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NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
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  Address: OCEAN4FUTURE

Educare per assicurare un futuro alle nuove generazioni – campagna NO PLASTIC AT SEA di OCEAN4FUTURE per la lotta alle plastiche in mare

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poster presented at Marine Litter Convention, 1st Dec 2017, Accademia dei Lincei, Rome, Italy

Premessa
L’utilizzo industriale delle materie plastiche ha raggiunto livelli impensabili. Con un pò di fantasia, considerando l’uso massivo di questi materiali, quest’epoca potrebbe essere ribattezzata Plastocene; al di là delle speculazioni, le cause sono note e gli effetti sull’ambiente sono devastanti. C’è ancora molto da capire e da fare, ed il cammino è ancora lungo ma non abbiamo molto tempo.

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La formazione di isole gigantesche nei gyro vortex del Pacifico ha rivelato l’impatto dei rifiuti plastici nelle masse d’acqua, divenuto ormai un’emergenza comune in tutti i mari del pianeta, compreso il Mar mediterraneo. L’impatto è tale da comporta visibili danni all’ambiente ed agli esseri viventi attraverso la catena alimentare.

Plastocene: l’era della plastica


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Negli ultimi 50 anni, l’utilizzo massivo delle materie plastiche in tutti i settori ha raggiunto livelli impensabili e la produzione mondiale di plastiche è stimata a circa 200 milioni di tonnellate/anno. Questa produzione consente lo sviluppo di importanti settori tecnologici e di servizio come trasporti, comunicazioni, elettronica, con la sostituzione sempre maggiore di materiali come carta e metalli nei settori imballaggio ed edilizia. Con la crescita tecnologica si ha una progressiva affermazione delle plastiche per applicazioni sempre più sofisticate ed un tempo impensabili. I vantaggi di questi materiali sono evidenti: leggerezza, utilizzo a basso dispendio energetico e versatilità; tutto ciò ha fortemente inciso sui comportamenti e le abitudini quotidiane di ognuno di noi. Con il crescere di una nuova coscienza ambientale, l’opinione pubblica ha avuto modo negli ultimi anni anche di valutarne l’impatto devastante sull’ambiente. Lentamente stiamo affogando in un mondo di plastiche. In alcune zone del pianeta l’inquinamento ha raggiunto livelli tanto drammatici che gli abitanti convivono con nuovi preoccupanti scenari senza accorgersi delle differenze avventure.

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situazioni dei presunti vortici di plastiche nel Mediterraneo – da Aliani et alii – ISMAR Santa Teresa

La situazione è decisamente preoccupante. Ovunque nei mari, a causa delle correnti marine, si stanno formando isole di plastiche che riducono i livelli di plancton e disseminano sostanze tossiche nelle acque di tutto il mondo. La dispersione spesso criminale delle plastiche, nell’ambiente, richiede la ricerca di nuove soluzioni per un loro smaltimento intelligente; queste plastiche non generano solo uno sgradevole danno paesaggistico ma un inquinamento dell’ecosistema persistente nel tempo, a causa della loro natura quasi “indistruttibile”. I terreni, ma anche le falde acquifere ed i mari, raccolgono questi materiali che per le loro caratteristiche accumulano veleni che possono poi essere ingeriti dagli animali, rilasciando nelle loro carni sostanze potenzialmente cancerogene e comunque nocive per la salute; in mare il passaggio nella catena trofica fa sì che i pesci di grandi dimensioni contengano molecole chimiche estremamente dannose per l’organismo. Recenti studi hanno rivelato che le microplastiche accumulano nelle loro porosità sostanze altamente tossiche. I metodi tradizionali per lo smaltimento dei rifiuti non possono essere applicati alle plastiche perché molte di esse, quando bruciate, producono gas nocivi.

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La rimozione della plastica dagli oceani non è purtroppo un’opzione attualmente fattibile per le enormi quantità in gioco; i ricercatori dell’Università dell’Oregon hanno stimato che per eliminarli ci vorrebbe una quantità di energia pari a 250 volte la massa dei rifiuti attualmente presenti. Inoltre il processo naturale di biodegradazione richiede tempi molto lunghi che possono essere di centinaia di anni in terra e diventano maggiori, per l’assenza di luce,  in mare. Per cui, in attesa di nuove soluzioni, vanno intraprese azioni immediate per mitigare l’afflusso al mare di scorie, che oltre al resto, uccidono ogni anno circa un milione di uccelli marini e migliaia di esemplari fra mammiferi e tartarughe.

Altro aspetto importante da considerare è che questi rifiuti sono tra i simboli più evidenti di un’economia delle risorse inefficiente; i materiali plastici che inquinano le nostre spiagge ed i fondali del mare potrebbero essere vantaggiosamente riutilizzati. Un approccio economico circolare che ne preveda il riutilizzo è ritenuto la soluzione migliore per risolvere non solo il loro impatto negativo ma anche per sviluppare nuove economie locali, con un aumento della stabilità sociale anche nelle aree più depresse, dove gli effetti dell’inquinamento terrestre e marino hanno favorito il fiorire di attività illecite.

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Vie percorribili
In estrema sintesi riteniamo che, per spezzare questo circolo vizioso, si debba puntare sui seguenti aspetti:

a. biodegradabilità dei materiali
Come è noto il processo di biodegradabilità consente la trasformazione anche di materiali artificiali come la plastica in componenti naturali. Il risultato di questo processo è la formazione di molecole sempre più piccole, che entrano in un processo metabolico cellulare, generando energia e trasformandosi in acqua, anidride carbonica, biomassa ed altri prodotti di base della decomposizione biotica. La cosa interessante è che questi prodotti non sono tossici e si trovano normalmente in natura e negli organismi viventi; il problema è che essendo i tempi di trasformazione importanti nuove soluzioni tecnologiche sono auspicabili.

b. educazione ambientale
18557014_10212848346634478_1222642122152819840_nPremesso che la plastica non debba essere demonizzata ma gestita, riteniamo si debba ridurre l’impatto ambientale attraverso meccanismi efficienti di raccolta differenziata e di riutilizzo dei rifiuti. In pratica si dovrebbe controllare il processo dalle prime fasi produttive, evitando la dispersione nell’ambiente dei materiali plastici primari, che spesso deriva da falle nel circuito di approvvigionamento delle fabbriche, e attivando procedure intelligenti di riciclo; tale soluzione potrebbe consentire il recupero di milioni di tonnellate di plastica in tutto il mondo. Il discorso è molto ampio ed articolato e per essere compreso a tutti i livelli riteniamo sia importante iniziare con corsi di  educazione ambientale sin dalla più giovane età, attraverso l’insegnamento delle scuole di ogni ordine e grado, affinché patrimonio comune.

La campagna NO PLASTIC AT SEA 2017 di OCEAN4FUTURE
Nelle more di azioni legislative a sostegno di politiche industriali che favoriscano lo shifting della produzione sempre più verso materiali ecocompatibili, la campagna si è concentrata sul fattore educativo, impiegando come riferimento la direttiva europea sulla strategia marina (MSFD) che definisce gli obiettivi per gli Stati membri affinché essi raggiungano, entro il 2020, un buono stato ambientale per le acque marine. Il documento prevede delle linee guida, chiamate descrittori, che gli Stati dovrebbero utilizzare per perseguire politiche sostenibili dal punto di vista dell’ambiente, impiegando anche procedure di “citizen science” a sostegno dei Centri di ricerca preposti; nello specifico il riferimento adottato per l’educare i volontari al monitoraggio e raccolta di rifiuti è il descrittore 10.

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A causa della eterogeneità dei volontari stessi, si è ritenuto fondamentale affidare l’educazione sul territorio a persone in possesso di conoscenze adeguate, cercando di evitare iniziative basate solo sulla buona volontà, per selezionare e coordinare i diversi attori sul territorio. Fra i tanti volontari voglio menzionare le associazioni Creature del Mare, Jacques Cousteau e Sette Mari (tutte guidate da biologi professionisti), insieme ai ricercatori dell’ISMAR di Santa Teresa, che hanno fornito e forniscono, un supporto di riferimento sostanziale per lo svolgimento delle varie azioni locali. Inoltre sono stati prodotti degli ebook informativi, totalmente gratuiti, sia per rendere conosciute le attività svolte dai partecipanti sia per fornire informazioni di rapido utilizzo per i lettori.

Modalità
OCEAN4FUTURE ha lanciato questa iniziativa in coordinamento e, voglio sottolineare, non in competizione, con gli altri attori impegnati nell’emergenza della plastica in mare. Con questa campagna si sta cercando di andare oltre i messaggi sulla rete e di passare dalle “parole ed immagini” ai fatti. A tal fine la campagna sta utilizzando il blog www.ocean4future.org ed alcuni social network (Facebook e Twitter) per la dissemina di informazioni di base, al fine di realizzare, in estrema sintesi, due progetti:

Azione Diretta
espletata attraverso:
a. monitoraggio ambientale (singolo o di gruppo) effettuato attraverso la raccolta statistica dei rifiuti, in modo da renderle disponibili i dati a ricercatori con l’utilizzo di una App realizzata dall’associazione Creature del mare;

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b. raccolta dei rifiuti sulle spiagge o sui fondali svolta, ove possibile, in coordinamento con le autorità locali; i risultati delle raccolte sono stati divulgati sui social dando la massima visibilità ai protagonisti. Al fine di agire in maniera capillare ed efficace sono state raccomandate sia raccolte differenziate ma anche interventi collettivi (ma anche singoli) di raccolta di materiali sulle spiagge e nell’ambiente sempre in accordo con il descrittore 10, seguendo le norme di sicurezza per il maneggio di tali materiali.

Non ultimo si è fatto promotore di un emendamento  per l’educazione ambientale nelle scuole che è stato presentato alla Camera dei deputati a firma degli onorevoli Picchi e Castiello, et alii, nell’estate 2017 per  l’obbligatorietà dell’educazione ambientale nelle scuole. Qualora approvato, essendo già stati stilati i piani di studio relativi dal MUIR e dal Ministero dell’ambiente nel 2014, si ritiene che l’obbligatorietà dell’educazione ambientale nelle scuole potrebbe dare una svolta significativa per mitigare il fenomeno, ahimè, abituale di abbandono dei rifiuti nell’ambiente.
In sintesi il principio ispiratore è : “non aspettare che qualcuno faccia qualcosa per l’ambiente ma diventare protagonisti del nostro futuro”.

Azione di Divulgazione

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Ribadendo che l’educazione ambientale è fattore fondamentale per l’ottenimento di risultati rapidi e duraturi, riteniamo che ognuno possa essere testimone verso le proprie comunità, ambienti di lavoro, amicizie, educando chi lo circonda ad una maggior conoscenza e consapevolezza dei problemi, per assicurare un futuro sostenibile alle nuove generazioni. I volontari, attraverso il sito www.ocean4future.org, hanno la possibilità di stampare articoli sull’argomento, per potersi preparare e confezionare le proprie conferenze. In altre parole l’obiettivo è far comprendere che piccoli gesti, come quello di non abbandonare i rifiuti, possono contribuire a mitigare l’impatto delle plastiche sull’ambiente.

ismar x ocean 4 futureDa tempo chiediamo che l’educazione ambientale divenga materia obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado e che tale insegnamento non sia lasciato solo alla sensibilità dei dirigenti scolastici; sarebbe auspicabile coinvolgere le migliaia di laureati in Scienze Biologiche e Naturali alla ricerca di un lavoro nell’istruzione dei nostri ragazzi per una corretta educazione ambientale, con contratti a tempo determinato o definitivi, in un opera altamente sociale che garantirebbe la sopravvivenza delle future generazioni.

Azione mediatica

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La campagna NO PLASTIC AT SEA 2017 segue, temporalmente, le campagne SAVE THE OCEAN, tenutesi nel 2015 e 2016, che furono svolte con il supporto di fotografi di livello internazionale (Christian Vizl Mcgregor, Alberto Balbi, Francesco Pacienza, Mimmo Roscigno, Ellen Cueylaerts, Christian Coulombe, Evie Go, Lynn Funkhouser, Isabella Maffei, … solo per fare qualche nome) che inviarono immagini e messaggi a favore dell’ambiente marino ottenendo il seguito di centinaia di migliaia di accessi.

18768191_10212956644261851_3799454349171365060_oA differenza di quelle due prime campagne, interamente svolte sui social, quella odierna, oltre all’effettuazione di conferenze, incontri ed attività dirette di monitoraggio e pulizia di spiagge e dei fondali, si avvale del supporto del sito www.ocean4future.org. Il blog, nato nel 2015 con lo scopo di divulgare la cultura del mare a 360 gradi, è divenuto nel tempo un e-magazine, leggibile in 60 lingue diverse, e pubblica ogni giorno un articolo diverso. Del problema dell’inquinamento marino da plastiche OCEAN4FUTURE incominciò a parlarne sin dal 2015, diffondendo notizie sull’emergenza plastica con  proposte interventi immediati per mitigarne l’impatto sull’ambiente. L’azione si svolge attraverso un’educazione continua mirata a comprendere l’importanza del mantenimento degli ecosistemi per garantire un futuro alle prossime generazioni.

Primi risultati della campagna
17158958_10212112534919645_3986498817295879655_oI risultati ottenuti sono stati superiori alle aspettative: a seguito della presentazione ufficiale della campagna al salone europeo della subacquea (EUDISHOW di Bologna), che vide la presenza sul palco del professor Francesco Cinelli e degli atleti Paolo De Vizzi e Marina Kazankova, entrambi detentori di record mondiale,  iniziative spontanee di volontari non solo italiani si sono moltiplicate. Un aiuto sostanziale è pervenuto  dalla partnership di aziende che operano nella didattica subacquea, come PSS e ACUC.  Inoltre analoghi contatti si sono con altre importanti associazioni come la Fondazione per la protezione dell’Artico di Sandra Birhnak e NO PLASTIC TO MALTA che hanno consentito un comune arricchimento ed impegno.

17457891_10212290627451847_5403786410986329121_nUn importante studio di monitoraggio del litorale romano è stato condotto da parte dell’associazione Creature del mare delle dott.sse Valentina Braccia e Claudia Filippi, creatrici di una App per una registrazione standardizzata di dati inerenti i rifiuti osservati nei litorali, conforme al descrittore 10 della Marine strategy. Il litorale romano presenta purtroppo pesanti indicazioni di inquinamento che sottolineano la necessità non solo di interventi urgenti ma anche di un’urgente e necessaria educazione delle masse. Nel campo educativo voglio menzionare le numerose attività didattiche svolte dalle dott.sse Marinella Abate e Silvia Merlino dell’ISMAR-CNR, dall’associazione Sette Mari della dottoressa Cristina Bonino, che ha tenuto corsi di base e avanzati sia presso scuole pubbliche che presso il Parco nazionale dell’Asinara durante il periodo estivo e della dottoressa Maria De Filippo, appassionata velista, che ha effettuato ed effettua conferenze nei circoli velici siciliani ed a bordo della sua barca charter a favore dei suoi ospiti. Analoghe iniziative sono state effettuate da Macana Maldive sulle barche da crociera alle Maldive. Infine, è stato  distribuito ai richiedenti materiale didattico con presentazioni sull’emergenza plastiche ed un decalogo per la salvaguardia del mare tradotto in sette lingue, compreso russo e cinese, inviato a tutti i volontari sparsi nel mondo.

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Dal punto di vista mediatico si stima che gli articoli sulle plastiche siano stati letti da oltre 100000 persone (di cui, secondo una stima dei benchmark, 78% italiani e 22% del resto del mondo). Abbiamo avuto importanti ritorni da parte di volontari operanti negli USA, in Polinesia, in Indonesia, in Gran Bretagna ed in altri paesi del Mediterraneo, tutte pubblicizzate su una pagina Facebook appositamente creata a tale scopo.
In sintesi, la creazione di una rete mediatica a livello dei social, utilizzante come punto di riferimento il sito www.ocean4future.org, si è rivelata vincente. Nuove iniziative sono sorte a macchia di leopardo sia da parte di comunità di subacquei che di associazioni che hanno svolto autonome attività educative nelle scuole e nelle loro sedi.  Dall’esperienza maturata  si ritiene che, sebbene esse possano essere considerate gocce in un mare ancora troppo vasto di indifferenza, l’impiego dei social come catalizzatori di attività di Citizen Science possa creare un effetto domino per meglio comprendere questa emergenza ambientale e soprattutto, muovere l’opinione pubblica verso una maggior consapevolezza. Non ultimo OCEAN4FUTURE è disponibile alla pubblicazione dei lavori dei ricercatori nel campo dei polimeri in mare. Chiunque fosse interessato, si prega di voler inviare una mail a infoocean4future@gmail.com  comunicando l’abstract dell’oggetto proposto.Qualora accettati, saranno pubblicati gratuitamente sul sito. I lavori inviati dovranno avere un a lunghezza massima di 1000 parole.

PER FUTURI ULTERIORI CONTATTI SCRIVERE A INFOOCEAN4FUTURE@GMAIL.COM

Andrea Mucedola

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Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
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Andrea Mucedola
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