La questione dei Sudeti e la spartizione dell’Europa orientale tra Germania e l’Unione Sovietica – parte II

Andrea Mucedola

20 Marzo 2025
tempo di lettura: 11 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XX-XXI SECOLO
AREA: EUROPA
parole chiave: Germania, Russia, Gran Bretagna, Francia, Patto Ribbentrop-Molotov
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I conflitti sono sempre frutto del fallimento della diplomazia intesa con la capacità di addivenire al bene comune. In quegli anni, con la presa al potere del nazismo in Germania, il panorama politico internazionale fu caratterizzato da una politica di appeasement 1. Un atteggiamento diplomatico che può apparire ancora oggi controverso che caratterizzò la politica dal primo ministro britannico Chamberlain, il quale accettò le pretese territoriali di Hitler sperando che quella concessione avrebbe messo termine alla politica espansionistica tedesca, evitando così un nuovo disastroso conflitto. Chamberlain in realtà non era uno sprovveduto e nella sua decisione, largamente condivisa politicamente, considerò le gravi crisi finanziarie e sociali a livello mondiale che avevano messo in ginocchio tutte le economie (a parte quella sovietica) e la grave pandemia dell’influenza Spagnola, che fra il 1918 ed il 1920 aveva contagiato circa 500 milioni di persone nel mondo, uccidendone quasi 18 milioni. Fondamentale fu la Conferenza di Locarno che rappresentò, in un certo senso, una linea di demarcazione tra la fine della Grande Guerra, dove la Germania sarebbe stata relegata ai margini della diplomazia europea, e un nuovo ordine in cui la sconfitta Germania sarebbe stata riammessa nell’ordine internazionale come attore centrale.

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La Conferenza di Locarno (ottobre 1925) rappresentò, in un certo senso, una linea di demarcazione in cui la Germania fu ufficialmente riammessa nell’ordine internazionale. Nella foto il ministro degli esteri francese Briand con il Ministro degli Esteri tedesco Dr. Stresemann e il ministro degli Esteri britannico Chamberlain. Illustrazione 5374-26 Bundesarchiv Bild 183-R03618, Locarno, Gustav Stresemann, Chamberlain, Briand.jpg – Wikimedia Commons

Val la pena ora ricordare – sempre senza voler fare parallelismi sulla situazione attuale – cosa avvenne: Hitler ordinò al Partito nazista dei Sudeti di chiedere alla Cechia la piena autonomia per le comunità tedesche, pur sapendo che queste richieste sarebbero state ovviamente rifiutate. Iniziarono quindi ad essere diffuse notizie sulle presunte atrocità subite dall’etnia tedesca che chiedeva con forza di tornare sotto il dominio germanico. Un fatto che curiosamente ricorda molto la situazione pre-conflitto in Ucraina delle etnie russe nei territori della Crimea e del Donbass.

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una mappa sovietica del 1937 dove erano ben chiare le aree di interesse economico sovietico nel Donbass

Ci si domanda ancora se quella politica britannica di acquiescenza verso la Germania fu una delle cause che portarono allo scoppio del secondo conflitto mondiale, e ancor più se una reazione più decisa da parte di Francia e Regno Unito avrebbe potuto mitigare le ambizioni di Hitler, evitando la morte di milioni di persone.

Di fatto tutto iniziò con lo schieramento di 750.000 soldati tedeschi al confine ceco, ufficialmente per effettuare delle esercitazioni militari.  Chamberlain volò per incontrare Hitler e Henlein, leader nazista dei Sudeti, che ribadì il diritto all’etnia tedesca all’autodeterminazione lasciando il primo ministro britannico senza possibilità di ribattere. Come ultimo tentativo di pacificazione Chamberlain accettò  l’acquisizione tedesca dei Sudeti, ma ciò comportò che lo smembramento della Cecoslovacchia. In breve, fu effettuata una conferenza con la presenza della Francia a Monaco di Baviera, ma senza i Cechi né i Russi di Stalin dove fu firmato il Patto. I nazisti ottennero la proprietà dei Sudeti il 10 ottobre 1938, ovviamente con tutte le risorse minerarie che erano il vero scopo dell’acquisizione. L’anno seguente Stalin firmò con Hitler il Patto nazi-sovietico, di fatto lasciandogli la strada aperta per invadere l’Europa orientale. Ricordo che sia Russia che Germania erano uscite dalla Grande Guerra in maniera molto svantaggiosa; in particolare la Russia, con il trattato di Brest-Litovsk, aveva subito la perdita di parti dell’impero zarista per cui alcune popolazioni locali si erano organizzate in nuovi stati (Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania). Inoltre, aveva perso alcuni territori, occupati dai polacchi nel 1920, ad est della linea Curzon, e la Bessarabia, un’area meridionale abitata in larga maggioranza da moldavi. L’allora pretesa russa di riprendersi aree etnicamente diverse, sulla base dell’estensione territoriale zarista, ci riporta indubbiamente a quella odierna dichiarata da Putin di voler ricostruire l’area di influenza dell’Unione Sovietica.

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Nella mappa sono riassunti i piani tedeschi per un «nuovo ordine politico» in Europa centrale ed orientale dopo i trattati di Brest-Litovsk (3 marzo 1918) e di Bucarest (7 maggio 1918). Va compreso che con il Trattato di Brest-Litovsk la Russia perdeva 56 milioni di abitanti (pari al 32% della sua popolazione), circa un terzo delle sue vie ferroviarie, il 73% dei minerali ferrosi, l’89% della produzione di carbone e ben 5.000 fabbriche. Ma va anche sottolineato che, a parte l’Ucraina, che era la culla dell’impero russo, il resto dell’area persa dal precedente impero zarista era costituita da territori assorbiti o conquistati, ma non abitati da popolazioni che parlavano russo.

Al termine della conferenza di Monaco, Hitler ebbe quindi carta bianca, grazie all’ignavia delle due potenze maggiori – la Gran Bretagna e la Francia – e si riappropriò di quello che definì Lebensraum im Osten, “il suo spazio vitale in Europa dell’est”. La risposta anglo-francese fu una dichiarazione intesa a garantire l’integrità della Polonia, cercando un “poco convincente” accordo con i Sovietici che, nella primavera del 1939, stavano già negoziando con i Tedeschi.

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I firmatari del Trattato di Monaco: da sinistra, Chamberlain, Daladier, Hitler e Mussolini; a destra, Ciano. In secondo piano i diplomatici: tra Hitler e Mussolini si riconoscono Joachim von Ribbentrop (a sinistra) ed Ernst von Weizsäcker; tra Mussolini e Ciano si trova Alexis Léger e tra Chamberlain e Daladier è Henri Fromageot.
Bundesarchiv Bild 183-R69173, Münchener Abkommen, Staatschefs.jpg – Wikimedia Commons

Stalin, con la scusa di creare una cortina di sicurezza in caso di aggressione tedesca, si arrogò quindi il diritto di interferire sulle sovranità delle nazioni lungo il confine occidentale dell’URSS, proclamando la necessità di “garanzie” di sicurezza. La nazione più a rischio era la Polonia, di fatto uno Stato con una storia millenaria, che era rinato dopo la prima guerra mondiale dopo oltre 120 anni di dolorosa occupazione da parte dell’impero russo, dell’Austria-Ungheria e del Regno di Prussia. Il 15 agosto del 1939, l’Unione Sovietica, nel tentativo di attirare Gran Bretagna e Francia in un’alleanza antinazista, organizzò un incontro con diversi ufficiali britannici e francesi proponendo lo spostamento di un numero spropositato di forze ai confini 2 (proposta che non ebbe un seguito). La Polonia nel frattempo si rifiutò di permettere all’esercito sovietico, in caso di aggressione tedesca, di intervenire militarmente sul suo territorio, sperando nelle garanzie di protezione che gli erano state promesse da inglesi e francesi. Per assurdo, nel frattempo era stato concluso un accordo strategico tedesco-sovietico, che viene ricordato come il patto Ribbentrop-Molotov che, sebbene consistesse in un patto di non aggressione della durata di dieci anni, di fatto permise di suddividere l’Europa orientale in due sfere d’influenza: una nazista e l’altra sovietica 3.  Nonostante i tentativi di Mussolini di effettuare una seconda conferenza europea per evitare l’escalation (l’Italia dichiarò a Hitler di non essere pronto ad entrare in guerra e lo avrebbe fatto solo in seguito), il fuhrer decise di procedere anche senza l’apporto italiano per concludere le operazioni prima dell’inverno. Il 1º settembre, quindi solo una settimana dopo che il patto Ribbentrop-Molotov era stato firmato, iniziò l’invasione tedesca, che venne giustificata da un pretesto (il cosiddetto incidente di Gleiwitz 4) mentre l’Unione Sovietica, il 17 settembre, attaccò da est, approfittando della fuga del governo polacco in Romania. I Sovietici, che miravano a cancellare la nazione polacca, arrivarono a sterminare gli ufficiali polacchi (massacro della foresta di Katyn’ 5) che si erano loro consegnati a loro per sfuggire alla cattura da parte dei nazisti. La situazione degenerò ed i tre piccoli Paesi baltici furono costretti a firmare un patto di mutua difesa, che permise ai sovietici di inviare delle truppe in Estonia, Lettonia e Lituania, quest’ultima teoricamente assegnata nel patto alla Germania. Non meravigliamoci oggi delle ferme posizioni della Polonia e dei Paesi Baltici verso la Russia, ancora memori del duro prezzo di sangue pagato a causa delle mire sovietiche.

Solo la Finlandia resistette e venne attaccata dall’URSS il 30 novembre. Le truppe finlandesi, pur enormemente inferiori sul piano numerico, si dimostrarono molto motivate e, dopo più di tre mesi di aspri combattimenti e pesanti perdite da parte sovietica, Stalin dovette desistere dal suo intento di annettersi l’intera Finlandia, e fu stipulato un accordo per cui circa il 10% del territorio finlandese (la Carelia) passò in mano all’Unione Sovietica. Il 26 giugno 1940 Stalin pose un ultimatum alla Romania per la cessione della Bessarabia e della parte settentrionale della Bucovina Settentrionale, un territorio mai appartenuto alla Russia e che non era stato preso in considerazione nei protocolli del patto di non aggressione. Nonostante Bucarest, senza alcun aiuto da parte occidentale, fosse stata costretta a cedere i territori richiesti, i sovietici non rispettarono i patti ed i militari rumeni in ripiegamento furono attaccati proditoriamente dall’Armata Rossa che aprì il fuoco non solo contro i militari ma anche contro i civili in fuga verso la Romania (massacro di Fântâna Albă 6).

L’orrore delle azioni che seguirono il patto Molotov-von Ribbentrop non viene spesso ricordato: la politica di germanizzare i territori polacchi comportò da parte nazista anche il sequestro di un numero ancora imprecisato di bambini polacchi (tra 50.000 e 200.000), il genocidio delle élite polacchi con l’operazione Tannenberg nonché i fatti relativi all’Olocausto in Polonia, da parte dei sovietici le grandi deportazioni dai Paesi baltici 7. Durante una riunione a Tallin, Estonia, il Capo di Stato Maggiore della Difesa estone mi mostrò i ricordi, indelebili nell’animo degli Estoni, dell’occupazione sovietica e mi disse che, sebbene il numero delle persone non potrà mai essere definito, la deportazione e le esecuzioni superarono nei tre piccoli Paesi oltre 130.000 cittadini innocenti. Secondo le Fonti, ovviamente non confermate dalla Russia, analoghe deportazioni avvennero in Polonia con la deportazione di un numero tra 350.000 e 1.500.000 polacchi, di cui un numero non definito tra 250.000 e 1.000.000 morì. La forcella dei numeri non potrà mai essere chiarita essendo i documenti ovviamente scomparsi.

Il tentativo diplomatico di Chamberlain non funzionò, complice forse anche una certa ignavia da parte della Francia, e l’Europa ricadde nuovamente in una guerra sanguinosa con l’intervento di Francia e Gran Bretagna ed in seguito degli USA … in ultimo dell’URSS. A tal riguardo, alcuni storici ritengono che il tardivo schieramento russo contro l’Asse non fu casuale ma voluto per far sì che Paesi capitalisti (come Francia, Gran Bretagna e Germania) si indebolissero fra loro, favorendo così la diffusione dell’ideologia comunista. Questo sembra essere confermato da quanto dichiarato da Stalin durante un colloquio avuto il 7 settembre 1939 con Molotov, Ždanov e Dimitrov (che lo riportò nel suo diario) «È in corso una guerra tra due gruppi di Paesi capitalisti … per la spartizione del mondo, per il dominio del mondo! Non vediamo nulla di sbagliato nel fatto che combattano duramente e si indeboliscano a vicenda. Sarebbe bello se per mano della Germania la posizione dei Paesi capitalisti più ricchi (soprattutto dell’Inghilterra) venisse scossa. Hitler, senza capirlo né volerlo, scuote e indebolisce il sistema capitalista».

Come vedete, nella follia umana la storia si ripete, tra disinformatia e giochi di guerra, favorendo situazioni che portano solo distruzione e morte per la voglia di potere di alcuni e la necessità di sopravvivenza di altri. Tra minacce apocalittiche, che trovano il tempo che trovano, e azioni perseguite sottilmente in silenzio – spesso più efficaci – le vecchie e nuove superpotenze continuano i loro giochi interessati, minacciando di distruggere il mondo con l’ultima arma finale. Ma, citando Marco Mostarda, “La spada più tagliente, per contro, resta quella che non viene sguainata: essa mantiene intatta la propria forza e con essa la sua capacità di deterrenza.” Probabilmente il conflitto russo-ucraino finirà per sfinimento o per un accordo, non alla pari, imposto dagli Stati Uniti; the show goes on again … una tristezza umana che ricorda la constatazione che “we are not off the wood yet” degli anni ’60 quando una America confusa si scontrava con un ceto medio spesso diseducato che si arroccava dietro le proprie concezioni; per ironia poco è cambiato oltreoceano in una lotta farsesca tra woke, culture cancel e gender movement ed una massa imprecisata a rimorchio degli organi di stampa e delle televisioni. Rimpiango ancora l’America di Kennedy ma anche quella di Reagan che almeno avevano una meta chiara. Tornando all’Ucraina, scartando l’ipotesi eroica tramandata dalle Termopili, Kiev, senza un aiuto sostanziale dell’Occidente, non potrà certo continuare per lungo tempo la sua battaglia con il gigante russo, se non altro per una questione numerica – che non si è posto problemi a schierare mercenari e nordcoreani e continuerà fino all’annichilimento di un popolo storicamente già ferito dall’Holomodor, il genocidio voluto da Stalin per accaparrarsi le risorse ucraine; un vulnus profondo per gli Ucraini ma di cui nessun fine commentatore nazionale parla nelle news. Marco Antonio avrebbe commentato: “O senno, tu sei fuggito tra le bestie brute e gli uomini hanno perduto nil bene dell’intelletto! Scusate, il mio cuore è lì, con Cesare, in quella salma; devo interrompermi finché non sia tornato in me.” Grazie dell’attenzione in questa mia lunga riflessione su come cambiano, a volte, gli attori, ma non i fatti, nella loro drammaticità ricorrente che viene raccontata da una storia dalla memoria corta, anche se non è colpa sua.
Andrea Mucedola
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in anteprima un curioso manifesto di propaganda sovietico della seconda guerra mondiale che paragona i combattimenti sul fronte orientale contro i nazisti alla battaglia sul ghiaccio sul lago Peipus (1242) contro l’Ordine Teutonico germanico, tradizionalmente interpretato dalla storiografia russa come significativo per l’equilibrio di potere tra cattolicesimo occidentale e cristianesimo ortodosso orientale. Il testo russo recita “[noi] li abbiamo sconfitti, [noi] li stiamo sconfiggendo, continueremo a sconfiggerli! “. Potremmo dire Pecunia non olet ovvero, quando serve, anche un evento religioso può servire a giustificare un regime ateo come quello comunista di Stalin.
Soviet Propaganda Poster Teutonic Order (1941).jpg – Wikimedia Commons

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Note

1. Il pragmatismo di Neville Chamberlain e l’impegno instancabile nel trovare soluzioni diplomatiche furono una caratteristica del suo stile di leadership. Credeva sinceramente nel potere della negoziazione e cercava di evitare il conflitto armato ogni volta che era possibile. Il suo background da uomo d’affari influenzò il suo approccio, poiché preferiva la negoziazione e il compromesso allo scontro. Questo pragmatismo può essere visto nella sua volontà di impegnarsi con Hitler ed esplorare vie diplomatiche.

2.  Secondo i verbali declassificati di quell’incontro, l’offerta sovietica, avanzata dal ministro della guerra, il maresciallo Klementi Voroshilov, e dal capo di stato maggiore dell’Armata Rossa, Boris Shaposhnikov, avrebbe schierato ai confini della Germania, in caso di guerra ad ovest, fino a 120 divisioni di fanteria (ciascuna con circa 19.000 soldati), 16 divisioni di cavalleria, 5.000 pezzi di artiglieria pesante, 9.500 carri armati e fino a 5.500 aerei da combattimento e bombardieri. Col senno del poi, sebbene una proposta difficile da realizzare avrebbe potuto fermare le mire tedesche in tempo.

3. il cui confine meridionale avrebbe coinciso con la frontiera settentrionale della Lituania, mentre Finlandia, Estonia e Lettonia sarebbero ricadute nell’area di influenza sovietica. Per quanto riguardava la Polonia le rispettive zone di interesse venivano delimitate dai fiumi Narew, Vistola e San, aprendo la possibilità di annettersi la parte di competenza e quindi cancellare la Polonia. Non ultimo la Germania dichiarò il suo disinteresse nei confronti della Bessarabia, una dichiarazione che si rivelò in seguito falsa in quanto lo stesso Hitler, il 22 agosto, prima della conclusione del patto, dichiarò di aver bisogno dell’Ucraina – “… altrimenti ci faranno morire di fame come durante la guerra passata” – e del controllo delle sue risorse economiche, tra l’altro ben note a Stalin, che avrebbe assicurato le risorse economiche necessarie per il suo folle piano.

4. L’incidente di Gleiwitz fu una tragica farsa avvenuta il 31 agosto 1939 contro la stazione radio tedesca di Gleiwitz (l’attuale Gliwice), nella regione della Slesia. Si trattò di un’operazione speciale condotta dalle SS impiegando uniformi  ed armi polacche, simulando un’attacco contro una stazione radio. Per rendere maggiormente credibile l’accaduto furono prelevati prigionieri dai tratti slavi che, dopo essere stati vestiti con le uniformi polacche, furono poi uccisi e lasciati sul posto. Il mattino dopo, mentre l’invasione era già in corso, la stampa tedesca denunciò l’ennesima provocazione polacca e il messaggio di entrata in guerra, dando così inizio alla seconda guerra mondiale.

5. Il massacro della foresta di Katyn fu in realtà una serie di esecuzioni di massa di circa 22.000 ufficiali militari e di polizia polacchi, guardie di frontiera e prigionieri di guerra eseguite dall’Unione Sovietica su ordine di Joseph Stalin nell’aprile e nel maggio del 1940. Sebbene le uccisioni siano avvenute anche nelle prigioni dell’NKVD di Kalinin e Kharkiv, il massacro prende il nome dalla foresta di Katyn, dove alcune delle fosse comuni furono scoperte per la prima volta dalle forze naziste tedesche nel 1943. Il massacro è stato qualificato come crimine contro l’umanità, contro la pace e di guerra.

6. Il massacro di Fântâna Albă ebbe luogo il 1° aprile 1941 nella Bucovina settentrionale, quando circa 3.000 civili furono uccisi dalle truppe di frontiera sovietiche mentre tentavano di attraversare il confine dall’Unione Sovietica alla Romania vicino al villaggio di Fântâna Albă, ora Staryi Vovchynets nell’Oblast di Chernivtsi, Ucraina. Sebbene secondo i resoconti ufficiali sovietici “non siano stati uccisi più di 44 civili”, testimoni locali affermarono che il numero delle vittime fu molto più alto e che i sopravvissuti furono torturati, uccisi o sepolti in fosse comuni. Altri furono portati via per essere torturati e uccisi per mano dell’NKVD, la polizia segreta sovietica.

7. tra il 14 e il 18 giugno 1941, meno di una settimana prima dell’invasione nazista, circa 17.000 lituani furono deportati dai Russi in Siberia, in un numero compreso tra le 30.000 e le 35.000 persone (1,8% della popolazione lettone, tra cui migliaia di ebrei lettoni. Il numero dall’Estonia arrivò all’1% della popolazione totale.

8. Monologo di Marco Antonio dal “Giulio Cesare” di Shakespeare

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PARTE I PARTE II

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