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Il problema del calendario e del giorno … più corto che ci sia

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

ARGOMENTO: NAUTICA
PERIODO: I SECOLO a.C. – XIX SECOLO d.C.
AREA: DIDATTICA
parole chiave: calendario, Santa Lucia

 

Buongiorno, da stanotte il cielo sarà impreziosito (nuvole permettendo) dalla spettacolare Luna Piena “Fredda”, così chiamata secondo la tradizione dei nativi americani. Il nome è ovviamente legato alle basse temperature che caratterizzano questo mese. Potremo scorgerla al suo tramonto, tra Ovest e Nord Ovest, molto bassa sull’orizzonte attorno alle 07:30 circa (ora di Roma). Tra i fenomeni recenti abbiamo avuto anche una bella congiunzione ovvero l’incontro “ravvicinato” (solo apparente sulla volta celeste perché legato alla prospettiva) di due “oggetti” tra il “Signore degli Anelli”, Saturno, e il “Pianeta dell’Amore”, Venere, che hanno duettato nel cielo sud occidentale attorno al tramonto, incastonati nella costellazione del Sagittario. 

Santa Lucia, 13 dicembre
Ma la notizia del giorno, si fa per dire, è inerente a “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia“. In realtà sarebbe corretto dire che non lo è più dal 1582! Il 13 dicembre viene infatti preso a riferimento come il giorno (arco diurno) più breve dell’anno, cioè quello in cui si registra il minimo intervallo di tempo tra l’alba e il successivo tramonto e dopo il quale le “giornate” tornano di nuovo ad allungarsi. Il poeta inglese John Donne descriveva in un sonetto questo giorno come «la mezzanotte dell’anno».

In realtà tale condizione si verifica, dati astronomici alla mano, nel giorno del Solstizio (di inverno nel nostro emisfero o di estate nell’altro) che cade invece il 21 o il 22 di dicembre (quest’anno 2019 il 22). Nella tabella a lato potrete vedere le sue oscillazioni.

Ma questo perché?
La “responsabilità” di questo sfasamento tra la tradizione e la realtà ci porta indietro nel tempo e va attribuita alle conoscenze astronomiche non del tutto precise degli antichi Romani. Nel 46 a.C., infatti, Caio Giulio Cesare dette incarico di mettere ordine nel calendario in uso all’epoca, che vedeva continui sfasamenti. Il calendario giuliano fu un deciso passo avanti, grazie all’introduzione del mese bisestile ogni quattro anni. Il “giorno in più” serviva, come accade ancora oggi, a recuperare la differenza tra i 365 giorni dell’anno del calendario e i 365 giorni e sei ore che invece rappresentano l’effettiva durata del tragitto che la Terra compie attorno al Sole. Sei ore in più, per quattro anni, danno appunto la durata di un giorno, che dovrebbe riportare in pari le cose. Semplice vero?

Purtroppo, però, le sei ore usate dai Romani per il calcolo dell’anno bisestile erano solo una approssimazione della durata esatta dell’anno solare che è (ancora più precisamente) di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. La differenza, in meno, è appena di undici minuti, ma abbastanza grande da portare, nel corso dei secoli, ad accumulare un ritardo che dopo quasi 15 secoli era arrivato attorno ai dieci giorni. 

In particolare, tra il 325 dopo Cristo, anno in cui il Concilio di Nicea stabilì la regola per il calcolo della Pasqua, e il 1582 si era accumulata una differenza di circa 10 giorni. Questo significava che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche, non cominciava più il 21 marzo, ma l’11 marzo. Così la Pasqua, che sarebbe dovuta cadere la prima domenica dopo il plenilunio di primavera, veniva a cadere nella data sbagliata alla Pasqua, influendo a catena sulla Quaresima e la Pentecoste. Venne dunque stabilito di recuperare i giorni perduti, riallineando la data d’inizio delle stagioni con quella che si aveva nel 325 d.C. e di modificare la durata media dell’anno. Pe recuperare i dieci giorni perduti, fu necessario saltare dal giovedì 4 ottobre 1582 ad un nuovo venerdì 15 ottobre.

Nel Medioevo il Solstizio era dunque più vicino al giorno di Santa Lucia che al 21 dicembre, giustificando pienamente il detto popolare che lo faceva il girono  più corto dell’anno.

Fu solo nel 1582 che le cose vennero rimesse a posto. Papa Gregorio XIII che diede il via al calendario gregoriano e decise di far “saltare il mondo” dal 4 al 15 ottobre: i giorni in mezzo, quelli dal 5 al 14 ottobre del 1582, per molti dei nostri calendari non sono mai esistiti. Dopodiché, per evitare nuovi slittamenti come nel calendario di Giulio Cesare, il meccanismo scelto da Papa Gregorio introdusse un sistema di compensazione che in corrispondenza dell’inizio del secolo fa saltare l’anno bisestile. Siccome anche così il calcolo non è del tutto preciso, pure questa regola ha però la sua eccezione e lascia bisestili gli anni corrispondenti al secolo che siano divisibili per 400, motivo per cui il 2000 fu bisestile così come lo sarà il 2400! Per sistemare il calendario gregoriano furono usate le misurazioni dell’astronomo Niccolò Copernico, pubblicate nel 1543 sotto il titolo di De Revolutionibus orbium coelestium libri sex (“Sei libri sui movimenti circolari dei corpi celesti”), che era riuscito a calcolare, con notevole accuratezza, sia l’anno tropico sia l’anno siderale. 

Dal 1582 dunque il solstizio si spostò nelle date che conosciamo oggi. In realtà non tutti i Paesi adottarono il nuovo calendario nello stesso anno: John Donne, che ho già citato, scrisse il suo sonetto all’inizio del 1600, cioè dopo la riforma, ma in Inghilterra il calendario gregoriano fu adottato solo nel 1750 e quindi per lui il solstizio era ancora attorno al 13 dicembre.

Anche l’insurrezione bolscevica di Pietrograd (l’odierna San Pietroburgo) del 1917 avvenne a ottobre per Lenin e i suoi compagni (in Russia si usava ancora il calendario giuliano) ma a novembre per gran parte del resto d’Europa. Dopo che l’Unione Sovietica (1918) adottò il calendario gregoriano, nel 1923 fu ufficialmente modificata la formula per determinare gli anni bisestili, ottenendo il Calendario rivoluzionario sovietico. In esso, sono considerati bisestili solo quelli (tra gli anni divisibili per 100) che divisi per 9 danno come resto 2 o 6. Così facendo il primo anno di discordanza con il calendario gregoriano sarebbe stato il 2800. Il Calendario rivoluzionario sovietico fu abbandonato nel 1940 e si ritornò al calendario gregoriano. Simile il calendario delle Chiese ortodosse che soppresse i 13 giorni (che attualmente separano le date delle feste ortodosse da quelle del resto del mondo cristiano) ma considerano bisestili tra gli anni secolari solo quelli che divisi per 9 danno come resto 2 o 7. Gli anni liturgici ortodossi sono strutturati sulle date del calendario giuliano, che differisce di tredici giorni rispetto a quello gregoriano: ciò comporta che il Natale del Signore si celebra il 7 gennaio e la data della Pasqua normalmente differisce fra Oriente ed Occidente cristiani.

Curiosità nel mondo: Le Chiese ortodosse russa, serba e di Gerusalemme continuano tutt’oggi a seguire il calendario giuliano: da ciò nasce l’attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose “fisse” ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. In Israele, Pakistan ed in India vengono adottati il calendario gregoriano a fianco di quello locale. L’uso di un duplice calendario avviene anche in Cina, Giappone, Turchia ed Egitto hanno deciso di adottare il calendario gregoriano per il diritto amministrativo. Il Web ha deciso di adottarlo rendendolo quindi universale per tutti. Il giorno 2 ottobre 2016 anche i ministeri dell’Arabia Saudita hanno deciso di adottare il calendario gregoriano per la registrazione dei propri atti amministrativi con un decreto del Consiglio dei Ministri di Ryad.

Gli appassionati di astronomia segnalano che, in ogni caso, attorno al 13 dicembre qualcosa nelle nostre giornate succede: è in questi giorni, infatti, che l’ora del tramonto del Sole arriva, secondo i nostri orologi, al suo minimo annuale.

Per una complessa combinazione nei calcoli dell’”ora media“, quella che segnano i nostri orologi, e dell’ ora solare“, dal 13 dicembre il tramonto comincia a ritardare a poco a poco ogni giorno, dando l’impressione che i giorni siano già tornati ad allungarsi. 

Paolo Giannetti

 

in anteprima calendario gregoriano Calendario-gregoriano.jpg – Wikimedia Commons

 

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