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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

  Address: OCEAN4FUTURE

Il valore aggiunto femminile nella Marittimità: tra folclore e affermazione a tutti i livelli

tempo di lettura: 6 minuti

 

livello elementare

.

ARGOMENTO: MARITTIMITA’
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MONDO FEMMINILE
parole chiave: personale femminile, marina mercantile, marina militare

 

Le tante sciocche superstizioni che fanno parte del folclore dei marinai sono legate al volersi affidarsi a qualche credenza o rituale per ottenere la protezione da fenomeni che non conosceva. Di fatto il mare era visto come una continua sfida per tutti coloro che si avventuravano oltre l’orizzonte dove incombevano terribili tempeste, mostri marini e pericoli sconosciuti. Per sopperire alla non conoscenza dell’ignoto nacquero quindi tra i marinai riti scaramantici con artefici più o meno fantasiosi per allontanare i temuti pericoli. L’elenco di quelle curiose abitudini nautiche è molto lungo e si perde nel tempo; tra i tanti il non partire mai per una navigazione di venerdì, di non fischiare perché si sarebbero potute invocare le tempeste fino a non nominare la parola coniglio, un’usanza ancora viva nella marina francese. Questi simpatici animali erano considerati malevoli e dannosi perché avrebbero potuto rosicchiare le cime di bordo causando falle e avarie. Da un dato di fatto, facilmente risolvibile con gabbie robuste, si arrivò a demonizzarli al punto di non poterli nemmeno nominare.

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streghe e sirene, terrore dei marinai

Una donna a bordo?
Tra le tante superstizioni dei marinai la diceria che le donne a bordo avrebbero portato sfortuna alla nave e al suo equipaggio in quanto, a causa della loro “scomoda” presenza, gli dei del mare avrebbero scatenato terribili e letali tempeste. Inoltre,  il soffiare dei venti, quasi un ululato nelle notti tempestose, era assimilato alla voce di streghe e alle sirene del mare, portatrici di disgrazie e naufragi. In realtà questa avversione ad imbarcare donne a bordo era legata al timore che in un lungo viaggio per mare la loro presenza avrebbe causato problemi tra gli uomini dell’equipaggio, tutto maschile e, in genere, di giovane età.

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Mary Read, una famosa pirata che imperversò con un equipaggio misto nei Caraibi; spesso veniva ritratta a petto nudo la sua storia 

Le liti erano ricorrenti e aggiungere una nuova causa di litigio, oltre al gioco e alle invidie umane, non era certo consigliabile per i comandanti che sfruttavano la scusa della superstizione per tenere le donne lontane dalle loro navi, almeno nella loro reale natura femminile. In altre parole, spesso giovani donne, per poter navigare, si fingevano uomini, improvvisandosi giovani mozzi ma anche pirati. Tra di esse Maria la Bailadora che passò alla storia per aver combattuto, sotto vesti maschili, alla battaglia di Lepanto. Sebbene ci furono leader donne sin dalla antichità che seppero condurre con capacità intere flotte, la maggioranza delle donne viaggiava spesso in incognito sotto mentite spoglie.

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un ufficiale donna sul ponte del cacciatorpediniere Type 45 destroyer HMS Diamond – Autore PO (Phot) Paul Punter Royal Navy Officer on the Bridge of a Warship MOD 45155406.jpg – Wikimedia Commons

Non molti anni fa, un senior officer inglese, lamentandosi della presenza femminile a bordo delle navi di Sua Maestà, mi raccontò un episodio curioso che ci riporta al Medioevo; un equipaggio inglese sfidò questa superstizione e uscì in mare con diverse donne a bordo ma, come spesso accade in Atlantico, la nave incappò in una terribile tempesta e l’equipaggio, ricordandosi che le donne a bordo portavano sfortuna, iniziò a gettarle in mare per placare i demoni del mare. Inutile dire che questo non salvò la nave. Incuriosito gli feci notare che il Medioevo era passato da molti secoli e lui, visibilmente non contento della presenza femminile a bordo, ribadì che la sua convinzione sulla non opportunità delle donne a bordo non era legata a stupide vecchie superstizioni ma ad un insieme di problemi sorti sulle navi inglesi in cui personale femminile aveva comportato non pochi problemi, flirtando con colleghi maschi durante le dislocazioni in mare. Questo avveniva tra pari grado ma anche tra personale di livello diverso; un comandante era stato destituito per la sua relazione con una avvenente giovane marinaia che tra l’altro aveva una relazione contemporaneamente anche con un sottufficiale di bordo. La questione prese una coloritura shakespeariana non tanto per gli aspetti piccanti ma per le conseguenze sulla gestione stessa della nave.

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Admiral Lisa M. Franchetti quando era il Comandante della U.S. 6th Fleet Commander, Naval Striking and Support Forces NATO Deputy Commander, U.S. Naval Forces Europe Deputy Commander, U.S. Naval Forces Africa Joint Force Maritime Component Commander Europe Vice Admiral Lisa M. Franchetti.jpg – Wikimedia Commons

Una vicenda episodica che certo non fa testo, considerando il gran numero di giovani donne che si stanno avvicinando al mare. Abbiamo personale femminile che, dopo aver fatto una brillante carriera in Marina rivestono ora il grado di ammiraglio, comandando gruppi di portaerei. Tra tutte voglio ricordare l’ammiraglio della USN Lisa M. Franchetti ora a Capo della Marina degli Stati Uniti (CNO). Non è l’unica ed il numero di leader di sesso femminile imbarcati sulle navi militari e civili è in aumento.

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Una riprova che questa stupida superstizione debba essere vista come semplice folklore è che negli anni ruggenti della vela, sebbene i marinai credessero che una donna a bordo portasse sfortuna, nel contempo credevano nel contempo che una donna a torso nudo calmasse i mari perché avrebbe portato vergogna alla natura, spingendola a reprimere la sua rabbia. Non a caso molte polene femminili mostravano il loro seno al mare e alcune riproduzioni di stampe del periodo della pirateria presentano alcune piratesse in improbabili topless. – nella foto la polena Atalanta, misteriosa polena conservata nel Museo di La Spezia. Il suo mistero è legato alla sua storia. Fu trovata in mare nel 1864 dal Comandante Aristofane Calmi della VELOCE nelle acque meridionali dell’oceano Atlantico. Non essendoci nessun elemento riconoscitivo gli fu dato il nome di Atlanta ma non fu possibile risalire a quale nave era appartenuta. Nonostante fosse stata messa in stiva, incominciò a serpeggiare la superstizione e la situazione degenerò con la morte di un marinaio uscito di senno. I marinai tentarono d’impadronirsi della nave e si arrivò quasi ad un ammutinamento. Il Comandante, appena giunse a Genova, ovviamente se ne liberò. Negli anni seguenti avvennero altre morti di marinai che si impiccarono dopo averla vista. L’ultima vittima, la quinta, fu un giovane ufficiale tedesco, il tenente Erich Ludwig Kurz che se ne invaghì al punto di rubarla e portarla nell’appartamento in cui viveva. Pochi giorni dopo fu ritrovato senza vita ai piedi della polena con un biglietto in cui scrisse “io sacrifico a te, o Atalanta, la mia vita”.

Sebbene all’ignoranza non ci sia mai limite, questa superstizione è svanita nel tempo anche nel settore mercantile ed oggi le donne non sono solo delle gradite passeggere ma lavorano con capacità nel settore marittimo, un tempo tradizionalmente dominato dagli uomini. Secondo alcuni studi vi sono stati alcuni progressi negli ultimi dieci anni anche se, a livello globale, nel 2015 solo il 2% circa dei marittimi globali erano di sesso femminile, in maggior parte impiegate su navi passeggeri ricoprendo raramente ruoli tecnici o di comando, e maggiormente nei servizi di accoglienza, dei passeggeri, pulizie, e gestione delle cabine, bar e caffetteria. Va un pò meglio nel settore marittimo portuale anche se esistono problemi comuni.

In breve gli ostacoli che le donne devono affrontare nella scelta di un impiego nel mondo marittimo sono simili a quelli di altre attività lavorative che costringono le coppie a periodi di lontananza. Ad esempio ci sono problemi legati alla non semplice gestione della maternità che costituisce uno dei “motivi sociali” ma anche l’accettazione di lunghi periodi lontani dalla famiglia. Altra fonte di preoccupazione è il timore di subire molestie sessuali in un ambiente isolato a prevalenza maschile.

Secondo il Corriere Marittimo “Nonostante gli importanti sforzi intrapresi dagli organismi internazionali, fra cui l’IMO (International Maritime Organization), l’ILO (International Labour Organization), dal sindacato internazionale (ITF) e da WISTA (Women’s International Shipping and Trading Association) al fine di migliorare le condizioni di vita e lavoro a bordo nave e favorire la produzione di maggiori dati statistici e qualitativi sulla loro condizione lavorativa, ad oggi persistono ancora criticità significative.”  Il problema è quindi sociale e non ha niente a che vedere con la capacità femminile che non è seconda a quella dei colleghi maschili. Si spera che il futuro riscatterà gli errori del passato con una sempre maggiore valorizzazione delle innegabili professionalità e competenze femminili anche nel settore marittimo.

 

in anteprima una donna al timone di un’imbarcazione, IWM, 1942 Women Run a Boat- Life on Board the Canal Barge ‘Heather Bell’, 1942 D7649.jpg – Wikimedia Commons

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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