La storia del rimorchiatore Luni

Guglielmo Evangelista

3 Gennaio 2026
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE

PERIODO: XIX SECOLO

AREA: UNITA’ NAVALI MINORI

parole chiave: Luni, rimorchiatore

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Nel XIX secolo, finché rimasero in attività le navi a vela, il servizio di rimorchio a vapore era importantissimo sia che si trattasse del loro semplice spostamento in porto, sia che permettesse di superare un periodo di bonaccia. In qualche caso i piroscafi rimorchiatori avevano l’incarico di schierare le navi di linea di fronte a quelle avversarie o alle batterie costiere e poi si ritiravano velocemente lasciandole ad affrontare il combattimento.

Il rimorchiatore non doveva avere caratteristiche particolari: qualunque nave poteva andare bene e bastava che bruciasse il suo carbone per supplire in un attimo a secoli di esperienza e abilità di comandanti ed equipaggi nell’affrontare i capricci atmosferici.
Inizialmente la Regia Marina adibì in questi compiti spesso, dopo il 1860, un ammasso disordinato di navi ereditate dalla marina siciliana; erano soprattutto trasporti, grandi e piccoli, in mediocri condizioni e da escludersi per qualsiasi impiego operativo ma potevano sempre rimorchiare un’altra nave.

L’unica eccezione fu il rimorchiatore Luni, costruito come tale dalla marina sarda nel Cantiere della Foce di Genova, un’“opera giovanile” di quel Felice Mattei che poi sarebbe diventato Ispettore Generale del Genio Navale. Secondo gli standard dei tempi non era un piroscafo trascurabile: aveva scafo in legno e un dislocamento di circa 150 tonnellate; la lunghezza era di 29,59 metri, la larghezza di 5,02 e l’immersione di 1,21. Lo scafo fu costruito dai cantieri della Foce mentre la macchina, da 60 o 40 HP secondo le fonti, era stata interamente progettata e costruita dall’Ansaldo di Sampierdarena sotto la supervisione di Luigi Orlando. In alcuni periodi figura armato con due cannoni da 80 e con una velatura ausiliaria a vele quadre su due alberi.

Fu una nave ben riuscita: la Regia Marina lo apprezzò molto e la sua attività fu intensa. Possiamo dire paradossalmente che, anche se per un solo attimo, assunse il rango della nave più preziosa della flotta quando, nella notte sul 30 luglio 1862, nell’arsenale di Genova scoppiò un violentissimo incendio nel fabbricato delle velerie, presto estesosi a quelli contigui. Mentre tutti i pompieri del comune, della marina e dell’esercito erano intenti a fronteggiare le fiamme, si temeva che il forte vento avrebbe portato le scintille verso la vicina Darsena dove si trovavano stipate molte navi in disarmo e impossibilitate a muoversi. Fu il Luni, che fortunatamente aveva le macchine in pressione, a intervenire e, con continue manovre, riuscì a portare fuori pericolo la fregata Carlo Alberto, la corvetta Monzambano, il trasporto Tanaro e altre unità.

Dopo l’infelice spedizione di Giuseppe Garibaldi nel 1862, bloccata in Aspromonte, la fregata Duca di Genova trasportò in Liguria gli arrestati: sbarcò il generale al Varignano e proseguì per Genova fermandosi al largo dove l’aspettava il Luni su cui trasbordò i suoi compagni di avventura che furono sbarcati alla Lanterna e poi condotti a Pinerolo.


La successiva vita del Luni trascorse tutta nell’ambito del 1° Dipartimento. La Rivista Marittima del 1870 in una relazione sulle attività del flotta scrive “traffica fra Genova e La Spezia”, un modo di esprimersi poco militare ma appropriato perché sottintende l’operosa attività svolta “dietro le quinte” della nave.

Nel 1872, al comando del Tenente di vascello Di Palma, scandagliò il Tirreno in vista della posa del cavo telegrafico sottomarino fra Civitavecchia e Terranova (attuale Olbia). Svolse anche crociere di vigilanza pesca nel Tirreno. Nel 1878 fu scelto per sperimentare il carbone sardo estratto a Baku Abis. Ne derivò un fumo denso, oleoso e nero che rese necessario sostituire le tubature della macchina. Forse fu il primo ma non l’ultimo dei deludenti esperimenti di questo genere eseguiti per affrancarsi quanto possibile dal carbone Newcastle, che furono ripetuti con zelo degno di miglior causa nonostante i risultati costantemente negativi. La nave prestò servizio fino al 1903 e il suo nome fu assegnato più tardi a un rimorchiatore d’altura, il cui nome è assai più noto a causa della sua tragica fine durante la seconda guerra mondiale. Pur con molti dubbi, questa potrebbe essere l’unica immagine esistente del rimorchiatore Luni – Acquerello di Paolo Domenico Cambiaso.

Guglielmo Evangelista   

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