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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: I SECOLO a.C – I SECOLO d.C.
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Ville romane, Baia, Pozzuoli, Stabia
Il luogo più ambito della costa Flegrea era comunque Baia, dove i Romani sapevano apprezzare, oltre all’incanto di un panorama dal fascino incomparabile, i concreti vantaggi delle acque termali che Tibullo chiama fonti “sacre” e di cui Strabone e Plinio elencano le proprietà terapeutiche 12 – e dei benèfici vapori caldi 13, tipici dei Campi Flegrei.
Il sito di Baia era costituito dai resti del cratere semisommerso di un antico vulcano inattivo, a forma di anfiteatro, nel cui centro si era formato un lago ellittico – il lacus Baianus messo in comunicazione con il mare mediante un canale navigabile. I più potenti statisti romani dell’ultimo secolo della repubblica –Mario, Silla, Pompeo, Cesare e Marco Antonio – ebbero tutti delle ville nella zona di Baia o comunque nel Cumano. Seneca loda in particolare Gaio Mario, Pompeo Magno e Giulio Cesare, perché costruirono le loro residenze nella regione Baiana summis iugis montium 14, ovvero sulle cime dei monti, come se fossero dei presìdi militari intesi a controllare dall’alto la zona sottostante. Sappiamo per certo, da Tacito, che la villa di Cesare era situata proprio a Baia, nel punto più alto della costa ed in posizione tale da dominare tutto il golfo 15. È stato pertanto valutato che quella costruzione si trovasse nell’area dell’imponente Castello Aragonese, che ingloba i resti di un’antica villa romana, la cui prima fase costruttiva risale agli anni 60-50 a.C. 16.

L’archeologia ha confermato che i Romani della prima metà del I secolo a.C. propendevano generalmente per la costruzione di ville marittime in posizione elevata sulla costa Baiana 17. Oltre al piacere di godere di un più ampio panorama, vi era certamente anche una preoccupazione per la sicurezza, visto che dal mare potevano provenire delle minacce tutt’altro che trascurabili. In effetti, fino al 66 a.C. – anno della folgorante guerra navale di Pompeo Magno contro i pirati della Cilicia – le coste erano permanentemente soggette al rischio di improvvise incursioni condotte dal mare da quei fuorilegge. Un esempio emblematico si era manifestato a Miseno, ove i pirati erano riusciti a catturare addirittura la figlia di Marco Antonio “l’oratore” (il nonno dell’omonimo triumviro), che peraltro aveva in precedenza ottenuto il trionfo proprio per aver validamente combattuto per mare contro di essi 18. Nei decenni successivi la situazione fu più tranquilla, anche se fino al 36 a.C. (vittoria navale di Nauloco, che pose fine alla guerra Sicula) non mancarono ulteriori periodi di terrore sulle coste tirreniche, assalite dalla nuova pirateria fomentata da Sesto Pompeo: anche il litorale della Campania fu oggetto di aggressioni piratesche che raggiunsero Pozzuoli 19. Nonostante tali angosce, negli ultimi decenni della repubblica le ville private a Baia continuarono a moltiplicarsi intorno al Baianus lacus e ad estendersi dalle alture fino al livello del mare.

Pavimento in mosaico delle Terme di Venere, con un bambino che mantiene una lepre e, al centro, probabilmente l’imperatore Adriano – Parco archeologico di Baia, Baia – Autrice Carole Raddato, Frankfurt, Germania Mosaic tile floor from the Baths of Venus, Child with Hare and probably the Emperor Hadrian, Archaeological park of Baiae, Baia (12137573166).jpg – Wikimedia Commons
Tale fenomeno si accrebbe in modo esponenziale dopo il trionfo aziaco di Ottaviano, quando, con l’instaurazione del principato, subentrò un’inedita situazione di stabilità e di sicurezza che favorì il pieno godimento degli straordinari pregi della costa dei Campi Flegrei. La situazione migliorò ulteriormente dopo la costruzione dell’acquedotto augusteo che distribuì l’acqua lungo quei lidi, fino alla monumentale cisterna della flotta di Miseno (la cosiddetta Piscina mirabilis). Secondo Strabone, avendo eretto in loco tante costruzioni, una dopo l’altra ed una a fianco all’altra, è sorta a Baia una nuova città, di dimensioni non inferiori a Pozzuoli 20.
Questa località era dunque diventata il punto focale attorno al quale si aggregavano le ville marittime degli esponenti più in vista della società romana. Essa risultò quindi un luogo particolarmente attraente per chiunque volesse abbandonarsi ad una sorta di “dolce vita” ante litteram, con inevitabile tendenza alla rilassatezza dei costumi: se Cicerone vi aveva già intravisto i primi sintomi di licenziosità, Seneca manifestò insofferenza per le baldorie sulla spiaggia e per mare, sulle barche da diporto e sui pannelli variopinti; Properzio si disperò per la perdita del pudore e della fedeltà dell’amata, mentre Marziale scherzò sugli adultèri di una gentildonna che, giunta come Penelope, si era tramutata in Elena 21. Agli occhi dei Romani, comunque, Baia era la località più seducente di ogni altra, come ebbero occasione di confermare Orazio 22 («nulla al mondo è più splendente dell’ameno golfo di Baia»), Ovidio – che si riferì all’incanto del mare ed alle sorgenti che emanano vapori di zolfo – e Marziale, che vide nelle fonti e nei lidi il soggiorno delle Ninfe e delle Nereidi, mentre la spiaggia dorata era un mirabile dono della natura, nonché sede beata di Venere 23.

Da Flavio Giuseppe apprendiamo inoltre che a Baia vi erano palazzi imperiali ricolmi di residenze sontuose, poiché ogni imperatore si era impegnato nel cercare di superare i propri predecessori in magnificenza 24. Ne abbiamo varie conferme dall’archeologia, ad iniziare dai panorami rappresentati sulle fiaschette di vetro del IV secolo anticamente vendute come souvenir ai turisti che visitavano i Campi Flegrei. Quelle che raffigurano Baia 25 mostrano tutte lo stesso complesso edilizio molto imponente, compreso fra due alte strutture con cupole; tale complesso è contraddistinto, sulla fiaschetta di Populonia, dalla scritta palatium, evidentemente intesa ad indicare il palazzo imperiale. Poiché quest’ultimo presenta una rilevante estensione rispetto al complessivo panorama visto dal mare, se ne è dedotto che esso aveva finito per accorpare quasi l’intera Baia, a seguito di reiterate incorporazioni di ville private nel demanio imperiale ed a grandiosi ampliamenti e ristrutturazioni, di cui Nerone dovrebbe essere stato il più poderoso realizzatore 26. Il nome di questo imperatore contraddistingue peraltro lo specchio d’acqua sottostante (stagnum Neronis), più tardi occupato dalle palizzate per l’ostricultura (ostriaria) rappresentate sulle fiaschette. La genesi del palazzo imperiale risulta evidente anche dagli scavi archeologici, che hanno messo in luce la trasformazione e l’ingrandimento della villa di epoca repubblicana attribuita a Cesare – nel Castello Aragonese – mediante la costruzione di una se-rie di ninfei e gallerie scavate nel tufo per realizzare un percorso a tornanti che proseguivano al mare, laddove era stato allestito un quartiere marittimo dotato di ampie peschiere (tutt’ora riconoscibili sott’acqua 27), probabilmente coincidenti con lo stagnum Neronis 28.

Questa prima estensione verso il mare, avvenuta in epoca giulio-claudia, è stata accompagnata e seguita dall’accorpamento di ville viciniore, anch’esse addossate al declivio della parete interna dell’antico cratere vulcanico e digradanti fino al mare mediante una serie di terrazzamenti realizzati con arcate e criptoportici, in modo che ciascun livello risultasse di sostruzione al successivo (strutture designate come basis villae). Questo era infatti il criterio adottato a Baia fin dall’epoca tardo-repubblicana, ma esso si diffuse sistematicamente a partire dall’avvento del principato, quando anche le tre vecchie ville edificate solo in quota vennero ampliate per raggiungere il livello del mare. Possiamo ancor oggi vedere un valido esempio delle ardite costruzioni baiane nella villa dell’Ambulatio, le cui sei terrazze sono lunghe un centinaio di metri e si sviluppano in verticale per una equivalente altezza 29.
Fine II parte – continua
Domenico Carro
in anteprima statua di Ulisse, ninfeo dell’imperatore Claudio a Punta Epitaffio, Parco Archeologico Sommerso di Baia – autore Ruthven
Parco archeologico di Baia – Ninfeo punta Epitaffio 11 – statua Ulisse.jpg – Wikimedia Commons
Originariamente pubblicato su https://www.academia.edu/44405459/Ville_marittime_more_baiano_2020_
Note
12 Tib. 3,5,1-4; Strab. 5,4,5; Plin. nat. 31,5-8 ; cfr. Ios. ant. Iud. 18,249.
13 Vitr. 2,6,2.
14 Sen. epist.51,11.
15 Tac. ann. 14.9.3.
16 P. Miniero, La villa romana nel Castello di Baia: un riesame del contesto, in «Mélanges de l’Ecole française de Rome. Antiquité», 122/2 (2010), pp. 439 e 449.
17 P. Miniero et alii, Ville romane in Baiano sinu: recenti rinvenimenti e riflessioni, in «Kithon Lydios» Studi di storia e archeologia con Giovanna Greco, a cura di L. Cicala-B. Ferrara, Napoli, 2017, p. 797 (Quaderni del Centro studi Magna Grecia, 22): «su otto ville tardo repubblicane, sei sorgono in posizione elevata e solo due in prossimità del mare.»
18 Cic. Manil. 33; Plut. Pomp. 24
19 Flor. epit. 2,18,4; Cass. Dio 48,46,1.
20 Strab. 5,4,7.
21 Cic. Cael. 47; Sen. epist.51,3 e 51,12; Prop. 1,11,29-30; Mart. 1.63.
22 Hor. epist.1,1,83: “Nullus in orbe sinus Baiis praelucet amoenis”
23 Ov. ars. 1,255-256; Mart. 4.57 e 11,80,1-2.
24 Ios. ant. Iud. 18,249.
25 Sono tre, provenienti da Roma (ora a Varsavia), Populonia ed Ampurias, oltre a qualche altro frammento: P.A. Gianfrotta, La topografia sulle bottiglie di Baia, in «Rivista di Archeologia», 35 (2011), pp. 13-16.
26 Sono stati anche individuati diversi punti in comune fra la Domus Aurea ed il palatium di Baia: Ivi pp. 21 e 30-31.
27 Per effetto del bradisismo, la costa di Baia è scesa di 9 m rispetto all’età romana: M. Pagano, Variazioni del livello del mare fra Miseno e Baia, in Variazioni climatico-ambientali e impatto sull’uomo nell’area circummediterranea durante l’Olocene, a cura di C. Albore Livadie-F. Ortolani, Bari, 2003, p. 82.
28 P. Miniero, La villa romana nel Castello di Baia… cit., p. 449.
29 P. Miniero et alii, Ville romane in Baiano sinu … cit., pp. 799-803.
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