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Da un relitto olandese le prove del contrabbando di argento verso le Indie orientali nel XVIII secolo

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: MARE DEL NORD – OCEANO ATLANTICO

parole chiave: relitto, Rooswijk, Compagnia delle Indie Orientali

 

Nel 2016, archeologi marittimi olandesi e britannici effettuarono una spedizione subacquea congiunta sul sito del relitto della Rooswijk, al largo della costa britannica. La nave apparteneva alla Compagnia olandese delle Indie orientali (Vereenigde Oost-Indische Compagnie o VOC) ed affondò sulle Goodwin Sands nel Kent, nel gennaio 1740, con un carico di lingotti d’argento e monete a bordo.

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Ma cosa avvenne in quel tragico giorno?
In una fredda giornata di gennaio, la nave, colta da una terribile tempesta, fini su quei banchi famosi per aver mietuto centinaia di vite umane. Le cronache del tempo parlarono di fogli di lettere ritrovate sulla spiaggia, unica testimonianza del naufragio. La nave affondò senza restituire nessun sopravvissuto e non fu possibile effettuare soccorsi fino alla successiva primavera, quando però tutte le tracce visibili della nave erano ormai state cancellate dal mare. Tutto cadde nel dimenticatoio fino a quando, nel 2004, un subacqueo ricreativo scoprì all’estremità nord-est di Kellett Gut delle casse sul fondo, a circa 24 metri di profondità.

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Le prime immersioni rivelarono che, dopo il naufragio, le travi dello scafo si erano spezzate, facendo cadere i ponti della nave l’uno sull’altro, offrendo ai sommozzatori un’istantanea della vita a bordo di quella nave.  Di fatto dopo l’incaglio il collasso delle strutture creò tre separazioni fisiche: uno strato superiore, costituito dalla sala da pranzo degli ufficiali, quello intermedio dove risiedeva la cabina del conestabile, contenente ancora 50 moschetti, e lo strato inferiore con il deposito munizioni ed il ponte cannoni. Tutti ben visibili.

Una scoperta eccezionale che attirò subito molti curiosi, ma non solo. Nel dicembre 2005, fu reso pubblico che tra maggio e settembre di quell’anno una squadra guidata da Rex Cowan aveva recuperato in segreto, per evitare di attirare saccheggiatori, parte della nave e del suo contenuto. I manufatti recuperati includevano circa mille lingotti d’argento, monete d’oro e … un barattolo di senape. Questa operazione di salvataggio suscitò da subito aspre critiche da parte delle organizzazioni per la Tutela del Patrimonio di tutto il mondo, poiché violava alcuni dei principi internazionali relativi alla protezione del patrimonio archeologico ovvero il Trattato di La Valletta del 1992 e la Convenzione UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale sottomarino del 2001. Nel 2007, il Rooswijk fu quindi designato sito protetto ai sensi della legislazione britannica che ne impedì ulteriori lavori di “salvataggio”. Nello stesso anno l’Olanda cambiò le sue regole, rendendo impossibile il rilascio di ulteriori diritti di salvataggio per relitti storici. Secondo la legge, i resti della nave, che si trovano sul territorio del Regno Unito, rimangono di proprietà del governo olandese. Questo perché, quando nel 1798 la Compagnia olandese fu sciolta, i suoi possedimenti furono ereditati dalla Repubblica Batava, il cui successore legale è ora l’Olanda, che può quindi rivendicare il possesso degli oggetti del Rooswijk.

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Nel 2016 il relitto fu inserito nell’Historic England’s Heritage at Risk Register a causa dell’erosione persistente, delle teredini che ne attaccavano il legno e … dell’elevato numero di immersioni non autorizzate sul relitto da parte di cacciatori occasionali di tesori. Nacque così il progetto Rooswijk 1740 che ebbe inizio nel 2017 guidato da MSDS Marine. Durante gli scavi, furono effettuate nuove scoperte di reperti, poi conservati in un magazzino a Ramsgate, una città costiera nel Kent orientale, Inghilterra, per la loro registrazione prima di essere  restituiti all’Olanda.

Il progetto Rooswijk 1740
Il progetto non si  concentrò solo sul lavoro archeologico subacqueo, ma anche sulla ricerca storica, collaborando con l’Istituto Internazionale di Storia Sociale (IISG) di Amsterdam. In realtà questa iniziò prima della parte subacquea, concentrandosi su diversi temi, come il contrabbando di argento verso le Indie orientali, il carico della nave durante il suo ultimo viaggio e sul suo equipaggio. Queste ricerche di archivio hanno permesso di inquadrare il contesto storico, raccontando storie degli sfortunati membri dell’equipaggio che non potrebbero semplicemente emergere dalla ricerca archeologica sul sito.

In particolare, parliamo oggi di un aspetto poco conosciuto, il contrabbando dell’argento sulle navi della Compagnia delle Indie Orientali. Il Rooswijk partì per il suo ultimo viaggio dai Paesi Bassi con destinazione Batavia (l’odierna Giacarta) con molto argento a bordo, destinato per l’acquisto delle preziose merci asiatiche. L’argento era molto richiesto e veniva scambiato con spezie e porcellane che potevano essere rivendute in Europa ad un prezzo decisamente maggiore. Si pensa che il valore del carico della Rooswijk fosse di oltre 300.000 fiorini che comprendeva lingotti d’argento e “pezzi da otto” messicani. Monete coniate secondo un peso standard riconosciuto, che le rendeva perfette per il commercio internazionale. La quantità delle monete recuperate nel relitto del Rooswijk include diverse centinaia di pezzi d’argento messicani del XVIII secolo così come “dollari” e monete di altre zecche. Una quantità superiore a quanto ci si aspettava.

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Monete spagnole trovate nel relitto Rooswijk del 2005. © Collezione Zeeuws maritiem muZEEum

Gli archeologi hanno quindi presunto che circa la metà del denaro a bordo era destinato al commercio illegale, in quanto non facevano parte del carico. Molte delle monete scoperte presentavano dei piccoli fori deliberati, il che fa pensare che i membri dell’equipaggio le cucivano nei loro vestiti per rivenderle nelle Indie orientali olandesi, dove non c’erano miniere d’argento. Gli archeologi hanno scoperto anche molte altre monete più antiche nel sito del relitto, inclusi i ducati della Repubblica e dei Paesi Bassi meridionali (ora Belgio) che non facevano parte del carico. Ciò ha di fatto confermato il sospetto che i passeggeri e l’equipaggio della Rooswijk trasportavano dell’argento personale per contrabbandarlo illegalmente nelle Indie.

Sebbene il contrabbando di argento fosse ufficialmente proibito dalla Compagnia olandese delle Indie orientali, era una pratica diffusa tra i membri degli equipaggi che cercavano un guadagno aggiuntivo al termine dei loro pericolosi viaggi. Gli archeologi ritengono che metà dell’argento trasportato dal Rooswijk fosse illegale. Una prassi tollerata dalla Compagnia, tanto che fu stimato che, solo nel XVII e XVIII secolo, furono contrabbandati illegalmente in Asia dai 20 ai 40 milioni di ducati d’argento.

Una straordinaria scoperta
Gli archeologi continuano ad indagare sul relitto che ha restituito numerosi oggetti personali. Il team ha lavorato sul punto in cui dovrebbe essere la poppa della nave, ritrovando un pettine, un contenitore di piombo per il formaggio, vasi di peltro ed una scatola piena di ditali, oggetti personali di cui ora si è riusciti, attraverso ricerche incrociate, a scoprire le identità.

Si tratta di 19 dei 237 membri dell’equipaggio di Rooswijk che, grazie a documenti conservati negli archivi di Amsterdam, hanno finalmente un nome. Inizialmente l’unica informazione nota era che la nave era comandata dal capitano Daniël Ronzieres, ma nulla si conosceva sul resto dell’equipaggio in quanto tutti i registri erano andati persi nel naufragio. I genealogisti olandesi hanno condotto una ricerca negli archivi storici e sono stati in grado di identificare altri membri dell’equipaggio ritrovando le loro lettere di trasporto negli archivi della città di Amsterdam. Le lettere di trasporto erano delle deleghe che autorizzavano terze persone a riscuotere parte dello stipendio di un membro dell’equipaggio dalla Compagnia delle Indie Orientali.

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Una lettera di trasporto della VCO

Queste deleghe, in mancanza di denaro o di credito, venivano utilizzate per pagare l’alloggio, acquistare provviste o scambiarle con denaro contante. Altri nominativi sono stati scoperti perché gli sfortunati avevano redatto un testamento prima della partenza presso un notaio, nei cui archivi erano stati conservati gli atti che contenevano il nome della nave di appartenenza. Tra quelli identificati, un chirurgo di nome Gerrit Hendrik Huffelman, che aveva all’attivo molti viaggi in Oriente, Thomas Huijdekoper, un 19enne al suo primo viaggio e Pieter Calmer, un marinaio che era sopravvissuto in precedenza a un naufragio al Capo di Buona Speranza. Inoltre si è scoperto che gli uomini a bordo della Rooswijk erano per lo più nati nei Paesi Bassi ma vi erano alcuni di origini tedesche, svedesi e norvegesi.

Il Rooswijk nasconde ancora tanti segreti e tante storie che furono spezzate in quel freddo gennaio del 1740 da una terribile e spietata tempesta. Anche questa è una storia del mare, che da millenni racchiude nel suo scrigno vite e sogni degli uomini e delle donne che lo solcarono.

 

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