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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Venezia, Regia Marina, Arsenale
Il grande arsenale veneziano, purtroppo ormai spesso banalizzato ad uso dei turisti, può essere considerato il cuore pulsante della potenza navale della Serenissima e la sua storia si intreccia con quella della città. Come è noto, la Regia Marina italiana acquisì il complesso nel 1866 e, dalle relazioni dell’epoca, risulta che le condizioni generali dello stabilimento fossero sostanzialmente buone – anche quelle delle strutture più antiche – benché fossero inevitabili qua e là lavori di consolidamento e manutenzione di quegli edifici secolari. L’Arsenale era ovviamente un impianto industriale e quindi “solo” un luogo di lavoro, ma la Regia Marina aveva bisogno anche di altre strutture per attività che non potevano svolgersi al suo interno per i più svariati motivi. Reperire altrove gli spazi necessari non fu difficile dato che ci avevano già pensato gli Austriaci, valendosi anche delle aree demaniali esterne che si trovavano nelle vicinanze e delle strutture monastiche lasciate libere fin dal tempo dei Francesi. In questo breve articolo, che sarà pubblicato in due parti, vedremo di ricordarne qualcuna fra le più importanti.
Le scuole di Marina e l’Ospedale
Furono ben quattro gli istituti che si succedettero per la formazione degli ufficiali di marina. Fin dal 1619 era stata istituita a Venezia una scuola navale chiamata: “Collegio dei giovani nobili”, con sede sull’isola della Giudecca e riservato agli appartenenti alle famiglie dell’ aristocrazia minore o impoverita il cui reddito non doveva superare una certa cifra (1). Nel complesso l’istruzione impartita non era di alto livello e prima della nomina ad ufficiale gli aspiranti usciti dalla scuola dovevano affrontare a bordo un lungo tirocinio. L’istituto, pur attraversando nel tempo momenti di profonda crisi, sopravvisse fino all’occupazione francese nel 1797.

Il palazzo del Collegio dei nobili alla Giudecca – da Wikipedia, foto Wolfgang Moreder
Fra il 1802 e il 1806, sotto gli austriaci, fu istituita all’interno dell’arsenale una Marine Kadettenschule che con il ritorno dei francesi nel 1810 fu sostituita dal “Collegio di Marina di Venezia” per il quale, presso la chiesa di Sant’Agnese a Dorsoduro, fu costruito o riadattato un edificio che venne definito “in stile francese”. Infine, dopo il 1815, fu istituita dagli austriaci la Marine-Kollegium Schule per la formazione degli ufficiali di vascello e degli ingegneri costruttori che perpetuò in qualche modo le tradizioni marinare della Serenissima e l’uso della lingua italiana; da essa uscirono non solo molti ammiragli austriaci, fra cui Wilhelm Teghetoff, ma anche ufficiali veneti che dopo il 1848-49, compromessi politicamente, emigrarono in Piemonte entrando a far parte della Marina sarda e poi di quella italiana come Tommaso Bucchia, Domenico Chinca, Luigi Fincati, Antonio Sandri. Era abitudine che i futuri allievi tedeschi, prima di entrare nella scuola, soggiornassero per qualche tempo a Trieste dove, pur respirando ancora l’ambiente mitteleuropeo, facessero pratica della lingua e delle abitudini italiane. Dopo l’insurrezione di Venezia il Collegio di marina fu trasferito prima a Trieste e poi a Fiume mentre gli edifici furono adattati a caserma per il Seemarinekorps, cioè la fanteria di marina.
La sede veneziana si trovava nel complesso monastico di Sant’Anna costruito nel XIII secolo e soppresso nel 1806; qui presero i voti e trascorsero la loro vita le due figlie del Tintoretto Pierina e Ottavia. Nel 1867 l’intera struttura fu adibita dalla Regia Marina ad ospedale navale che tuttavia fu soppresso nel 1870 ma, considerati ”i molti e gravi inconvenienti” (la cui natura e portata non è stato peraltro possibile accertare) verificatisi in quel lasso di tempo, con il Regio Decreto dell’11 agosto 1872 venne ricostituito come ospedale succursale dipendente da quello della Spezia con una capacità ordinaria di 100 letti, poi portati a 250 e a 350 in casi eccezionali. Il complesso consisteva in due edifici principali, cortili ed orto mentre la chiesa sconsacrata, già utilizzata come palestra per gli allievi austriaci, venne affittata all’impresa fornitrice dei viveri per la marina ed era adibita a magazzino (2). L’Ospedale funzionò fino al 1986 e oggi è stato in parte oggetto di interventi di recupero ricavando anche nuovi alloggi e in parte attende ancora un intervento di riqualificazione.
Chiesa e ospedale di S. Anna (Google maps)
La Scuola Macchinisti
A differenza delle scuole che abbiamo appena visto, questa era destinata a una categoria di personale che aveva una formazione e un iter di carriera diverso da quello degli ufficiali di vascello e da quelli a nomina diretta, cioè gli ufficiali macchinisti. Istituendo questa scuola si volle dare una sistemazione organica al reclutamento e alla carriera di questo Corpo che in origine era composto da personale borghese assunto a contratto, quasi sempre straniero o formatosi nelle pochissime scuole esistenti nel nostro paese o in qualche non meno rara industria privata moderna. La Scuola fu istituita a Genova nel 1862 e regolamentata con il Regio Decreto 4356 del 22 aprile 1868 venendo trasferita a Venezia nel 1873.
A seconda dei periodi i corsi duravano tre o quattro anni e gli allievi macchinisti, a differenza dei futuri ufficiali di vascello, facevano parte del Corpo Equipaggi, portavano l’uniforme dei marinai e, anche se non in tutti i periodi, venivano pagati come tali o come operai per il lavoro svolto in officina. Peraltro la vita degli allievi era diversa da quella della truppa e non poche regole erano le stesse della Scuola di Marina di Genova mentre erano presenti “famigli” che si occupavano dei servizi. Un’altra e fondamentale differenza rispetto agli ufficiali di vascello era, all’uscita dalla scuola, il conferimento agli allievi dello status di sottufficiale macchinista con l’obbligo di un lungo periodo di servizio prima di poter essere nominati sottotenenti. La sede definitiva fu l’ex convento della Celestia, di proprietà del demanio come il piazzale antistante e l’antico viridarium, cioè l’orto, un tempo molto vasto ma che a più riprese fu fagocitato dall’espansione dell’arsenale a cui era adiacente. Il monastero fu soppresso nel 1810 e, dopo anni di abbandono, nel 1824 gli austriaci utilizzarono il convento come caserma per la marina e l’orto come deposito di legname da costruzione e di attrezzi. La chiesa medievale di Santa Maria Assunta in cielo o Santa Maria Celeste, più volte ricostruita, dove un tempo era sepolto l’ammiraglio Carlo Zen (1334-1418), fu demolita. Nei programmi di insegnamento della scuola il lavoro pratico aveva un’importanza notevole e per questo fu aperto un accesso diretto con l’arsenale ad uso degli allievi per raggiungere le officine. La scuola fu soppressa nel 1912 e, mentre incominciò la formazione gli allievi macchinisti presso la Regia Accademia Navale di Livorno – dalla quale uscivano subito ufficiali – negli stessi edifici veneziani fu ospitata la scuola per i sottufficiali meccanici. Oggi gli edifici della Celestia ospitano l’Archivio Generale del Comune di Venezia.

Il chiostro palladiano della scuola
La Capitaneria di Porto
Durante la Serenissima Repubblica l’amministrazione marittima era frazionata fra numerose magistrature, in linea con l’attento equilibrio che si voleva tenere fra i diversi poteri di governo (3). Solo durante l’occupazione francese fu istituita una Capitaneria in senso proprio come, d’altra parte, esistevano già negli altri stati italiani durante l’ancien régime. La sede della Capitaneria francese si trovava in “Terra Nova” presso i Pubblici Granai dove già esisteva l’ufficio del Magistrato di Sanità (4); fu presto demolita assieme alla chiesa di San Geminiano e ad altri edifici fra il 1807 e il 1810 per la costruzione dell’ala napoleonica delle Procuratie. Solo nel 1832 la Capitaneria e la Sanità austriache, che dopo la riforma del 1850 presero il nome di “Ufficio Capitanale del porto e Ufficio Centrale di porto e Sanità Marittima”, trovarono la sede definitiva nell’edificio che occupano tuttora, costruito nel 1492 in stile lombardesco.

la grande fabbrica merlata dei Granai di San Marco sui quali si ergeva il leone di San Marco – dipinto anonimo – Museo Correr, Venezia

Il Fondaghetto della Farina in un quadro del Canaletto (1730 ca.)
In tale edificio fino al secolo precedente vi risedevano al piano terra i “Cinque officiali al formento” con competenza in materia annonaria, di approvvigionamenti e di prezzi, e per questo era chiamato Fondaghetto della Farina.

Soffitto affrescato all’interno dell’attuale Capitaneria di porto – Foto amm. Filippo Marini p.g.c. all’autore
Al piano superiore, da metà del XVIII secolo, aveva invece sede un’ Accademia di pittori ed era uso che gli artisti ammessi, come ringraziamento, lasciassero qualche quadro o un affresco sulle pareti. Come si vede dalle immagini il tempo non ne ha cancellato tutte le tracce.
Fine I parte – continua
Guglielmo Evangelista
Note
1) Gli appartenenti a questa categoria erano chiamati “barnabotti” perchè abitavano nella zona di Campo San Barnaba dove le abitazioni e la vita erano meno care che nel resto del centro della città.
2) L’organico del 1873 prevedeva nove medici, un farmacista e 17 infermieri.
3) Ricordiamo gli Officiali del Cattaver che controllavano armamenti e carichi, gli Ammiragli del Lido e di Malamocco che sorvegliavano l’ingresso e l’uscita delle navi dalla laguna fino alle ingerenze con ampi poteri in molti settori dei Savi da Mar.
4) Scrive Giuseppe Tassini (“Edifici di Venezia distrutti o volti ad uso diverso” G. Cecchini, Venezia 1885): L’edificio era merlato e sopra il prospetto scorgevasi il leone di San Marco coll’anno 1340, epoca dell’erezione….nel mezzo risiedeva il Magistrato della Sanità nelle cui stanze, secondo il Boschini, s’ammiravano pitture di Michele Parrasio e quadri della scuola di Tiziano.
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