Pax Augusta e costruzione dell’Impero – Parte IV

Domenico Carro

9 Giugno 2024
tempo di lettura: 4 minuti

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livello medio
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: I SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Augusto, res gestae

 

Quanto alla consapevolezza di Augusto nell’orientare le proprie scelte strategiche dopo aver effettivamente acquisito ed attentamente valutato tutti i relativi fattori pertinenti, possiamo averne già una discreta certezza fin dalla lettura del suo testamento politico, ora chiamato Res gestae divi Augusti: era il secondo dei quattro documenti che, scritti di suo pugno, l’imperatore aveva affidato alla custodia delle Vestali affinché fossero resi pubblici soltanto alla sua morte. Non si tratta della sua autobiografia, come molti credono, poiché i Commentarii de vita sua sono stati un’opera letteraria purtroppo perduta, ben più voluminosa di questa, e scritta con la raffinata eleganza stilistica che contraddistingueva la prosa di Augusto. 
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Le Res gestae sono invece solo un asciutto e meticoloso riepilogo di quanto egli fece al vertice dello Stato. Risulta di particolare interesse la terza parte del testo, che riassume le imprese in mare, oltremare ed al di là delle Alpi, le vittorie terrestri e navali, le conquiste ed i successi diplomatici: questa trattazione, che è stata equiparata ad “una vera e propria lezione di geografia politica e militare” ci fornisce una razionale illustrazione sintetica della straordinaria estensione geografica raggiunta dal dominio di Roma . Ancor più interessante sarebbe certamente stata la lettura del Breviarium totius imperii, il terzo dei documenti affidati da Augusto alle Vestali dopo averli redatti personalmente. Esso conteneva infatti l’inventario delle risorse dell’Impero: la consistenza e la collocazione del personale militare, l’articolazione e la dislocazione delle flotte, lo stato delle province e dei regni tributari, la quantità di denaro nel teso-ro pubblico e nelle casse imperiali, l’ammontare delle imposte dirette e indirette, le rendite, le spese pubbliche fisse e le elargizioni liberali. Pur non avendo modo di leggere questo importante documento, la sua sola esistenza e la materia in esso contenuta non lasciano dubbi sul profondo convincimento dell’imperatore circa la necessità di trasferire al suo successore i più importanti elementi di conoscenza sullo stato dell’Impero: tutti dati che, insieme a quelli geopolitici, erano indispensabili per poter individuare correttamente le priorità del governo e le strategie da perseguire.

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Augusto ne era sempre stato convinto, visto che già trentasette anni prima, quando per una grave malattia aveva temuto di essere in punto di morte, aveva consegnato al console in carica un analogo documento. Le predette conoscenze superano peraltro quelle che Cicerone aveva elencato quale requisito idealmente necessario ai senatori della repubblica, ovvero a chi aveva allora la responsabilità della gestione suprema dello Stato. L’esempio di Augusto è stato seguito da alcuni dei suoi successori, che hanno voluto pubblicare i dati aggiornati sulla situazione dell’Impero. Il primo è stato il giova-ne imperatore Gaio, più noto con il suo nomignolo infantile Caligola; un altro potrebbe essere stato Claudio o più probabilmente Nerone, visto che dei dati aggiornati al suo principato sono stati utilizzati da Flavio Giuseppe nel comporre un discorso pronunciato dal re Agrippa II per illustrare la potenza romana nelle varie province e nei regni clienti dell’Impero. Quest’ultimo testo può pertanto fornirci un’idea più precisa sulla natura di alcuni dei dati particolareggiati che vennero inclusi nel Breviarium augusteo.
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Infine, nel quarto documento lasciato da Augusto a beneficio del successore vi furono consigli e raccomandazioni di vario genere relati-vi alla politica interna, oltre al celebre consilium, che noi a questo punto dovremmo interpretare come una vera e propria strategia, di non estendere ulteriormente l’Impero, al di là degli attuali confini, allo scopo di non renderne problematico il controllo ed esporsi al rischio di perdere qualche regione già annessa. Tale convincimento di Augusto riflette la sua comprensibile preoccupazione per un eventuale sbilanciamento fra i pro-venti di una nuova provincia ed i costi per difenderla, ed anche fra le dimensioni dell’Impero e quelle delle forze armate. Egli sapeva bene che non era possibile potenziare queste ultime a proprio piacimento (per problemi di reclutamento e per i vincoli finanziari), avendo verificato di persona la difficoltà di sostituire le tre legioni di Varo perdute cinque anni prima della sua morte.
Fine IV parte – continua
Domenico Carro
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