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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: operazioni marittime
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Fra le operazioni navali romane condotte contro obiettivi costieri, appaiono di maggiore interesse le spedizioni che i Romani stessi chiamarono expeditio Arabica (sotto il principato di Augusto) e expeditio Iudeae (due volte: sotto Traiano e sotto Adriano), seguite, sul finire del II secolo, dall’intervento navale contro Bisanzio, che, essendosi schierata a favore dell’usurpatore Pescennio Nigro, morto nel 194, rimase fedele alla sua memoria e ostile all’imperatore Settimio Severo. Della prima spedizione abbiamo solo pochissime notizie, dalle quali risulta comunque possibile ricostruire a grandi linee quella che è probabilmente stata l’operazione navale effettuata dai Romani a maggior distanza dai confini dell’Impero. Si tratta di una missione altamente dissuasiva assegnata da Augusto, verso l’inizio del I secolo, al proprio giovane erede designato, Gaio Cesare, per regolare le questioni in sospeso con i sovrani dell’Arabia Felice (odierno Yemen). Allo scopo di ammorbidire l’atteggiamento di questi ultimi, Gaio aveva condotto la sua spedizione (expeditio Arabica) navigando nel mar Rosso fino alle coste dell’Arabia Felice, limitandosi a pochi contatti; aveva poi superato lo stretto di Bab el-Mandeb per raggiungere il porto di Eudaemon (odierno Aden), e lo aveva messo a ferro e fuoco. Dopo la distruzione di questo porto, constatata da un testimone diretto, il sovrano degli Omeriti e dei Sabei si fregiò della qualifica di amicus dell’imperatore, lasciando intendere che quel potente regno dell’Arabia Felice si era sottomesso all’Impero romano. Il duro colpo di mano anfibio effettuato dalla flotta imperiale del mar Rosso al comando di Gaio consentì pertanto l’avvio in sicurezza del commercio navale romano con l’India.

Gaio Cesare, figlio primogenito di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia, adottato da Augusto – Testa marmorea custodita dal British Museum di Londra (foto di Marie-Lan Nguyen Gaius Cesar BM GR1870.07-05.1 n1.jpg – Wikimedia Commons – a sinistra, carta del Mar Rosso (da Augusto a Traiano), area della expeditio Arabica dello stesso Gaio Cesare (disegno Domenico Carro)
Il primo impegno chiamato expeditio Iudeae fu meno fascinoso della spedizione Arabica, ma certamente più gravoso. In questo caso, inoltre, non si trattò di una missione esterna, ma di molteplici interventi interni intesi a riprendere il controllo di aree sconvolte da una sanguinosa sedizione che si era estesa dalla Cirenaica fino alla Mesopotamia settentrionale nel periodo finale delle campagne partiche di Traiano. Le rivolte, inizialmente scoppiate nel 115 ad Alessandria, sede di annose reciproche insofferenze fra le comunità greca e giudaica, sfociarono nel 117 in una feroce insurrezione giudaica che provocò centinaia di migliaia di vittime a partire dai focolai di Cirene (diffondendosi rapidamente a tutta la Cirenaica e all’Egitto), Cipro e Mesopotamia (ove fu anche fomentata dai Parti). In Cirenaica venne inviato Quinto Marcio Turbone, comandante della flotta Misenense, con una forza navale recante, oltre ai propri classiari, anche dei reparti di fanteria e cavalleria. Sbarcato forse a Cirene, Turbone estese la propria azione a tutta la Cirenaica e anche all’Egitto (in aiuto al governatore Marco Rutilio Lupo), riuscendo a concludere la propria azione nel 118, verso l’inizio del principato di Adriano. A Cipro venne inviato, con un’altra vessillazione navale, Gaio Valerio Rufo, mentre per sedare la rivolta in Mesopotamia fu incaricato Lusio Quieto, che dovette anch’egli avvalersi di forze sbarcate in Siria da un’ulteriore spedizione navale.

Spedizione navale di Traiano per la seconda campagna della guerra Dacica. Lo stesso imperatore è rappresentato in piedi a poppa della nave centrale. Scena LIX-LX della Colonna Traiana, a Roma (foto Domenico Carro)
Quindici anni dopo si rese necessario mobilitare nuovamente la flotta Misenense per un’altra expeditio Iudaica (133-135) intesa a porre termine all’estesa rivolta anti-romana dilagata in tutta la Palestina (470). Designato al comando dall’imperatore Adriano, Sesto Giulio Severo sbarcò in Giudea con forze ingenti, che impiegò per condurre in tutto il territorio una lunga e ramificata serie di operazioni coordinate di controguerriglia. Ai combattimenti parteciparono molti classiari misenensi, che vennero tuttavia trasferiti nella legione X Fretense, già schierata in zona da oltre un secolo. Un efficace concorso navale ai combattimenti terrestri venne fornito anche dalle unità della flotta Siriaca, che operarono prevalentemente nelle acque marittime antistanti le coste palestinesi, e forse occasionalmente anche nel Mar Morto.

La Palestina nel 135 A.d. – Immagine estratta da pagina 197 di The Holy Land in Geography and in History. [con mappe e planimetrie.], di MACCOUN, Townsend. Originale conservato e digitalizzato dalla British Library. MACCOUN(1899) p197 135 A.D. – PALESTINE AT THE TIME OF HADRIAN.jpg – Wikimedia Commons
L’ultimo esempio di interventi navali contro obiettivi costieri riguarda una delle più classiche azioni di forza espresse dal potere marittimo, ovvero il blocco navale. Bisanzio era una città fortificata, cinta da mura poderose i cui spalti erano dotati di grandi macchine da lancio e altri congegni di difesa, mentre i suoi due porti erano protetti da torri su entrambi i lati delle imboccature, che erano a loro volta chiuse da catene. Non essendo quindi possibile prenderla con un assalto navale o terrestre, si rese necessario assediarla e bloccare i suoi rifornimenti dal mare. Per farlo, vennero inviate nelle acque del Bosforo delle vessillazioni di tutte le flotte imperiali disponibili: oltre alle due flotte pretorie, le altre flotte vicine erano la classis Pontica, la Moesica, la Syriaca e l’Alexandrina.

aureo di Gaio Pescennio Nigro, (Aquino, 135/140 – II secolo) fu un governatore della Siria, proclamato imperatore dell’Impero dalle legioni orientali dopo l’uccisione di Pertinace e dopo la vendita all’asta del titolo imperiale a Didio Giuliano, tra il 193 ed il 194. Un altro comandante romano, Settimio Severo, riuscì a prendere Roma per primo, e mosse quindi contro di lui in Oriente, sconfiggendolo nelle battaglie di Cizico, Nicea e Isso. Pescennio si ritirò ad Antiochia ma fu ucciso mentre tentava di fuggire verso l’impero dei Parti – Fonte http://www.dirtyoldcoins.com/roman/id/niger/niger021.jpg – Autore
Numismatica Ars Classica NAC AGaureus Pescennius Niger (obverse).jpg – Wikimedia Commons
I Bizantini possedevano anche una flotta di 500 navi sottili, di cui poche biremi e tutte le altre ad un solo ordine di remi. Essi effettuarono vari tentativi per mettere in difficoltà le forze navali imperiali mediante azioni occulte compiute da subacquei: questi tagliavano i cavi delle ancore delle navi romane, che venivano poi avvicinate con altri lunghi cavi alle mura della città, in modo da portarle entro il raggio d’azione delle macchine da lancio; il tutto, evidentemente, con un’efficacia piuttosto limitata in termini di danni inflitti alle unità implicate.

Quando la popolazione giunse ad un estremo stato di disperazione per la penuria alimentare, i Bizantini effettuarono anche delle sortite con le proprie navi per andare a prendere dei viveri, approfittando del maltempo nella speranza che nessuno potesse intercettarle. Tuttavia, nonostante la burrasca, le navi imperiali intervennero sempre, conseguendo la totale distruzione del naviglio bizantino. La città venne infine riconquistata dopo tre anni di lotta (193-195).
Domenico Carro
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estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso
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