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livello elementare
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ARGOMENTO: MARINE MILITARI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: STRATEGIA NAVALE
parole chiave: CMM, minaccia mine navali, dual use, Marina Militare Italiana
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Nell’alba del III millennio lo scenario geopolitico regionale e mondiale è caratterizzato da sempre maggiori tensioni che potrebbero determinare situazioni di instabilità e pericolo per le vie di comunicazione marittime e grandi impatti sugli interessi strategici nazionali.

immagine pittorica di un campo minato … purtroppo non è sempre così semplice … anzi mai – da US Naval Institute – autore LT USN Ridge H. Alkonis da articolo
La mina navale, una minaccia antica
Tra le minacce al libero transito marittimo quella posta dalle mine navali trova radici lontane nel tempo e si è sempre differenziata dalle altre per la sua forte componente asimmetrica. Oltre al danno fisico provocato dall’arma, anche la sola notizia della presenza di mine navali in una certa zona genera un’immediata reazione mediatica il cui forte impatto psicologico causa il blocco del traffico mercantile, di fatto provocando un danno economico superiore a quello fisico di un’eventuale esplosione.

mina tedesca dragata in acque australiane (Australian War Museum, AWR) – Fonte: http://www.awm.gov.au/database/collection.asp – ‘Copyright: The AWM record for this photo states that the copyright status is ‘clear’. The photo was taken in 1940 or 1941.
Mine (AWM 304925).jpg – Wikimedia Commons
Nell’immaginario collettivo, le mine navali vengono rappresentate da sfere con delle protuberanze che, urtando la nave, innescano la detonazione della carica della mina. In realtà questo tipo di mine navali, chiamate tecnicamente ormeggiate (in quanto ancorate sul fondo) sono solo una parte dell’inventario esistente. Pur essendo sistemi antiquati in tempi recenti hanno dimostrato di avere ancora una loro validità, specialmente quando usate da fazioni terroristiche o di stati falliti. La ragione del loro “successo” consiste nel bassissimo costo e nella semplicità di costruzione che ne consente una facile realizzazione. Il loro ultimo impiego noto è nelle acque yemenite dove gli Houthi le hanno usate contro unità navali saudite, minacciando anche di bloccare il traffico mercantile nel mar Rosso.
Un altro tipo di mine navali, altamente insidiose, sono quelle dette da fondo; ordigni di forme diverse che sono essere posate da unità navali, aerei o sommergibili sul fondo del mare dove attendono silenziose il passaggio dei loro bersagli. Anche questo tipo di mine risalgono concettualmente al XX secolo ma nelle mine moderne la loro letalità è stata aumentata grazie all’impiego di sistemi di attivazione molto sofisticati che le rendono altamente selettive al punto di poter prescegliere il bersaglio desiderato. Il fatto di essere posate sul fondo del mare, con la possibilità di essere nascoste sotto uno strato di sedimento (fango o sabbia), comporta un ulteriore complessità in quanto divengono più difficilmente scopribili da parte dei sonar delle unità destinate alla loro bonifica. Inoltre, la loro pericolosità non diminuisce in quanto i loro sensori di scoperta e attivazione non sono influenzati dalla copertura del sedimento.
Ultimi strumenti assimilabili a mine sono i Water-Borne Improvised Explosive Ordinance (WB-IED), ordigni rudimentali di basso costo e tecnologia che possono essere facilmente realizzati anche da gruppi terroristici. Sebbene la loro carica sia limitata, la loro presenza provoca un effetto psicologico notevole nelle compagnie marittime che sono portate ad interrompere il transito nelle rotte in cui si presume possano essere state posate delle mine. In estrema sintesi, per quanto questi strumenti siano in linea generale molto semplici e poco costosi quello che fa la differenza sono le logiche di attivazione delle mine ovvero quei congegni che danno il consenso ai loro circuiti di fuoco. L’evoluzione digitale ha messo a disposizione dei costruttori sistemi di relativo basso costo che possono consentire una più estesa vita operativa e capacità selettive dei bersagli altamente sofisticate. Inoltre, l’impiego di materiali stealth (ovvero invisibili ai sonar di ricerca e scoperta) e, la capacità delle mine moderne di contrastare anche le unità di CMM (notoriamente invisibili ai sensori delle mine) sono fattori di sicura preoccupazione.
Una componente specialistica di eccellenza della Squadra Navale italiana
La Marina Militare italiana, nell’ambito della Squadra Navale, ha un Comando specialistico complesso (MARICODRAG) responsabile della gestione delle forze di contromisure mine (CMM) che comprende una forza navale, composta attualmente da cacciamine classe Lerici I e II serie, ed un Comando a terra responsabile dell’addestramento e dello sviluppo tecnico della componente. Di fatto, al fine di rispondere alle sfide del III millennio, la Marina Militare italiana ha fatto tesoro delle esperienze maturate nei vari teatri del mondo dal dopoguerra ad oggi, sviluppando una componente moderna altamente specialistica.
La Marina Militare italiana ha nel tempo continuato ad investire in studi di ottimizzazione delle tattiche e dei sistemi d’arma, guadagnandosi un livello di eccellenza in campo NATO. Le esperienze acquisite hanno portato all’acquisizione di mezzi di CMM di grande successo, poi acquistati anche da diverse Marine estere, e all’avvio di programmi di sviluppo per mantenere questa particolare componente allo stato dell’arte.
La Marina Militare italiana, in una visione condivisa con le altre marine europee, prevede di utilizzare nel campo delle operazioni di guerra di mine future due tipologie di piattaforme:
unità navali (Cacciamine e Dragamine) in grado di poter operare in sicurezza in un campo minato e in aree dove si sospetta la presenza di ordigni pericolosi per la navigazione;
sistemi autonomi di superficie e subacquei per la scoperta e distruzione di ordigni;
unità navali non specialistiche che, pur non essendo in possesso di capacità autonome di CMM, sono in grado di trasportare mezzi autonomi in grado di operare a distanza (concetto stand off) al fine di mitigare il rischio per il transito.
Un cammino lento e costante
Questa visione ebbe origine negli anni ’80 quando la Marina Militare italiana, sulla base delle operazioni effettuate nel Mar Rosso, commissionò all’Intermarine, una ditta italiana leader mondiale nella tecnologia della vetroresina, le prime quattro unità cacciamine classe Lerici. Questi cacciamine furono realizzati impiegando una nuova tecnologia costruttiva denominata F.R.P. (Fibre Reinforced Plastics) che, per le sue peculiari caratteristiche tecniche, venne utilizzata da molte marine occidentali. Ad esempio i cacciamine statunitensi classe Osprey e quelli di altre classi straniere, sia africane che asiatiche, furono costruiti da Intermarine o su sua licenza. Questa tecnologia consentì di soddisfare in pieno due esigenze prioritarie per un cacciamine: l’assoluta amagneticità (al fine di non attivare le mine con sensori di attivazione magnetica) ed una elevata resistenza antishock in caso di esplosione ravvicinata di un ordigno. La classe Lerici sostituiva di fatto la classe Legni, ormai arrivata alla fine della sua lunga vita operativa, e comprendeva due mezzi filoguidati (ROV) per le ispezioni subacquee, un team di sommozzatori disattivatori mine (SDM) e personale specialista in CMM.

una tipica operazione di cacciamine che prevede quattro fasi: ricerca, classifica (per assegnare un grado di confidenza all’eco scoperto durante la ricerca), identificazione (tramite sommozzatori o ROV) e eventuale neutralizzazione dell’ordigno. Come vedremo, i nuovi mezzi autonomi potrebbero cambiare presto il concetto operativo di impiego delle forze di Contro Misure Mine – da schema contenuto in Le operazioni del 14° Gruppo Navale: missione Mar Rosso
Il successo della prima serie, confermato dalle operazioni in Golfo Persico, portò alla costruzione di una seconda serie, la classe Gaeta, che si differenziava sostanzialmente in un incremento generale delle dimensioni dello scafo, il potenziamento dell’apparato motore, l’installazione di un autopilota per il mantenimento automatico della posizione durante le operazioni di ricerca e scoperta delle mine (inizialmente era cura dell’ufficiale di guardia mantenere la posizione agendo sui comandi dei tre propulsori) e l’adeguamento di tutte le componenti hardware e software del sistema di combattimento.

Il 30 aprile 1988 vennero quindi ordinati altri 6 cacciamine, con una seconda commessa nel 1991, portando il numero finale ad otto. Una scelta vincente in quanto, in oltre tre decenni, le unità classe Lerici I e II serie si sono distinte in numerose operazioni nazionali e internazionali, conducendo operazioni di bonifica in aree con presenza di ordigni pericolosi per la navigazione militare ma soprattutto per quella del traffico mercantile.

messa a mare di un moderno ROV Pluto in dotazione alla classe Gaeta -photo credit Italian Navy
Ricordo brevemente le operazioni in Golfo Persico e, non ultima, la bonifica delle bombe in Adriatico, dove i cacciamine portarono a termine, in solo due mesi, una campagna di ricerca ordigni su una superficie marina equivalente a 20000 campi di calcio, effettuata con una precisione di navigazione inferiore ai 5 metri.

Inoltre, le unità di CMM hanno operato e operano tuttora in numerosi compiti di carattere duale in supporto ad altri Enti dello Stato e alla comunità civile come la recente Operazione Cerboli Pulita a favore del Dipartimento della Protezione Civile, apportando un grande contributo alla collettività teso a ripristinare gli equilibri ambientali dei fondali del golfo di Follonica.
Il futuro è dietro l’angolo e non può aspettare
La fisiologica obsolescenza dei mezzi in servizio ha necessitato interventi di ammodernamento urgenti e non più demandabili. Mentre le prime due unità della I serie sono state messe in disarmo, è attualmente in corso il programma di Ammodernamento di Mezza Vita (AMV) della classe Gaeta, un palliativo in attesa dell’entrata in servizio dei cosiddetti Cacciamine di Nuova Generazione (CNG). Il programma di AMV, ancora in corso, riguarda tra l’altro l’ammodernamento delle dotazioni delle unità con i seguenti sistemi:
- un VDS (sonar a profondità variabile) forse il THALES 2093, in sostituzione dell’ormai vecchio AN/SQQ 14 IT, capace di operare fino a fondali di 300 metri, già in uso sulla classe Hunt della UK RN
- sistema integrato di comunicazioni, con residenti capacità SATCOM
- nuova versione del sistema di C2 come ulteriore evoluzione del sistema ERICA
- nuova camera iperbarica containerizzata
- modifiche strutturali nella zona poppiera con creazione di una zona coperta per la manutenzione dei veicoli
- migliorie tecniche e rinnovamento dei sistemi dell’apparato di piattaforma.

concetto di sorveglianza subacquea marittima dallo studio Scalable Adaptive Multi-target Tracking Using Multiple Sensors autore Paolo Braca da studio (PDF) Scalable Adaptive Multi target Tracking Using Multiple Sensors (researchgate.net)
Guardiamo ora al futuro
I futuri cacciamine di Nuova Generazione (CNG), di cui si auspica l’entrata in servizio nei prossimi dieci anni, dovranno avere elevate capacità di condotta delle operazioni di CMM per poter operare in aree con presenza di ordigni anche non convenzionali. La multidimensionalità della minaccia richiederà mezzi con spiccate capacità modulari e differenti sistemi autonomi subacquei al fine di operare in contemporanea con la nave madre.

Progetto futuri cacciamine di nuova generazione – da Intermarine project
Va compreso che l’utilizzo di diversi mezzi autonomi non è legato ad un semplice fattore di ridondanza ma rappresenta un importante moltiplicatore di efficacia, permettendo l’utilizzo di tecniche complementari nella stessa area per massimizzare le capacità di bonifica e ridurre i tempi di operazione.
In linea con analoghi progetti futuri di altre Marine occidentali, i CNG potrebbero quindi rispondere alle seguenti caratteristiche:
- dimensioni maggiori: > 60 metri lunghezza- > 13 metri larghezza
- dislocamento intorno ai 1000-1100 tonnellate
- due linee d’assi per la navigazione di trasferimento e due sistemi azimutali per la cacciamine
- unità pienamente integrate nelle Componenti d’altura in scenari complessi;
- sistema di difesa di punta anti aereo/navale
- maggiore autonomia e velocità di trasferimento (18 nodi);
- potenzialità Expeditionary (logistiche e operative) per poter operare per prolungati periodi in operazioni fuori area;
- supporto ad operazioni anfibie anche fuori area;
- disponibilità di imbarcare mezzi autonomi con diverse configurazioni operative (ricerca o neutralizzazione) in grado di operare in swarm contemporaneamente;
- messa a mare dei mezzi poppiera;
- veicoli a controllo remoto filoguidato (ROV) per la localizzazione, identificazione, neutralizzazione, con capacità intelligenti di manipolazione subacquea, impiegabili sia dall’Unità CNG che da mezzi autonomi di superficie.

sistema di combattimento – da Intermarine project
Per quanto concerne i sistemi autonomi, la possibilità di impiegarli in maniera modulare, consentirebbe una capacità 3D alle operazioni di CMM con sistemi differenziati nelle tre dimensioni:
- AUV (Autonomous Underwater Vehicle) di diverse tipologie, capaci di operare in configurazione CMM fino a quote di 3000 mt. Dotati di diverse tipologie di sensori sonar, tra cui SSS e SAS, per la scoperta di ordigni, in futuro potrebbero essere affiancati in swarm con piccoli AUV in configurazione one shot killer (OSK).
- USV (Unmanned Surface Vehicle): mezzi autonomi di superficie, che in configurazione CMM potrebbero condurre sia operazioni di cacciamine o di dragaggio ad influenza (anche in modalità Jamming) o meccanico, sia trasportare altri mezzi (AUV o ROV) di fatto diventando un “sistema di sistemi”.
- UAV (Unmanned Aerial Vehicle): mezzi autonomi aerei che, in configurazione CMM, potrebbero contribuire per la scoperta di mine alla deriva, affioranti o in prossimità della superficie, o operare come radio relay per comunicare con altri mezzi autonomi (AUV e USV) in modalità stand off.
A quando la realizzazione di una nave dedicata per il supporto complesso di operazioni di CMM?
La mancanza di un’unità di supporto dedicata per le OPS di CMM ha da sempre rappresentato un importante gap capacitivo per la MM italiana, parzialmente coperto nel tempo con differenti tipi di unità. E’ auspicabile che la Marina Militare confermi la realizzazione di un’unità di supporto complesso che dovrà assumere in futuro un ruolo ancora maggiore di quello precedentemente attuato, divenendo un fondamentale hub operativo C4I per operare in maniera completamente integrata in real time con le unità delle forze di altura. In futuro, con l’ingresso in linea dei primi CNG, sarà quindi necessario disporre di questo tipo di unità al fine di poter operare per prolungati periodi di tempo in completa integrazione con un task group di CMM anche in aree operative lontane come i choke point strategici.

Concetto operativo basato sull’integrazione di tre componenti: in alto a sinistra l’unità specialistica (MCMV), a destra l’unità di altura (OPV) e in basso la nave comando e supporto (MHMP) – da Intermarine project
Tale capacità permetterà la completa integrazione della capacità di CMM nazionale nelle Componenti d’altura, accentuando le potenzialità expeditionary e garantendo un adeguato supporto alle capacità di Strike Group e anfibie fuori area. Non ultimo la sua maggior velocità di trasferimento consentirebbe di arrivare nell’area prima dei mezzi specialistici e iniziare ad operare con sistemi autonomi in stand off. Ma i compiti futuri potrebbero non essere limitati alle attività, per così dire, tradizionali.
Conclusioni
Le sfide del terzo millennio richiederanno l’assolvimento di compiti sempre più impegnativi con un forte impatto per la protezione delle infrastrutture civili marittime. Ad esempio il monitoraggio e protezione delle reti di comunicazioni subacquee (dove viaggiano tra l’altro i flussi dati internet) e gli oleodotti e gasdotti necessari per il sostentamento delle economie occidentali. Non ultimo, la protezione delle future attività per lo sfruttamento dei minerali sui fondi oceanici che rappresenta una nuova sfida in un mondo in continuo sviluppo industriale in cui l’oggi è già ieri.
Si auspica che questi programmi di sviluppo della componente di guerra di mine siano perseguiti nei tempi previsti, ricordandoci che chi non ha memoria della storia, è ahimè spesso destinato a riviverla.
Andrea Mucedola
in anteprima mina da fondo tipo Manta Mk 44 da esercitazione usata durante l’International Mine Countermeasures Exercise (IMCMEX) 2014 nell’area di responsabilità della V Flotta USN – U.S. Navy Photo Mass Communication Specialist 3rd Class Daniel Rolston/ Released IMCMEX 141024-N-CN059-193 (15522512849).jpg – Wikimedia Commons
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