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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA:AFRICA
parole chiave: Niger, Sahel
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Il 25 novembre 2023, la giunta militare nigerina ha abrogato la legge 36/2015 sul traffico di migranti, trasformando i flussi migratori in uno strumento di pressione geopolitica contro l’Unione Europea. Questa decisione si inserisce in un contesto più ampio di competizione multipolare nel Sahel, con correlazioni significative con il conflitto russo-ucraino. L’analisi che segue identifica le vulnerabilità europee, propone indicatori di early warning replicabili su altri teatri e delinea scenari evolutivi a medio termine.
Contesto strategico: il golpe e l’abrogazione della legge migrazione
Il 26 luglio 2023, il generale Abdourahamane Tchiani, comandante della Guardia presidenziale, ha rovesciato il presidente democraticamente eletto Mohamed Bazoum. Quattro mesi dopo, il 25 novembre 2023, la giunta ha abrogato la legge 36/2015 sul traffico illegale di migranti, una normativa elaborata su pressione dell’Unione Europea in seguito al Vertice di La Valletta del 2015. Il tempismo dell’abrogazione non è casuale: l’ordinanza è stata firmata quattro giorni dopo la risoluzione del Parlamento europeo che condannava il golpe (23 novembre) e lo stesso giorno della conferenza anti-traffico presieduta da Ursula von der Leyen. La strategia replica il modello Gheddafi del 2004 e 2011: utilizzare la leva migratoria per ottenere concessioni dall’Europa.

Le conseguenze sono state immediate: nel 2024, l’Algeria ha deportato oltre 30.000 persone verso il Niger, mentre la riapertura delle rotte trans-sahariane ha segnato la fine di quasi un decennio di politiche di contenimento europee.
Mappa degli attori e delle influenze straniere
Russia: Africa Corps e guerra ibrida
L’ingresso della Russia nel teatro nigerino si è concretizzato nell’aprile 2024, quando circa 100 istruttori dell’Africa Corps (erede del Gruppo Wagner dopo la morte di Prigozhin) si sono insediati nella Base Aerea 101 di Niamey, simultaneamente all’evacuazione delle truppe statunitensi.

In questa foto diffusa dal Prigozhin Press Service venerdì 3 marzo 2023, Yevgeny Prigozhin, proprietario della società militare Wagner Group, si rivolge al presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiedendo il ritiro delle forze ucraine rimaste a Bakhmut per salvarle, in una località non specificata dell’Ucraina. Prigozhin ha affermato che le forze rimaste a Bakhmut sono composte da anziani e adolescenti, esortando Zelensky a ritirarle per impedire che vengano massacrate. (Prigozhin Press Service via AP)
La dimensione informativa è altrettanto rilevante: secondo l’Africa Center for Strategic Studies, le campagne di disinformazione russe in Africa sono quasi quadruplicate tra il 2022 e il 2024, con la Russia responsabile del 40% delle 189 campagne identificate. In paesi come Burkina Faso, Mali e Niger, gli attori legati al Cremlino controllano circa il 50% dello spazio mediatico su piattaforme come X e YouTube. L’African Initiative, lanciata nel settembre 2023, funge da “ponte informativo” tra Russia e Africa, con uffici a Ouagadougou e Bamako.
Potenze occidentali: il ritiro forzato
La Francia ha completato il ritiro dei 1.500 militari nel dicembre 2023, chiudendo l’ambasciata e ponendo fine a 127 anni di presenza diplomatica. Gli Stati Uniti hanno evacuato la Base 201 di Agadez (costata 110 milioni di dollari) il 5 agosto 2024. L’Italia resta l’unica presenza militare occidentale con la MISIN (300-350 militari), posizionandosi come potenziale “ponte” tra Europa e giunta.
Cina e nuovi attori
La Cina mantiene investimenti per 2,68 miliardi di dollari, con CNPC nel settore petrolifero (4,6 miliardi investiti) e CNNC nell’uranio (miniera di Azelik). La Turchia fornisce droni Bayraktar TB-2 e Akinci, mentre l’Iran negozia l’acquisto di 300 tonnellate di yellowcake da Arlit.
Il nesso Ucraina-Sahel: un conflitto globalizzato
L’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 ha funzionato da catalizzatore per la penetrazione di Mosca in Africa. L’analisi delle correlazioni temporali rivela pattern significativi che suggeriscono una strategia coordinata.

Il collegamento più esplicito emerge nel luglio 2024: nella battaglia di Tinzaouatene, 84 mercenari Wagner e 47 soldati maliani vengono uccisi dai ribelli tuareg. Il portavoce del GUR ucraino, Andriy Yusov, rivendica apertamente che “i ribelli hanno ricevuto informazioni utili, e non solo“. Il Sahel è diventato de facto un “secondo fronte” del conflitto russo-occidentale.
Analisi delle vulnerabilità europee
Dipendenza uranio
L’UE importa il 97% del proprio fabbisogno di uranio naturale. Secondo i dati EURATOM 2024, le forniture africane sono crollate drasticamente: da 2.651 tU nel 2023 a 1.303 tU nel 2024 (-51%). Prima del golpe, il Niger forniva circa il 25% dell’uranio europeo.

Le scorte europee garantiscono circa tre anni di autonomia, ma la perdita del Niger complica la strategia di diversificazione dalla Russia. Macron ha visitato Kazakhstan e Uzbekistan nel novembre 2023 proprio per negoziare forniture alternative.
Rotte migratorie
Secondo Frontex, nel 2024 gli attraversamenti irregolari verso l’UE sono diminuiti del 38% (239.000 rilevamenti), principalmente grazie al calo sulla rotta del Mediterraneo centrale (-59%) e dei Balcani occidentali (-78%). Tuttavia, la rotta dell’Africa occidentale ha registrato il massimo storico con quasi 47.000 arrivi alle Canarie (+18%).
L’abrogazione della legge nigerina ha riaperto il corridoio trans-sahariano, ma i flussi si sono parzialmente reindirizzati verso la rotta atlantica (dalla Mauritania alle isole Canarie). Il rischio è che la giunta possa “aprire i rubinetti” in modo selettivo come strumento di pressione negoziale.
Deterioramento sicurezza. Secondo ACLED, gli attacchi jihadisti nel Sahel sono esplosi da 1.900 nel 2019 a oltre 5.500 nel 2024, con quasi 77.000 morti dal 2019. Nel solo Niger, gli attacchi sono passati da 62 (2023) a 101 (2024), con vittime quasi raddoppiate. L’arrivo dell’Africa Corps non ha invertito la tendenza: JNIM (al-Qaeda) e IS Sahel continuano ad espandersi verso sud, minacciando ora Benin, Togo e Nigeria settentrionale.

Indicatori di Early Warning
L’analisi del caso Niger consente di identificare una matrice di indicatori precursori replicabile su altri teatri a rischio (Ciad, Senegal, Costa d’Avorio, Guinea).

Il “modello Niger” come template esportabile
L’analisi suggerisce l’esistenza di un playbook replicabile con fasi sequenziali:

A questo punto una domanda chiave per gli analisti: quali altri paesi mostrano indicatori delle fasi 1-2? Il Ciad, visitato da Lavrov nel giugno 2024 e da Orbán successivamente, presenta segnali di interesse russo. Il Senegal ha già richiesto il ritiro delle truppe francesi (completato nel luglio 2025).

Cosa dovrebbe fare l’Europa per non perdere il Sahel
Ricostruire gli “occhi e le orecchie” sul terreno
Quando Francia e Stati Uniti hanno ritirato i loro militari dal Niger, l’Europa non ha perso solo basi e soldati: ha perso soprattutto la capacità di capire cosa sta realmente accadendo in una delle regioni più instabili del pianeta. Nel gergo dell’intelligence si chiama HUMINT, acronimo di Human Intelligence, in pratica, le informazioni che si ottengono parlando con le persone, frequentando i luoghi, costruendo rapporti di fiducia con fonti locali. Per ricostruire questa rete di “sensori umani”, l’Europa dovrebbe puntare sui paesi della regione che non hanno ancora chiuso le porte all’Occidente. La Mauritania, ad esempio, mantiene un delicato equilibrio tra tutte le potenze e potrebbe fungere da osservatorio privilegiato. Il Senegal, dopo la recente transizione politica, resta un interlocutore importante nonostante abbia chiesto il ritiro delle truppe francesi. Perfino il Ciad, corteggiato da Mosca ma non ancora conquistato, rappresenta una finestra ancora socchiusa.
Smascherare la propaganda russa
C’è una guerra che non si combatte con i fucili ma con i post sui social media, i video su Telegram, gli articoli su siti apparentemente indipendenti. La Russia ha costruito in Africa un sofisticato apparato di propaganda che include l’African Initiative (una sorta di agenzia stampa pro-Cremlino con uffici a Bamako e Ouagadougou), decine di canali Telegram seguiti da centinaia di migliaia di persone, e le cosiddette “Case Russe”, centri culturali che in realtà funzionano come avamposti di influenza. Monitorare sistematicamente queste reti non è un esercizio accademico: serve a capire quali narrazioni stanno prendendo piede, quali paesi sono nel mirino della prossima campagna di destabilizzazione, quali leader locali vengono “coltivati” per futuri cambi di regime. È un lavoro paziente, che richiede analisti che parlino francese e arabo, che conoscano le dinamiche locali, che sappiano distinguere un account autentico da un bot.
Seguire i soldi
I mercenari dell’Africa Corps non lavorano gratis. Qualcuno li paga, qualcuno gestisce i loro conti, qualcuno converte l’oro estratto dalle miniere africane in valuta utilizzabile. Tracciare questi flussi finanziari significa capire come funziona davvero la macchina russa in Africa. Gli investigatori hanno già identificato alcuni snodi cruciali: gli Emirati Arabi Uniti, dove transitano molti capitali opachi; il Togo e il Benin, piccoli paesi costieri che fungono da porte d’accesso per aggirare le sanzioni. Seguire il denaro è spesso più efficace che contare i soldati: rivela le vere dimensioni dell’operazione, i suoi punti deboli, le vulnerabilità che potrebbero essere sfruttate.
Prevedere il prossimo golpe
Il Niger non è stato un fulmine a ciel sereno per chi sapeva dove guardare. Per mesi, i canali Telegram pro-russi avevano intensificato la propaganda anti-francese; delegazioni di Mosca avevano moltiplicato le visite; il malcontento nelle caserme era palpabile. Se l’Europa avesse avuto un sistema di allerta precoce, avrebbe potuto almeno prepararsi. Oggi sappiamo quali sono i segnali premonitori: l’apertura di una “Casa Russa”, l’impennata dell’attività sui social pro-Cremlino, le visite diplomatiche di alto livello da Mosca o Pechino, i contratti per droni turchi o sistemi d’arma non-NATO. Applicare questa griglia di analisi a paesi come il Ciad, la Guinea o la Costa d’Avorio potrebbe evitare di essere colti di sorpresa la prossima volta.

La Missione Bilaterale di Supporto in Niger (MISIN) ha dato avvio al nuovo ciclo addestrativo in favore delle Forze Armate nigerine, nell’ambito della collaborazione tra i due Paesi. L’Italia, che continua a svolgere un ruolo significativo attraverso la MISIN, impegnerà, nell’arco del 2025, numerosi teams di addestramento dell’Esercito per sviluppare corsi di addestramento basico e avanzato, in favore delle Forces Armées Nigériennes (FAN) e delle Forze di sicurezza, per addestrare il personale all’aviolancio di unità e materiali, alla condotta di operazioni fluviali e al Counter IED. Inoltre, sono stati avviati i primi corsi con l’impiego di team dell’Arma dei Carabinieri per la formazione nei settori delle Tecniche di investigazione (TI), delle Tecniche di intervento operativo (TIO) e delle Aliquote di primo intervento e supporto (API/SOS). L’offerta formativa italiana ha realizzato dal 2018 oltre 400 corsi e formato più di 11.000 militari in vari ambiti, raggiungendo la massima espressione in occasione della più grande campagna lanci mai condotta in Niger, svoltasi nei mesi di novembre e dicembre 2024, con cui, dopo il lancio di 754 paracadutisti e 24 carichi, sono stati brevettati 150 paracadutisti, oltre alla qualifica dei “Ripiegatori di paracadute” e degli “Avio rifornitori”. Le attività di addestramento della MISIN sono finalizzate a soddisfare le richieste della controparte per rafforzarne le capacità nel contrastare traffici illegali e minacce alla sicurezza, contribuendo così alla stabilizzazione dell’area. – Fonte Ministero della Difesa italiana MISIN, prosegue il ciclo addestrativo in favore delle Forze Armate nigerine
L’Italia: ultimo ponte verso il Sahel
In questo scenario di ritirata occidentale, l’Italia si trova in una posizione unica. La missione MISIN, circa 300-350 militari che addestrano le forze nigerine, è rimasta al suo posto quando francesi e americani facevano le valigie. Non è poco: significa avere ancora uomini sul terreno, relazioni con gli ufficiali locali, la possibilità di capire dall’interno cosa sta succedendo. Questo “canale italiano” andrebbe valorizzato, non come strumento di pressione ma come ponte di dialogo. Roma può parlare con Niamey quando Parigi e Washington non possono più farlo. È un asset strategico che l’Europa dovrebbe utilizzare con intelligenza, evitando di bruciarlo con richieste irrealistiche o atteggiamenti da ex potenza coloniale.
Basta con le sanzioni che non funzionano
Dopo il golpe del luglio 2023, la reazione dell’Occidente è stata quasi pavloviana: sanzioni economiche, congelamento degli aiuti, minacce di intervento militare da parte dell’ECOWAS. Il risultato? La giunta si è compattata, la popolazione si è stretta attorno ai militari percepiti come difensori della sovranità nazionale, e il Niger si è gettato tra le braccia della Russia ancora più velocemente. È una lezione che andrebbe imparata: le punizioni funzionano quando chi le subisce ha alternative limitate. Ma in un mondo multipolare, dove Mosca e Pechino sono pronte a riempire ogni vuoto lasciato dall’Occidente, le sanzioni rischiano di essere controproducenti. Spingono i paesi colpiti esattamente nella direzione che si voleva evitare.
Se l’Europa vuole competere con Russia e Cina in Africa, deve smettere di presentarsi solo con lezioni di democrazia e programmi di sicurezza. I giovani africani – ed il Sahel ha una delle popolazioni più giovani del mondo – vogliono lavoro, strade, ospedali, elettricità. Vogliono vedere che la cooperazione con l’Europa migliora concretamente le loro vite. Il Piano Mattei lanciato dall’Italia va in questa direzione: meno retorica, più progetti tangibili. Energia, infrastrutture, formazione professionale. È l’unico linguaggio che può competere con i cinesi che costruiscono porti e ferrovie, o con i russi che promettono sicurezza a basso costo. L’Europa deve capire che in Africa si vince con le gru e i cantieri, non con i comunicati stampa.
Parlare con una voce sola
Uno dei problemi più gravi dell’approccio europeo al Sahel è la cacofonia. La Francia difende i suoi interessi post-coloniali e le sue aziende dell’uranio. La Germania preferisce stare alla finestra. L’Italia cerca una sua via autonoma con il Piano Mattei. Ognuno va per conto suo, spesso in competizione con gli altri. Questa frammentazione è un regalo per Mosca e Pechino, che possono giocare un paese europeo contro l’altro, sfruttare le divisioni, presentarsi come interlocutori più affidabili. Serve un coordinamento vero, non sulla carta, ma nei fatti, che superi le rivalità nazionali e presenti all’Africa un’Europa unita.
Prepararsi al peggio
Nessuno può escludere che la situazione in Niger peggiori ulteriormente. Un attentato terroristico di massa nella capitale, un colpo di stato interno alla giunta, un’escalation con i paesi vicini: gli scenari di crisi sono molteplici. L’evacuazione caotica dell’agosto 2023, quando migliaia di europei dovettero lasciare il paese in fretta e furia, non deve ripetersi. Servono piani di contingenza aggiornati, accordi con i paesi limitrofi per eventuali corridoi di evacuazione, asset pre-posizionati per intervenire rapidamente. È il tipo di preparazione che si spera di non dover mai usare, ma che fa la differenza quando le cose precipitano.
Capire i limiti dei russi
L’Africa Corps non è invincibile. I mercenari russi hanno subito pesanti perdite nella battaglia di Tinzaouatene contro i ribelli tuareg. I loro rapporti con le forze armate locali sono spesso tesi, testimonianze parlano di comportamenti razzisti e arroganti che alienano i soldati africani. La loro efficacia contro i jihadisti è dubbia: nonostante la loro presenza, gli attacchi terroristici continuano ad aumentare. Monitorare queste debolezze è fondamentale. Non per pianificare improbabili contro-offensive, ma per capire quando e come il modello russo potrebbe entrare in crisi. Quel momento potrebbe aprire spazi per un ritorno dell’influenza occidentale, a patto di essere pronti a coglierlo Il Niger post-golpe rappresenta un laboratorio della competizione multipolare del XXI secolo, con implicazioni dirette per la sicurezza europea. L’abrogazione della legge sulla migrazione non è un atto isolato, ma un elemento di una strategia coordinata che sfrutta le vulnerabilità strutturali dell’UE: dipendenza energetica, frammentazione della risposta, deficit di intelligence sul terreno. La correlazione con il conflitto ucraino è evidente: l’invasione russa ha accelerato, non rallentato, la penetrazione di Mosca in Africa. Il Sahel è diventato un “secondo fronte” dove l’Occidente perde posizioni mentre è concentrato altrove. La migrazione, trasformata in arma di pressione geopolitica, rappresenta uno strumento a basso costo e alta efficacia che altre giunte potrebbero replicare. L’Italia, con la sua posizione unica di ultimo attore occidentale presente sul campo, ha l’opportunità, e la responsabilità, di fungere da ponte informativo e diplomatico. Ma questo richiede una strategia coerente, risorse adeguate e la capacità di offrire alternative credibili al modello russo. Il tempo per agire è limitato: gli indicatori suggeriscono che il “modello Niger” è già in fase di esportazione verso altri teatri della regione.
Claudio Verzola
pubblicato in anteprima su DIFESAONLINE L’arma migratoria: come il Niger ha trasformato i flussi umani in strumento di guerra ibrida contro l’Europa – Difesa Online
immagine di preview: Missione Bilaterale di Supporto in Niger (MISIN)
Note e fonti
Nigrizia, “Niger: abrogata la legge contro l’immigrazione”, 28 novembre 2023. La legge 36/2015 era stata elaborata con supporto tecnico ONU e finanziata dal Fondo Fiduciario UE per l’Africa.
Alarme Phone Sahara, Report agosto 2024; Il Manifesto, “L’Algeria caccia i migranti verso il Niger”, maggio 2025.
Formiche.net, “In Niger arriva l’Africa Corps”, 25 aprile 2024.
Africa Center for Strategic Studies, “Mapping a Surge of Disinformation in Africa”, marzo 2024. Il report identifica 189 campagne di disinformazione, di cui 80 collegate alla Russia.
Euronews, “The African Initiative: Russian-backed outlet peddles propaganda”, giugno 2025; Forbidden Stories, “Propaganda Machine: Russia’s information offensive in the Sahel”, novembre 2024.
Formiche.net, “Difesa, Esteri e ora intelligence. Gli incontri Italia-Niger”, marzo 2024. Dichiarazione Tajani: “Il ritiro dal Sahel renderebbe la regione più ostile”.
Intelligence reports indicano negoziati per 300 tonnellate di yellowcake da Arlit, valore stimato 56 milioni USD. Contropartita: droni tattici, missili Manpad.
Le Monde, “Dans le nord du Mali, les drones ukrainiens éclaircissent l’horizon des rebelles”, ottobre 2024. Dichiarazione portavoce GUR Andriy Yusov.
EURATOM Supply Agency, Annual Report 2024; CEE Energy News, “Beyond politics: Can the EU really phase out Russian nuclear fuel?”, settembre 2025.
American Foreign Policy Council, “Europe’s Nuclear Energy and Central Asian Uranium”, dicembre 2024.
Frontex, “Irregular border crossings into EU drop sharply in 2024”, gennaio 2025; Monthly Statistics February 2025.
ACLED, “Conflict intensifies and instability spreads beyond Burkina Faso, Mali, and Niger”, Conflict Watchlist 2025; AFP analysis of ACLED data, ottobre 2025. Dal 2019: 28.715 attacchi, ~77.000 morti.
Fonti istituzionali e database
• ACLED (Armed Conflict Location & Event Data Project): acleddata.com
• EURATOM Supply Agency: euratom-supply.ec.europa.eu
• Frontex: frontex.europa.eu
• Africa Center for Strategic Studies: africacenter.org
• ISPI: ispionline.it
• Global Initiative Against Transnational Organized Crime: globalinitiative.net
• European Council on Foreign Relations: ecfr.eu
• EU Institute for Security Studies: iss.europa.eu
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