Cosa stata succedendo alla Marina Iraniana? Sbando totale o sviluppo di una nuova strategia?

Andrea Mucedola

6 Marzo 2026
tempo di lettura: 8 minuti

.

livello elementare

.

ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MEDIORIENTE
parole chiave: Marina iraniana

.
Buongiorno, l’Iran è sotto attacco da giorni e la logica avrebbe voluto che le unità navali iraniane il 28 di febbraio si trovassero già in mare, disperdendosi per poi riorganizzarsi … ma questo non è successo. Uno sbando totale o lo sviluppo di una nuova strategia? Quali sono le reali capacità navali dell’Iran?

il porto di Bandar Abbas, immagine satellitare del 27 febbraio 2026, il giorno prima dell’attacco statunitense. Nell’immagine si nota la presenza di numerose unità navali che, in considerazione della forte presenza navale americana , avrebbero dovuto essere in mare – Fonte HI Sutton Iranian Navy In Port | Covert Shores

Sui nostri media si rincorrono fantasiose interpretazioni sui giochi di forza che stanno interessando la regione mediorientale. Come sempre, per chiarezza, facciamo un punto di situazione sui protagonisti. Iniziamo con la flotta iraniana, creata nel 1927 con il nome di Marina Imperiale Iraniana, fu distrutta durante la seconda guerra mondiale dalle operazioni alleate, intese a tutelare i giacimenti petroliferi iraniani e prevenire un possibile schieramento dello Scià Reza con l’Asse dopo l’invasione anglo-sovietica dell’Iran avvenuta a fine estate 1941. Dopo la seconda guerra mondiale la Marina Imperiale Iraniana fu ricostruita dallo Scià in chiave moderna e, durante gli anni 60 del secolo scorso, iniziò un processo di modernizzazione, acquisendo unità navali, prevalentemente inglesi, costruite dalla Vosper.

All’epoca gli allievi ufficiali iraniani venivano formati anche nell’Accademia Navale italiana di Livorno, dove si distinguevano per capacità e visione. Nel 1976 la marina imperiale iraniana inaugurò il primo corso ufficiali per il personale femminile.

nel 1976 furono arruolate le prime ufficiali donne della marina imperiale iraniana – Fonte Hamid Ahmadi’s “Tarikh-i nim garn-i niruyeh daryayi-i novin-i Iran” (The Demicentennial History of Iran’s Modern Navy) (Tehran: Imperial Iranian Navy, 1976), p. 147 – Iranian navy female cadets in 1976.jpg – Wikimedia Commons

Dopo l’avvento della Repubblica Islamica, nel 1979, molti ufficiali furono epurati o si dovettero allontanare dal servizio. Nel contempo la marina iraniana subì un blocco delle forniture militari straniere, in particolare statunitensi ed inglesi. Il degrado fu inevitabile. Senza ripetere quel drammatico periodo, arriviamo ai conflitti recenti in cui la marina iraniana ebbe un ruolo tutto sommato marginale. Il suo impiego maggiore avvenne durante la guerra delle petroliere, nei primi anni  ’80, quando si scontrò, nel 1988, con la US Navy (durante l’operazione Praying Mantis). Gli eventi più eclatanti avvennero tra la fregata iraniana IRIS Sahand e due A-6E del VA-95 in pattugliamento aereo da combattimento di superficie per la USS Joseph Strauss. La Sahand lanciò alcuni missili contro gli aerei che a loro volta risposero con due missili Harpoon e quattro missili Skipper a guida laser. La USS Joseph Strauss lanciò a sua volta un Harpoon che colpì la fregata iraniana, causando gravi danni e vasti incendi che raggiunsero i depositi munizioni che provocarono l’esplosione che alla fine affondò la nave iraniana. Nel tardo pomeriggio, un’altra fregata iraniana, la IRIS Sabalan, lasciò Bandar Abbas per intercettare diversi aerei A-6E che risposero al fuoco. Una bomba a guida laser Mark 82 colpì il fumaiolo della nave, lasciandola in fiamme. La fregata iraniana, con la poppa ormai parzialmente immersa, fu poi rimorchiata da un rimorchiatore in porto dove dovette subire lunghe manutenzioni.

La fregata iraniana IS Sahand (74) in fiamme dopo essere stata attaccata dagli aerei del Carrier Air Wing 11 della portaerei nucleare USS Enterprise (CVN-65), in rappresaglia per l’incidente di mine subito dalla fregata lanciamissili USS Samuel B. Roberts (FFG-58). La nave fu colpita da tre missili Harpoon e bombe a grappolo, 19 aprile 1988 Fonte ID: DNSN8903122 / N1601BWN88000001XX Author Service Depicted: Navy Bild – Praying mantis 5sahand.jpg – Wikimedia Commons

Molti anni sono passati da quel tragico giorno e, nel tempo, le Forze navali iraniane (IRIN) sono state riorganizzate dal Regime, integrandosi con mezzi navali dell’esercito e, soprattutto, delle Guardie rivoluzionarie (Pasdaran) con unità specializzate per la guerra asimmetrica. Se vogliamo questa evoluzione le rende una minaccia costante alla libertà della navigazione nelle acque internazionali del Golfo e, in particolare, nello stretto di Hormuz. La flotta iraniana ha una consistenza non indifferente con oltre 18.500 soldati e più di cento unità tra navi e sottomarini dislocati dal Golfo Persico fino al Mar Caspio.

consegna ufficiale di un mini sommergibile classe Ghadir, Islamic Republic of Iran Navy, Bandar Abbas, 30 novembre 2012 – Fonte Fars News – Autore Ebrahim Noroozi Bandar Abbas new equipment induction ceremony – Ghadir-class submarine.jpg – Wikimedia Commons

Senza entrare nei dettagli, a dir vero non facilmente verificabili sulle fonti  aperte, prima dell’attacco israelo-statunitense poteva contare su tre Fregate classe Alvand (della stessa classe della IRIS Sahand), da 1.100 tonnellate costruite dalla Vosper e dalla Vickers negli anni settanta, armate con sistemi binati anti-nave YJ-2 di fabbricazione cinese con missili C-802 e le fregate classe Mowji da 1.500 dotate di un elicottero Agusta-Bell AB 212, lanciasiluri leggeri antisom da 324 mm ed 8 missili antinave Noor/C-802. Inoltre, tre corvette (due da 1100 t classe Bayandor ed una, classe Hamzeh, da 560 t), per attacchi rapidi … tutte dislocate a Bandar Abbas, e numerose navi d’assalto anfibio per il trasporto di truppe ed unità mercantili ricondizionate. Va detto che la vera forza della marina iraniana era ed è nei sottomarini utilizzati principalmente per missioni strategiche come la posa di mine e il lancio di missili da crociera; una capacità subacquea che si avvale di tre sottomarini classe Kilo (Tareq, Nooh, Younis) costruiti in Russia ed in parte ammodernati nel 2019 per il lancio di missili cruise, sottomarini Fateh di produzione locale (uno affondato durante l’Operazione Epic Fury e tre ancora in costruzione), e i mini-sottomarini Ghadir e Nahang, impiegabili per missioni su bassi fondali in operazioni ibride.

Bandar Abbas – Mehr News Agency: Cerimonia di benvenuto per il sottomarino Younis con l’innalzamento della bandiera della Repubblica Islamica dell’Iran, 2011 – Fonte https://www.mehrnews.com/news/ – Autore Abdolhossein Rezvani sottomarino Younis.jpg – Wikimedia Commons

il battello Fateh 1 in emersione, affondato durante l’Operazione Epic Fury, Gli altri tre battelli (Fateh 2, 3 e 4) sono ancora in costruzione – Fonte https://tasnimnews.ir/1953206 – Autore Hossein Zohrevand Opening naval review of Velayat 97.jpg – Wikimedia Commons

In realtà il grosso delle unità iraniane è composto unità leggere e sottili,  motosiluranti e motoscafi armati, motocannoniere fino ad un gran numero di motolance veloci armate di razzi e missili che contribuiscono al controllo degli imbocchi del Golfo, rappresentando una minaccia per il traffico mercantile in transito. Pur essendo di piccole dimensioni sono imbarcazioni ben armate con missili anti nave come i C-701, missili contro carro modificati e siluri. Inoltre sono in possesso di numerose unità posa mine, con mine di varia provenienza, progettate sia in loco che russo-sovietiche, nord-coreane, cinesi, con riproduzioni locali di mine occidentali degli anni ’60-’70 che potrebbero trovare un impiego ottimale sui bassi fondali del Golfo Persico e nello stretto di Hormuz.

Ed ora?
Premesso questo, le fonti statunitensi parlano della distruzione di un numero non precisato (da 7 a 17) di navi in questi primi giorni di guerra. Dalle immagini satellitari nei primi giorni dell’attacco non sembra che la Marina iraniana e la Marina dell’IRGC (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) abbia mostrato segni significativi di reazione. La logica vorrebbe che si disperdessero al fine di proteggere le proprie forze mentre invece sembrano saldamente ormeggiate di fianco nella principale base navale di Bandar Abbas. Secondo HI Sutton, nei primi giorni di guerra la petroliera convertita I.R.I.N. Makran (441), un’ex petroliera convertita in base galleggiante dalla stazza di 121mila tonnellate, era ancora ormeggiata appena all’interno del porto esterno. Una petroliera simile ma leggermente più piccola, la I.R.I.N. Kordestan (442), appariva spostata in una posizione di ancoraggio appena fuori dal porto forse per consentire l’ingresso del Makran.

Iran I.R.I.N. Makran  da Hi Sutton 

All’interno del porto sembrano essere presenti almeno due sottomarini iraniani classe KILO, uno in bacino di carenaggio e l’altro al suo molo abituale. Sono visibili molti sottomarini iraniani IR-120 classe Ghadir, e le tre fregate con le navi da guerra per operazioni anfibie. Si intravede anche una delle nuove corvette missilistiche stealth a catamarano dell’IRGC. Probabilmente tutte o buona parte di queste unità sono state colpite dalla marina americana.

La domanda è perché erano ancora in porto sapendo che un gruppo di portaerei potenzialmente ostile era in avvicinamento? Mantenere le unità insieme in acque ristrette non ne aumenta la sopravvivenza. Forse il loro stato di efficienza non consentiva di poter essere una minaccia credibile e che la marina iraniana si sta orientando verso una guerra ibrida, impiegando i suoi numerosi mezzi insidiosi non convenzionali, utilizzando la sua flottiglia di piccole imbarcazioni, navi di superficie senza equipaggio (USV) e droni sottomarini (UUV). Oppure perché ancora interdetti dall’affondamento del Shahid Bagheri, un ex portacontainer sudcoreano convertito in piattaforma di lancio per colpire le basi militari americane e gli alleati Usa in tutto il golfo. Un mezzo di grandi dimensioni, anche se tre volte meno pesante della Makran, che risulta essere stata colpita e affondata in porto a Bandar Abbas.

IRIS Shahid Bagheri da HI Sutton

Di particolare risalto mediatico è stato l’affondamento di una nave da guerra iraniana al largo delle coste dello Sri Lanka. Secondo le informazioni rilasciate dalla Difesa statunitense si tratterebbe del IRIS Dena, classe Mowji, ultima fregata rimasta della classe essendo stata affondata la capo classe Jamaran il 28 febbraio ultimo scorso nel primo giorno di guerra nel porto di Bandar Abbas.

immagine di repertorio del IRIS Dena, 2021 – Fonte mojnews.com – Autore Mohammad Agah Dena frigate commissioned into service (19).jpg – Wikimedia Commons

Il Segretario della Difesa statunitense Pete Hegseth ha affermato che il sottomarino ha lanciato un siluro pesante Mk 48 colpendo ed affondando la nave a circa 40 miglia nautiche (74 chilometri) dalla città di Galle, nel sud-ovest dello Sri Lanka.

 

Un evento sicuramente drammatico che richiama alla memoria l’affondamento di una nave militare, l’incrociatore della Marina argentina ARA General Belgrano, da parte del sottomarino d’attacco a propulsione nucleare britannico HMS Conqueror, con la perdita di oltre 300 membri dell’equipaggio durante la Guerra delle Falkland/Malvinas, nell’Atlantico meridionale combattuta tra Regno Unito e Argentina. Era il 2 maggio 1982, quando il Generale Belgrano fu affondato al di fuori della cosiddetta “zona di esclusione totale”, a circa 200 miglia nautiche dalle Falkland. Ma non fu l’ultimo caso: il 26 marzo 2010, la ROKS Cheonan, una corvetta classe Pohang, affondò nel Mar Giallo,  affondata forse da un siluro nordcoreano, lanciato da un sottomarino tascabile, con la perdita di 46 marinai.

L’affondamento del IRIS Dena non è quindi il primo evento di questo tipo dopo l’ultimo conflitto mondiale ma di fatto il primo per la Marina statunitense, che tristemente ricorda come la minaccia subacquea sia tutt’alto che trascurabile. Purtroppo le vittime presunte sono molte, stimate in oltre 80 … un dramma del mare che si ripete.

Quale sarà il prossimo atto … l’attenzione mondiale è concentrata sullo stretto di Hormuz per le ovvie ripercussioni sul traffico mercantile. Ci torneremo.

Andrea Mucedola
.
in anteprima immagine Google Earth del principale porto militare iraniano, Bandar Abbas

.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

.

(Visited 685 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua
error: Content is protected !! ATTENZIONE Il contenuto è protetto - Per eventuali autorizzazioni contattare la redazione all'indirizzo infoocean4future@gmail.com