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Ville marittime “more baiano”: le ville oltre Baia – parte III

tempo di lettura: 8 minuti

 

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: I SECOLO a.C – I SECOLO d.C.
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Ville romane, Baia, Pozzuoli, Stabia
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Lo stesso criterio costruttivo venne utilizzato per due delle molte ville possedute da Plinio il Giovane sulle rive del lago di Como: egli scrisse di preferire entrambe alle altre, l’una perché dominava lo specchio d’acqua e l’altra perché ne era bagnata. Nell’accennare sinteticamente al loro metodo di costruzione sulla roccia scoscesa, egli si limitò a dire «more Baiano» 30, nella certezza di essere stato esaustivo. Quel tipo di costruzione era ormai talmente noto da non richiedere ulteriori spiegazioni. Va anche detto che, prima di raggiungere la regione Transpadana, la tecnica costruttiva delle ville marittime di Baia si era diffusa sulle coste tirreniche più vicine, ad iniziare da quelle della Campania e del Lazio.

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Villa Giulia, Ventotene – photo credit andrea mucedola

Partendo da queste ultime e limitandoci alle ville marittime dei primi Cesari, troviamo da nord a sud: la villa imperiale di Anzio, di cui possiamo ora vedere dalla spiaggia gli imponenti resti del rifacimento neroniano; la villa tiberiana di Sperlonga, con la sua celebre grotta ed il triclinio nell’acqua marina; la residenza di Ponza, servita da ampie peschiere scavate nella roccia e la villa Giulia eretta sul promontorio settentrionale di Ventotene e digradante fino al mare. La maggior concentrazione di ville marittime costruite more Baiano si trovava ovviamente nel golfo di Napoli, l’amato crater 31 dei Romani.
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Tali costruzioni presentano tutte molte analogie, sia per i criteri architettonici condivisi, sia per lo stretto contatto con il mare. L’archeologia ha infatti evidenziato che queste ville sono preferibilmente edificate su rialzi morfologici prospicienti la costa e sono articolate, come abbiamo visto, su vari livelli in modo da raggiungere la quota del lido, avendo cura di disporre le terrazze panoramiche e tutti gli ambienti di soggiorno e di rappresentanza affacciati sul mare, per godere del panorama del golfo 32Orazio accennò ai proprietari delle ville come persone che, poco soddisfatte della terra ferma, si affannavano a far avanzare le proprie costruzioni sempre più avanti nell’acqua, con moli che si addentravano fin nel mare profondo 33. Queste ardite costruzioni, che facevano ampio uso della pozzolana nel cemento per le opere subacquee, sono ben riconoscibili sia dalle indagini archeologiche, sia nei numerosi quadretti dipinti sulle pareti affrescate delle abitazioni rinvenute negli scavi delle città vesuviane. Si può dire che ogni villa era dotata di moli e pontili per l’ormeggio dei propri immancabili mezzi navali, abitualmente utilizzati per le esigenze di trasporto e per le navigazioni da diporto.

Le altre costruzioni in mare comuni a quasitutte le ville marittime erano le peschiere, che, a sentire lo stesso Orazio, dovevano essere presenti un pò ovunque e tendevano ad estendersi su superfici sempre più ampie 34. Questi bacini per l’allevamento dei pesci sono stati individuati nel golfo di Napoli dalle indagini subacquee, ma il loro aspetto può essere perfettamente esaminato anche in superficie davanti ad altri litorali, laddove non vi è stato alcun bradisismo. Ad esempio, possiamo ammirare dei resti ben conservati di peschiere nel sito della già citata villa di Tiberio a Sperlonga ed in quello della villa imperiale di Astura (fra la costa e l’omonima isoletta).

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la grande peschiera di Ventotene – photo credit andrea mucedola

Sotto il profilo economico, le peschiere avevano la fama di essere enormemente onerose 35. Columella, tuttavia, nel dare istruzioni particolareggiate per la loro costruzione e gestione, considerava tali strutture come una necessaria fonte di reddito delle ville marittime, visto che queste non erano circondate da vasti terreni fertili come accadeva per le ville rustiche 36. Si trattava, oltre tutto, di un proficuo investimento, poiché anche le ville più modeste aumentavano considerevolmente di valore quando venivano dotate di peschiere 37. All’epoca di Strabone, ovvero fra gli ultimi decenni del principato di Augusto ed il primo decennio di quello di Tiberio, la presenza di ville marittime e di altre installazioni lungo l’intero arco del golfo di Napoli era talmente elevata che, osservando quella costa dal mare, si aveva l’impressione di essere al cospetto di un’unica, estesissima ed ininterrotta città 38.

Ne abbiamo conferma dagli onnipresenti ritrovamenti archeologici sul litorale e nelle acque prospicienti. Limitandoci alle ville che risultano costruite more baiano, ed iniziando da capo Miseno, troviamo subito i resti di due residenze importanti: la già citata villa di Lucullo, passata al demanio imperiale, e quella sulla punta Sarparella (in posizione centrale fra i due bacini del porto esterno della base navale di Miseno), probabilmente utilizzata da Plinio il Vecchio quale comandante in capo della flotta Misenense, e dalla quale egli osservò – dalla terrazza più elevata 39 – l’inizio dell’eruzione del 79.

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la grande peschiera di Ventotene – photo credit andrea mucedola

Seguono, prima di Baia, i resti della villa detta “Cento Camerelle”, che dal promontorio scende fino ai moli e le peschiere presenti sott’acqua: la posizione coincide con quella dei vivai di Ortensio Ortalo, passati ad Antonia minore 40, che si affezionò ad una sua murena a tal punto da metterle degli orecchini; anche questa villa passò poi al demanio imperiale.

Fra Baia e Napoli spicca il vasto complesso residenziale della villa di Pausilypum, costruita dal ricco Publio Vedio Pollione che la dotò di efficienti peschiere e la lasciò in eredità ad Augusto 41: essa copriva un’area di circa nove ettari, estendendosi dalle pendici del promontorio di Posillipo, alla quota della relativa galleria romana (cosiddetta grotta di Seiano), fino alle strutture in mare, che raggiungevano le odierne isole della Gaiola, con un porto e molti vivai, oltre a triclini, ninfei, portici e loggiati 42.

Fra Napoli ed Ercolano sono stati rinvenuti resti di grandi ville marittime a S. Giovanni a Teduccio ed a Portici43, prima di quelli della celeberrima villa dei Pisoni (o villa dei Papiri), costruita alle porte di Ercolano su quattro livelli44, il più basso dei quali era in riva al mare.

Fra Ercolano ed Oplonti gli scavi hanno messo in luce nell’area di Torre del Greco altre tre ville marittime della tipologia a terrazze scendenti fino al mare: villa Breglia 45, in contrada Calastro nell’attuale rione Raiola; villa Sora – nell’omonima contrada – su un fronte costiero di oltre 150 m di lunghezza 46; la cosiddetta “Terma-Ginnasio” in località Ponte di Rivieccio, grandiosa e raffinata villa disposta su quattro livelli terrazzati lungo la falesia costiera 47. Ad Oplonti (odierna Torre Annunziata) sono state rinvenute, lungo la falesia prossima all’antica linea di costa, quattro ville marittime, le cui due più note sono quelle più orientali, attribuite a Lucio Crassio Terzio (villa B) ed a Poppea (villa A); quest’ultima era collegata al mare da una serie di rampe e scale sfocianti su di un porticciolo privato 48.

Analoga situazione si trova dall’altro lato del golfo di Pompei (alquanto più profondo prima dell’eruzione del 79), lungo il ciglio della collina di Varano, che si affacciava anch’esso sull’antica linea di costa, laddove c’era la spiaggia ed il porto di Stabia. Lungo quel costone si trovano i resti di sei ville marittime di grandi dimensioni, le cui più note sono chiamate villa S. Marco (> 6.000 m2), villa del Pastore (11.500 m2) e villa Arianna (>13.000 m2) 49, tutte disposte su più livelli sovrapposti e tutte collegate al sottostante lido mediante rampe e scale.

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la grande peschiera di Ventotene – photo credit andrea mucedola

Il periplo del golfo si conclude lungo la costa interna della penisola Sorrentina, ove almeno altre cinque ville marittime romane rientrano nella tipologia baiana: una a Vico Equense, sulla marina di Seiano in località Pezzolo; due a Sorrento, dette villa di Agrippa Postumo e villa Imperiale; una sulla punta del Capo di Sorrento, attribuita a Pollio Felice; l’ultima a Capo di Massa, in località Villazzano 50.  Sulle isole, infine, è nota la presenza ad Ischia di una villa marittima privata, i cui resti sono stati rinvenuti nel 2017 sui fondali della baia di Cartaromana, con ninfeo, giardino esterno e stabilimento termale 51. Capri è invece celebre per le sue ville imperiali: oltre alle più note ville Iovis e Damecuta, che Tiberio eresse su alti promontori a picco sul mare, va qui ricordata soprattutto la fresca villa marittima di Augusto detta Palazzo a mare, con terrazzamenti more baiano, un ninfeo vicino alla riva, cisterne, peschiere, approdi e un collegamento con il porto antico 52.

Domenico Carro

in anteprima immagine della grande peschiera di Ventotene – photo credit andrea mucedola

 

Originariamente pubblicato su https://www.academia.edu/44405459/Ville_marittime_more_baiano_2020_

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Note

30 Plin. ep. 9,7,3.

31 Cic. Att. 2,8,2: «crater ille delicatus»

32 A. De Simone, Villa Arianna, configurazione delle strutture della basis villae, in Stabiae: Storia e Architettura. 250° anniversario degli scavi di Stabiae 1749-1999, a cura di G. Bonifacio-A.M. Sodo, Roma, 2002, p. 47.

33 Hor. carm. 2,18,20-22 e 3,1,33-37. 34

Hor. carm. 2,15,1-4.

35 Varro rust. 3,17,2.

36 Colum. 8,16-17; v. in particolare 8,16,6.

37 Come accadde, ad esempio, per la villa di Irrio (Varro rust. 3,17,3; Plin. nat. 9,171) e per quella del figlio di Lucullo (Colum. 8,16,5)

38 Strab. 5,4,8.

39 Plin. epist. 6,16,5.

40 Plin. nat. 9,172 e Tac. ann. 14,4. Antonia, figlia di Marco Antonio ed Ottavia (sorella di Augusto), fu la madre di Germanico e dell’imperatore Claudio.

41 Plin. nat. 9,167; Sen.dial. ira 3,40,2-4; Cass. Dio 54,23,1-6.

42 I. Varriale, La villa imperiale di Pausilypon, in La villa romana, a cura di R. Ciardiello, Napoli, 2007, pp. 147 e 159-160.

43 M. Pagano, Le ville marittime romane, in Il porto del corallo. Analisi storica del porto di Torre del Greco, a cura di G. Troina, Torre del Greco, 2007, pp. 69-70.

44 M.P. Guidobaldi, Abitare a Ercolano – Villa dei Papiri, in Gli ozi di Ercole: residenze di lusso a Pompei ed Ercolano, a cura di F. Pesando – M.P. Guidobaldi, Roma, 2006, pp. 260-261.

45 M.P. Guidobaldi, Villa Breglia e Villa Sora di Torre del Greco: problemi e prospettive, in «Newsletter di Archeologia CISA», 6 (2015), Atti del congresso internazionale, Procida, 30-31 maggio 2014, pp. 107-108.

46 M. Osanna et alii, Interventi di manutenzione e messa in sicurezza del complesso archeologico di Villa Sora (NA), «Rivista di Studi Pompeiani», 28 (2017), pp. 161-162.

47 M. Pagano, Le ville marittime romane, cit., pp. 75-80.

48 J.R. Clarke et alii, Oplontis e le sue ville, in Città vesuviane, antichità e fortuna. Il suburbio e l’agro di Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabiae, Roma, 2013, p. 142.
49 A. De Simone, Villa Arianna … cit., p. 41; D. Camardo, Campania felix. I Romani nel golfo di Napoli nel I sec. d.C., in Otium ludens. Stabiae, cuore dell’impero romano, a cura di P.G. Guzzo et alii, Castellammare di Stabia, 2009, pp. 35-37.

50 U. Pappalardo – R. Ciardiello (a cura di), Guida geo-archeologica della costa campana ad uso dei naviganti, Napoli, 2005, pp. 142-144 e 147.

51 Dati attribuiti dai media ad A. Benini, responsabile dello scavo.

52 A. Maiuri, La Villa Augustea di “Palazzo a Mare” a Capri, in Id. et alii, «Campania romana. Studi e materiali», Napoli, 1938, p. 121.

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