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La flotta di Stalin: il grande piano del 1939 – parte II di Gianluca Bertozzi

Reading Time: 6 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: RUSSIA
parole chiave: Stalin, flotta russa

 

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La nave da battaglia russa Tsesarevich entre nel porto inglese di Portsmouth nel 1915 

Fu varato il “Programma di costruzione navale di grandi dimensioni” della durata di dieci anni che prevedeva la costruzione di navi e incrociatori da battaglia moderni che avrebbero dovuto mettere la marina sovietica in grado di competere con le più grandi potenze navali se non di divenire la più potente del mondo. Così, in contrasto con la prima e la seconda “piatiletka” (piano quinquennale introdotto dal governo sovietico), in cui l’attenzione principale era focalizzata su mezzi e strumenti per una “guerra su piccola scala” in mare, soprattutto sommergibili, il “Programma di costruzione navale di grandi dimensioni” era invece principalmente concentrato sulla costruzione di navi e incrociatori da battaglia.

Nella versione del 1939 per il 1947 venne pianificata la costruzione di due portaerei, 15 navi da battaglia, 16 incrociatori da battaglia, 29 incrociatori,36 esploratori, 162 cacciatorpediniere, 170 torpediniere e navi scorta 290 dragamine, 441 sommergibili, 514 motosiluranti e 44 monitor fluviali per un totale di 669 unità del dislocamento complessivo di 2,5 milioni di tonnellate. La rinata flotta del Pacifico avrebbe dovuto rappresentare quasi il 40% di questo inventario, e doveva essere messa in grado di sconfiggere i giapponesi anche in mare aperto, distruggere le loro basi e la loro flotta da pesca, occupare le isole Curili e interrompere le comunicazioni marittime giapponesi.

La Flotta del Baltico avrebbe dovuto essere messa in grado di distruggere non solo la flotta tedesca, ma anche le flotte polacche, svedesi e finlandesi e norvegesi, nonché quelle delle tre piccole repubbliche baltiche. Si prevedeva che i sommergibili sovietici fossero in grado di affondare mensilmente 120.000 tonnellate di navi mercantili tedesche, strozzando le importazioni tedesche.

La flotta del Mar Nero doveva essere in grado poter distruggere le forze navali di Italia, Romania, Bulgaria e Turchia.

Per quanto riguarda la Flotta del Nord, il suo compito era di impedire alla Germania di sbarcare truppe nell’Artico e doveva interrompere le comunicazioni nemiche nel Nord Atlantico e impedire la pesca d’altura dei paesi ostili. Non ultimo di appoggiare operazioni di sbarco e proteggere le linee di comunicazione sovietiche coi paesi neutrali. 

Non si trattava di studi teorici e ciò è provato dagli sforzi effettuati per creare una adeguata industria cantieristica, basata su cinque grandi gruppi di cantieri navali e stabilimenti, tutti connessi fra loro.

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caccia Besposhchadny (1936), uno dei 29 cacciatorpediniere classe Gnevny (ufficialmente noto come Progetto 7) costruiti per la Marina sovietica alla fine degli anni ’30. Completato nel 1939, fu assegnata alla flotta del Mar Nero.

Furono così ammodernati e potenziati cantieri del gruppo di Leningrado (per il Baltico), del gruppo sud (a Nikolaev) per il mar Nero, e furono costruiti ex novo il gruppo orientale sul pacifico, il gruppo settentrionale nell’artico e quello centrale (gruppo fluviale), creato costruendo cantieri in tutti i centri industriali che sorgevano su canali e fiumi navigabili. Non si trattava di piccoli cantieri. Nel dopoguerra alcuni incrociatori furono costruiti su cantieri navali costruiti proprio sulle rive del Volga.

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Cantieri di Leningrado, sullo sfondo un caccia classe Gordyy, 1939

I lavori furono straordinari. Per la costruzione dei soli cantieri navali destinati a creare la flotta dell’Artico a Molotovsk (Severodvinsk dopo il 1957) furono impiegati ben 120,000 lavoratori coatti che costruirono i più grandi cantieri coperti del mondo (il clima non permette di lavorare all’aperto), lunghi 350 e larghi 140 metri, che potevano permettere la costruzione in contemporanea di due navi da battaglia classe Sovetskii Soyuz). Il cantiere coperto a Komsomolsk sul fiume Amur, destinato alla creazione della flotta del Pacifico, era delle stesse dimensioni e, per supportarlo e ridurre il peso delle distanze dalle aree industrializzate occidentali, fu costruita un area industriale comprendente un acciaieria e stabilimenti metallurgici e metalmeccanici.

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Stalin era dietro questo sforzo e impose la sua volontà, anche con l’arresto e l’eliminazione di tutti gli esponenti della precedente dottrina operativa, anche se era ovvio che l’economia sovietica non avrebbe mai potuto sostenere, almeno nei tempi pianificati, la costruzione di una flotta del genere e il riarmo terrestre e aereo dato che le risorse finanziarie non erano infinite. Nel 1939 il budget della marina aveva raggiunto i 7,5 miliardi di rubli, il 18,5% di tutte le spese per la difesa e quasi il 5% dell’intero bilancio statale di 153,1 miliardi di rubli. L’anno successivo la costruzione delle sole quattro grandi navi da battaglia della classe Sovetskii Soyuz assorbì quasi un terzo del budget della difesa, assodando che tutti gli obiettivi stabiliti nel programma della grande flotta di Stalin erano irrealistici e non avrebbero mai potuto essere soddisfatti. Di fatto nessuna delle unità maggiori impostate nel 1938 e nel 1939 avrebbe potuto essere completata senza un sostanzioso aiuto straniero anche senza lo scoppio della guerra.

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la Soviet Soyuz in costruzione sugli scali

Anche il “raccogliere ogni centesimo”, come diceva Stalin, non sarebbe stato di alcun aiuto dato che ai sovietici mancavano molte infrastrutture industriali di base: le loro fabbriche cannoni non potevano ancora produrre cannoni da 406mm, le caldaie per le potenti turbine a vapore non poterono essere fabbricate fino a dopo la guerra e non si sapevano produrre le sofisticate apparecchiature ottiche per il controllo del tiro. Per superare questi limiti si cercò di ottenere l’aiuto straniero; gli Stati Uniti fornirono progetti e macchinari ma un’opposizione interna da parte della US Navy,  impedì la consegna di naviglio completo ed attrezzature sofisticate. Caldaie e turbine furono acquistati in Svizzera, macchinari e acciaio in Cecoslovacchia, tecnologia subacquea in Olanda e, indirettamente, in Germania. Per quanto possa apparire sorprendente l’apporto maggiore venne dall’Italia, collaborazione che si estese anche in campo industriale e, in seguito dalla Germania, inizialmente riluttante, dato che la Kriegsmarine era ancora memore degli ammutinamenti sulle sue navi del 1918. L’impegno tedesco divenne sempre più esteso fino a diventare dominante man mano che l’occupazione di molti Paesi fornitori e la mobilitazione e il riarmo di altri impediva all’Unione Sovietica di approvvigionarsi come aveva programmato, costringendola a ridurre i piani in base a quanto la Germania poteva fornire entro il 1942.

Quando apparve chiaro, più voci si alzarono, anche nella Marina sovietica per sospendere almeno la costruzione delle unità più impegnative, ma Stalin impose la costruzione di almeno un nucleo di grandi unità. Anche se nella versione ridotta del piano approvata nel 1940, a guerra scoppiata e con una crescente minaccia tedesca ai confini, prevedendo di completare le sole unità impostate, la Russia avrebbe creato una delle maggiori flotte del mondo. 

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Sevastopol 1947-1948

A conferma delle direttive di Stalin intese a sviluppare una grande politica navale, restano le cifre del naviglio impostato tra il 1928 e il 1941, anno dell’attacco tedesco all’Unione Sovietica:
4 navi da battaglia, 2 incrociatori da battaglia, 18 incrociatori, 82 conduttori di flottiglia e cacciatorpediniere, 297 sommergibili, 55 dragamine, 36 navi scorta, 2 posareti, 17 cacciasommergibili, 19 cannoniere fluviali.

Di questi, allo scoppio della guerra, erano già entrati in servizio 4 incrociatori, 7 esploratori, 27 cacciatorpediniere, 18 navi, scorta 30 dragamine, 210 sommergibili che si erano aggiunti alle unità ex zariste ammodernate. Successivamente solo una minima parte delle unità impostate poté essere completata (145 unità tra cui 2 incrociatori, 9 cacciatorpediniere, una torpediniera, 2 dragamine di squadra, 26 sommergibili e. per il resto, unità costiere e fluviali minori), Questo fatto, assieme alle pesanti perdite subite, azzerò quasi lo sforzo di ricostruzione effettuato fino al 1941. 

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La HMS Royal Sovereign ribattezzata Arkhangelsk, fotografata nel 1944. La nave da battaglia divenne nave di bandiera dell’ammiraglio Gordey Levchenko e fu ipiegata come nave di scorta durante tutta la II guerra mondiale

Nelle fasi finali della guerra non ci furono grandi forniture alleate di naviglio, e furono destinate soprattutto alla flotta del Pacifico e in parte a quella dell’Artico (una vecchia nave da battaglia britannica, un vecchio incrociatore statunitense, 8 vecchi cacciatorpediniere di scorta, 28 fregate, 44 dragamine, quattro sommergibili e numerose motosiluranti e cacciasommergibili).

Fine parte II – continua

Gianluca Bertozzi

 

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