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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: I SECOLO a.C.
AREA: DIDATTICA
parole chiave: nascita impero
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A quel punto, l’intera costa oceanica dell’Europa, dalle colonne d’Ercole alla foce del Reno, apparteneva all’Impero romano.

Mappa che mostra la sconfitta di Publio Quintilio Varo nella foresta di Teutoburgo, 9 d.C. Informazioni topografiche basate sui dati attuali – Autore Skaalr Teutoburgo.svg – Wikimedia Commons
Con le campagne che lo stesso Augusto fece condurre dai suoi due figli adottivi – Druso (negli anni 12-9 a.C.) e Tiberio (8-7 a.C. e 4-5 d.C.), entrambi con il concorso della flotta – il dominio di Roma si estese ad un tratto alquanto ampio della Germania, fino al fiume Elba. È pur vero che la successiva perdita delle tre legioni di Publio Quintilio Varo, massacrate nell’imboscata di Teutoburgo per il tradimento del principe romanizzato Gaio Giulio Arminio (9 d.C.), compromise per qualche anno la possibilità di operare in forze al di là del Reno. Tuttavia il nuovo intervento di Tiberio in Germania (10-12 d.C.), con vittoriose spedizioni navali e terrestri, consentì ai Romani di mantenere il controllo della fascia costiera fino alla foce dell’Elba, assicurandovi la perdurante fedeltà delle popolazioni rivierasche (Batavi, Frisoni e Cauci). Augusto volle infine far riprendere le operazioni in grande stile fra il Reno e l’Elba a partire dal 13 d.C., inviandovi Germanico, il giovane figlio di Druso. Se il confine dell’Impero a nord-est non era ancora stato consolidato sull’Elba, permaneva comunque una difesa ben organizzata ed affida-bile sul Reno, sede naturale di una flotta fluviale e marittima fin dall’epoca di Druso. Un’analoga sicurezza venne ricercata da Augusto anche per il confine a nord delle Alpi e dei Balcani. Difatti, in seguito a diversi interventi ch’egli fece effettuare fra il 12 a.C. ed il 6 d.C. in Pannonia, nell’Illirico ed in Mesia, il dominio di Roma venne esteso fino al Danubio.

A questo proposito va osservato che la reale utilità dei confini sui grandi fiumi non risiedeva solo nella limitata protezione che quelle vie d’acqua potevano offrire. Sappiamo infatti che ai Germani non mancava la capacità di navigare e di combattere sui fiumi, mentre Daci e Goti poterono effettuare delle scorrerie al di qua del Danubio varcandolo senza eccessive difficoltà, talvolta addirittura con le ruote dei carri sulla superficie ghiacciata. Il più concreto e prezioso vantaggio offerto dai confini sui grandi fiumi consisteva in-vece nella possibilità di sfruttare quelle lunghe ed ampie vie d’acqua, sia per la navigazione commerciale e per gli approvvigionamenti necessari alle guarnigioni ivi dislocate, sia per le varie missioni assegnate alle flotte fluviali, quali soprattutto la sorveglianza mediante navigazioni di pattugliamento, la repressione di attività ostili o illecite, e l’eventuale sostegno tattico alle forze terrestri. Occorre altresì tener presente che, in assenza di specifiche ostilità nell’area, i confini dell’Impero non costituivano uno sbarramento impervio a gelosa protezione del mondo della civiltà dal temibile barbaricum, ma una linea del tutto permeabile agli scambi commerciali di reciproco interesse, agli accordi diplomatici con i capi delle popolazioni esterne, alla penetrazione culturale di Roma al di là dell’area da essa amministrata, al reclutamento di personale militare, e così via. Il controllo degli ingressi era quindi perlopiù finalizzato alle esigenze fiscali (dazi commerciali) e, ovviamente, a quelle della di sicurezza, per evitare afflussi non autorizzati o anche il semplice transito clandestino di ladruncoli.
Abbiamo fin qui passato in rapida rassegna le principali azioni intra-prese da Augusto per la “costruzione dell’Impero”, com’è stato intitolato questo capitolo, ovvero per rendere quanto più possibile coeso, potente, gestibile, controllabile e difendibile l’assetto territoriale del dominio di Roma. I risultati conseguiti appaiono accomunati dalla coerenza e dalla razionalità – concordemente rilevate dagli studiosi – e fanno pertanto supporre ch’essi siano stati perseguiti quali obiettivi di un predeterminato disegno geopolitico. Purtroppo nessuna delle esigue fonti antiche pervenute può fornircene un’esplicita conferma. Possiamo tuttavia tentare di indagare in quella direzione, verificando se Augusto sia stato in possesso degli elementi di conoscenza indispensabili per delineare e seguire consapevolmente la predetta strategia. Ma, prima ancora dobbiamo domandarci se sia storicamente corretto attribuire agli antichi Romani un processo decisionale equivalente al nostro concetto di strategia.

Le «contee romaniche popolari» tra il Mare del Nord e il Mar Nero, dati di Alexandru Avram, Mircea Babeş, Lucian Badea, Mircea Petrescu-Dîmboviţa, Alexandru Vulpe (dir.), Storia dei rumeni: l’eredità dei tempi antichi vol.1, Enciclopedică, Bucarest 2001 (ISBN 973-45-0382-0) e Neagu Djuvara, Una breve storia illustrata dei rumeni, Humanitas, Bucarest 2014 (ISBN 978-97-3503-9929) – Fonte da Gerhard Ernst – Romanische Sprachgeschichte – Autore Trecătorul răcit Romanic popular shires.jpg – Wikimedia Commons
Su quest’ultimo punto, l’esame di quanto ci è stato tramandato dalle fonti antiche evidenzia – com’era logico attendersi – che i Romani ebbero certamente un proprio pensiero geopolitico, sia pure ante litteram. D’altronde l’antichità classica attribuiva alla parola strategia un significato più generico del nostro, tanto da riferirlo non di rado al pia-no prettamente tattico. In compenso si è visto che, per indicare una vera e propria strategia o un piano strategico, nei testi latini di Cicerone, Livio, Tacito e Frontone è stata utilizzata in molteplici occasioni la parola consilium. Prescindendo dalla terminologia, gli storici dell’antica Roma come Polibio, Strabone, Floro, Cornelio Celso (citato da Giovanni Lido) e Ammiano Marcellino hanno mostrato di avere una visione estremamente lucida dell’importanza strategica di determinate aree geografiche.
Sarebbe pertanto illogico escludere la possibilità di un’analisi geopolitica e geostrategica al livello decisionale più elevato dell’Impero. Anche se il compito di elaborare le strategie, la pianificazione e le conseguenti direttive non era affidato ad uno Stato Maggiore come lo intendiamo noi, c’era evidentemente chi provvedeva a condurre a buon fine tutte le azioni necessarie, probabilmente in vari ambiti dell’amministrazione militare e sotto la supervisione del consilium principis o della più ristretta cerchia degli amici dell’imperatore (amici principis).
Fine III parte – continua
Domenico Carro
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