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livello elementare
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ARGOMENTO: FORZE ARMATE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: SUBACQUEA
parole chiave: Carabinieri
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Le attività militari hanno storicamente avuto un impatto significativo sull’evoluzione della tecnologia, contribuendo a sviluppi che molto spesso hanno trovato, e trovano, applicazione anche nel settore civile. Per rimanere ai tempi attuali, basti pensare all’Internet ed al più ampio campo delle comunicazioni; in principio il sistema si chiamava ARPANET, un’invenzione cruciale durante la Guerra Fredda, progettato per garantire trasmissioni sicure in caso di conflitto. Oggi, questa tecnologia è fondamentale per la vita quotidiana e ha trasformato il modo in cui le persone corrispondono tra loro ed accedono all’informazione. In particolare i conflitti armati spingono ulteriormente e con maggiore velocità quell’evoluzione tecnologica che avrà poi ricadute sull’utilizzo giornaliero. Così accadde anche dopo la Seconda Guerra Mondiale.

In un settore specifico gli italiani dimostrarono inventiva e capacità, combinando l’innovazione con abilità tutta nostrana nel saperla concretizzare. Ci riferiamo agli operatori subacquei dei mezzi d’assalto della Xª Flottiglia MAS (Motoscafi Armati Siluranti), leggendari autori di missioni non convenzionali dietro (e potremmo dire … sotto) le linee nemiche in situazioni di alto rischio. Come è stato giustamente scritto “i mezzi d’assalto sono manifestazione diretta, naturale e sublime del genio italiano nel campo militare”. Questi uomini erano specializzati in una “guerra segreta”, tramite missioni subacquee e attacchi occulti contro navi nemiche e diedero davvero filo da torcere ai britannici.
Si trattava dei “nuotatori Gamma” e di coloro che erano impiegati con i “maiali”, ovvero i Siluri a Lenta Corsa (SLC), dei minisommergibili sui quali in due operatori si ponevano a cavalcioni, avvicinandosi a contatto del naviglio nemico dalle profondità marine, fuoriusciti con i loro speciali mezzi di movimento da sottomarini appositamente attrezzati, il più noto dei quali rimane lo Scirè. Il coraggio era la “pietanza” principale del loro menù, ma non avrebbero certo potuto portare a termine le loro missioni se non fossero stati equipaggiati nella maniera più idonea per poter operare per lungo tempo sott’acqua. Ci riferiamo a mute particolarmente resistenti, ma allo stesso tempo leggere per facilitare i movimenti (si trattava di collocare materiale esplosivo sulla carena di navi nemiche), autorespiratori a ossigeno che consentissero di rimanere sott’acqua per periodi prolungati senza dover risalire in superficie e le stesse pinne, oggi entrate nel corredo di un qualsiasi nuotatore appena più che ricreativo. Queste erano state immaginate, tanto per cambiare, già alla fine del Quattrocento da Leonardo da Vinci, che nel suo studio dell’anatomia e del movimento degli anfibi, fantasticò un “uomo acquatico” equipaggiato con pinne artificiali, guanti palmati e un tubo respiratore. Ma fu proprio nella Seconda Guerra Mondiale che i nuotatori Gamma ne fecero un uso che si ampliò in seguito alla subacquea sia professionale che ricreativa.

Il Secondo Conflitto lasciò quindi nel mondo della subacquea italiana, in eredità, una carica di innovazione ed entusiasmo: giovani uomini che avevano vissuto avventure spesso eroiche e che si impegnavano per ricostruire un Paese malamente uscito dalla guerra, novità tecnologiche originariamente utilizzate in attività belliche che avrebbero potuto ben essere implementate anche imprenditorialmente in un utilizzo civile. Particolare rilievo per le attività subacquee fu dato infatti dalla realizzazione di attrezzature (mute e maschere, autorespiratori, strumentazione) che consentissero all’operatore di agire in profondità svincolato dal supporto diretto di superficie, limite invece imposto dall’allora consolidato “sistema da palombaro” che prevedeva (e prevede tuttora) l’uso di un vestito “scafandrato”, il collegamento “ombelicale” con “pompe d’aria” di superficie collocate su un mezzo di supporto.

In tale contesto l’Arma dei Carabinieri non poteva certo rimanere con le mani in mano. Non dimentichiamoci che lo sviluppo costiero della nostra penisola conta circa 8.000 chilometri, senza considerare i laghi ed i fiumi, e nell’immediato dopoguerra la rinascente economia poggiava in maniera preponderante sugli specchi acquei. Una forza di polizia aveva quindi il dovere di attrezzarsi per presidiare ed operare in tale contesto.
Fine I parte – continua
Francesco Caldari
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articolo dell’autore originariamente pubblicato sul Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri, numero 2, Anno 2025 e rivisitato con maggiori informazioni
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PARTE I PARTE II
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