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Le risorse lignee per la cantieristica navale nel Mediterraneo antico – parte I di Chiara Rossi

tempo di lettura: 6 minuti

 

livello medio

.

ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: ANTICO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: legno, imbarcazioni

 

Un’imbarcazione è un’architettura in movimento, composta di diversi elementi tra loro assemblati in maniera coerente, funzionale ad un determinato scopo e su cui vive una microsocietà formata da chi vi lavora. Il costruttore, nella fase di progettazione e di realizzazione, doveva considerare con attenzione diversi fattori: la funzione per cui l’imbarcazione era creata, le risorse finanziarie del committente, la disponibilità di materie prime e il livello tecnologico raggiunto dallo stesso carpentiere.

Per questo motivo ritengo che ogni studio di archeologia navale, soprattutto se indirizzato verso la comprensione di un reimpiego e che si serve degli stessi relitti come fonte di partenza, abbia bisogno di analizzare il quadro delle risorse sfruttate.

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Sega ad arco con corde tese del 148 d.C. circa, trovata nei Paesi Bassi nel relitto di una nave romana ora nota come “De Meern 1”. I legni usati nella sega sono di abete e di noce – autore  non notoSpanzaag van zilverspar en walnoot – DMN1 De Meern 1 – 60023351 – RCE.jpg – Wikimedia Commons

Nel Mediterraneo antico il legno era la principale materia prima utilizzata non solo per la costruzione navale, ma anche per la cantieristica edile, per la produzione di manufatti e per la combustione. Di conseguenza, era una risorsa estremamente preziosa e il controllo di ampi territori boschivi offriva una posizione di vantaggio da un punto divista politico e commerciale. Lo studio dell’approvvigionamento e della distribuzione del legname nell’evo antico è alquanto problematico, a causa della scarsa documentazione archeologica conservata.

Oggigiorno, la combinazione degli studi di ambito storico, archeologico e scientifico ha in parte reso possibile la comprensione del rapporto tra le diverse società antiche con l’ambiente, della capacità organizzativa nell’ambito dell’approvvigionamento ligneo in   rapporto alla cantieristica navale

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struttura lignea di una delle navi di Nemi . photo credit @ andrea mucedola

Gli studi di Meiggs a proposito del rapporto dell’uomo con le foreste nel Mediterraneo antico e quelli di Rival sulla carpenteria navale antica, specificatamente di età classica, sono le basi per una ricerca di questo tipo.

Non tutte le specie legnose erano adatte alla costruzione navale e sono gli stessi autori antichi a riferirlo; Teofrasto, Vitruvio e Plinio nei loro trattati sulla botanica e sulla sua applicazione in ambito costruttivo dimostrano di avere un’ampia conoscenza tecnica a riguardo, anche se, su alcuni utilizzi tendono a contraddirsi. Per questi autori, i migliori legnami per la costruzione navale erano l’Abete (Abies), il Pino (Pinus) e il Cedro (Cedrus Libani): il primo e il secondo erano specie diffuse in tutto il bacino mediterraneo, soprattutto in Macedonia, Tracia e Italia. Essendo caratterizzate da un tronco dritto, molto alto, leggero, flessibile e facilmente lavorabile, ma abbastanza resistente in ambiente umido, erano quelle maggiormente impiegate nella realizzazione delle flotte militari. Evidenze archeologiche mostrano un uso dell’abete per i corsi di fasciame, mentre il pino era adottato per gli elementi interni dello scafo. Il cedro del Libano, apprezzato già nelle fonti più antiche per le sue caratteristiche di lunghezza e resistenza, cresceva lungo il litorale del Mediterraneo orientale. Molte altre specie erano impiegate nella carpenteria navale come la quercia, l’ontano, ecc., e il loro maggior o minor utilizzo dipendeva principalmente dalla disponibilità e dalle relative qualità fisico-meccaniche. La morfologia degli alberi e la loro accessibilità erano un fattore importante nella scelta del materiale; secondo Guibal e Pomey, per la realizzazione dello scafo il grado di omogeneità nell’uso di una specie legnosa sarebbe la dimostrazione di un’alta qualità costruttiva e la presenza d’altri materiali legnosi si può giustificare generalmente come una riparazione.

I legni dritti erano scelti per confezionare la chiglia, corsi di fasciame, elementi per la copertura del ponte, ovvero tutti i componenti della struttura longitudinale. Quelli che presentavano una leggera e regolare curvatura erano sfruttati per le membrature interne trasversali, come ordinate. Infine i legni con curvature brusche spesso erano utili per fasciame o ordinate prossime alla prua o alla poppa.

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una delle ancore delle navi di Nemi – photo credit  @andrea mucedola

Le stesse fonti descrivono i tempi e i metodi di preparazione di questo materiale che giungeva ancora grezzo al cantiere navale. Gli alberi scelti, a seconda che si trattasse di conifere o specie decidue, dovevano obbligatoriamente essere tagliati entro determinati periodi. In generale, le fonti concordano che per le conifere il periodo di taglio doveva avvenire tra la primavera e l’inizio dell’autunno, mentre per le decidue sarebbe stato opportuno il taglio in novembre; solo la quercia aveva un periodo di taglio più dilatato fino all’inverno. Tra il 24 giugno e l’8 agosto il taglio era assolutamente proibito. I tronchi scelti in base alla maturazione, alla lunghezza, alla morfologia, ricevevano un’iniziale lavorazione di preparazione o venivano lasciati seccare, poiché l’uso di legni ancora verdi avrebbe ridotto la qualità dello scafo. Dalla lettura delle fonti letterarie e documentarie si evince come la talassocrazia dipendesse dall’accesso alle risorse lignee, di conseguenza queste erano direttamente controllate dal potere centrale ed erano oggetto di relazioni commerciali e diplomatiche. Il Nilo, che rese celebre l’Egitto per la terra fertile grazie alla sua azione benefica, rendeva difficile la crescita di piante ad alto fusto utili alla grande cantieristica navale.

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Un eccezionale documento, una tavoletta sumerica scritta con caratteri cuneiformi che riguarda una partita di legno di cedro della Siria settentrionale (evidentemente importato dal Libano) da utilizzare nella costruzione di navi. Data: “anno dopo che la terra di Urbillu fu devastata”, cioè 49° anno del re Shulgi, III dinastia di Ur=2227 a.C. Sumerian Cuneifurm Tablet. Wellcome M0005812.jpg – Wikimedia Commons

Per questo motivo, già durante l’Antico Regno e, a seguire, per tutto il Medio e Nuovo Regno, il legname da costruzione era importato in grandi quantità dal Vicino Oriente e da Cipro, come testimoniano la Pietra di Palermo, i rilievi della tomba di Khnumhotep I a Beni Hassan e diverse opere letterarie come il viaggio di Wenamon e l’inno al Nilo, e sono confermati dalla documentazione archeologica navale.

La Grecia era un territorio ricco di boschi di latifoglie che con il passare del tempo si ridussero e vennero sostituiti da ulivi, noci, piante arbustive che inquadravano le valli coltivate a cereali, mentre a quote più elevate si estendevano boschi di pini e cipressi. Lo sfruttamento incontrollato delle risorse minerarie e legnose provocò, dal VII secolo a.C., un grave e vasto disboscamento, ma fu soprattutto alla fine del V secolo a.C. che si ebbe un incremento della domanda di legname dovuta alla politica militare-marittima ateniese. Dagli inventari dell’arsenale del Pireo apprendiamo che la richiesta di legname aumentò di pari passo all’ascesa di Atene e nel momento in cui le risorse locali non furono più sufficienti a soddisfare tale richiesta, fu necessario importarlo dai territori della Macedonia attraverso relazioni diplomatico-commerciali, e dalla Tracia, dove nel 437/6 a.C. fu fondata la colonia di Anfipoli, presso il fiume Strimone. La crisi del potere navale ateniese durante la guerra del Peloponneso ebbe inizio nel momento in cui non si era più in grado di garantire le forniture alla flotta a causa delle ristrettezze economiche e della perdita dell’accesso alle risorse. Per questo motivo, si iniziò ad importare e ad accumulare legname proveniente dal sud della penisola italica. Gli stessi Spartani attuarono una strategia di intercettazione di questi rifornimenti al fine di indebolire la flotta ateniese.

Fine I parte – continua

Chiara Rossi

Fonte

Il reimpiego navale nell’antichità | Chiara Rossi – Academia.edu

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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PARTE I PARTE II

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