Conosciamo le cipree

Mirco Bergonzoni

3 Febbraio 2021
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: MALACOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO

AREA: DIDATTICA
parole chiave: Cipree
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Dopo aver parlato della loro evoluzione, entriamo nel vivo della loro anatomia.

Descrizione e anatomia
Le cipree sono immediatamente riconoscibili per la loro conchiglia, globosa, lucida e porcellanacea, con un’apertura provvista di dentelli alla base. La peculiare lucidità della conchiglia è dovuta al fatto che, quando l’animale è attivo, questa è ricoperta da un sottile strato di epitelio (il mantello) che preserva la conchiglia dagli attacchi incrostanti. L’ampio mantello, quando completamente estroflesso, avvolge con i suoi lobi laterali la conchiglia e secerne le sostanze che costruiscono la conchiglia stessa (carbonato di calcio e proteine).

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Il mantello presenta caratteristiche ornamentazioni di vario genere (papille), ridotte a semplici protuberanze o aventi spesso fogge vistose e colori vivaci, oppure aventi funzione mimetica, tanto da far sembrare la ciprea piuttosto una spugna o un ciuffetto di alghe.

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le fasi dell’accrescimento

La crescita della ciprea avviene attraverso fasi distinte: all’inizio la conchiglia è fragile e con il labbro tagliente ed è difficilmente assimilabile ad una ciprea, poi, man mano che il mollusco si accresce, l’ultimo giro di spira ricopre la protoconca (apice) ed infine, in seguito al ripiegamento brusco del labbro a costituire la base, la conchiglia prelude già alla forma definitiva, anche se con denticoli embrionali e colorazione dorsale sfocata.

Successivamente la conchiglia raggiunge il suo stato adulto e la tipica sembianza da ciprea, con base ispessita e dentatura perfettamente formata. Visto l’accrescimento relativamente veloce, è poco frequente imbattersi in esemplari immaturi con la conchiglia ancora priva dei denti.

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Cypraea tigris da wikimedia

La specie più nota è la Cypraea tigris L., 1758, diffusa in quasi tutto l’Indopacifico, (purtroppo) frequentissima nei banchi di souvenir di tutto il mondo. Altre specie di cipree sono molto piccole, inferiori al centimetro, ed altre (come alcune fossili e l’attuale Macrocypraea cervus della Florida) superano abbondantemente i 15 centimetri.

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Macrocypraea cervus

Tra le specie particolarmente note vi sono la Leporicypraea mappa (L., 1758) e la Naria erosa (L., 1758).

Una ciprea mappa, Leporicypraea mappa dal North coast East Timor. Autore Nick Hobgood Cypraea mappa.jpg – Wikimedia Commons

Nell’ambito della vasta classe dei Gasteropodi, i cipreidi si collocano in una posizione correlata ad altre famiglie simili come le  Ovulidae e Triviidae. Le differenze anatomiche sono sottili e visibili più agli specialisti, ma riteniamo che le immagini seguenti aiutino maggiormente per una corretta identificazione.

Habitat ed abitudini
L’habitat elettivo delle cipree è la costa rocciosa o corallina, ricca di anfratti, spugne, alghe ed incrostazioni, nonché di molti nascondigli utili a questi animali tipicamente notturni o crepuscolari per nascondersi ai predatori. Esistono qualche specie che usano frequentare, comunque non stabilmente, habitat sabbiosi o fangosi. La maggior parte delle cipree vive entro i primi 20 metri dalla superficie, con alcune eccezioni che possono arrivare anche 500 metri di profondità.

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Cypraeovula cruickshanki photo credit Mirco Bergonzoni da Cypraea.net

La sudafricana Cypraeovula cruickshanki è la specie di ciprea che raggiunge le massime profondità sinora note (500 metri, ma probabilmente anche di più). Sempre rarissima, la si è rinvenuta per caso, dragando i fondali al largo del Natal in spedizioni oceanografiche o per mezzo di grossi pescherecci. La forma sferica, il colore bianco, la struttura esile e leggera, sono caratteristiche tipiche dell’adattamento alla profondità.

Tutte le specie sono a sessi separati e depongono numerose uova in anfratti, di solito gusci di grosse conchiglie vuote o sassi capovolti. Non è possibile risalire al sesso di una ciprea dalla semplice osservazione esteriore, unico indizio è dato dal comportamento della femmina, la quale staziona sulle uova per lungo tempo, ricoprendole con il piede per proteggerle. Dopo la schiusa, si sviluppa una larva planctonica (veliger) che si lascia trasportare dalla corrente. La durata dello stadio di veliger può variare da una specie all’altra. Quelle che hanno stadio larvale prolungato hanno ampie distribuzioni geografiche e limitata variabilità morfologica da un luogo all’altro. Alcuni generi mancano invece di stadio larvale e lo sviluppo è diretto, mostrando di conseguenza una maggiore attitudine a dare luogo a varianti localizzate. Le abitudini alimentari variano dal regime prettamente spongivoro del genere australiano Zoila o della mediterranea Luria lurida (L., 1758), ad una dieta mista di alghe, antozoi, ecc. Il nutrimento viene asportato dal substrato per mezzo della radula, una specie di lingua cornea comune a tutti i molluschi gasteropodi.

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Luria lurida – photo credit Mirco Bergonzoni da Cypraea.net

Distribuzione
Le cipree sono distribuite in tutti i mari tropicali del globo, eccezion fatta per qualche specie che vive nelle acque temperate della California (Neobernaya spadicea) o del Mediterraneo (quattro specie: Luria lurida, Naria spurca, Zonaria pyrum, Schilderia achatidea). Anche nell’emisfero Boreale alcuni generi si sono specializzati in acque temperato fredde come Cypraeovula in Sudafrica e Notocypraea in Sud Australia. Ciò dimostra che il maggior fattore limitante alla distribuzione di questi molluschi è la temperatura.

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Anche le correnti fredde possono fungere da barriera alla dispersione di questi molluschi, come abbiamo potuto constatare direttamente alle Galapagos con le specie Pseudozonaria arabicula e nigropunctata. La prima, tipica di acque calde, ha colonizzato in gran numero l’arcipelago a seguito del surriscaldamento dovuto a El Niño; inoltre, entrambe sono frenate nella loro espansione verso sud, oltre il Perù, dalla corrente fredda di Humboldt. In particolare, il Mar Rosso, “mare chiuso” per eccellenza tanto da costituire una Bioprovincia Malacologica a sé stante (Provincia Eritrea, o sottoprovincia Eritrea, a seconda degli autori), possiede un popolamento di cipree assolutamente unico.

Pericolosità per l’Uomo (e dell’Uomo)
In relazione a quanto descritto in merito alle abitudini alimentari di questi molluschi e alla loro evidente “timidezza” a mostrarsi alla luce del giorno… e alle torce dei subacquei, possiamo affermare che tutte le cipree sono assolutamente innocue sotto ogni punto di vista. Ciò premesso, vogliamo comunque sensibilizzare il turista “medio” a non raccogliere questi animali se non già morti sulle spiagge, in quanto questo contribuirebbe ad impoverire il reef di componenti utili nel proprio ecosistema, essendo le cipree ottime “pulitrici” di detriti ed alghe infestanti. Il tema della salvaguardia ambientale lo poniamo quasi alla fine della nostra introduzione alle cipree affinché rimanga ben impresso.

Noi collezionisti che studiamo con meticolosità e costanza questi animali abbiamo certamente prelevato in natura qualche ciprea viva e “perfetta”, ma nel farlo abbiamo risparmiato la stragrande maggioranza di esemplari naturalmente difettosi, le femmine sulle uova, gli esemplari immaturi, giovanili, o con la conchiglia non ancora sviluppata del tutto, tutti animali che possono perpetuare la specie. Prelievi di cipree e altri gasteropodi sono stati effettuati anche da studiosi e scienziati, per cercare di capirne i complessi meccanismi biologici della loro evoluzione, ma sempre in maniera mirata e con numeri esigui.

Premesso tutto ciò ed indipendentemente dalle restrizioni internazionali che tutelano la fauna marina, chiediamo a chi di voi non ha un interesse diretto ad occuparsi di cipree di evitarne la raccolta per farne un ricordo di viaggio, poi spesso dimenticato in un cassetto.

Evitate anche di alimentare quel dubbio mercato di souvenir, in cui le cipree sono le più ambite materie prime per trasformarsi in puntaspilli, orribili animaletti o inguardabili incisioni con segni zodiacali o “saluti da Ostia” e simili. Nonostante la raccolta effettuata dall’uomo, il pericolo maggiore che incombe su questi molluschi risiede principalmente nella distruzione della barriera corallina e dei loro habitat. Le cipree possono tollerare invasioni di ferraglia ed altri rifiuti solidi, tanto da trarne vantaggio nella ricerca di cibo o nascondigli, ma sono vulnerabilissime alle sostanze inquinanti, ai detersivi, agli scarichi delle cucine e delle fognature, specialmente di quei resort su isole tropicali “incontaminate” che fanno tanto sentire i propri ospiti così rispettosi della natura!
A presto con il mondo delle cipree.

Marco Bergonzoni

in anteprima Seashell radiology: Cypraea © Michel Royon / Wikimedia Commons 3-porcelaine-cyprea.jpg – Wikimedia Commons

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