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La flotta di Stalin: la rinascita post zarista – parte I

tempo di lettura: 5 minuti

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livello medio
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: RUSSIA
parole chiave: Stalin, flotta russa
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Mussolini nel 1929 dichiarò che
 la Marina è, in tempo di pacel’elemento che stabilisce la gerarchia tra gli Stati. In effetti prima della Seconda guerra mondiale, la forza degli Stati nella comunità internazionale era determinata in larga misura dalla potenza delle marine militari, gli unici strumenti in grado di garantire una proiezione di potenza globale. 

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nave da battaglia Tsesarevich dopo la battaglia nel Mar Giallo – data sulla fotografia 10 agosto 1904 – Autore sconosciuto – Fonte http://old-album.ru/catalog/photos/foto_albomy/D1540/File:Tsesarevich Postcard.jpg – Wikimedia Commons

Per questo motivo i programmi navali delle grandi potenze spesso permettono di identificare sia le linee maestre dichiarate che occulte delle rispettive politiche estere visto che, dato il loro costo, il connesso impegno industriale e la necessità di un arco di tempo pluriennale per la loro attuazione, sono un impegno tale che devono essere strettamente legati agli obiettivi principali di un Paese. Tutto ciò è ancora più vero per la Russia, un Paese la cui economia non è basata sui traffici marittimi, praticamente autosufficiente per i quali la flotta sia in epoca zarista che sovietica ebbe la sola funzione di appoggiare la sua proiezione di potenza nazionale.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è STORIA-NAVALE-MARINA-RUSSA-640px-Pervozvanny_class_diagrams_Brasseys_1912.jpg

Nave da battaglia per rivoluzione Classe Andrei Pervozvanny – Autore Sydney W. Barnaby (1855-1927) – Fonte Plate 58 in Brassey’s Naval Annual 1912 da https://archive.org/details/brasseysnaval…
Pervozvanny class diagrams Brasseys 1912.jpg – Wikimedia Commons

Una delle linee guida della politica estera di Mosca è sempre stata la ricerca di un accesso ai mari caldi per aggirare il problema del congelamento dei mari circostanti (ma anche interni) dei porti russi durante i mesi invernali, per aver accesso agli scambi con il resto del mondo. Scambi fondamentali non tanto per motivi economici ma soprattutto come strumento per procurarsi i mezzi per acquisire all’estero le tecnologie di cui il Paese era privo, e per non dipendere soltanto dalla produzione agricola interna che in più occasioni fu drammaticamente carente. Che il bisogno fosse comunque occasionale è dimostrata dalle ridotte dimensioni della flotta mercantile sovietica prebellica, non più di 716 mercantili d’altura per 1.315.766 tsl. che assicuravano il 5% del trasporto merci sovietico con ben 10778 chiatte e navi fluviali e lacuali, fondamentali per l’economia del continente russo. Una flotta irrisoria per un Paese di quelle dimensioni e con quella popolazione. Per un raffronto la marina mercantile italiana era composta da 786 navi superiori alle 500 tsl, per un totale di 3.318.129 tsl.. Ne consegue che la costruzione di grandi flotte russe fu sempre espressione di una volontà espansionista visto che i traffici marittimi non costituirono mai una necessità primaria e sarebbe stato comunque  difficilissimo imporre un blocco navale totale ad un Paese che geograficamente si affaccia su due mari e due oceani.

La Russia, inoltre, è scarsamente aggredibile dal mare in quanto 16000 km del suo sviluppo costiero è costituito in gran parte dalle coste artiche, difficilmente raggiungibili e quasi perennemente ghiacciate. Per di più le coste del Baltico e del Pacifico sono anch’esse bloccate dai ghiacci per almeno quattro mesi l’anno. Inoltre, le propaggini baltiche e del Mar Nero in genere sono poco profonde e facilmente minabili al fine di tenere lontani eventuali avversari. In ogni caso i centri vitali del Paese, a parte San Pietroburgo, sono lontanissimi dal mare e una forza sbarcata potrebbe difficilmente raggiungerli. La geografia, se costituisce una protezione, è comunque anche d’ostacolo allo sviluppo di un forte potere marittimo in quanto le coste si aprono o su mari ghiacciati o su bacini chiusi e lontanissimi fra loro. Questo è il motivo per cui la flotta russa è sempre stata suddivisa in aliquote separate e impossibilitate a cooperare direttamente ed è sempre stato difficile trasferire unità navali da un bacino all’altro. Ciò ha comportato che la sua potenza navale esprimibile è sempre stata molto inferiore a quella che il numero e la qualità di navi e equipaggi poteva far pensare. I canali interni e i fiumi in parte alleggerirono il problema ma quelli costruiti sotto il regime zarista non erano adatti alle grandi navi da guerra. Anche se i Bolscevichi, usando il lavoro coatto, allargarono questi canali e scavarono il canale tra Mar Baltico ed il Mar Bianco, collegandoli al grande Volga, in realtà l’isolamento del Mar Nero fu parzialmente risolto solo dopo la seconda guerra mondiale, con la costruzione del canale Volga-Don.

La Rinascita
Dopo la rivoluzione bolscevica della flotta zarista non rimase molto, dato che quasi tutte le unità efficienti furono distrutte o si rifugiarono all’estero con buona parte dei quadri migliori. Già nel 1921, comunque, il partito decise di ricostituire una flotta dedicata prevalentemente alla difesa costiera completando o riattando quelle unità esistenti in condizioni relativamente buone. Pur dovendo comunque radiare più del 75% delle navi sopravvissute nel 1922, furono istituite due flotte:

Flotta del Baltico
1 corazzata classe Marat
1 incrociatore
8 cacciatorpediniere
9 sommergibili 

a

Flotta del Mar Nero     
1 incrociatore
2 cacciatorpedinere
2 sommergibili

Nel 1926 altre due navi da battaglia poterono essere rimesse in servizio, così come un incrociatore, 13 cacciatorpediniere, 14 sommergibili della ex Flotta Imperiale. Inoltre, con la riattivazione dei cantieri navali, nel 1925 era stato avviato un piano per la ricostruzione della flotta mercantile e, nel 1926, fu approvata la costruzione di dodici sommergibili, 18 navi pattuglia/torpediniere, 36 motosiluranti nonché il riprestino di due incrociatori, 4 cacciatorpediniere e poche altre unità prerivoluzionarie.  Questo piano fu rivisto nel 1929, con l’aggiunta di altri 10 sommergibili, 16 motosiluranti e due monitor fluviali. In fase di studio fu ipotizzata la ricostruzione di tre navi da battaglia e di un incrociatore che erano rimasti sugli scali, ma non se ne fece nulla. Il concetto operativo si basava sulla difesa attiva, con un aggressivo impiego di sommergibili e di piccole unità per attaccare un’eventuale flotta di invasione, con la copertura di aerei con base a terra. La flotta doveva inoltre proteggere il lato a mare delle forze terrestri. Il secondo piano quinquennale del 1933 introdusse una svolta poiché prevedeva ben 155 sommergibili, 248 motosiluranti, 49 cacciatorpediniere e 9 esploratori ma anche 4 incrociatori medio/pesanti per creare, oltre alle forze necessarie per la difesa costiera (motosiluranti, torpediniere, sommergibili costieri), un nucleo di unità d’altura moderne che permettesse una prima capacità di proiezione di potenza, avvalendosi della collaborazione tedesca, per i sommergibili, e italiana per le navi di superficie. Il terzo piano quinquennale del 1938 fu di gran lunga il più ambizioso. Alla prima sessione del Consiglio Supremo dell’URSS, tenutasi nel gennaio 1938, Vjačeslav Michajlovič Molotov, Presidente del Consiglio del Commissariato del popolo, dichiarò “Il nostro potente stato sovietico deve avere una flotta oceanica degna della nostra grande missione e tale da soddisfare i suoi interessi “.

Le parole del premier sovietico riflettevano il punto di vista del governo sovietico, ovvero di Stalin, che aveva subito cambiamenti significativi riguardo allo sviluppo della Marina sovietica.

Fine parte I – continua

Gianluca Bertozzi

 

in anteprima Carta Postale (lettera aperta) con vista delle rovine del porto di Odessa bruciato ed i resti delle navi dopo che la folla aveva attaccata il porto il 29 giugno 1905 durante il celebre ammutinamento della corazzata Potëmkin Search media – Wikimedia Commons – autore sconosciuto
Odessa Potemkin mutiny.jpg – Wikimedia Commons

 

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