Pola: la base conquistata e perduta

Guglielmo Evangelista

3 Luglio 2025
tempo di lettura: 9 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX – XX SECOLO
AREA: MAR ADRIATICO
parole chiave: Pola

 

Fin dagli anni immediatamente successivi alla Restaurazione, nella prospettiva di sostituire il prestigioso ma antiquato arsenale di Venezia, la marina austriaca svolse studi ed effettuò sopraluoghi lungo le coste già della Repubblica di Venezia assegnatele dal Congresso di Vienna che individuarono in Pola la candidata ideale per ospitare la nuova base navale dell’Impero. Pola era all’epoca una città piccola e antica ma con un porto molto ampio e con buoni fondali, la cui configurazione lo rendeva ben difendibile.
L’insurrezione di Venezia e gli avvenimenti del 1848-1849 fecero precipitare la situazione: la città lagunare era diventata malsicura e quindi la base principale della flotta fu trasferita in un primo momento a Trieste ma, come a Genova, la forzata convivenza fra il porto militare e quello mercantile dava luogo a troppi inconvenienti. Ci si risolse quindi a trasferire a Pola, e in fretta, tutti i servizi necessari alla Marina: la prima pietra dell’arsenale fu ufficialmente posata nel 1856 dall’imperatrice Elisabetta anche se i lavori erano iniziati con la costruzione di tre magazzini fin dal 1848. Seguì una serie di miglioramenti al bacino portuale e radicali interventi urbanistici nella città che diventò un grande cantiere attirando lavoratori da tutte le regioni dell’Impero che moltiplicarono i suoi abitanti. Potremmo dire che Pola divenne per l’Austria l’equivalente di quello che negli stessi anni fu La Spezia per l’Italia e non solo a causa delle stesse funzioni militari: entrambe le città avevano un clima mite e piovoso ed essendo nate quasi dal nulla avevano aspetto moderno e non eccessivamente attraente, ma con dintorni splendidi.

Il porto di Pola a fine XIX secolo (sopra e sotto – Cartoline dell’epoca)

Semmai, rispetto a Spezia, in qualche modo tutto peccava di gigantismo perché mentre la flotta italiana era dispersa fra numerose basi a Pola si concentrava sostanzialmente l’intero apparato navale austriaco. L’affollamento di personale militare dette vita nel tempo anche a particolari istituzioni ad esso riservate come una grande chiesa di marina intitolata alla Madonna del mare, le carceri, il cimitero e il monumentale Marine Casino, cioè il circolo ufficiali nel cui ambito erano disponibili biblioteche e iniziative di ogni genere a favore dei familiari. Esistevano anche giardini d’infanzia e scuole per i figli dei marinai. Vi era persino un calzaturificio militare che dopo il 1918 passò sotto la gestione del Commissariato.

L’ammiragliato (Cartolina d’epoca)

L’ Ammiragliato oggi con il dettaglio di una finestra. Nel fregio sovrastante alla corona imperiale e a quella italiana è stata sostituita la stella rossa jugoslava (Da Google maps)

L’Ospedale navale (1861), ieri e oggi (Da cartolina e da Google maps)


Chiesa della Madonna del mare (1891), ieri e oggi (Da Wikipedia e da Google maps)


Il Circolo di Marina ieri e oggi (1872) – da Cartolina e da Google Maps

L’insegna imperiale su un piatto di portata del Marine Casino. Ricordo del Capitano G.N. Guglielmo Boatti, nonno dello scrivente che insegnò alla Scuola Motoristi a metà degli anni ’20. I sottufficiali avevano le stesse stoviglie, ma con filettature rosse (Collezione dell’autore)
La scuola macchinisti (1899). Ancora oggi è l’edificio più grande di Pola

Stabilimento balneare della Regia Marina a Valcane negli anni ‘30

A seguito dei fin troppo noti avvenimenti del novembre 1918 la base navale, la flotta e l’arsenale, dopo una breve contesa con gli jugoslavi, caddero in mano italiana perfettamente integri anche se in quel momento di sbandamento generale si registrò qualche episodio di saccheggio dei magazzini viveri e vestiario, situati in una zona periferica a nord della città vicino alla stazione ferroviaria.
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La Regia Marina italiana decise di non smantellare la base, nonostante avesse perso la sua funzione strategica e la sua vicinanza a Venezia, ma non si poteva non approfittare di tutte quelle installazioni moderne ed efficienti, anche se per le nostre esigenze tutto era sovradimensionato. In particolare, sfruttando le numerose caserme, fu possibile ospitare comodamente, oltre al Battaglione San Marco e alla Scuola nautica della Guardia di Finanza, le Scuole Sottufficiali. Furono istituite nel 1925 ed erano destinate ai volontari delle categorie cannonieri, torpedinieri, motoristi e furieri. Esse furono ricavate utilizzando parte del ridimensionato arsenale le cui lavorazioni furono concentrate soprattutto su un isolotto chiamato “Scoglio degli ulivi” dove si trovavano bacini fissi e galleggianti e le principali officine. Negli anni ’20 fu privatizzato e anche se continuò a svolgere tutti i lavori per conto della base navale locale e nel 1927 costruì la nave officina Quarnaro, visse anni molto difficili con un andamento del lavoro fortemente discontinuo. Fu invece smantellato l’Ufficio Idrografico che sorgeva in cima al colle di Montezaro che in pratica sarebbe stato un doppione di quello esistente Genova.

Bacino galleggiante austriaco (dall’Illustrazione Italiana)

La presenza di tanti giovani marinai delle nuove scuole e i conseguenti approvvigionamenti effettuati dalla Regia Marina portarono – forse seguendo un programma intenzionale del governo – una boccata d’ossigeno all’economia cittadina che ovviamente stava soffrendo molto per la presenza di una base navale le cui strutture erano simili e con la stessa estensione e quella precedente, ma svuotate della maggior parte dei contenuti operativi.

Le scuole CREM (Cartolina dell’epoca)

La caserma Nazario Sauro (Ex Franz Joseph, 1861)

Caserma Bafile del Battaglione San Marco (da cartolina)

Dal punto di vista dell’organizzazione territoriale con il Regio Decreto n. 188 del 17 febbraio 1921 fu istituito il Dipartimento Militare Marittimo di Pola in sostituzione di quello di Venezia, ma probabilmente l’iniziativa non ebbe alcun effetto pratico perché poco dopo, a seguito del Decreto n. 189 del 4 gennaio 1923, la sede dipartimentale tornò a nella città lagunare. Con il Regio Decreto n.1426 del 17 giugno 1923 il complesso del strutture navali polesane chiamato fino ad allora “Arsenale militare marittimo di Pola” fu ridenominato “Base Navale di Pola”.

Nel 1924 avevano sede a Pola:
– Il Comando Militare marittimo (Comandante Gaetano Pepe, Contrammiraglio di divisione)
– Il Battaglione San Marco (Comandante Ugo Cosentini, Capitano di corvetta)
– La Direzione di Sanità (Direttore Francesco Roselli, Colonnello medico)
– Sotto-Direzione Commissariato (Sotto Direttore Alberto Scarlatti, Tenente colonnello commissario)
– Capitaneria di Porto (Comandante Emanuele Marco, Maggiore di porto).

Il Comando della zona fari (Comandante Gino Panelli, Capitano di corvetta della riserva navale) e l’Ufficio Tecnico del Genio Navale (Direttore Francesco Modugno, Tenente colonnello del Genio Navale) si trovavano distaccati a Trieste (1).

La Capitaneria di porto. L’edificio fu danneggiato dai bombardamenti e al suo posto oggi si trova un giardino (Cartolina dell’epoca)

Nazario Sauro fu seppellito dagli austriaci in un luogo segreto che tuttavia fu presto identificato e nel 1919 gli fu costruita questa tomba nel cimitero della Marina. Nel 1947, prima dell’occupazione slava, le spoglie vennero traslate nel tempio votivo del lido di Venezia.

Nel 1940, per la sua posizione lontana dai fronti di guerra, Pola fu scelta come sede della scuola sommergibili che si installò sull’isola di Santa Caterina adattando alcune strutture cedute dall’Aeronautica. Con il procedere della guerra furono militarizzate anche le vicine isole Brioni, al tempo dell’Austria rinomatissimi centri di villeggiatura. Erano ormai in decadenza ma le grandi strutture alberghiere erano l’ideale per ospitare gli affollatissimi corsi per gli ufficiali di complemento trasferiti da Livorno e, più tardi, alcuni reparti della Decima MAS. Dopo l’8 settembre 1943 la situazione precipitò e Pola iniziò a vivere il periodo più tragico della sua storia: già dal giorno successivo all’armistizio le navi militari presenti si erano allontanate, fra cui la corazzata Giulio Cesare, le corvette Urania e Baionetta, la torpediniera Sagittario e le navi scuola Vespucci e Colombo (2).

L’edificio che ospitò la Scuola sommergibili (da Google Maps)

L’11 settembre, nel caos e nello sbandamento generale da parte delle forze italiane, nonostante il gran numero di marinai e soldati in grado di opporre una valida difesa, i Tedeschi occuparono senza trovare resistenza l’arsenale e la città, appropriandosi delle poche unità che per qualsiasi ragione erano rimaste in porto e arrestarono il Comandante della base ammiraglio Strazzeri. Con la costituzione della Repubblica Sociale Italiana si cercò di ricostituire una “Marina del Nord”, poverissima di mezzi e di uomini e, naturalmente, sotto tutela tedesca. A Pola fu istituito un “Comando Operativo di Marina” retto dal Capitano di fregata Alessandro Mirone, già comandante in seconda della Scuole CREM ed un Comando Sommergibili dipendente dalla X^ MAS (3) mentre altri piccoli presidi di quest’ultima formazione erano sparsi fuori città e nelle isole del Quarnaro. Ovviamente erano rimasti a Pola solo quei militari che fecero atto di adesione al Governo Repubblicano: la maggioranza fu deportata in Germania o si sbandò. I marinai rimasti andarono a costituire il Battaglione fucilieri di Marina-Pola agli ordini del Tenente di Vascello Carlo Russo, impiegato soprattutto in compiti di ordine pubblico. Rimase anche il Battaglione San Marco agli ordini del maggiore dell’esercito Apollonio prima del trasferimento a Jesolo di quanto restava dell’unità.


La convivenza dei marinai con i tedeschi fu molto difficile e di poco migliore lo fu per i marò della X^ MAS, grazie all’energica politica di autonomia messa in atto dal Comandante Borghese. Nel frattempo la città continuò a subire pesanti bombardamenti che distrussero buona parte degli edifici civili e militari. La Capitaneria di Porto continuò a funzionare al comando del Tenente colonnello di porto Balilla Monassi (4) che tuttavia fu più tardi arrestato e internato dai tedeschi. Dopo la sanguinosa occupazione titina del maggio 1945, Pola rimase amministrata dal Governo Militare Alleato fino alla sua cessione alla Jugoslavia nel 1947. In quel periodo, mentre iniziava l’esodo degli italiani, la Marina tornò a Pola insediandosi all’ex circolo ufficiali, ma solo con un ufficio stralcio per liquidare le pendenze connesse alla chiusura della base navale e della Capitaneria (retta provvisoriamente dal capitano Poloni) e al trasferimento di documenti e di quanto eventualmente recuperabile (5).
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Nel dopoguerra, essendo Pola completamente isolata e circondata dagli jugoslavi, i collegamenti erano tenuti dalla regia nave Monte Cucco, una piccola unità ausiliaria abbandonata dai tedeschi nel 1945, che collaborò anche al trasporto di cittadini e beni privati durante l’esodo. Da allora Pola non è più stata una base navale perché la marina jugoslava era insediata altrove; l’arsenale divenne un’azienda statale e i molti edifici appartenuti alla Marina austroungarica e successivamente alla Regia Marina sono stati riutilizzati dall’esercito jugoslavo e poi croato. Il ridimensionamento delle forze armate di questa nazione, avvenuto dopo il 2000, li ha in parte lasciati liberi e analogamente a quanto sta avvenendo anche nel nostro paese sono oggetto di fumosi programmi di riqualificazione come poli culturali o sedi di “eventi”, ma in attesa di decisioni (e finanziamenti) di fatto sono abbandonati a un lento degrado.

La nave trasporto Monte Cucco (Foto Bagnasco da www.associazione-venus.it)

Guglielmo Evangelista
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Note
1) L’amministrazione marittima austriaca era tutta concentrata nei “Governi Marittimi” di Trieste e Fiume, comprendenti un Ispettorato Nautico e un Ispettorato Tecnico, entità statali ma non militari con una competenza vastissima che andava dalle Capitanerie alla Sanità, dai servizi idrografici alla politica commerciale, dalla sorveglianza dei cantieri alle infrastrutture dei porti. Poiché fino al 1923 il Governo Marittimo era stato mantenuto nelle sue competenze sotto la presidenza del Tenente generale di porto Francesco Mazzinghi, è probabile che quanto riguardava l’Ispettorato tecnico fosse stato lasciato ancora a Trieste dove si trovavano personale e attrezzature.
2) L’unica nave di una certa rilevanza catturata fu la vecchia ma efficiente torpediniera Insidioso.
3) Il Gruppo sommergibili “Comandante Longobardi” disponeva esclusivamente di una decina di sommergibili “tascabili” tipo CB da 36 tonnellate in emersione catturati dai tedeschi in allestimento in varie località e poi ceduti alla Marina della R.S.I. Le loro caratteristiche ne limitavano l’operatività al pattugliamento litoraneo e, al massimo, furono utilizzati per sbarcare informatori e sabotatori lungo le coste dell’Adriatico centrale e meridionale.
4) Il comandante Monassi, padre di Angelo, CSMM dal 1981 al 1984, nel dopoguerra ritornò a Pola e in un trafiletto comparso sul numero 636 del 17 novembre 1948 de L’Arena di Pola si legge: “Partecipava con labari e corone a tutti i cortei Monassi Balilla, nato a Tricesimo, ex capitano di fregata della marina italiana. Già comandante della Capitaneria di porto di Pola e di quella di Porto Buccari, Il Monassi, di sentimenti filoslavi, aspirava con la venuta degli jugoslavi ad assumere nuovamente il comando del porto di Pola. Esperto nella riparazione di strumenti per navigazione e bussole, pensava in una sistemazione sotto il regime jugoslavo. Convinto inoltre che anche l’Italia sarebbe stata assoggettata prima o tardi a un regime comunista dichiarava inutile affrontare l’esodo.
5) Fra questi, alcuni automezzi che, trasferiti ad Ancona, costituirono il nucleo iniziale del futuro autoreparto di questa base.

 

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