiche al Comando in Capo della flotta inglese di minare lo stretto di Dover a scopo difensivo. Dal 1914 al 1918, gli Alleati [48] posarono vasti campi minati difensivi tra Scapaflow fino alla Norvegia, il North Sea Barrage. 

Northern Sea barrage da link

Lo sbarramento di mine, che si estendeva per circa duecento quaranta miglia allo scopo di impedire agli U-boot tedeschi di penetrare nelle acque territoriali alleate. I campi minati anti sommergibili erano su linee parallele di mine ormeggiate, poste ad una profondità da permettere al traffico mercantile di superficie di passare indisturbato. Anche la Marina tedesca, pose campi difensivi lungo le sue coste e nel German Bight ma utilizzò le proprie mine maggiormente in campo offensivo [49] sviluppando nuove tecniche di posa non lineari, per rendere più difficoltoso lo sminamento.

 

Dal giugno 1917, un nuovo sistema di attivazione, chiamato ad antenna, fu sperimentato dagli americani in collaborazione con l’Ammiragliato inglese. Il sistema era basato su un’antenna di rame, tesa sopra la cassa della mina tramite un gavitello. Essa era collegata ad una piastra di rame che sporgeva dalla cassa e faceva capo ad un relè che consentiva la chiusura del circuito di fuoco quando l’antenna veniva a contatto con lo scafo di ferro di una nave. In pratica il circuito era simile a quello di una batteria dove gli elettrodi erano lo scafo in ferro e la piastra di rame mentre l’elettrolita era fornito dall’acqua di mare. La mina ad antenna, fu in seguito dotata di due antenne, una superiore contro le navi ed una inferiore contro i sommergibili. La mina entrò in servizio nel gennaio del 1918 e fu impiegata nel Northern Sea Barrage

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è mk-VI-mine-prma-guerra-mondiale-554x1024.jpg

Mina Mark VI dotata di galleggiante D-4 per la posa a basse profondità, Inverness, Scozia – autore foto non noto – da https://www.history.navy.mil/content/history/nhhc/browse-by-topic/wars-conflicts-and-operations/world-war-i/tech/north-sea-barrage.html 

Nella drammatica storia della guerra di mine va ricordata la battaglia di Gallipoli che fu il primo esempio di tentativo di invasione dal mare dei tempi moderni. La Turchia si schierò dalla parte della Germania e, nell’ottobre del 1914, operò un bombardamento delle postazioni militari russe sul Mar Nero. Gran Bretagna, Francia e Russia le dichiararono quindi guerra. In quegli anni la Turchia si avviava ad una trasformazione profonda, passando da una struttura amministrativa di tipo ottomano ad una più moderna ed orientata verso l’Europa. La Russia, a seguito delle ingenti perdite ottenute sui Laghi Masuri, chiese l’aiuto degli Alleati per sollevare la situazione del fronte orientale. Winston Churchill, all’epoca Primo Lord dell’Ammiragliato, decise di forzare lo Stretto dei Dardanelli che divide il Mar Mediterraneo dal Mar Nero. La sua importanza strategica era ben nota in quanto circa nove decimi dell’intera produzione russa di grano era costretta a passarvi attraverso, per cui il controllo del canale era fondamentale per la sopravvivenza della Russia. L’Admiralty riteneva che forzando i Dardanelli con la flotta alleata avrebbe potuto distruggere le uniche due fabbriche di munizioni poste lungo la costa impedendo gli approvvigionamenti all’esercito turco. Nell’agosto del 1915, i campi minati turchi vennero potenziati in attesa dell’attacco [50]. La struttura difensiva era supportata da una batteria di cannoni tedeschi Krupp [51] che battevano interamente lo Stretto. Il cocktail mine-cannoni si rivelò letale, e le navi alleate costrette dai campi minati da una parte e dal tiro delle artiglierie dall’altra furono costrette a ritirarsi lasciando ingenti perdite. Nonostante gli inglesi avessero inviato inizialmente dei dragamine [52], nell’illusione di bonificare un passaggio per le navi da battaglia, queste vennero pesantemente colpite dalle artiglierie.

Churchill, nel suo rapporto, The World Crisis, 1915, riportò che “ ... the operation of sweeping the area from which the ships were to bombard .. was the indispensable preliminary to any naval attack upon the forts…This was not achieved because the sweepers were inadequate …”.

affondamento della HMS Irresistible nei Dardanelli dopo l’urto con un a mina, 18 marzo 1915 – foto pubblicata sul The War Illustrated, 1 May 1915 – Biblioteca del Congresso – autore non noto ma scattata dalla nave da battaglia HMS Lord Nelson File:HMS Irresistible abandoned 18 March 1915.jpg – Wikimedia Commons

Dal punto di vista tecnico, l’azione non avrebbe potuto avere un esito diverso, a causa delle forti correnti di marea, che ostacolavano il procedere dei dragamine, e della minaccia bi-dimensionale [53] causata dalla presenza contemporanea e coordinata delle mine e dei cannoni.

Durante la prima guerra mondiale l’uso delle mine dimostrò quanto queste armi avessero ormai raggiunto una certa maturità di impiego: solo nel canale della Manica e nel mare del Nord vennero posate oltre 172000 mine. Una novità fu lo sviluppo del minamento occulto con sommergibili che si dimostrò particolarmente insidioso.

La nascita delle contro misure mine moderne
Sin dall’inizio della guerra si presentò il problema delle CMM. In Inghilterra la flottiglia di dragamine fu integrata da pescherecci costieri [54]. Tale simbiosi si rivelò vincente in quanto i metodi di dragaggio dell’epoca non differivano in sostanza da quelli normalmente impiegati per la pesca a strascico. Per proteggere le unità maggiori era stato inventato il “paravane”, una protezione a baffi di gatto che precedeva la nave nel suo tragitto intercettando eventuali mine. Tale sistema fu adottato dalle navi militari maggiori e dai mercantili anche durante la Seconda Guerra Mondiale.

Durante la Grande Guerra, l’uso delle mine navali fu estensivo da parte di tutte le nazioni[55]: Si trattò in maggior parte di mine ormeggiate ed, in alcuni casi, di mine alla deriva o striscianti sul fondo tramite lunghe catenarie, teoricamente limitate, secondo la Convenzione dell’Aia, ad una vita di un’ora dopo l’attivazione. Nelle contro misure mine, la Gran Bretagna sviluppò una flotta imponente composta da 762 dragamine dislocati in 26 porti inglesi e 35 basi all’estero. Gli equipaggi furono intensamente addestrati al fine di renderli padroni delle tecniche di messa a mare delle apparecchiature di dragaggio. Questa strategia risultò vincente e caratterizzò, negli anni successivi, la politica navale britannica nelle Contro Misure Mine. Per dare un idea della pericolosità del loro lavoro, nei 4 anni e 3 mesi di guerra, 214 dragamine furono affondati durante le operazioni di bonifica dei campi minati con un elevato costo in termini di vite umane. Analoghi sviluppi si ebbero nelle altre nazioni che parteciparono, alla fine della guerra al Comitato Internazionale per la bonifica delle 40000 miglia quadre di mare ancora infestate dalle mine. Sfortunatamente non tutte le nazioni compresero la specificità di tale forma di lotta e la necessità di mantenere vivo l’addestramento degli equipaggi chiamati ad operare in condizioni estreme in presenza di un pericolo spesso subdolo ed imprevedibile. Al di là degli affondamenti ottenuti, l’impatto sulle operazioni navali e sul morale degli equipaggi fu elevato.

Dal punto di vista operativo, la minaccia di mine durante la Prima Guerra Mondiale comportò il dirottamento del traffico mercantile e militare, la necessità di dedicare risorse alle CMM e la creazione di corridoi di instradamento dalle acque basse fino in alto mare. Psicologicamente la minaccia di mine influì sugli equipaggi, in special modo quelli dei sommergibili, che talvolta arrivarono ad ammutinarsi piuttosto che transitare in acque minate [56].

fine parte V – continua

in anteprima: membri della squadra di recupero e smaltimento delle mine rimuovono una mina navale dalla spiaggia di Tayport, in Scozia – 25 novembre 1941 – Autore Pelman, L (Lt), fotografo ufficiale della Royal Navy , Smith, J H (LT) – creato e rilasciato dall’Imperial War Museum sulla licenza non commerciale IWM – Parte della collezione ufficiale dell’Ammiragliato File:Naval Mine Recovery and Disposal Squad at Work, Tayport A6425.jpg – Wikimedia Commons

 

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PAGINA PRINCIPALE

 

PARTE I PARTE II PARTE III

PARTE IV PARTE V PARTE VI

PARTE VII PARTE VIII

 

Note
[48] Sabrina R. Edlow “U.S. Employment of Naval Mines: a Chronology” Center of Naval Analyses, aprile 1997. Gli Stati Uniti posarono solo nel North Sea Barrage circa 71000 mine. Durante la Guerra circa 600 mercantili alleati furono affondati da mine.

[49] In uno di questi campi minati, posato dal mercantile armato tedesco Berlin, l’HMS Audacious, una nave da battaglia da 23000 tonnellate, affondò in solo 4 ore ed l’HMS Hampshire, nel giugno del 1916, ne seguì la stessa sorte in soli 20 minuti. Solo 14 dei 600 uomini dell’equipaggio si salvarono e nel disastro perì anche il Segretario della Guerra Lord Kitchener.

[50] Il Vice Ammiraglio Guido von Usedom, della marina tedesca, fu inviato come “Ispettore delle fortificazioni e dei campi minati”, e fece rinfrescare i campi minati posati dai Turchi con altre 300 mine ormeggiate a contatto Carbonit allineate su undici linee. I campi erano composti sia da mine a contatto, poste a differenti quote, in funzione delle forti correnti di marea nello stretto, sia da mine controllate da stazioni a terra.

[51] Nel museo navale di Çannakale, sullo stretto dei Dardanelli, sono ancora conservate le armi impiegate nella terribile battaglia ed é possibile osservare alcuni diorami ricostruenti le varie fasi della battaglia. L’azione navale fu una vera e propria carneficina e fu deciso l’invio di un Corpo di spedizione terrestre al comando del Generale Hamilton. L’operazione mostrò immediatamente i  suoi punti deboli: logistica inefficiente, scarsa capacitá decisionale poca conoscenza del terreno. Dall’altra parte un giovane Ufficiale, Mustafá Kemal (il futuro Ataturk), comprese i punti deboli degli avversari e si attestò sui crinali bloccandoli in una sanguinosa guerra di frontiera. Il 18 settembre il generale Hamilton fu sollevato dal Comando ed il generale Monro saggiamente comandò la ritirata che avvenne, senza alcuna vittima, in una sola notte. Al termine dei combattimenti, il bilancio delle vittime fu di oltre 250.000 morti e 150.000 feriti, circa la metà dell’intero Corpo di spedizione Alleato.

[52] L’operazione nei Dardanelli fu decisa nel dicembre del 1914, con l’illusione di bonificare i campi minati utilizzando una flottiglia di 21 pescherecci modificati. I dragamine cercarono inutilmente di dragare le mine per otto notti consecutive, precedenti all’ingresso delle navi maggiori, operando in coppia (team sweep) con apparecchiature a sciabica. L’impervietà dei campi data dalle differenti quote delle casse, complicata dalle condizioni ambientali proibitive (nello stretto le correnti possono arrivare fino a 6 nodi di velocità) nonché il tiro delle artiglierie costiere resero inutile l’operazione. Gli inglesi cercarono di giustificare l’insuccesso dichiarando che i turchi avevano impiegato mine alla deriva. In realtà, la disposizione delle mine a quote diverse fu vincente; causa della marea, le mine venivano celate alla vista dei dragatori rendendo impossibile la valutazione del livello di bonifica.

[53] Con il termine “minaccia bi-dimensionale” si intende una minaccia che proviene da due ambienti diversi, nel caso specifico, dalla superficie (batterie costiere e navi nemiche) e sotto la superficie (mine e sommergibili). Viene impiegato il termine di minaccia tri-dimensionale quando si considera anche la minaccia aerea (data da aereoplani e missili).

[54] L’idea di impiegare pescherecci a strascico per dragare meccanicamente le mine ormeggiate risale al 1907 quando l’Ammiraglio Charles Beresford, Comandante in Capo della Flotta ne raccomandò l’impiego: “Our fishing fleet, in war, will be rendered inactive and will, in consequence be available for war service….. Small naval vessels, if used in minesweeping, will be used at the expense of other urgent war requirements.” dal “RN Minewarfare Branch” di Rob Hoole da www.mcdoa.org.ok

[55] La Germania ne posò 43636, gli Stati Uniti 56.000 solo nel Nord Sea Barrage e la Gran Bretagna 128650 di cui circa 40.000 lungo le coste tedesche – dati estratti dal U.S. MINEWARFARE MANUAL – Cenni storici.

[56] Tamara Moser Melia “Damn the Torpedoes: a short history of US Naval mine Countermeasures 1777-1991”, Naval Historical Center, Washington DC, 1991.

 

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