Naval boarding party: le tecniche di arrembaggio – parte II

Marco Bandioli

9 Ottobre 2020
ARABIAN GULF -- Boarding team members from USS Gonzalez (DDG 66) provide assistance to an Iranian dhow Feb. 28. The vessel had been adrift for ten days before Gonzalez rescued the dhow's crew by providing them food and water and coordinating the crew's repatriation after determining their engine was beyond repair. Gonzalez is currently on a deployment ot the region in support of Maritime Security Operations (MSO). MSO help set the conditions for security and stability in the maritime environment as well as complement the counter-terrorism and security efforts of regional nations. MSO deny the illegal use of the maritime environment as a venue for attack or to transport personnel, weapons or other material.
tempo di lettura: 6 minuti

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livello medio
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ARGOMENTO: SICUREZZA MARITTIMA 
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MONDO
parole chiave: pirateria, maritime security, boarding, abbordaggi

 

Vediamo ora le tecniche di abbordaggio
Un’azione di boarding si può sviluppare principalmente in due possibili situazioni che vengono individuate dall’atteggiamento, amichevole o meno, dimostrato dal naviglio che sta per essere oggetto di un abbordaggio. L’azione si può quindi svolgere, in termini dottrinali, di un contesto definito “collaborativo” (Compliant Boarding), o in un contesto definito “non collaborativo o ostile” (Non Compliant/Non Permissive Boarding – Hostile Environment). In caso di un “contesto ostile” è sperabile di poter contare su Regole di Ingaggio che consentano di procedere direttamente con l’assalto della nave… senza tanti complimenti.

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I membri della USS Gonzalez (DDG 66) forniscono assistenza a un dhow iraniano il 28 febbraio. La nave era alla deriva da dieci giorni prima che Gonzalez salvasse l’equipaggio del dhow fornendo loro cibo e acqua e coordinando il rimpatrio dell’equipaggio dopo aver determinato che il loro motore era irreparabile. USS Gonzalez è in missione nella regione a supporto delle Maritime Security Operations (MSO) intese a stabilire le condizioni per la sicurezza e la stabilità nell’ambiente marittimo e completano gli sforzi antiterrorismo e di sicurezza delle nazioni della regione contrastando l’uso illegale dell’ambiente marittimo come sede di attacco o per trasportare personale, armi o altro materiale – Autore Cmdr. Charles BrownRescue in the Arabian Gulf DVIDS16073.jpg – Wikimedia Commons

Dal punto di vista tattico, il “Boarding” può essere effettuato mediante diverse modalità di esecuzione che sono principalmente determinate dalle condizioni meteomarine (mare, vento, pioggia, visibilità), dai mezzi a disposizione (unità navale, battelli pneumatici a carena rigida ed elicotteri), dalla tipologia e dalle caratteristiche del naviglio da abbordare (funzione, tipo di carico, altezza del bordo libero, sovrastrutture presenti, massima velocità esprimibile, tipo di propulsione e organi di governo) e dal tempo a disposizione per attuare l’intera operazione. La scelta tra le diverse modalità di esecuzione è inoltre influenzata dalla possibilità di impiegare i mezzi a seconda dell’opportunità/necessità tattica, nonchè di eventuali vincoli, che faranno propendere verso diverse configurazioni operative a seconda di chi fornisce protezione di fuoco (unità navale, elicottero od ambedue) e del mezzo/i con cui si effettua il Boarding (uno o più battelli pneumatici, uno o più elicotteri).

L’unità navale dalla quale si gestisce il Boarding, ovvero dalla quale si esercitano il comando ed il controllo tattico dell’intera operazione, dalla quale parte il BParty e dalla quale viene sempre fornita la protezione di fuoco tramite le armi di bordo, viene definita “Boarding Ship”. Tale unità ha la prerogativa di stabilire altresì le modalità di avvicinamento alla nave da abbordare (la “Target Ship” -TS- ovvero la Nave Bersaglio) il proprio eventuale preposizionamento, l’eventuale contatto via radio, in caso di Boarding collaborativo, con la Nave Bersaglio (in alternativa, a lampi di luce o con il megafono), sia che quest’ultima in navigazione (underway/steaming) oppure ferma in mezzo al mare (static/floating).

I membri della squadra di imbarco dei Royal Marines dell’HMS Westminster conducono una visita di verifica della bandiera su un Dhow durante un’operazione di sicurezza marittima nell’Oceano Indiano sotto il comando diretto dell’UKMCC e della Combined Task Force 151 

La prima vera difficoltà, tralasciando le condizioni meteomarine che potrebbero rendere inattuabile un Boarding, è quella in cui si incorre quando la nave da ispezionare non intenda fermarsi e farsi abbordare rientrando, a pieno titolo, in una situazione “non collaborativa”. A questo punto, sono necessari dei “Colpi di avvertimento” (WS: Warning Shots) impiegando i cannoni, le mitragliere o le mitragliatrici di bordo. Qualora la detta nave non si fermi, bisogna in qualche modo bloccarla per poi abbordarla.

I metodi per fermare una nave, senza doverla danneggiare eccessivamente, devono necessariamente agire o sugli organi di governo (timoni, eliche o i loro rispettivi assi) o sugli organi di propulsione (motori, turbine, sala macchine, centrali elettriche). Al riguardo, vengono impiegati due metodi. Primo metodo: bloccare le eliche con un “cavo intrappolatore” (PERT: Propeller Entangler Rope Technique). La Boarding Ship, che avrà già opportunamente approntato e “abbisciato” a poppa un cavo di rafia (propeller entangler rope), o una verrina d’acciaio (propeller entangler steel-wire), di adeguata lunghezza (almeno 100/200 metri), dovrà manovrare ad elevata velocità per tagliare la rotta della nave da bloccare , passando a brevissima distanza, e dovrà contemporaneamente “filare a mare” il cavo intrappolatore. La nave da abbordare, anche contro manovrando, non potrà evitare di finire con le eliche sul cavo che, avvolgendosi velocissimo almeno ad un asse dell’elica, andrà a bloccare l’asse stesso, e quindi la propulsione. Peraltro, liberare l’asse di un’elica avvolto strettamente da un cavo è una bella impresa, anche in condizioni di mare calmo. Se poi il cavo risulta essere una verrina d’acciaio, bisogna avere anche a disposizione personale subacqueo specializzato per l’utilizzo di specifica cesoia idraulica o strumenti da taglio (taglio ossielettrico, lancia termica, sega). Secondo metodo: sparare per danneggiare gli organi di governo e/o di propulsione; tale tecnica si chiama appunto “Fuoco incapacitante” (DF: Disabling Fire) e si effettua dalla Boarding Ship o da un elicottero in volo stazionario (in hovering), impiegando mitragliere o fucili anticarro/antimateriale sparando sulla Nave Bersaglio per colpire direttamente la zona motori e/o i timoni. Per inciso, tale tecnica non viene chiamata “Fuoco d’arresto” per non essere confusa con una specifica azione di fuoco difensivo svolta con armi a tiro teso nelle operazioni terrestri (eccezionalmente anche nei tiri di artiglieria).

Per quanto riguarda invece le azioni di avvicinamento e di “inserzione” nell’area dell’operazione dei BTeams, vengono impiegate due tipologie di mezzi: i battelli pneumatici a carena rigida (“Rigid Hull Inflatable Boat” – RHIB) e gli elicotteri, tutti opportunamente configurati per il Boarding e predisposti per la cosiddetta “inserzione verticale” dei BTeams: inserzione dal basso verso l’alto per quanto riguarda la salita dai battelli pneumatici alla nave (HCBT: Hook and Climb Boarding Techniques, ovvero Tecniche di Boarding in arrampicata con aggancio), e dall’alto verso il basso per quanto riguarda la discesa dagli elicotteri sulla nave (VIBT: Vertical Insertion Boarding Techniques, ovvero Tecniche di Boarding con inserzione verticale).

Come già accennato, ci sono due tipologie di Boarding che vengono individuate dai presunti “Tipi di Collaborazione” che possono essere forniti dalla Nave Bersaglio: Boarding Collaborativo (Compliant Boarding – CB) o Boarding Non Collaborativo (Non Compliant Boarding – NCB). Per completezza di informazione, a tali tipi di collaborazione, si dovrebbero considerare 4 possibili “Livelli di Resistenza”: Collaborazione/Non resistenza (Livello 1), Non Collaborazione (Livello 2), Non Collaborazione Complessa (Livello 3), Opposizione/Ostilità (Livello 4). Alcune Marine inseriscono queste supposizioni in una matrice che dovrebbe fornire un aiuto alla decisione del Boarding da effettuare. Tutto sommato, i risultati forniti da tale matrice possono essere ampiamente superati con l’uso del buon senso! Sicuramente un importante fattore da considerare è l’altezza della fiancata della nave da abbordare, ovvero se presenta una murata alta (bordo libero alto, High Freeboard, se maggiore di 25 piedi) o una murata bassa (bordo libero basso, Low Freeboard, se inferiore a 25 piedi).

Marines statunitensi assegnati al plotone di ricognizione del 26th Marine Expeditionary Unit (MEU) in addestramento scendono in fast rope da un SH-60 Sea-hawk sul ponte di una nave (U.S. Marine Corps foto di Lance Cpl. Andre Dakis / 26 MEU Combat Camera / photo credit USNMC rilasciato)

Ovviamente un conto è dover abbordare un sambuco da pesca (il famoso “dhow”) di una trentina di metri e di qualche centinaio di tonnellate di stazza con un bordo libero di forse 3 metri ed un altro conto e dover abbordare una nave portacontainer lunga qualche centinaio di metri, di centinaia di migliaia di tonnellate di stazza e con un bordo libero di oltre 8 metri (25 piedi). Il Boarding si può attuare con RHIB, elicotteri o con l’impiego, generalmente simultaneo, di entrambi i mezzi … più un eventuale elicottero per il fuoco di copertura.

fine parte II – continua

Marco Bandioli 

articolo pubblicato originariamente su Difesaonline (foto: web)

 

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