livello elementare
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ARGOMENTO: AUGURI NATALIZI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEAN4FUTURE
parole chiave: Natale, Umanità
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Scrivere un editoriale per Natale non è semplice: si rischia di cadere facilmente nelle banalità, ricercando messaggi stereotipati che ci ricordano le cartoline di un tempo. Come ogni anno vorrei fare una breve riflessione sul Natale e su cosa rappresenta in questo turbolento III Millennio. Se tutto si può ridurre ad un festa commerciale o se potrebbe essere un’occasione per, come direbbe Vasco Rossi, “dare un senso ad una vita che un senso non ce l’ha“.

Dare senso alla propria vita non è una scienza esatta, è un lavoro continuo che richiede tempo e seria riflessione per evitare di essere trascinati come barche senza governo dalla corrente. Una cosa che non dovremmo mai dimenticare è che noi siamo importanti, siamo i mattoni del futuro; sulle azioni che compiremo cresceranno e prospereranno le nuove generazioni. In una triste visione materialista, noi siamo macchine che lavorano per sopravvivere senza guardare al futuro, un insieme di cellule con una data di scadenza sconosciuta; in realtà noi siamo molto di più di quello che ci vogliono far credere, siamo coscienza, immaginazione, esseri dotati della capacità di guardare oltre l’ostacolo … tutte cose che non possiamo misurare fisicamente ma che ci fanno comprendere che ognuno di noi non è solo una tessera di un grande insieme, ma è parte attiva dell’universo, unione di materia e di quello spirito che anche la scienza ufficiale da più parti sta riscoprendo.
I media ci riversano addosso ogni giorno il male del mondo, notizie che fanno scalpore, suscitando ansie e paure e mostrando il lato peggiore dell’Uomo. Anche questo è un disegno “consumistico” per distrarre l’Uomo dalla realtà che ci circonda, cercando di distruggerne la bellezza interiore. Lo vediamo con la festività del Natale che, nonostante la sua magia secolare, è stata nel tempo trasformata in una fredda e sfavillante occasione sociale dove l’importante è consumare. Oggi non vi parlerò di lustrini e dolciumi, Natale è qualcosa di più; dimenticatevi per un momento doni e divertimenti, ironicamente anch’essi fonte di stress in questo periodo, e provate a guardare all’interno del vostro cuore; chiedetevi se tutto ciò che vi circonda è quello di cui avete veramente bisogno, se l’ultimo modello di cellulare o il capo di vestiario alla moda possa veramente riempire il vostro cuore. Scoprirete che, alla fin fine, sono solo gli strumenti di cui abbiamo bisogno per la nostra vita di ogni giorno o, cosa ancora più triste, per soddisfare il nostro ego, niente di più.

Ma allora che cos’è il Natale?
Una festa di rinascita interiore per tutti che, come l’acqua non ha colore; una festa inclusiva per tutti, che racconta la storia di un bambino nato oltre duemila anni fa in una terra lontana, in una fredda notte stellata, in povertà e semplicità. Quel bimbo che portò un messaggio di speranza in un momento in cui odio, guerre e orrori, come oggi, affliggevano l’Umanità. Sebbene siano il risultato della nostra irrazionalità, le guerre sono un caratteristica dell’indole aggressiva della nostra specie, in cui i tre principi animali fondamentali, “nutrirsi, riprodursi e proteggersi“, hanno spesso il sopravvento su quella che chiamiamo Umanità. Se analizziamo il pensiero umano in questi ultimi venti secoli, filosofi, pensatori e studiosi hanno dato le loro interpretazioni su quello che dovremmo essere. Nel bene e nel male, molti passi sono stati fatti e sebbene l’Uomo di oggi abbia una visione più equilibrata nei rapporti tra mente e vita reale, spesso la cronaca quotidiana ci mostra come l’istinto bestiale, spinto dalla voglia di potere e di sopraffazione verso il prossimo, non si è estinto del tutto. Lo vediamo nella vita di ogni giorno in cui rivalità, invidie, egoismo e litigiosità non fanno che avvelenare la nostra vita. Un atteggiamento sociale che fa parte del nostro essere, facendo si che soluzioni non virtuose siano egoisticamente spesso preferite a scapito dei più deboli.

I media mondiali si concentrano sui conflitti maggiori come l’invasione russa dell’Ucraina ed il conflitto di Gaza ma nel mondo. In realtà sono in corso conflitti di diverse intensità ma non meno dolorosi – mappa non completa delle zone di conflitto a livello mondiale – Fonte ACLED Explorer – Wikipedia
rosso guerre maggiori, arancio guerre conclamata a minore intensità, giallo conflitti minori, marrone per schermaglie e scontri locali
Ongoing conflicts around the world.svg – Wikimedia Commons
Io amo il Natale perchè mi ricorda la mia giovinezza quando le famiglie si riunivano ancora intorno ad un tavolo, sgranocchiando dolci, sbucciando mandarini (le cui bucce fatte a pezzi coprivano le cartelle della tombola), dove anziani e bambini condividevano la gioia della semplicità intorno al presepe ed all’albero, simboli di unione e non di consumismo. I nonni ci raccontavano storie improbabili e nei nostri occhi c’era ancora lo stupore di chi vuole credere … non c’erano computer e video giochi assordanti ma il calore della famiglia, la sicurezza della tradizione, dell’eternità … un messaggio che arrivava da genitori, nonni, zii, vicini di casa che, spesso lontani dalle loro famiglie, venivano adottati in quella notte magica. Una festa di amore e serenità, un’occasione per riscoprire i valori veri della vita. Questo è il Natale che dovremmo provare a riscoprire, il Natale del dialogo, della condivisione e dell’amore perchè tutto nasce dalla famiglia, il primo “lego” di ogni società.

In questi giorni, guardando delle vecchie foto, mi sono ricordato di una poesia di Rudyard Kipling1, “If”, che mio padre mi regalò, quando da studente scapestrato, cercavo ancora di dare un senso alla mia vita. Sono sicuro che molti di voi la conoscono ed ho deciso di sceglierla quest’anno come letterina di Natale; la riporterò in lingua originale con una traduzione di cortesia per coloro che non conoscono la lingua inglese.
Rudyard Kipling scrisse questa poesia come parte della sua raccolta intitolata “Ricompense e fate“, pubblicata nel 1909. Nella poesia, che molti di voi già conosceranno, il narratore dà consigli al figlio su come affrontare le sfide della vita e diventare un essere umano maturo e onesto; sono suggerimenti e non imposizioni, che vogliono sottolineare l’importanza di mantenere l’autocontrollo (caratteristica tipica nell’epoca vittoriana), con resilienza ed integrità morale di fronte alle inevitabili avversità della vita. Kipling non giudica, mostra qualche alone di tristezza e realismo ma anche la speranza che se si saprà affrontare la vita con coraggio – rifuggendo falsi idoli come il successo e l’affermazione personale – tutti potremo diventare veri uomini e vere donne, liberi dalle catene del mondo che ci circondano. Andrebbe letta insieme ai nostri figli, per meditare su questi versi che resistono alla prova del tempo, trasmettendoci parole di saggezza senza tempo.
Buona lettura.
IF
| If you can keep your head when all about you Are losing theirs and blaming it on you; | Se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te la perdono e te ne danno la colpa; |
| If you can trust yourself when all men doubt you, But make allowance for their doubting too: | Se riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, ma a tenere conto anche dei loro dubbi: |
| If you can wait and not be tired by waiting, Or being lied about, don’t deal in lies, Or being hated, don’t give way to hating, And yet don’t look too good nor talk too wise; | Se riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare, o se ti mentono, non continuare a mentire, o se ti odiano, non cedere all’odio, e tuttavia non apparire troppo buono né parlare in modo troppo saggio; |
| If you can dream—and not make dreams your master; If you can think—and not make thoughts your aim, If you can meet with Triumph and Disaster And treat those two impostors just the same: |
Se riesci a sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni; Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo obiettivo, se riesci ad affrontare il Trionfo e il Disastro, e a trattare quei due impostori allo stesso modo: |
| If you can bear to hear the truth you’ve spoken Twisted by knaves to make a trap for fools, Or watch the things you gave your life to, broken, And stoop and build ’em up with worn-out tools; | Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto, contorta dai furfanti per trasformarla in una trappola per gli sciocchi, o a guardare le cose a cui hai dedicato la vita, distrutte, e a chinarti a ricostruirle con strumenti logori; |
| If you can make one heap of all your winnings And risk it on one turn of pitch-and-toss, An lose, and start again at your beginnings And never breathe a word about your loss: If you can force your heart and nerve and sinew | Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite e a rischiarle in un solo lancio della moneta, e perdere e ricominciare da capo e non dire mai una parola sulla tua perdita: se riesci a forzare il tuo cuore, i tuoi nervi e i tuoi tendini |
| To serve your turn long after they are gone, And so hold on when there is nothing in you Except the Will which says to them: “Hold on!” | a servire il tuo scopo molto tempo dopo che se ne sono andati, e così a resistere quando non c’è più niente in te tranne la Volontà che dice loro: “Resisti!” |
| If you can talk with crowds and keep your virtue, Or walk with Kings—nor lose the common touch, If neither foes nor loving friends can hurt you, If all men count with you, but none too much: If you can fill the unforgiving minute With sixty seconds’ worth of distance run, |
Se riesci a parlare con le folle e a mantenere la tua virtù, o a camminare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune, se né i nemici né gli amici affettuosi possono farti del male, se tutti gli uomini contano per te, ma nessuno troppo: se riesci a riempire l’implacabile minuto con sessanta secondi di distanza percorsa, |
| Yours is the Earth and everything that’s in it, And—which is more— you’ll be a Man, my son! |
Tua è la Terra e tutto ciò che contiene, e – quel che è più [importante] – sarai un Uomo, figlio mio! |
Un augurio senza retorica, in un epoca in cui i grandi della Terra dilaniano le risorse del pianeta senza guardare al bene comune, seguendo uno sdrucito copione di secoli, dimostrando ancora una volta di non aver compreso il vero senso della vita … ma noi possiamo fare la differenza. Come disse William Shakespeare2 tutto il mondo è un palcoscenico di cui siamo tutti attori. L’importante è recitare bene la nostra parte e per farlo bisogna studiare ed applicarsi e non seguire i tanti opinionisti sui social, venditori di sogni. In altre parole, come recita Kipling nella sua poesia, bisogna “sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni”.
Dobbiamo avere fiducia per il futuro, non chiudendoci in una stanza o dietro un freddo schermo colorato, ma aprendoci al mondo, respirando a pieni polmoni la sua bellezza, utilizzando l’energia che abbiamo ancora dentro di noi per costruire un mondo migliore di pace e condivisione. Gestendo le risorse del pianeta in maniera sostenibile affinchè il benessere possa essere equamente suddiviso al di là di tutte le ideologie. Rifuggendo i pregiudizi che limitano la nostra capacità di discernere, nel caso mettendoci in discussione con noi stessi ma anche con il nostro prossimo per costruire e non distruggere … operando insieme per un futuro migliore.
Essere Uomini e Donne del Terzo millennio non sarà facile ma la nostra sopravvivenza dipenderà in gran parte da noi, dalle nostre azioni quotidiane, dalla volontà di superare le avversità con fede e speranza in un mondo migliore, un regalo che nessuna valuta potrà mai comprare.

Un caro augurio a tutti da parte di OCEANFUTURE per un Santo, Sereno e Felice Natale e un Felice e prospero Anno Nuovo.
Andrea Mucedola
1 Rudyard Kipling, celebre poeta e giornalista britannico che, all’apice della sua popolarità ottenne nel 1907 il premio Nobel per la letteratura a soli 41 anni (il più giovane di sempre) per “Il libro della giungla“. Nel 1895, Kipling scrisse questa breve poesia dove pone una serie di condizioni attraverso cui l’Uomo possa arrivare alla maturità necessaria per affrontare con successo le sfide della vita. Nato a Bombay, India, nel 1865, Kipling trascorse gli anni della sua formazione immerso in un mondo multiculturale che influenzò profondamente la sua scrittura; dall’infanzia nell’India coloniale ai successivi viaggi attraverso l’Impero britannico, Kipling acquisì esperienze diverse che influenzarono le sue opere, dipingendo con le parole un’Umanità descritta in tutti i suoi colori, ma soprattutto esplorando temi come il dovere, l’onore e la condizione umana.
2 Brano estratto dalla commedia di William Shakespeare As you like it, 1599-1600 (atto II, scena VII). “Tutto il mondo è un palcoscenico, donne e uomini sono solo attori che entrano ed escono dalla scena. Ognuno nella sua vita interpreta molti ruoli e gli atti sono le sette età della vita. Dapprima l’uomo è un bambino che frigna fra le braccia della nutrice, poi uno scolaro lamentoso e svogliato che si incammina verso la scuola a passo di lumaca. Poi è un innamorato che sospira come un mantice, più tardi un soldato baffuto e lesto di mano, poi un giudice sentenzioso con la pancia piena, gli occhi severi, la barba ben curata […]. La sesta età lo vede in ciabatte e i pantaloni sformati e vuoti, le lenti sul naso […]. La scena infine che chiude questa strana e movimentata storia è una seconda infanzia, puro oblio, senza denti, senza vista, senza gusto e senza niente.“
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