Nelle acque gelide del Nord, incendio a bordo del sottomarino nucleare Losharik

Redazione OCEAN4FUTURE

15 Luglio 2019
tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: MARINA MILITARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO ARTICO
parole chiave: sottomarini, incidenti, marina russa

 

Le news mondiali hanno mostrato nei giorni scorsi delle immagini drammatiche, che hanno richiamato alla memoria il grave incidente del sottomarino russo Kursk avvenuto il 12 agosto del 2000. Come ricorderete il Kursk, un moderno sottomarino a propulsione nucleare, impegnato in una esercitazione nel Mar Glaciale Artico, a causa di un’esplosione interna subì gravi danni e sprofondò con il suo equipaggio negli abissi. Il 1 luglio 2019, durante una non chiara attività in mare, il misterioso sottomarino nucleare AS 12 Losharik” ha subito un incidente che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Per fortuna il battello, nonostante il grave incendio scoppiato a bordo, è riuscito alla fine a riemergere ma ad un costo enorme: 14 marinai deceduti per l’inalazione dei fumi generatisi all’interno dello scafo. Il presidente russo Vladimir Putin ha definito l’incidente “una grande perdita“, ed ha immediatamente convocato il ministro della difesa, Sergei Shoigu, un atto dovuto per comprendere la tragedia. 

Hero of Russia, captain 1st rank Dolanski Denis Vladimirovich
Hero of Russia, captain 1st rank Filin, Nikolai Ivanovich
Captain of 1st rank  Abankin Vladimir Leonidovich
Captain of 1st rank  Andrey Vladimirovich
Captain of 1st rank Konstantin Anatolyevich Ivanov
Captain 1st rank Oparin Denis Aleksandrovich
Captain 1st rank Somov, Konstantin Yurievich
Captain 2nd rank Avdonin Aleksandr Valerievich
Captain 2nd rank Danilchenko Sergey Petrovich
Captain 2nd rank Soloviev, Dmitry Aleksandrovich
Medical corps Lieutenant Colonel  Vasilyev Alexander Sergeevich;
 Captain 3rd rank  Kuzmin, Victor S
 Captain 3rd rank  Suhinichi Vladimir G.
 Lieutenant  Dubkov Mikhail Igorevich

Nonostante le dichiarazioni rilasciate dai portavoce russi rimangono molti dubbi sull’evento. Una cosa alquanto strana, che non può non saltare all’occhio, è che i quattordici militari russi coinvolti non erano semplici marinai ma, come vedete dalla lista, quasi tutti ufficiali di alto rango, di cui alcuni anche decorati. Ciò fa pensare che si trattasse di una commissione di collaudo chiamata a verificare le funzionalità del battello. Forse il loro sacrificio ha permesso di evitare un incidente nucleare che avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi.

Per quale motivo erano presenti a bordo tanti Ufficiali superiori? Era forse una commissione di verifica per qualche nuovo test?
Mosca ovviamente non si sbottona. D’altronde il battello non è un sottomarino qualsiasi ma uno dei più moderni mezzi subacquei spia della Marina russa. Secondo l’agenzia di stampa indipendente RBC e il giornale Novaya Gazeta, il sottomarino coinvolto è il famoso battello a propulsione nucleare AS 12 “Losharik“, progettato negli anni ’80 ed entrato in servizio nel 2003. Ma che cosa ha di tanto speciale questo battello nucleare, apparentemente senza armi a bordo e con un equipaggio di soli 25 uomini che si dice possa operare a profondità superiori a 2000 metri di profondità? Come per il sottomarino nucleare NR 1 della US Navy vi sono fonti che ne ipotizzano un uso decisamente particolare: l’intercettazione dei cavi di comunicazione che solcano gli oceani per spionaggio o per eventuali operazioni di sabotaggio. Come abbiamo spesso raccontato, viviamo in un epoca in cui le comunicazioni sono fondamentali sostengono le nostre economie, e alla minaccia dello spionaggio classico si è aggiunta quella della interdizione di flussi dati strategici.

Sebbene i Russi dichiarino di impiegare questi sottomarini per ricerche batimetriche e , Bryan Clark, un ex ufficiale della marina statunitense. esperto di operazioni sottomarine, ha dichiarato a Business Insider  che “… se stanno facendo ricerche sul fondo del mare con un sottomarino militare, probabilmente sono anche in grado di interdire o interrompere il cablaggio sottomarino o altre infrastrutture, come i gasdotti“. E potremmo aggiungere installare, rimuovere o distruggere sensori sonar di ascolto nelle profondità degli oceani.

Cosa è successo al Losharik?
La versione ufficiale russa è che l’incendio è avvenuto mentre il battello stava conducendo delle indagini batimetriche – ovvero di misura della profondità del fondo marino. Un’attività idrografica che normalmente non richiede grandi mezzi e certo non uno stuolo di ufficiali di grado elevato. Perché allora utilizzare addirittura un sottomarino nucleare? Mosca non ha fornito alcuna informazione specifica sul sottomarino, dicendo solo che i dettagli sono coperti da “segreto di stato” (fonte AFP). La buona notizia è che, secondo l’agenzia Reuters, le autorità norvegesi hanno riferito di non aver rilevato alcuna radiazione anomala dopo l’incidente. Ma non sono mancate le polemiche; un sito non governativo, critico verso Putin (sempre secondo Reuters), si sarebbe lamentato delle scarse informazioni rilasciate che avrebbero dovuto colmare l’incertezza legata ad un potenziale pericolo di emissioni radioattive nell’ambiente, in un ‘area in cui la pesca è una risorsa importante.

Vediamo di mettere insieme le informazioni rilasciate sulle news
Sembrerebbe che l’incendio a bordo del Losharik si sia verificato nel Mare di Barents alle 20:30 circa di lunedì 1 luglio 2019. L’Autorità norvegese per la protezione dalle radiazioni (NRPA) ha dichiarato che a seguito di un’esplosione di gas, confermata dalle autorità russe, avvenuta all’interno del sottomarino (fonte AFP) è scaturito un incendio. La NRPA, preoccupata da un possibile inquinamento radioattivo, ha richiesto conferma che a bordo del sottomarino fosse presente un reattore nucleare. Inutile dire che non vi sono state risposte. Un comunicato del Ministero della Difesa russo, rilasciato dal servizio di notizie TASS, ha affermato che quattordici componenti dell’equipaggio sono morti “in acque russe territoriali a seguito di inalazione di prodotti di combustione a bordo di una sottomarino designato per lo studio del fondo marino … nell’interesse della marina russa“. Inoltre, dalle informazioni rilasciate, risulterebbe che ci siano stati 5 o 6 feriti. Sembrerebbe che il fuoco sia scoppiato durante l’esecuzione di misurazioni oceanografiche ed è stato poi estinto dalle azioni di “auto-sacrificio” dell’equipaggio per evitare danni collaterali maggiori. Un’affermazione che fa presupporre un’azione disperata portata avanti dai quattordici ufficiali periti nell’incidente.

Vero o falso sarà difficile da dimostrare e la versione ufficiale, presentata dalle autorità russe, presenta ancora  non pochi lati oscuri.

i 14 ufficiali russi scomparsi sul Losharik

Tanti misteri
Prima di tutto, perché sulla nave vi erano così tanti ufficiali di grado elevato? L’unica spiegazione è che si trattasse di una dimostrazione tecnica o del collaudo di qualche nuova apparecchiatura e che qualcosa sia andato storto. Essendo stati dichiarati quattordici decessi, compreso quello del Comandante, ci si domanda perché il sottomarino non abbia effettuato un’emersione di emergenza? Il battello risulta sia riemerso circa un’ora dopo l’inizio, dichiarato, dell’incendio .. anche questo è poco credibile in quanto nessun battello subacqueo cercherebbe di soffocare un incendio in profondità in quanto, in caso di fallimento, non ci sarebbe il tempo per evacuare l’equipaggio. Non ultimo sembrerebbe che per rimorchiare il sottomarino (peso stimato di 1600 tonnellate) siano stati necessari due rimorchiatori ed una nave da guerra. Questo potrebbe far pensare che aree interne siano state allagate nel disperato tentativo di spegnere l’incendio oppure che il Losharik, nel momento dell’emergenza, fosse ancora agganciato al sommergibile madre e che l’incendio abbia in realtà interessato entrambi i battelli.

Il Losharik è poi rientrato alla base militare di Severomorsk, nella penisola di Kola, al di sopra il Circolo polare artico, ironia della sorte la stessa base dove aveva servito il sottomarino Kursk, che affondò con tutto il suo equipaggio nel Mar di Barents nell’agosto del 2000. Per quanto di conoscenza, l’incendio del Losharik segue quello avvenuto nel 2008 a bordo del sottomarino Nerpa, che provocò la morte di venti persone a causa di un malfunzionamento del sistema anti incendio nel Mar del Giappone.

Mentre il Nerpa ed il Kursk erano sottomarini di attacco, il Losharik è ufficialmente un battello per ricerche oceanografiche profonde sotto il controllo della Direzione delle ricerche del Cremlino. Dalle analisi delle immagini satellitari mentre si trovava in un bacino di carenaggio a Severomorsk sembrerebbe che che lo scafo sia costituito da sette sfere.

Come sappiamo gli scafi sferici sono spesso usati in battelli subacquei oceanografici (pensate ad esempio ai batiscafi) che devono operare a grandi profondità perché consentono una resistenza maggiore rispetto ai cilindri normali. Questo comporta che, sebbene sia lungo circa 70 metri, lo spazio interno del Losharik è molto inferiore rispetto a sottomarini con dimensioni simili. Le sfere, del diametro di circa sei metri, sono costruite in lega di titanio e contenute all’interno di uno scafo esterno idrodinamico che dà l’aspetto di un sottomarino regolare. Il Losharik fu impostato nel 1988, entrando in servizio nel 2003 come sottomarino nucleare per operazioni profonde, con compiti oceanografici ma anche predisposto per azioni di spionaggio e sabotaggio. Come alcuni suoi predecessori, le limitate dimensioni non consentono di operare a lungo per cui necessita di un sottomarino madre, appositamente modificato, che trasporta il Losharik in area di operazioni per poi recuperarlo a termine missione.

 

Per tale motivo sono stati modificati due sottomarini (il primo appartenente alla classe Delta III e l’altro alla Delta IV, il BS-64 Podmoskovye), in grado di trasportare al di sotto dello scafo il sottomarino spia. Da quanto comunicato era proprio il BS-64 a trovarsi in vicinanza del Lashorik al momento dell’incidente. Forse non sapremo mai la verità, ma dobbiamo porgere un doveroso pensiero per quei marinai che hanno perso la loro vita nelle gelide acque del Nord, sacrificandosi per evitare danni maggiori.

 

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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