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Emilio Bianchi e l’impresa di Alessandria, 18 dicembre 1941

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO

AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: assaltatori, X MAS

 

Sono passati molti anni da quella notte in cui sei uomini Gamma italiani penetrarono in una base nemica causando gravi perdite alla flotta inglese. Oggi ne ricorre l’anniversario, forse solo accennato in qualche notiziario, un impresa straordinaria condotta da uomini straordinari come Emilio Bianchi.

Nell’estate del 2015 si  spense, all’età di 103 anni, il comandante Emilio Bianchi (Sondalo 22 ottobre 1912, Torre del Lago Lucca, 15 agosto 2015), l’ultimo eroe sopravvissuto dell’impresa di Alessandria. Volontario nella Regia Marina dal marzo 1932 ed assegnato alla categoria Palombari, frequentò il Corso di specializzazione presso la Scuola CREM (Corpo Reali Equipaggi di Marina) del Varignano (La Spezia) ed al termine fu imbarcato sulla nave idrografica Ammiraglio MagnaghiQuindi imbarcò sul Regio incrociatore Fiume  e, nel 1936,  venne destinato al 1º Gruppo Sommergibili di base a La Spezia. Conseguita la promozione a Sergente venne assegnato, nel 1937, alla X Flottiglia MAS, iniziando l’addestramento per diventare sommozzatore guastatore dei mezzi d’assalto subacquei (GAMMA).

A seguito dell’azione di Alessandria ricevette la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

«Eroico combattente, fedele collaboratore del suo ufficiale dopo averne condivisi i rischi di un tenace, pericoloso addestramento lo seguiva nelle più ardite imprese e, animato dalla stessa ardente volontà di successo, partecipava con lui ad una spedizione di mezzi d’assalto subacquei che forzava una delle più potenti e difese basi navali avversarie, con un’azione in cui concezione operativa ed esecuzione pratica si armonizzavano splendidamente col freddo coraggio e con l’abnegazione degli uomini. Dopo aver avanzato per più miglia sotto acqua e superato difficoltà ed ostacoli di ogni genere, valido e fedele aiuto dell’ufficiale le cui forze erano esauste, veniva catturato e tratto sulla nave già inesorabilmente condannata per l’audace operazione compiuta. Noncurante della propria salvezza si rifiutava di dare ogni indicazione sul pericolo imminente, deciso a non compromettere l’esito della dura missione. Col suo eroico comportamento acquistava diritto all’ammirata riconoscenza della Patria e al rispetto dell’avversario.»
Alessandria d’Egitto, 18-19 dicembre 1941.

siluro a lenta corsa modello San Bartolomeo

Per i più giovani riassumerò questa impresa che purtroppo non viene spesso ricordata nei libri di storia, forse per paura che sia usata politicamente da chi ha ancora paura del passato. Niente di più errato … chi ha paura della sua storia passata non ha futuro. Per coloro che vivono di certezze senza averle mai valutate, invito a leggere la storia di questi Italiani, uomini caratterialmente ed umanamente eccezionali, il cui valore e coraggio fu riconosciuto dopo la guerra anche dagli allora avversari. Persone che, come potrete scoprire da soli, non si mischiarono mai con la politica restando sempre degli uomini liberi.

L’impresa di Alessandria d’Egitto
Nella notte tra il 18 ed il 19 dicembre 1941, sei operatori subacquei della Regia Marina Italiana, su 3 mezzi d’assalto subacquei, denominati tecnicamente siluri a lenta/lunga corsa (SLC), penetrarono nel porto di Alessandria di Egitto ed affondarono due navi da battaglia inglesi, la HMS Queen Elizabeth (33.550 t) e la HMS Valiant (27.500 t), danneggiando inoltre la nave cisterna Sagona (7.750 t) ed il cacciatorpediniere HMS  Jervis (1.690 t). Quella di Alessandria è senz’altro la più celebre delle azioni della X Flottiglia MAS, denominata operazione G.A.3. Si trattò di una sorta di rivincita delle forze armate italiane per le gravi perdite navali subite nella notte di Taranto (novembre 1940). La preparazione dell’attacco venne attuata con la massima accuratezza. L’addestramento dei Gamma fu pesantissimo e con l’uso di materiali spesso non maturi ed in continua sperimentazione.

Alessandria

La notte del 3 dicembre il sommergibile Sciré, comandato dal tenente di vascello Junio Valerio Borghese, lasciò La Spezia per compiere la missione G.A.3..

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il sommergibile Sciré lascia la Spezia. Notate i cassoni che contenevano i S.L.C.

Dopo uno scalo nell’Egeo per imbarcare gli operatori dei mezzi d’assalto, il 14 dicembre il sommergibile si diresse verso la costa egiziana per l’attacco che era previsto nella notte del 17 dicembre. Una violenta mareggiata però fece ritardare l’azione di un giorno. La notte del 18 dicembre, con condizioni del mare ottimali ed approfittando dell’apertura degli sbarramenti per far entrare le navi inglesi in porto, i tre siluri a lenta corsa penetrarono nella base per dirigersi verso i loro obiettivi.

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rappresentazione delle operazioni sotto le chiglie nemiche con i S.L.C.

Gli operatori Gamma dovevano portarsi sotto la chiglia degli obbiettivi e collegare la carica esplosiva (vedi immagine); quindi nuotare fino alla terra ferma per il successivo recupero da parte degli agenti segreti italiani a terra. Questi uomini vestivano sotto la stagna la divisa ordinaria e, una volta a terra, si toglievano la muta e proseguivano in divisa come qualsiasi soldato. Questo gli avrebbe garantito un trattamento da soldati secondo la convenzione di Ginevra.

In quella buia notte, l’equipaggio composto da Durand de la Penne e Emilio Bianchi  puntò verso la Valiant.

Durand de la Penne

Bianchi ebbe un guasto all’apparecchio ad ossigeno e fu costretto ad emergere ma Durand de la Penne non si diede pervinto e trascinò da solo il pesante mezzo fino a posizionarlo sotto la chiglia della nave da battaglia britannica. Quindi riemerse ma fu scoperto dalle sentinelle inglesi e catturato. Anche Bianchi fu individuato e furono rinchiusi in un locale sotto la linea di galleggiamento della HMS Valiant. Poco prima dello scoppio, Durand de la Penne chiamò il personale di sorveglianza per farsi condurre dal comandante della nave, per informarlo che la sua nave sarebbe esplosa e per chiedergli di mettere in salvo l’equipaggio. Al rifiuto di comunicare dove fosse la carica, il Comandante inglese lo fece riportare nel locale. All’ora prevista avvenne l’esplosione, che scardinò il portellone del locale, permise ai due italiani di raggiungere il ponte di coperta dove vennero evacuati insieme al resto dell’equipaggio. Anche gli altri due Siluri a Lenta/Lunga Corsa (SLC) riuscirono ad arrivare sugli obbiettivi e, il mattino successivo, le cariche esplosero.

Quattro navi furono gravemente danneggiate nell’impresa: oltre alla Valiant, la Queen Elizabeth e la Sagona anche il cacciatorpediniere HMS Jervis fu vittima delle cariche posate dagli assaltatori italiani. L’azione italiana costò agli inglesi, in termini di naviglio pesante fuori uso, come una battaglia navale perduta e fu da loro tenuta per lungo tempo nascosta. La Valiant subì danni alla carena e fu trasferita a Durban per le riparazioni più importanti che vennero effettuate tra il 15 aprile ed il 7 luglio 1942. La Queen Elizabeth invece fu squarciata sotto la sala caldaie e riprese il mare solo per essere trasferita a Norfolk (USA) dove rimase in riparazione per 17 mesi. Per la prima volta dall’inizio del conflitto, la flotta italiana si trovò in netta superiorità rispetto a quella britannica, a cui non era rimasta operativa alcuna corazzata.

Per ricordare il Capitano di Fregata Emilio Bianchi, scomparso a Torre del Lago (Lucca) dove viveva, il ministro della difesa Pinotti ha cosi commentato il triste evento:

Si e’ spento l’ultimo degli eroi dell’impresa di Alessandria dove il coraggio e l’ardimento permisero di ottenere altissimi risultati. La sua morte rappresenta una grande perdita per la Difesa. Il Comandante Bianchi Medaglia d’oro al Valor Militare per l’impresa del 1941, ha lasciato un segno profondo. In tutti noi resterà il ricordo indelebile di un Uomo che ha servito le istituzioni e il nostro Paese con totale dedizione e incondizionato attaccamento ai valori della Patria. Se n’è andato oggi una figura eroica della storia della Marina, della Difesa e dell’Italia intera”.

In quest’epoca nella quale molti valori sono stati colpevolmente dimenticati a scapito di quelli materiali, la storia di Italiani come il comandante Emilio Bianchi dovrebbe essere fatta conoscere ai più giovani come esempi di forza morale e di carattere che hanno fatto grande il nostro Paese.  Grazie Comandante per ciò che hai fatto per l’Italia … che la terra ti sia lieve.

Andrea Mucedola

 

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