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Marina Militare italiana: proiettati nel III millennio per la sicurezza del nostro futuro

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: MARINA MILITARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: Sviluppi, festa della Marina
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Oggi 10 giugno ricorre l’anniversario dell’impresa di Premuda, avvenuta nella I guerra mondiale, giornata in cui viene celebrata la Festa della Marina Militare italiana.

Premuda
All’alba del 10 giugno 1918, due unità minori italiane, i MAS 15 e 21, penetrarono all’interno di una possente formazione navale nemica che era diretta verso il canale d’Otranto. L’audacia dei due comandanti, Luigi Rizzo e Giuseppe Aonzo, permise di arrivare a distanza di lancio e affondare la corazzata austro ungarica Szent Istvan.

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Gli effetti dell’azione di Premuda, al di là dell’azione militare, ebbero una forte ricaduta psicologica tanto che nel restante corso della guerra, la Kriegsmarine non tentò più la sorte, mantenendo le proprie navi nei porti. Inoltre, convinse definitivamente gli alleati a lasciar cadere la questione relativa all’istituzione di comandi navali alleati in Mediterraneo, lasciando il totale controllo dell’Adriatico all’Italia. In ricordo dell’evento, il 13 marzo 1939, la Regia Marina italiana Militare decise di scegliere il dieci giugno  come data per celebrare la propria festa. 

La storia dell’impresa di Premuda la abbiamo raccontata con maggiori dettagli in un precedente articolo ed oggi, con l’occasione della Festa della Marina Militare italiana, a 170 anni dalla sua nascita, vogliamo parlare della Marina militare in maniera diversa, del suo Futuro, dei suoi progetti e del suo ruolo nel Paese.  Un Forza Armata che non ha dimenticato le sue origini e la sua capacità unica di poter operare per lungo tempo, in maniera indipendente, nei mari dl mondo. Una Marina che, come vedremo, sarà sempre più integrata in una dimensione marittima nella quale si giocheranno le partite del III millennio. 

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La dimensione marittima
Sotto un certo aspetto, il ruolo delle Marine del III millennio non è cambiato. Da sempre il ruolo delle flotte è stato quello di assicurare il libero accesso dei mari, al di fuori del regime di sovranità degli Stati costieri. Questo è di importanza fondamentale per tutte le nazioni costiere e, in particolare, per l’Italia la cui economia è come vedremo largamente fondata sul commercio marittimo. La dimensione marittima rappresenta ancora oggi il più grande mercato globale. Le moderne tecniche estrattive, sempre più efficaci, assieme al crescente trasporto marittimo (il 90% delle merci mondiali viaggia via mare) hanno, di fatto, determinato una “marittimizzazione” dell’economia globale. In tale quadro di riferimento geo-politico, appare evidente come la prosperità e la sicurezza del nostro Paese siano indissolubilmente legate al mare.

Con un’economia sostanzialmente orientata alle attività di trasformazione l’Italia risulta intimamente e grandemente dipendente dalla continua disponibilità di un affidabile flusso di approvvigionamenti dall’estero, che deve essere sostenuto da un importante interscambio marittimo.

Per avere un’idea di massima, su base annua, nel nostro Paese arriva via mare il 90% del fabbisogno di materie prime, l’80% di petrolio ed il 40% di gas, nonché, sempre via mare, avviene l’esportazione del 55% dei prodotti nazionali finiti.

Per poter assicurare questo compito strategico la flotta si sta rinnovando, con unità sempre più prestanti e ritagliate alle presenti e future esigenze. In particolare, ai tradizionali ruoli di deterrenza, si affiancano quelli della polizia in alto mare e del supporto anche lontano, con forze dislocabili (expeditionary) anche per lunghi tempi, per salvaguardare gli interessi nazionali.

In sintesi, i compiti di Difesa e Sicurezza marittima vengono assicurati attraverso la presenza e la sorveglianza dei mari, con l’impiego di unità aeronavali in grado di poter operare sul mare e dal mare per gli interessi nazionali.

Allo scopo di garantire una maggiore sicurezza dei traffici marittimi e dell’ambiente marino la Marina Militare italiana partecipa in attività di cooperazione internazionale sia nell’Ambito della NATO che dell’Unione Europea. Inoltre, nell’ambito delle campagne e delle missioni operative, le navi continuano lo storico compito di diplomazia navale, partecipando anche a coalizioni sia all’interno del Mediterraneo che negli Oceani limitrofi cui prendono parte altre marine. Attraverso queste attività congiunte, ciascun stato membro si sensibilizza verso il proprio patrimonio marittimo, condividendo esperienze e problematiche di interesse comune. 

Non ultimo, le unità navali italiane contribuiscono a portare nel mondo la cultura ‘marinara’ italiana e l’eccellenza dell’industria nazionale nel campo della Difesa, attraverso campagne di promozione della nostra tecnologia industriale. L’interesse è duplice in quanto dallo scambio di conoscenze nascono nuove soluzioni per ottimizzare le sempre minori risorse.

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palombari della Marina in Antartide

La dimensione scientifica e di ricerca
Per assicurare il progresso scientifico nazionale, la Marina Militare mette a disposizione i suoi enti e istituti di ricerca così come mezzi e capacità operative in diversi campi scientifici, operando in tutti i mari del mondo. Navi della Marina e reparti specialistici sono impiegati dalle gelide acque dell’Antartide fino alle calde acque mediterranee in campagne oceanografiche e archeologiche per contribuire alla conoscenza del mare. Inoltre attraverso le navi specialistiche, l’Istituto Idrografico della Marina effettua periodici controlli dello stato di salute dei mari, attraverso monitoraggio dei parametri chimico fisici ambientali marini.

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Cacciamine Vieste mette a mare un AUV Hugin. La componente di contromisure mine della Marina militare italiana è dotata di modernissimi mezzi di ricerca subacquea, sia filoguidati che autonomi, per la ricerca di ordigni subacquei pericolosi. I sistemi di bordo consentono anche di supportare la ricerca oceanografica e scientifica in mare, un eccellente esempio di sistemi dual use

Oltre ai mezzi della Squadra Navale, la Marina ha in dotazione sei navi specializzate per le operazioni antinquinamento, e tutte le navi della Flotta hanno tra i propri compiti secondari quello della salvaguardia dell’ambiente marino. La Marina è anche tra le prime al mondo a seguire il progetto “flotta verde”, per lo sviluppo di nuove tecnologie per un trasporto marittimo sicuro, pulito e sostenibile.

Il progetto Flotta Verde prevede l’adozione di tecnologie di eco-design, che sono state in parte già applicate sulle unità navali in linea operativa, nei programmi di rinnovamento e di ammodernamento della Squadra Navale. Esse riguardano il supporto con alimentazione elettrica da terra, riducendo al minimo l’uso dei diesel generatori di bordo (e le relative manutenzioni), le emissioni di gas inquinanti e l’inquinamento acustico nell’area portuale che è generalmente molto urbanizzata.

Inoltre, l’impiego a bordo di illuminazione allo stato solido (LED) per la riduzione dei consumi di energia elettrica e di sistemi SCR (Selective Catalytic Reduction) per il post trattamento dei gas di scarico e la riduzione degli ossidi di azoto (NOx), dannosi per l’ambiente e responsabili delle cosiddette “piogge acide”. La sensibilità ambientale, già evidenziata nel 1994 con l’adesione, prima marina militare del mondo, alla Convenzione MARPOL, ha introdotto moderni sistemi per l’autoproduzione di acqua per il consumo umano utilizzando acqua marina per ridurre il consumo di acqua confezionata, e la conseguente generazione di rifiuti solidi (imballaggi, bottiglie).

L’attenzione nei particolari ha portato all’impiego a bordo di stoviglie in acciaio per il servizio mensa, con conseguente riduzione del consumo di plastica monouso. Importante è la gestione dei rifiuti di bordo che prevede il trattamento differenziato dei rifiuti solidi, delle acque di zavorra per evitare la contaminazione marina e delle acque di scarico grigie e nere per la loro sanificazione e purificazione. Ma non solo, Controlli accurati sono continuamente svolti per assicurare il minimo impatto con l’ambiente marino.

Altro progetto importante è l’impiego di bio-combustibili, in particolare quelli ricavati da olii vegetali, al fine di ridurre le emissioni di anidride carbonica, stimato in circa il 52% rispetto ai fossili. Questa scelta di diversificazione delle fonti di approvvigionamento incrementa inoltre la cosiddetta sicurezza energetica nazionale.

La Marina Militare ha siglato, già nel dicembre 2012, un accordo di collaborazione con la Società ENI, per lo sviluppo e la sperimentazione di un combustibile alternativo, di origine rinnovabile completamente compatibile con le severe normative NATO sui combustibili navali. Nel 2013 il Centro Ricerche ENI di S. Donato Milanese, in collaborazione con la statunitense Honeywell-UOP, ha messo a punto la tecnologia Ecofining™. Il risultato finale di questa tecnologia è il combustibile GreenDiesel™, miscelabile fino al 50% con il gasolio tradizionale di origine fossile, che non richiede alcuna necessità di apportare modifiche agli attuali impianti e circuiti di Bordo.

La materia prima utilizzata è al momento olio di palma sostenibile certificato, ovvero non in competizione col mercato alimentare. Sarà inoltre possibile alimentare il processo anche con oli cosiddetti di “seconda” o “terza” generazione, ovvero provenienti da scarti (olio di cucina esausto, scarti industriali), oppure da colture avanzate (microalghe). La sperimentazione è proseguita nel corso del 2015 con altre navi della Squadra Navale. In particolare sulla portaerei Cavour è stata verificata la riduzione delle emissioni dei NOx (fino al 6%) con l’utilizzo del F-76 Green, mentre il cacciatorpediniere Duilio ha utilizzato il green diesel con le turbine a gas fino alla massima velocità. La Marina Militare Italiana, a valle del programma di sperimentazione, impiega oggi regolarmente quote rilevanti di combustibile “Green Diesel” con componente di origine rinnovabile, prima e finora unica in tale iniziativa tra le marine militari europee. Altri progetti di ricerca includono il gas naturale liquefatto e l’idrogeno che sta assumendo un ruolo sempre più di primo piano nello sviluppo di un’economia a zero emissioni di carbonio, in grado di rigenerarsi attraverso il riutilizzo dei materiali, riducendo al massimo gli sprechi. L’ottimizzazione dei processi di produzione dell’idrogeno a basso impatto ambientale, attraverso l’elettrolisi dell’acqua, rendono l’idrogeno verde, oltre che una risorsa potenzialmente illimitata, il vettore energetico ecologico per eccellenza.

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sottomarino Todaro classe U212A

La Marina Militare italiana, già venti anni or sono, per i suoi sottomarini Classe U212A, scelse l’idrogeno per consentire una propulsione indipendente dall’aria in grado di garantire ai mezzi subacquei una lunga permanenza negli abissi e con impatto ambientale quasi nullo. Una scelta operativa in quanto ne riduce la visibilità e quindi la sua vulnerabilità. Una ricerca applicata che, dagli abissi del mare, farà emergere nuove tecnologie di sviluppo sostenibile che rappresentano un’opportunità per il comparto industriale, navale e subacqueo e, potenzialmente, un sostegno all’industria nazionale in altri settori strategici per il Paese.

L’attenzione all’ambiente marino, attraverso la sorveglianza contro l’inquinamento, il monitoraggio della fauna e flora marina (nel 1995 sponsorizzò una ricerca nazionale sull’estensione delle praterie di Posidonia oceanica) e delle aree con presenza di microplastica in collaborazione con università e centri di ricerca marina fanno parte dell’impegno della Marina Militare per la promozione della diffusione della cultura marittima.

In sintesi, nel III millennio, le nuove navi avranno caratteristiche operative e tecnologiche rivoluzionarie che faranno della Marina militare italiana una protagonista negli scenari futuri di un mondo sempre più piccolo che le rivedrà solcare gli oceani a salvaguardia degli interessi nazionali.

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Fonti
Immagine e video della Marina Militare italiana
Sito istituzionale Marina Militare italiana
Wikipedia

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