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Una nuova spedizione sul Dogger Bank – Expedition Dogger Bank 2015, tra archeologia e biologia alla scoperta del Mare del Nord

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spedizione dogger bank 2015

Il 4 settembre 2015, una spedizione scientifica subacquea si è svolta sul Dogger Bank; una come tante ma con uno scopo in più: attirare l’attenzione sullo stato di salute del Mare del Nord. La spedizione, chiamata Dogger Bank 2015 si è concentrata in tre aree interessanti aree marine: la Dogger Bank, la Cleaver Bank, e il Frisian Front.


Doggerland

Questa spedizione ci da la possibilità di parlare oggi del Dogger bank, un grande banco sabbioso del Mare del Nord, posto a circa 100 km al largo della costa del Regno Unito, con un’estensione di circa 17.600 km². Le profondità delle acque variano tra i 15 ai 36 metri, circa 20 m meno profonde del mare circostante. Da un punto di vista geologico si tratta di una antica morena formatasi durante l’ultima glaciazione. Il banco è ciò che rimane di un grande territorio conosciuto come Doggerland collegato alle isole britanniche ed al continente europeo, sui fondali del quale sono stati ritrovati dai pescatori ossa di mammuth e artefatti dei popoli che vi vivevano.

spedizione dogger bank -2 2015

Quest’ultima ricerca, cronologicamente parlando, sul banco di Dogger è considerata importante per molti aspetti: archeologico e storico, per l’abbondanza dei relitti che vi riposano e biologico per valutare l’impatto umano e studiare le specie presenti che anno un forte impatto economico sui paesi rivieraschi. In particolare, i membri della spedizione hanno effettuato numerose ricerche sulla biodiversità animale e vegetale presente sui relitti e sul fondale marino circostante. L’occasione ha permesso di ripulirli dalle reti, lenze ed attrezzature da pesca. La novità in questa spedizione è stata la ricerca di batteri per poter sviluppare nuovi antibiotici e sostanze antifungine.

Un mare tormentato

dogger battle

Da sempre i bassi fondali, le frequenti nebbie e le tempeste hanno reso il Mare del Nord infido e difficile per i naviganti. Ma non solo, egli ha subito e subisce da sempre un forte impatto antropico a causa dell’inquinamento, della pesca eccessiva con pesanti reti a strascico e, non ultimo, dell’estrazione minerarie di sabbia. Questo impatto ha ridotto al minimo la biodiversità marina del banco se non in alcuni spot caratterizzati da relitti di diversa natura. Per questo motivo sono state create, nel giugno 2015, le aree protette del Cleaver Bank e del Dogger Bank che rappresentano ora delle zone di ricerca preferenziali. Sebbene la protezione di quelle zone  marine sia all’ordine del giorno, sfortunatamente non sono state ancora prese in considerazione soluzioni contro la pesca a strascico, come l’impiego di barriere artificiali con dissuasori posti sul fondo, i relitti di navi o di vecchie piattaforme e pale eoliche, che potrebbero rappresentare importanti vivai e rifugi per la vita marina. I biologi hanno calcolato che oltre trecento diverse specie animali e vegetali hanno trovati un loro habitat proprio nei relitti. “I relitti non sono solo patrimonio storico-culturale, sono anche viaggi artistici e hotspot per la biodiversità“, afferma Ben Stiefelhagen di Dive clean the North Sea. “Essi agiscono come mini-aree naturali e possono aiutare a ripristinare la ricchezza di specie animali e vegetali“. Questo è il motivo per cui subacquei e ricercatori sono da anni alla ricerca di nuove specie animali come nudibranchi, pesci, molluschi e coralli per identificare e meglio comprendere il loro adattamento. Ci sono buone possibilità che nuove specie si trovino in alcuni punti della Dogger Bank, dove praticamente nessuna immersione è ancora stata effettuata. Nelle missioni passate i biologi hanno trovato nella Dogger Bank dozzine di nuove e rare specie per le acque olandesi.

I segreti dei relitti
Nel rapporto finale della spedizione sono stati identificati vari relitti nella zona. Ad esempio, grazie ad immagini side scan sonar fu indicata la possibile presenza di un possibile relitto di un sommergibile della prima guerra mondiale; inizialmente si pensava che fosse un sommergibile della I guerra mondiale ma successive immersioni sul relitto da parte dei ricercatori hanno rilevato si tratta dei resti di una plancia di comando di una grande nave a vapore, la cui identità è ancora sconosciuta, con una elica ed timone ben riconoscibili.Non c’è da meravigliarsi. Scontri in quelle acque avvennero in tutte le epoche. Non c’è da meravigliarsi. Le grandi Marine si scontrarono per secoli in quelle acque insidiose lasciando sui fondali vite umane e miseri resti.

300px-The_Battle_of_the_Dogger_Bank_5_August_1781Tra i tanti scontri che avvennero sul Dogger bank, ne voglio ricordare tre: il primo  avvenuto il 5 agosto 1781 durante la quarta guerra anglo-olandese e due nella I guerra mondiale. Nel dicembre 1780, la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Repubblica Olandese, attirandola militarmente nella Guerra d’Indipendenza americana perché gli olandesi rifornivano gli americani. Fu un incontro sanguinoso tra uno squadrone britannico sotto il vice ammiraglio Sir Hyde Parker, ed uno squadrone olandese sotto il vice ammiraglio Johan Zoutman. L’apertura delle ostilità con gli olandesi aveva una forte valenza politico economica, in quanto il commercio di legname della Gran Bretagna con i paesi del Mar Baltico era potenzialmente a rischio e che gli inglesi dovevano aumentare la protezione delle loro spedizioni nel Mare del Nord. Per realizzare ciò, gli inglesi iniziarono a bloccare la costa olandese, per monitorare e intercettare qualsiasi tentativo significativo di inviare navi da e verso i porti olandesi, e cominciò a proteggere i convogli marittimi mercantili con navi armate.

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Johan Arnold Zoutman

Gli Olandesi non erano in grado di organizzare alcun tipo di azione efficace contro gli inglesi ma alla fine decisero di varare una potente flotta mercantile. Il 1 agosto del 1781, l’ammiraglio Johan Zoutman guidò una flotta composta da circa settanta mercantili, protetti da sette navi della linea di battaglia, oltre ad un certo numero di fregate e navi armate minori. Nel contempo l’ammiraglio Hyde Parker stava accompagnando un convoglio di navi dal Baltico quando incontrò la flotta olandese al mattino del 5 agosto. Immediatamente rimandò il suo convoglio verso la costa inglese e ordinò alle sue unita’ di dare la caccia piuttosto che prepararsi per la battaglia. Zoutman, le cui navi erano state intervallate dai mercantili, ordinò alle sue navi da guerra di interporsi tra le navi inglesi ed i mercantili olandesi. Sebbene con mare calmo e una brezza da nord-est, Zoutman manovrò in direzione est-sud-est, ed attese Parker. Quando Parker alzò la bandiera di battaglia sorprendentemente le navi olandesi non spararono un colpo mentre gli inglesi si avvicinavano a distanza di tiro di fucile. La battaglia infuriò e le perdite da entrambe le parti furono altissime.

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Admiral Hyde Parker

L’Hollandia affondò la stessa notte. Verso la metà del mattino i mercanti olandesi si allontanarono dall’azione e tornarono sul Texel. Parker diede il segnale per riportare in formazione le navi da battaglia ma cadde sottovento e si trovo’ lontano dagli Olandesi. Sebbene gli Olandesi celebrarono la battaglia come una vittoria, la loro flotta non lasciò più il porto durante la guerra ed il loro commercio mercantile rimase paralizzato. Parker, da parte sua, pur rivendicando la vittoria, si rese conto dell’impreparazione dei suoi equipaggi e diede le dimissioni dal suo comando. Gli scontri con gli Olandesi sul banco non terminarono nei secoli seguenti ma un altro antagonista apparve presto all’orizzonte, l’impero del Kaiser con le sue potenti navi guidati da comandanti capaci e coraggiosi.

Arriviamo alla I guerra mondiale; era il 23 gennaio 1915 quando una squadra di quattro incrociatori tedeschi da battaglia della Prima Divisione Esploratori diretti dall’ammiraglio Franz von Hipper, appoggiati da un cacciatorpediniere, da un incrociatore leggero e da un dirigibile, scesero in mare partirono per attaccare i porti e la flotta da pesca britannica. L’ammiraglio David Beatty decise di affrontare il nemico presso il Banco di Dogger nel mare del Nord.

Il 24 gennaio in una fredda mattinata d’inverno, con mare calmo e buona visibilità, Beatty e Hipper si scontrarono. Hipper, sorpreso dai britannici e rendendosi conto di essere in inferiorità, tentò la fuga ordinando il ritiro verso sud est, credendo che la flotta britannica fosse più lenta della sua, ma Beatty lo raggiunse alla velocità di 26 nodi e aprì il fuoco concentrandosi sulla nave avanzata di von Hipper, la Seydlitz e quella di coda, la Blücher.

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l’affondamento della Blucher

La Seydlitz venne colpita a sua volta dalla Lion che mise fuori combattimento le due torrette posteriori, uccidendo 160 uomini. Solo la rapida azione dell’ufficiale comandante, che allagò i depositi munizioni, salvò la nave da una massiccia esplosione che l’avrebbe completamente distrutta. Anche il potente Blücher fu fortemente danneggiato e l’ammiraglio Beatty  diede ordine al HMS Indomitable di intercettarlo. Poco dopo il Derfflinger colpì il Lion, la nave guida britannica, che  fu costretta a ridurre la velocità ed a dirigersi verso Scape Flow. Hipper, dal canto suo, decise di abbandonare la Blücher alla sua sorte e di rientrare alla base con le tre navi restanti. Beatty con l’Indomitable diede il colpo di grazia alla Blücher e si mise all’inseguimento di Hipper, ma un errore di comunicazione assicurò la salvezza dei tedeschi. L’inseguimento della flotta tedesca fallì ed i Britannici, accerchiata la Blücher, l’affondarono causando la morte di 782 uomini. Sebbene quella battaglia navale mise provvisoriamente fine agli attacchi navali tedeschi contro il Regno Unito, mise in evidenza le lacune della Royal Navy  flotta navale inglese, ed in particolare della loro capacità offensiva e nel campo del comando, controllo e di comunicazione.

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il relitto del Blucher

Quelle stesse acque furono teatro, il 10 febbraio 1916, di una seconda battaglia navale. Tre flottiglie di cacciatorpediniere tedesche uscirono in mare per intercettare le navi inglesi. Le uniche navi britanniche in zona appartenevano alla X flottiglia dragamine, tra cui l’HMS Arabis, Poppy, Buttercup e Alyssum. Si trattava di “sloop of war”, ovvero navi da guerra minori non classificate secondo il sistema inglese di classificazione delle navi della Royal Navy (dal primo al sesto ordine) perché equipaggiate con meno di 18 cannoni. Erano tutte appartenenti alla classe Arabes.. Questa classe di sloop da 1.270 tonnellate era armata con due cannoni da 4,7 pollici (120 mm) Mk IV e due cannoni antiaerei di piccolo calibro (chiamati da 3 libbre) ed erano decisamente inferiori, come capacità offensiva, ai cacciatorpediniere tedeschi.

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uno sloop classe HMS Arabis

L’HMS Arabis, insieme ad altri tre sloop, era impegnato a dragare un canale ad est di Dogger Bank quando furono avvistate le torpediniere tedesche. Sebbene le navi britanniche furono scambiate dai tedeschi per incrociatori (ovvero con un armamento maggiore), essi decisero di attaccare poiché erano in numero maggiore. Dopo essere stati attaccati, gli inglesi tentarono di fuggire verso la costa ma l’Arabis fu ingaggiato da sei torpediniere tedesche e catturato ed affondato con i siluri.

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HMS Arethusa colpito da una mina preso Felixstone tenta il rientro

In risposta all’azione di Dogger Bank, la flotta di incrociatori di Rosyth, la Harwich Force, la 5a Divisione Cruiser e altri unità diressero verso sud per intercettare i tedeschi che, nel frattempo erano già rientrati alla base.  Sula via del ritorno l’incrociatore leggero HMS Arethusa colpì una miniera tedesca, posata nel canale di Sledway vicino alla boa di North Cutler la sera prima, dal sottomarino SM UC-7. Sei uomini morirono nell’esplosione e la nave iniziò ad affondare; diversi tentativi di rimorchiare la nave fallirono a causa del mare grosso e l’HMS Arethusa fu spinta sulla secca del Cutler dove si spezzò in due. Non fu il primo e nemmeno l’ultimo degli affondamenti nelle basse ed insidiose acque del mare del Nord.

Storia e Biologia: una miniera da esplorare

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reti da pesca sui relitti del Mare del Nord da Ghost fishing 

Anche durante questa spedizione sono stati ritrovati nuovi relitti ancora sconosciuti. Non c’è quindi da meravigliarsi perché queste aree di mare sono state per secoli crocevia di traffico navale militare e commerciale, le cui navi erano spesso vittime di scontri e tempeste. Un grande aiuto proviene dai pescatori che riportano alle autorità la presenza di ostruzioni sul fondo, non sempre presenti sulle carte nautiche, che vengono poi investigate per stabilirne la pericolosità.  Purtroppo la pesca estensiva con reti a strascico ha distrutto la biodiversità generale che sembra essersi preservata sui relitti.

Ciò nonostante le reti rimaste impigliate su di essi continuano a seminare morte. I subacquei di supporto del team di spedizione hanno liberato molti animali, alcuni ancora in vita, e ripulito i relitti da queste pericolose reti da pesca. Non bisogna dimenticare che queste trappole possono essere mortali anche per i subacquei ricreativi che immergendosi su questo artefatti, spesso in condizioni di visibilità bassissime, possono restare imprigionati all’interno con conseguenze fatali.

La Dogger Bank Expedition 2015 è stata un’iniziativa della Stichting Duik del Mare del Nord in collaborazione con il World Wildlife Fund (WWF) e Sodexo, ed è giunta ormai alla sua ottava spedizione. Il team di ricercatori è multidisciplinare ed ha compreso 29 subacquei, tra cui biologi, archeologi, ambientalisti, fotografi, cineasti e subacquei di supporto. Una ricerca non facile a causa delle difficili condizioni meteo marine. Queste immersioni possono essere infatti eseguite solo da subacquei molto esperti. Le temperature fredde, le forti correnti (che richiedono l’effettuazione delle immersioni solo nei momenti di stanca), la bassa visibilità (che varia tra zero fino 25 metri), con in gioco profondità comprese tra i 25 a 45 metri, sono limitazioni che richiedono pianificazioni ed un addestramento adeguato. Un passo in avanti per valutare lo stato di salute di quel freddo mare le cui acque sono fonte di sopravvivenza economica da secoli per il Nord Europa ma che riservano ancora, come in uno scrigno, tesori della storia di quei mari.

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